Geopolitica
Gli aiuti paracadutati danneggiano i pannelli solari: beffa all’ospedale anglicano di Gaza
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La denuncia dell’arcivescovo di Canterbury Justin Welby: i lanci «sono imprecisi, inadeguati e non raggiungono chi ne ha più bisogno. L’unica soluzione efficace è un cessate il fuoco immediato, il rilascio di tutti gli ostaggi e un accesso umanitario». Ma all’ONU il veto di Russia e Cina blocca la risoluzione degli Stati Uniti, come aveva fatto Washington il mese scorso con il testo presentato dall’Algeria.
I lanci di aiuti paracadutati su Gaza «sono imprecisi, inadeguati e non raggiungono chi ne ha più bisogno. I resoconti dell’ospedale anglicano Al Ahli, nel nord di Gaza, raccontano di come i lanci aerei statunitensi abbiano danneggiato i pannelli solari dell’ospedale e la loro capacità energetica. Centinaia di disperati sono poi entrati nell’ospedale prendendo gli aiuti, cosicché l’ospedale non ha ricevuto nulla».
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Mentre al Palazzo di Vetro di New York oggi andava in scena il nuovo stallo politico sul cessate il fuoco nella Striscia – con Russia e Cina che hanno bloccato con il diritto di veto la risoluzione avanzata dagli Stati Uniti, dopo che Washington aveva fatto lo stesso il mese scorso con il testo presentato dall’Algeria – da Londra l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primate della Chiesa anglicana, è tornato a chiedere soluzioni vere per la crisi umanitaria nella Striscia.
Raccontando anche il paradosso di quanto accaduto all’ospedale Al Ahli, la struttura fondata e sostenuta da più di 140 anni dalla Chiesa anglicana nel nord di Gaza, che già nelle prime settimane della guerra era stata colpita pesantemente.
«Se non cambia nulla nella guerra a Gaza, la carestia è imminente – ha scritto il presule in un lungo post diffuso sui social network. «Per alcuni è già troppo tardi: i bambini stanno iniziando a morire di fame e disidratazione. Queste morti e le condizioni di carestia a Gaza non sono il risultato di un inaspettato disastro naturale, ma sono causate dall’uomo».
«La guerra condotta da Israele – scrive l’arcivescovo di Canterbury – ha distrutto ampie zone della Striscia di Gaza, decimando le infrastrutture essenziali per la sopravvivenza umana. La scarsità di accesso umanitario alla Striscia e al suo interno continua a impedire agli operatori umanitari di distribuire forniture salvavita. Non dobbiamo diventare insensibili a questa ingiustizia. Non potrà mai essere normale che i genitori usino foraggio animale o erba per nutrire i propri figli. Il diritto umanitario internazionale è decisamente chiaro: tutte le parti in conflitto devono consentire e facilitare il passaggio rapido e senza ostacoli dei soccorsi umanitari per i civili in difficoltà».
«Come ripeto ancora una volta – conclude Justin Welby – l’unica soluzione efficace a questa situazione catastrofica è un cessate il fuoco immediato, il rilascio di tutti gli ostaggi e un accesso umanitario sostenuto per la fornitura di forniture e servizi essenziali a chi ne ha bisogno. Bisogna trovare un’altra strada. Continuo a pregare per la comunità cristiana palestinese a Gaza e in Cisgiordania, per i popoli di Palestina e Israele e per la giustizia, la pace e la sicurezza di tutti i popoli della Terra Santa».
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Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Gli Stati Uniti sequestrano una petroliera russa
In two predawn operations today, the Coast Guard conducted back-to-back meticulously coordinated boarding of two “ghost fleet” tanker ships— one in the North Atlantic Sea and one in international waters near the Caribbean. Both vessels —the Motor Tanker Bella I and the Motor… pic.twitter.com/EZlHEtcufX
— Secretary Kristi Noem (@Sec_Noem) January 7, 2026
Specialized capabilities. Global impact. An unstoppable joint force.
Alongside @DeptofWar, @USCG conducted a boarding and seizure of the Motor Tanker Bella I this morning in the North Atlantic. Following a sustained shadowing effort across the Atlantic by Coast Guard Cutter… pic.twitter.com/xEmFkh4xLO — U.S. Coast Guard (@USCG) January 7, 2026
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Geopolitica
Militari americani feriti e agenti venezuelani uccisi nel raid contro Maduro
Secondo quanto riportato dai media, sette militari statunitensi sono rimasti feriti durante il raid del fine settimana a Caracas, citando un funzionario del Pentagono. Durante l’assalto, commando americani hanno rapito il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie, mentre decine di altre persone sono state uccise, secondo le autorità locali.
Martedì, diversi organi di stampa statunitensi, tra cui Associated Press e Fox News, hanno citato fonti del Pentagono secondo cui i sette militari hanno riportato ferite da arma da fuoco e ferite da schegge. Cinque di loro sarebbero già tornati in servizio, mentre gli altri due sono ancora in fase di recupero.
Secondo quanto riferito, il funzionario, rimasto anonimo, ha anche affermato che l’Intelligence statunitense sta ancora raccogliendo informazioni sul numero delle vittime venezuelane.
Lunedì, l’esercito venezuelano ha annunciato che almeno 24 agenti di sicurezza sono stati uccisi durante il raid statunitense su Caracas di sabato scorso, portando il bilancio totale delle vittime a 56.
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In una dichiarazione televisiva di domenica, il ministro della Difesa venezuelano, il generale Vladimir Padrino, ha affermato che le forze statunitensi hanno ucciso «a sangue freddo gran parte della squadra di sicurezza [di Maduro], soldati e civili innocenti».
Il New York Times, citando un alto funzionario venezuelano, ha affermato che almeno 80 persone, tra cui personale di sicurezza e civili, sono state uccise dalle forze statunitensi.
Lunedì le autorità cubane hanno dichiarato che «32 cubani hanno perso la vita in combattimento» nel tentativo di respingere «l’attacco criminale perpetrato dal governo degli Stati Uniti» contro il Venezuela.
Secondo la dichiarazione, «stavano svolgendo missioni in rappresentanza delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero degli Interni, su richiesta delle loro controparti nel paese sudamericano».
Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sono stati successivamente trasferiti a Nuova York, dove lunedì sono comparsi in tribunale con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Entrambi si sono dichiarati non colpevoli.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
«Questo è il nostro emisfero»: parla il dipartimento di Stato USA
This is OUR Hemisphere, and President Trump will not allow our security to be threatened. pic.twitter.com/SXvI868d4Z
— Department of State (@StateDept) January 5, 2026
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Il ministro degli Esteri venezuelano Yvan Gil ha affermato che gli Stati Uniti hanno usato le accuse di droga come pretesto per «una guerra coloniale» volta a saccheggiare le risorse del Paese. La vicepresidente Delcy Rodriguez, che ha prestato giuramento come presidente ad interim del Venezuela lunedì, ha chiesto il rilascio di Maduro. «Presidente Donald Trump: i nostri popoli e la nostra regione meritano la pace e il dialogo, non la guerra», ha scritto la Rodriguez su Instagram, promettendo di salvaguardare la sovranità del Venezuela. Come riportato da Renovatio 21, Trump ha comunque lanciato un avvertimento a Colombia, Cuba e Messico. Trump ha giustificato il raid invocando la Dottrina Monroe del XIX secolo, che designa l’America Latina come sfera d’influenza di Washington, affermando al contempo che gli Stati Uniti sono ora «al comando» del Venezuela, dichiarando ai giornalisti che l’intervento militare di sabato non riguardava un cambio di regime o la ricerca di risorse, ma la garanzia della «pace sulla Terra», in particolare nell’emisfero occidentale..@SecRubio: “This is the Western Hemisphere. This is where we live — and we’re not going to allow the Western Hemisphere to be a base of operation for adversaries, competitors, and rivals of the United States.” pic.twitter.com/Jd5dUY5frt
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) January 4, 2026
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