Internet
Il Congresso USA prepara la chiusura di TikTok
Un gruppo bipartisan alla Camera dei rappresentanti USA, guidato dal deputato Mike Gallagher, presidente repubblicano del comitato ristretto della Camera sulla concorrenza strategica tra gli Stati Uniti e il Partito Comunista Cinese, e dal deputato democratico Raja Krishnamoorthi, ha introdotto il 5 marzo una legislazione per dare ByteDance ha circa sei mesi o 165 giorni per disinvestire da TikTok o affrontare un divieto negli Stati Uniti.
Il gruppo parlamentare del Congresso, dove si lavora ad un simile provvedimento da tempo, vuole quanto prima. L’azione è arrivata dopo che un giudice statunitense ha bloccato il divieto di utilizzo di TikTok alla fine di novembre 2023, affermando che violava il diritto alla libertà di parola degli americani.
Il quotidiano in lingua inglese del PCC Global Times ha sottolineato chiaramente che la mossa costituisce un altro esempio di come i politici statunitensi utilizzino «il protezionismo e la sicurezza per i propri scopi politici». Citano un portavoce di TikTok che il 6 marzo ha detto loro che «questo disegno di legge è un divieto assoluto di TikTok, non importa quanto gli autori cerchino di mascherarlo. Questa legislazione calpesterà i diritti del Primo Emendamento di 170 milioni di americani e priverà 5 milioni di piccole imprese di una piattaforma su cui fanno affidamento per crescere e creare posti di lavoro».
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Il giornale del Partito Comunista Cinese osserva inoltre «il disegno di legge è arrivato appena un mese dopo che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden si è ufficialmente iscritto a TikTok l’11 febbraio, diventando uno degli oltre 1 miliardo di utenti della piattaforma di brevi video».
Due anni fa la Casa Bianca aveva assunto un influencer TikTok LGBTQ per incentivare la vaccinazione genica anti-COVID. In precedenza erano stati assunte almeno altre 50 figure simili, sempre con il fine di indurre la popolazione giovanile a sottoporsi alla siringa mRNA.
USA e UE si sono più volte scagliati contro TikTok app cinese rea di «rubare» i dati degli utenti a favore della Repubblica Popolare Cinese oltre che ad essere utilizzata per fini impropri inquietanti.
La Commissione Europea ha fatto disinstallare TikTok a tutti i suoi dipendenti; il controllo sui contenuti del social, tuttavia, è in teoria già ottenuto con l’entrata in vigore del Digital Service Act (DSA) entrato in vigore lo scorso 25 agosto.
TikTok è stato vietato dalla Somalia per motivi legati alla sicurezza del Paese: il ministro delle comunicazioni Jama Hassan Khalif ha dichiarato domenica in una dichiarazione che «terroristi e gruppi immorali» stanno utilizzando le applicazioni dei social media per «diffondere costantemente immagini orribili e disinformazione al pubblico».
Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa era emerso come nel 2022 il megaspeculatore internazionale George Soros avesse donato almeno 300.000 dollari a un gruppo di «creatori» di TikTok di sinistra, che hanno utilizzato i fondi per promuovere una serie di narrazioni gosciste sul popolare social network cinese.
Lo scorso novembre era divenuta virale su TikTok una testo di accusa agli USA scritta da Osama Bin Laden, condivisa milioni di volte dai giovani americani.
A settembre un ragazzo di 14 anni è morto tragicamente dopo aver mangiato una patatina super-piccante per una sfida su TikTok. Casi simili cominciano a far discutere anche in Italia.
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Immagine di Solen Feyissa via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Facebook in Ungheria blocca pagine di notizie filogovernative a poche settimane dalle elezioni
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Internet
Macron: «la libertà di parola è una pura stronzata»
Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito «pure stronzate» le argomentazioni delle piattaforme dei social media a favore della libertà di parola, chiedendo la totale trasparenza sul modo in cui gli algoritmi plasmano il discorso online.
Intervenendo mercoledì a Nuova Delhi, Macron ha sostenuto che la parzialità algoritmica comporta «enormi» conseguenze democratiche, affermando che le persone «non hanno idea di come sia realizzato l’algoritmo, di come venga testato, di come venga addestrato e dove ci porterà».
«Alcuni di loro affermano di essere a favore della libertà di parola. Noi siamo a favore di algoritmi liberi, in totale trasparenza», ha affermato. «La libertà di parola è una stronzata [in francese connerie, ndr] se nessuno sa come si viene guidati attraverso questa cosiddetta libertà di parola, soprattutto quando si passa da un discorso d’odio all’altro».
Macron ha insistito sulla necessità di una «strada trasparente» e di mantenere «l’ordine pubblico» sui social media, affermando che «voglio evitare discorsi razzisti e incitamenti all’odio».
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Le dichiarazioni giungono in un momento di crescente tensione tra UE e USA, mentre il presidente Donald Trump ha fatto della difesa della libertà di parola online un pilastro della sua politica estera e ha condannato i tentativi di Bruxelles di regolamentare le principali piattaforme di social media, la maggior parte delle quali ha sede negli Stati Uniti.
Lo scorso anno il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha accusato i Paesi europei di reprimere la libertà di espressione, avvertendo che il futuro sostegno americano sarebbe dipeso dal rispetto dei valori fondamentali da parte degli alleati.
Verso la fine dell’anno scorso, Washington ha sanzionato cinque europei, tra cui l’ex commissario europeo Thierry Breton, per aver «costretto le piattaforme americane a punire i punti di vista americani».
La strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti mette inoltre in guardia l’Europa dalla «cancellazione della civiltà» dovuta alle restrizioni alla libertà di parola e al «soffocamento normativo» dell’innovazione, con Washington che promette di «coltivare la resistenza» alla traiettoria del continente.
La stretta dell’UE sui social media ha suscitato anche aspre critiche da parte di altre figure del settore tecnologico. All’inizio di questo mese, il fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha dichiarato che la Francia «non è un Paese libero», dopo che le autorità hanno fatto irruzione nell’ufficio parigino di X.
Lo stesso Durov aveva definito le accuse della podcaster Candace Owens alla Francia di aver commissionato il suo assassinio tramite sicari come «plausibili». «La Francia è l’unico Paese al mondo che persegue penalmente tutti i social network che danno alle persone un certo grado di libertà (Telegram, X, TikTok…)», ha scritto il giovane imprenditore russo cresciuto a Torino.
Elon Musk, la cui piattaforma è stata multata di 150 milioni di euro dall’UE a dicembre, ha definito il blocco un «mostro burocratico» che dovrebbe essere abolito in quanto «Quarto Reich». In risposta, l’UE ha avviato ulteriori indagini su X anche questa settimana.
Come riportato da Renovatio 21, gli USA sembrano intenzionati a sovvenzionare think tank europei votati alla libertà di espressione.
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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Lo Zuckerberg testimonia al processo per la dipendenza dai social media
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