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La chiesa «concubina del Nuovo Ordine Mondiale»: Mons. Viganò e le «benedizioni» alle coppie omosessuali

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Renovatio 21 pubblica il discorso di monsignor Carlo Maria Viganò riguardo la dichiarazione vaticana Fiducia Supplicans.

 

 

CONSIDERAZIONI

a proposito del documento vaticano Fiducia supplicans sulla liceità di benedire le coppie irregolari

 

Quando il demonio cerca di persuaderci a peccare, enfatizza il presunto bene dell’azione malvagia che vuole farci compiere, mettendone invece in ombra gli aspetti necessariamente contrari ai Comandamenti di Dio. Egli non ci dice: Pecca e offendi il Signore che è morto per te in Croce, perché sa che una persona normale non vuole il male in sé, ma che di solito compie il male sotto apparenza di bene. 

 

Questa strategia dell’inganno si ripresenta invariabilmente. Per indurre una madre ad abortire, Satana non le chiede di compiacersi dell’uccisione del bambino che porta in grembo, ma di pensare alle conseguenze della gravidanza, al fatto che perderà il lavoro, o che è troppo giovane e inesperta per crescere e educare un figlio; e sembra quasi che quella madre, rendendosi assassina e infanticida, dimostri senso di responsabilità nel voler evitare alla creatura innocente una vita senza amore.

 

Per convincere un uomo all’adulterio, lo spirito tentatore gli mostra i presunti vantaggi del trovare sfogo in una relazione extraconiugale, a tutto vantaggio della pace in famiglia.

 

Per spingere un sacerdote ad accettare le deviazioni ereticali dei suoi Superiori, mette in risalto l’obbedienza all’autorità e la preservazione della comunione ecclesiale. 

 

Questi inganni servono ovviamente per trascinare le anime lontano da Dio, cancellare in esse la Grazia, macchiarle con il peccato, offuscarne la coscienza in modo che la caduta successiva sia tanto più disinvolta quanto essa è più grave. In qualche modo, l’azione del demonio si esplica come la «finestra di Overton», rendendo meno orribile l’offesa a Dio, facendoci credere meno tremenda la punizione che ci attende, e più accettabili le conseguenze della nostra colpa.

 

Il Signore è buono: perdona tutti, ci sussurra, facendo ben attenzione a tenerci lontano dal pensiero della Passione di Cristo, al fatto che ogni colpo di flagello, ogni schiaffo, ogni spina conficcata nel Suo capo, ogni chiodo piantato nelle Sue carni è frutto dei nostri peccati. E poi, se cedi alla tentazione, non è colpa tua, ma della tua fragilità.

 

E una volta sprofondata, peccato dopo peccato, nell’abitudine al male e nel vizio, l’anima si lascia trascinare sempre più in basso, finché la richiesta del diavolo si presenta in tutto il suo orrore: Ribellati a Dio, rifiutaLo, bestemmiaLo, odiaLo perché ti ha privato del tuo diritto alla felicità con precetti opprimenti.

 

Questo, a ben vedere, è l’elemento ricorrente nella tentazione, sin dal peccato di Adamo: mostrare il male sotto le false apparenze di bene, e il bene come un fastidioso intralcio all’appagamento della propria volontà ribelle.

 

 

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La Chiesa, che ci è Madre, sa bene quanto pericoloso sia per un’anima cristiana ignorare questa strategia infernale.

 

I confessori, i direttori spirituali, i predicatori consideravano imprescindibile spiegare ai fedeli come agisce il diavolo, perché essi comprendessero con l’intelletto la frode del maligno, in modo da potervisi opporre con la volontà, aiutata in questo dall’assiduità alla preghiera e dalla frequenza ai Sacramenti.

 

D’altra parte, come potremmo immaginare una madre che incoraggia il proprio figlio a non progredire nell’amore di Dio, e che lo rassicura sul fatto che il Signore gli concederà la salvezza senza condizioni? Quale madre assisterebbe alla rovina del figlio, senza cercare di ammonirlo ed anche punirlo, affinché comprenda la gravità delle sue azioni e non si danni per l’eternità?

 

La delirante Dichiarazione Fiducia supplicans, recentemente pubblicata dalla parodia dell’ex-Sant’Uffizio ridenominato Dicastero, squarcia definitivamente la coltre di ipocrisia e di inganno della Gerarchia bergogliana, mostrando questi falsi pastori per ciò che sono: servi di Satana e suoi zelantissimi alleati, ad iniziare dall’usurpatore che siede – abominazione della desolazione – sul Soglio di Pietro.

 

Lo stesso incipit del documento suona, come tutti quelli emanati da Bergoglio, canzonatorio e ingannevole: perché la fiducia nel perdono di Dio senza pentimento si chiama presunzione di salvarsi senza merito ed è un peccato contro lo Spirito Santo. 

 

La falsa sollecitudine pastorale di Bergoglio e dei suoi cortigiani nei confronti degli adulteri, dei concubinari e dei sodomiti dovrebbe essere denunciata anzitutto dai presunti beneficiari del documento vaticano, i quali sono le prime vittime del sulfureo fariseismo conciliare e sinodale. È la loro anima immortale ad essere sacrificata all’idolo woke, perché nel giorno del Giudizio particolare scopriranno di essere stati ingannati e traditi da coloro che in terra rivestono l’autorità di Cristo.

 

La colpa che il Signore contesterà a questi sventurati non riguarderà solo i peccati commessi, ma anche e soprattutto nell’aver voluto credere a una menzogna diabolica, a una frode di falsi pastori – a cominciare da Bergoglio e da Tucho – che la coscienza aveva loro mostrato come tale. Una menzogna a cui vogliono credere molti membri della Gerarchia, che sperano prima o poi di poter ricevere la medesima benedizione assieme ai loro complici nel vizio, ratificando quello stile di vita sacrilego e peccaminoso che praticano già, e con il consenso ostentato di Bergoglio. 

 

Il fatto che la Dichiarazione di Tucho Fernandez approvata da Bergoglio ribadisca che benedire una coppia irregolare non deve sembrare una forma di rito nuziale, e che il Matrimonio è solo tra un uomo e una donna fa parte della strategia dell’inganno. Perché non è qui in questione se il Matrimonio possa essere contratto da due uomini o due donne, bensì se persone che vivono in uno stato gravemente peccaminoso possano meritare come coppia irregolare una benedizione impartita da un diacono o da un sacerdote, con il solo accorgimento che essa non dia l’impressione di essere una celebrazione liturgica.

 

L’attenzione dei Sinedrio vaticano è tutta rivolta a tranquillizzare il popolo cristiano sul fatto di non voler ufficializzare nuove forme di matrimonio, mentre è totalmente trascurato lo stato di peccato mortale e di grave scandalo di chi dovrebbe ricevere la benedizione, e il pericolo di dannazione eterna che grava su quelle povere anime.

 

Senza dire dell’impatto sociale che questa Dichiarazione avrà su chi Cattolico non è, e che grazie ad essa si riterrà autorizzato ad eccessi ben peggiori. Viene da chiedersi se, in questa corsa alla legittimazione della sodomia – ottenuta senza giungere alla celebrazione di matrimoni tra sodomiti – vi sia un conflitto di interessi in chi la propone con tanta insistenza: come se dei governanti si tutelassero con uno scudo penale prima di imporre alla popolazione un siero genico sperimentale di cui non ignorano gli effetti avversi. 

 

Non c’è che dire: un bel risveglio per i cosiddetti conservatori, con la beffa di trovarsi platealmente presi in giro dal Prefetto Tucho, il quale si preoccupa che la benedizione di una coppia non sembri un matrimonio, ma non ha nulla da dire sull’intrinseca peccaminosità del pubblico concubinato e della sodomia. L’importante è che i moderati – difensori del Vaticano II – possano ritenersi appagati da quella gesuitica postilla (in questo caso che queste benedizioni spontanee e arituali non sono un Matrimonio) che dovrebbe salvare la dottrina sul Papato mentre spinge le anime a dannarsi.

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Per i sacerdoti che non accetteranno di benedire questi sventurati si preparano due vie: la prima, essere cacciato dalla parrocchia o dalla Diocesi ad nutum Pontificis; la seconda, rassegnarsi a barattare il proprio diritto di dissentire in cambio del riconoscimento del diritto di altri confratelli di approvare; cosa peraltro già vista in campo liturgico con Summorum Pontificum.

 

Quello di Bergoglio è insomma un outlet della Fede, dove si trova di tutto, dai riti della Settimana Santa pre-1955 alle «eucaristie» LGBTQ, a patto di non mettere in discussione nulla del suo «pontificato».

 

A ciò si aggiunga lo scandalo per i Cattolici, che davanti agli orrori della setta di Santa Marta sono tentati di abbracciare lo scisma, o di abbandonare la Chiesa.

 

E ancora: con quale amarezza e senso di disinganno guarderanno a Roma coloro che, consapevoli della propria situazione di oggettiva irregolarità, hanno cercato e cercano con tutte le loro forze e con la Grazia di Dio di non peccare e di vivere conformemente ai Comandamenti?

 

Come possono sentirsi quanti chiedono una voce paterna che li esorti a proseguire sulla via della santità, e non il riconoscimento ideologico dei loro vizi che sanno essere incompatibili con la Morale naturale?

 

Chiediamoci: cosa vuole ottenere Bergoglio? Nulla di buono, di vero, di santo.

 

Egli non vuole che le anime si salvino; non proclama il Vangelo opportune, importune per richiamare le anime a Cristo; non mostra loro il Salvatore flagellato e insanguinato per spronarle a cambiar vita. No. Bergoglio vuole la loro dannazione, come tributo infernale a Satana e sfida sfrontata a Dio. 

 

Ma c’è uno scopo più immediato e semplice da ottenere: provocare i Cattolici perché si allontanino dalla sua chiesa e lo lascino libero di trasformarla nella concubina del Nuovo Ordine Mondiale.

 

Le donne prete, le benedizioni gay, gli scandali sessuali e finanziari, il business dell’immigrazione, le campagne di vaccinazione forzata, l’ideologia gender, l’ecologismo neomalthusiano, la gestione tirannica del potere sono lo strumento con cui scandalizzare i fedeli, disgustare chi non crede, screditare la Chiesa e il Papato. Comunque vada, Bergoglio ha già ottenuto il suo scopo, che poi è la premessa per assicurarsi il consenso degli eretici e dei fornicatori che lo riconoscono come Papa ed estromettere qualsiasi voce critica. 

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Se davvero questo Documento, assieme ad altri pronunciamenti più o meno ufficiali, avesse come scopo il bene degli adulteri, dei concubinari e dei sodomiti, essa avrebbe dovuto additare loro l’eroismo della testimonianza cristiana, ricordare loro l’immolazione di sé che Nostro Signore chiede a ciascuno di noi, insegnar loro a riporre fiducia nella Grazia di Dio per superare le prove e vivere conformemente alla Sua Volontà. E invece li incoraggia, li benedice in quanto irregolari, come se non lo fossero; ma al tempo stesso li priva delle nozze, e in questo modo ammette che sono irregolari. Bergoglio non chiede loro di cambiar vita, ma si autorizza una farsa grottesca in cui due uomini o due donne potranno presentarsi dinanzi a un Ministro di Dio per essere benedetti, assieme ai loro parenti e amici, per poi celebrare questa unione peccaminosa con un banchetto, il taglio della torta, le bomboniere. Ma non sono nozze, sia chiaro… 

 

Mi chiedo cosa impedirà, tra qualche tempo, che questa benedizione sia impartita non a una coppia, ma a più persone, in nome del poliamore; o ai minori, in nome della libertà sessuale che l’élite globalista sta introducendo tramite l’ONU e le altre organizzazioni eversive internazionali. Basterà precisare che la Chiesa non approva le unioni poligamiche e la pedofilia, per consentire a poligami e pedofili di essere benedetti?

 

E perché non estendere questa trovata anche a chi pratica la bestialità? Sarebbe sempre in nome dell’accoglienza, dell’integrazione, dell’inclusività. 

 

La stessa diabolica falsificazione sta avvenendo per le donne prete. Se da un lato il Sinodo sulla Sinodalità non ha affrontato l’Ordinazione delle donne, dall’altro si sta già progettando una forma di «ministero non ordinato» che le ammetta a presiedere celebrazioni spurie col pretesto che non ci sono più sacerdoti e diaconi. Anche in questo caso i fedeli vedono sull’altare una donna in camice che legge il Vangelo, predica, distribuisce la Comunione, come farebbe un sacerdote, ma senza esserlo. E con la postilla vaticana che si tratta di un ministero che non mette in discussione il Sacerdozio cattolico.

 

Il marchio della chiesa conciliare e sinodale, di questa setta di ribelli e pervertiti, è la falsità e l’ipocrisia. Il suo scopo è intrinsecamente malvagio, perché toglie onore a Dio, espone le anime al pericolo della dannazione, impedisce di fare il bene e incoraggia a compiere il male. Chi nella chiesa bergogliana continua a seguire la dottrina e i precetti della Chiesa Cattolica è fuori posto e prima o poi finirà per separarsene o per cedere.

 

La Chiesa Cattolica è l’unica arca tramite la quale il Signore ha disposto la salvezza e la santificazione del genere umano. Laddove essa agisca ed operi per la sua dannazione, non è Chiesa, ma la sua blasfema contraffazione. Lo stesso vale per il Papato, che la Provvidenza ha voluto come vincolo di Carità nella Verità, e non come strumento per dividere, scandalizzare e dannare le anime. 

 

Esorto quanti sono insigniti della dignità cardinalizia, i miei Confratelli nell’Episcopato, i sacerdoti, i chierici e i fedeli ad opporsi fermissimamente a questa corsa folle verso l’abisso cui vorrebbe costringerci una setta di rinnegati apostati.

 

Scongiuro i Vescovi e i Ministri di Dio – per le Santissime Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo – non solo di levare alta la voce per difendere l’insegnamento immutabile della Chiesa e condannare le deviazioni e le eresie, sotto qualsiasi apparenza esse possano presentarsi; ma anche di mettere in guardia i fedeli e impedire queste benedizioni sacrileghe nelle loro Diocesi.

 

Il Signore ci giudicherà sulla base della Sua santa Legge, e non sulle farisaiche seduzioni di chi serve il Nemico.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

20 Dicembre 2023

Feria IV Quattuor Temporum Adventus

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Iran, il cardinale Mathieu evacuato d’urgenza

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Il Cardinale Dominique Joseph Mathieu, Arcivescovo latino di Teheran-Isfahan, è arrivato sano e salvo a Roma l’8 marzo, dopo una partenza d’emergenza dall’Iran. Questa partenza, che equivaleva a un’evacuazione su vasta scala, avviene nel contesto della guerra aperta che attanaglia la regione dal 28 febbraio 2026.   L’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran segna l’inizio di un conflitto di vasta portata in Medio Oriente. Di fronte a questa escalation, le autorità vaticane e italiane non hanno avuto altra scelta che organizzare la partenza dell’alto prelato, nonché di tutto il personale dell’ambasciata italiana a Teheran.

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Un’evacuazione legata alla chiusura dell’ambasciata italiana

La sede dell’arcidiocesi cattolica latina, che comprende la Cattedrale della Consolata e la residenza arcivescovile, si trova infatti all’interno del complesso dell’ambasciata. Avendo l’Italia temporaneamente chiuso la sua missione diplomatica per motivi di sicurezza, il suo personale è stato trasferito in Azerbaigian.   In una dichiarazione al quotidiano belga Cathobel, il cardinale Mathieu ha espresso la sua profonda tristezza: «sono arrivato ieri a Roma, non senza rammarico e dolore per i nostri fratelli e sorelle in Iran, nell’ambito della completa evacuazione dell’ambasciata italiana, sede dell’arcidiocesi. Finché non potrò tornarvi, pregate per la conversione dei cuori verso la pace interiore».   Questa partenza, dettata dall’intensità dei bombardamenti, sottolinea la vulnerabilità delle minoranze religiose nel Paese. Con il moltiplicarsi dei raid aerei – che hanno portato alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei e innescato rappresaglie iraniane – la piccola comunità cattolica si ritrova ora senza una guida spirituale, esposta alle insidie ​​del conflitto.

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Un prelato isolato in un Paese in guerra

Nominato arcivescovo di Teheran-Isfahan nel 2021 da papa Francesco e creato cardinale nel dicembre 2024, Dominique Mathieu è stato il primo cardinale residente nella storia iraniana. A 62 anni, ha svolto il suo ministero in condizioni estremamente precarie. Secondo le statistiche vaticane, l’arcidiocesi aveva solo tre sacerdoti nel 2024 e il cardinale era l’unico responsabile del servizio alle cinque parrocchie di Teheran.   La comunità cattolica latina in Iran resta molto piccola: le stime più prudenti stimano il numero intorno ai 3.500 fedeli (di cui 1.300 di rito latino), mentre altre fonti parlano di un totale di 22.000 cristiani, pari allo 0,03% della popolazione.   In un Paese in cui i cristiani sono ufficialmente riconosciuti come minoranza religiosa, sono comunque sottoposti a stretta sorveglianza. La distribuzione di Bibbie in persiano e qualsiasi forma di evangelizzazione sono severamente vietate.   Le autorità effettuano regolarmente arresti per accuse come blasfemia, «inimicizia contro Dio» o mancato rispetto del codice di abbigliamento islamico. Storicamente, la presenza cattolica in Iran risale al XIII secolo, ma il loro numero è costantemente diminuito a causa dell’emigrazione e delle pressioni politiche. Oggi, la guerra minaccia direttamente la continuità della vita sacramentale per coloro che rimangono.   L’evacuazione del cardinale Mathieu mette in luce l’estrema vulnerabilità dei cristiani in un Medio Oriente dilaniato dalla guerra. In attesa del suo ritorno in diocesi, il prelato invita a pregare per la vera pace, quella che scaturisce dalla conversione dei cuori.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Elmju via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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Libano: di fronte all’escalation del conflitto, i patriarchi lanciano l’allarme

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Riunita in sessione d’urgenza presso la sede patriarcale di Bkerké, mentre le truppe israeliane bombardano gli Hezbollah filo-iraniani nella periferia sud di Beirut, l’Assemblea dei patriarchi e dei vescovi cattolici in Libano (APECL) ha appena rilasciato una dichiarazione solenne: un appello per la sopravvivenza del Paese.

 

Di fronte a un’escalation senza precedenti del conflitto scatenato da Israele e Stati Uniti contro l’Iran e le sue milizie satelliti, i leader delle diverse Chiese cattoliche presenti in Libano hanno deciso di rompere il silenzio.

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Prevenire la conflagrazione totale

Il testo, firmato il 5 marzo 2026 dai quattro Grandi Patriarchi – il cardinale maronita Béchara Boutros Raï, il patriarca melchita Youssef Absi, il patriarca siriaco Ignatius Joseph III Jonas e il patriarca armeno Raphael Benit XXI – denuncia fermamente la logica della forza che sembra prevalere su quella del diritto. «La giustizia è la via sicura per una pace stabile e duratura», insiste il documento.

 

Per i vescovi, il Libano non deve tornare a essere un campo di battaglia per potenze straniere. Invitano le autorità libanesi e la comunità internazionale a compiere ogni sforzo per impedire una conflagrazione totale, ribadendo che la tutela della dignità umana deve avere la precedenza su tutte le considerazioni geopolitiche.

 

Questa presa di posizione avviene in un clima di estrema tensione. I vescovi sottolineano i «blocchi interni» e le «influenze esterne» che stanno soffocando il Paese, già indebolito da anni di crisi finanziaria. Esortano i leader politici a superare le divisioni per garantire l’unità nazionale, unico scudo contro la minaccia del collasso.

 

Solidarietà con gli sfollati libanesi

Uno dei punti chiave della dichiarazione riguarda la crisi umanitaria dei civili sfollati a causa dei recenti bombardamenti a sud di Beirut. Per i presuli, accogliere questi «fratelli e sorelle sfollati» è essenziale affinché «la testimonianza dell’amore resti più forte della logica della violenza», sottolinea il testo.

 

Sulle orme di Papa Leone XIV

Questo appello fa seguito alla storica visita di papa Leone XIV in Libano lo scorso dicembre. Durante la sua visita ad Harissa nel 2025, il Santo Padre esortò i libanesi a non cedere alla disperazione e a rimanere nella loro patria. Questa nuova dichiarazione dei vescovi rafforza questo messaggio, aggiungendo al contempo una dimensione di urgenti preoccupazioni per la sicurezza.

 

Il testo si conclude con questa preghiera: «Mettiamo il Libano, la nostra regione e il mondo intero sotto la protezione della Provvidenza, chiedendo a Dio di concedere al nostro mondo travagliato una pace giusta e duratura, di condurre i cuori alla riconciliazione e di confermare i passi del nostro popolo libanese sui sentieri della fraternità e dell’armonia in uno spirito di sincero patriottismo, per intercessione della Vergine Maria, Regina della Pace».

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Supporto internazionale praticamente assente

Mentre il Libano attraversa una delle fasi più critiche della sua storia moderna, la voce della Chiesa rimane uno dei pochi pilastri di stabilità in un paese dilaniato dalla corruzione e le cui autorità non sono state in grado di disarmare gli Hezbollah filo-iraniani, ricevendo scarso aiuto in questa impresa dall’Occidente, in particolare dalla Francia, il cui sostegno è ben lungi dai legami secolari che uniscono i due Paesi.

 

Ma non c’è dubbio che questa terra profondamente cristiana, un tempo conosciuta come la Francia del Levante, troverà i mezzi per rialzarsi da questa dura prova, mentre la Francia dell’Occidente, l’Esagono, fa onore al suo nome, apparendo ben lontana da qualsiasi risveglio religioso, morale o politico.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di Kocsis Fülöp, Hajdúdorogi Főegyházmegye via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata


 

 

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Mons. Schneider afferma che la scomunica della FSSPX sarebbe invalida

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Il vescovo Athanasius Schneider ha dichiarato che qualsiasi scomunica eventualmente imposta alla Fraternità San Pio X in relazione alle sue programmate consacrazioni episcopali non sarebbe valida secondo il diritto canonico. Lo riporta LifeSite.   Monsignor Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ed ex visitatore apostolico della Santa Sede presso la Fraternità San Pio X, ha affermato lunedì che un’eventuale scomunica della Fraternità a seguito delle consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio risulterebbe invalida, poiché la dirigenza della FSSPX non ha intenzione di compiere un atto scismatico.   «Penso che, se la scomunica venisse applicata, sarebbe in qualche modo non valida perché non c’è alcuna intenzione di compiere un atto scismatico da parte della Fraternità San Pio X, e non si può essere puniti quando non si ha l’intenzione di farlo, secondo il diritto canonico», ha detto Schneider.

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Le osservazioni di Schneider sono state espresse durante un recente incontro privato della Confraternita di Nostra Signora di Fatima. I commenti sono stati in seguito pubblicati dal vaticanista Michael Haynes con il permesso del vescovo.   Secondo il prelato kazako, l’elemento decisivo per valutare la situazione canonica delle consacrazioni previste riguarda l’intenzione dei vescovi coinvolti. «Non c’è alcuna intenzione da parte dei vertici della FSSPX di separarsi da Roma», ha affermato Schneider.   A suo parere, un’approvazione papale potrebbe favorire una maggiore collaborazione tra la Società e il resto della Chiesa e facilitare le discussioni teologiche sulle questioni dottrinali emerse negli ultimi decenni.   Schneider ha anche commentato la partecipazione dei fedeli alle liturgie della FSSPX. Ha rilevato che le Messe della Fraternità includono preghiere per il Papa e per il vescovo ordinario locale, presentandolo come prova del fatto che la Fraternità continua a riconoscere l’autorità della Santa Sede.   «Durante la Messa pregano per il papa», ha detto Schneider. «Se non pregassero per il Papa, allora non dovrebbero partecipare, ma pregano sempre per il Papa, e persino per il vescovo locale dove si celebra la Messa».   Nei commenti scritti inviati via e-mail a Haynes, Schneider ha inoltre sostenuto che alcuni alti prelati si oppongono con forza all’integrazione della Società nella vita più ampia della Chiesa.   «Non è un segreto che ai nostri giorni ci siano membri del clero di alto rango molto influenti, che semplicemente odiano tutto ciò che è autentica tradizione cattolica nella dottrina e nella liturgia», ha scritto, e queste persone «sarebbero felici se la FSSPX potesse essere semplicemente scomunicata, mentre allo stesso tempo mostrano la massima tolleranza possibile verso tutto ciò che è ambiguo ed eretico nella dottrina e nella liturgia, come nel caso del cosiddetto Cammino sinodale tedesco».   Monsignor Schneider ha sottolineato che per i cardinali e i vescovi neo-modernisti attualmente al potere – che, a suo avviso, sostengono «sacrilegi ed eresie» – anche una «minima integrazione ecclesiale della FSSPX sarebbe inaccettabile», poiché sono «codardi collaboratori dell’agenda delle élite ideologiche mondiali». Qualsiasi accordo con la Fraternità, ha sostenuto, «smaschererebbe il loro tradimento di Cristo e alimenterebbe una riconquista della vera cattolicità nella vita della Chiesa ai nostri giorni».

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La FSSPX ha giustificato le consacrazioni previste invocando l’attuale stato di emergenza nella Chiesa. Padre Gerald Murray ha di recente contestato tale argomentazione, sostenendo che l’esistenza di altre comunità sacerdotali che celebrano la Messa tradizionale latina implica che tale stato di emergenza non sussista più.   Monsignor Schneider ha respinto tale valutazione. «Siamo ancora in una situazione di emergenza e di crisi straordinaria nella Chiesa», ha affermato, «dove purtroppo anche a Roma – Roma promuove ancora in qualche modo questa tendenza al modernismo, al relativismo e alla mancanza di chiarezza, e questa è la situazione».   Monsignor Schneider ha avuto un coinvolgimento diretto con la Società in passato, avendo ricoperto il ruolo di Visitatore Apostolico ufficiale della Santa Sede presso i due seminari della FSSPX a Ecône (Svizzera) e Zaitzkofen (Germania) durante il pontificato di Papa Francesco nel 2015. La sua esperienza in tale ruolo lo ha reso uno dei vescovi più competenti riguardo alla vita interna della Fraternità.

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