Gender
Arcivescovo del Camerun: Il matrimonio è tra un uomo e una donna, tutto il resto è «stregoneria»
L’arcivescovo del Camerun Andrew Nkea Fuanya di Bemenda, uno dei vescovi del consiglio ordinario che supervisiona il processo del Sinodo sulla sinodalità, ha affermato che i vescovi africani che hanno preso parte al sinodo il mese scorso a Roma hanno insistito con forza sulla necessità della Chiesa insegnando sul matrimonio come «unione tra un uomo e una donna».
L’arcivescovo ha denunciato come «stregoneria» tutto ciò che si discosta da quell’insegnamento. Lo riporta LifeSiteNews.
In un’intervista l’inviato del National Catholic Register Edward Pentin, Fuanya ha detto che i vescovi africani si sono sforzati di mantenere la linea sulla moralità sessuale cattolica durante i dibattiti del Sinodo.
«Un altro contributo che l’Africa ha portato a questo sinodo è stato il nostro punto di vista sull’insegnamento della Chiesa, sulla persona umana e sulla sessualità umana», ha detto il prelato africano a Pentin. «In Africa, intendiamo il matrimonio come un’unione tra un uomo e una donna, e qualsiasi cosa al di fuori di questo è stregoneria. Questo è qualcosa che abbiamo detto con forza. Non si può parlare di sensibilità e di orientamenti in ambito ecclesiale quando questo è ciò che dice il Vangelo. Questo è ciò che da sempre dice l’insegnamento della Chiesa e questo crede le diverse culture».
Fuanya ha detto di ritenere che i vescovi africani siano stati presi sul serio dagli altri partecipanti al Sinodo nella loro difesa dell’insegnamento cattolico sul matrimonio e la sessualità e che siano stati in grado di moderare in una certa misura quella parte dei lavori sinodali.
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«Siamo stati presi a bordo molto sul serio – molto, molto sul serio», ha detto. «Sono molto, molto felice, soprattutto di questo aspetto dell’insegnamento della Chiesa sulla persona umana e sulla sessualità. Era una grande preoccupazione per l’Africa. Il fatto che l’abbiamo moderato e abbiamo eliminato alcune parole che erano molto politiche, penso che ne siamo contenuti».
L’arcivescovo ha affermato che ogni «dialogo» con coloro che non osservano i Comandamenti riguardo alla moralità sessuale deve essere sempre condotto in vista della loro conversione dal peccato.
«Sia che parliamo con persone “LGBT” o con poligami o di noi stessi, deve esserci sempre l’invito alla conversione, alla conversione al Vangelo», ha affermato. «Quali sono i valori del Vangelo? Entrare in dialogo con tutte queste persone è sempre in vista della conversione. Se lo eliminiamo, allora smettiamo di essere evangelici. Non siamo più sostenuti dal Vangelo».
I commenti dell’arcivescovo arrivano sulla scia delle discussioni del sinodo sulla moralità sessuale, con i leader di spicco del sinodo che si sono aperti e hanno sostenuto con forza la revisione dell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio. Tra le altre voci dissidenti, suor Jeannine Gramick, pro-LGBT, ha affermato di ritenere che «nel lungo periodo… Papa Francesco sta gettando le basi per il cambiamento nella sessualità».
In un apparente attacco all’insegnamento cattolico, il rapporto finale del sinodo afferma sulle questioni LGBT che «a volte le categorie antropologiche esistenti non sono sufficienti per cogliere la complessità di ciò che emerge dall’esperienza o dalla scienza, e quindi ciò richiede ulteriori indagini», aggiungendo che «non cadiamo in giudizi semplicistici che feriscono le persone o danneggiano il corpo della Chiesa», riporta LSN.
Fuanya ha tuttavia difeso il Sinodo definendolo un «buon sinodo» e ha approvato il controverso metodo di «conversazione nello spirito» dell’evento.
Dopo la conclusione del sinodo, il vescovo tedesco Karl-Heinz Wiesemann di Spira ha incaricato i sacerdoti della sua diocesi di andare avanti e «benedire» le «coppie» dello stesso sesso senza timore di alcuna sanzione, citando papa Francesco e il Cammino sinodale tedesco. Ha espresso la speranza che la pratica entri nella Chiesa più ampia attraverso il Sinodo sulla sinodalità.
Nel corso del sinodo, il vescovo keniota Hieronymus Joya ha condannato la sodomia e i tentativi interni alla Chiesa di renderla accettabile, dicendo: «è qualcosa di incomprensibile che tu ed io siamo nati in una famiglia e alcune persone con ideologie perverse vogliono che facciamo e vivere contrariamente a ciò che Dio ci ha donato, che è la sacralità della vita attraverso i nostri genitori e che è la fonte di tutte le vocazioni nella nostra società religiosa e secolare».
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Questi sentimenti, espressi in risposta al suggerimento di Papa Francesco che i sacerdoti possano decidere di «benedire» le unioni omosessuali, sono stati ripresi da Fuanya. Tuttavia, non tutti i vescovi africani sembravano sostenere fermamente gli insegnamenti della Chiesa sul matrimonio. Il cardinale congolese Fridolin Ambongo Besungu, ha affermato che i risultati del sinodo saranno categoricamente «accolti da tutti come volontà di Dio», anche se si tratta di approvare «benedizioni» delle unioni omosessuali, in contraddizione con l’insegnamento perenne della Chiesa sulla grave peccaminosità degli atti omosessuali.
Anche se sembra che il sinodo di quest’anno non abbia tentato direttamente di cambiare l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità, tuttavia, il cardinale Leonardo Steiner, membro del sinodo, ha attestato che papa Francesco ha specificamente incaricato la sessione del sinodo del 2024 di esaminare le questioni LGBT, scrive LifeSiteNews.
Come riportato da Renovatio 21, in una dichiarazione rilasciata ai media lo scorso 20 aprile, l’arcivescovo Martin Musonde Kivuva, presidente della Conferenza Episcopale del Kenya, aveva chiesto una protezione costituzionale dei «valori culturali» dall’attivismo LGBT.
«Cari kenioti, come tutti sapete, abbiamo impugnato la sentenza della Corte Suprema del Kenya del 24 febbraio 2023 che concede alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e queer (LGBTQ) il diritto di formare e registrare associazioni in Kenya per spingere per i loro interessi», si leggeva nella nota.
Negli ultimi mesi abbiamo visto gli appelli pubblici di Bergoglio contro le leggi anti-sodomia in vigore in vari Stati del continente nero, fatti in coro con la chiesa anglicana, anch’essa alle prese con una rivolta dei vescovi africani riguardo la svolta omosessualista di Canterbury.
La posizione del pontefice argentino ha ingenerato problemi al limite dell’incidente diplomatico. Prima della sua visita in Sud Sudan di inizio anno, il governo di Juba aveva fatto sapere per voce del suo ministro dell’Informazione Michael Makuei Lueth che «se Papa Francesco viene da noi e ci dice che non c’è differenza tra il matrimonio tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso, noi diremo “no”».
A fine 2022 la Conferenza Episcopale dello Zambia ha prodotto un comunicato difendendo le leggi anti-sodomia in vigore nel Paese e denunciando il peccato dell’omosessualità.
«Se non si fa nulla per sensibilizzare la nostra gente», aveva avvertito l’arcivescovo di Lusaka Alick Banda, la cultura LGBT «diventerà una norma accettabile in Zambia, nonostante l’esistenza di leggi che criminalizzano queste attività e peggio ancora sono offensive per i nostri valori culturali e cristiani».
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Mons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero
La farneticante proposta di James Martin sj non è una boutade provocatoria, ma l’ultimo passo di una lunga serie, volta a legittimare la sodomia non solo tra i laici, ma addirittura tra il Clero.
Essa costituisce una palese e intollerabile contraddizione con la dottrina perenne… https://t.co/8xmHq9jA7P — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) July 24, 2026
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Il sospettato dell’attentato al Gay Pride di Berlino è legato agli islamisti
Sabato sera a Berlino, durante una parata del Gay Pride, un furgone si è scagliato contro la folla, provocando la morte di una persona e il ferimento di altre 16, alcune in modo grave, secondo quanto comunicato dai vigili del fuoco.
L’episodio si è verificato durante il Christopher Street Day, la manifestazione annuale del Gay Pride nella capitale tedesca, in Lennestrasse, nei pressi del parco Tiergarten, nel centro di Berlino.
Il portavoce della polizia, Florian Nath, ha riferito che il sospettato è stato identificato ed è ancora latitante. «Secondo le informazioni finora disponibili, si tratta di un uomo noto alle forze dell’ordine e ritenuto affiliato all’ambiente estremista islamico».
La polizia ha successivamente diffuso una fotografia del sospettato, identificandolo come Abdul K., di 21 anni, che indossava una felpa nera con cappuccio e pantaloni bianchi.
❗️A car plowed into a crowd at an LGBTQ+ Pride parade in Berlin, killing one person and injuring at least 16 others
According to police, one or more suspects fled the vehicle after the attack. Several people were also reportedly stabbed.
Police are searching for 21-year-old… pic.twitter.com/4u1ZCpgZAx
— NEXTA (@nexta_tv) July 26, 2026
The time of car driving through the pride march in Berlin #Berlin #Germany #Pride #Berlín pic.twitter.com/1BZCc25obj
— i (@Miksiddiqui) July 26, 2026
More footage: the terrorist ran over people at a pride parade in Berlin, Germany. His name is probably Muhammed. pic.twitter.com/1GgoLWRd0b
— Shiri_Sabra (@sabra_the) July 25, 2026
🇩🇪 UPDATE — Berlin CSD (Pride) vehicle attack:
Berlin police now report 1 woman killed and about 16–17 injured — three in critical/life-threatening condition, several more seriously hurt (fire service spokesman Dominik Pretz).
Police sequence: a white van drove into the crowd… pic.twitter.com/FUTLC1uD0t
— 🔥🗞The Informant (@theinformant_x) July 26, 2026
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Secondo le autorità, l’autista è fuggito dal luogo dell’incidente dopo che il veicolo si è schiantato contro un albero; nelle ricerche sono stati impiegati anche elicotteri. Il Berliner Morgenpost ha riportato che i testimoni hanno descritto il mezzo come un minivan bianco, forse una Citroën. La polizia ha poi confermato che si trattava di un furgone per il trasporto di passeggeri.
Gli organizzatori hanno cancellato la parata, che avrebbe dovuto proseguire domenica.
Il portavoce della polizia Florian Nath ha inoltre dichiarato che gli investigatori stanno verificando se il sospettato abbia aggredito i passanti dopo essere sceso dal veicolo, sulla base di testimonianze relative a persone a terra con ferite da arma da taglio.
Il cancelliere Friedrich Merz è stato informato dell’accaduto e mantiene stretti contatti con il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, ha reso noto un portavoce del governo. «I suoi pensieri vanno alle vittime», ha aggiunto il portavoce. «Questo è un attacco alla nostra società libera e aperta», ha scritto su X il sindaco di Berlino Kai Wegner. «Dopo una parata del Pride pacifica e colorata, un raduno che celebrava una Berlino tollerante e aperta è stato attaccato nel modo più brutale».
La pista islamica sembra aver ferito qualche sensibilità all’interno del movimento omotransessualista. In queste ore circola un video in cui ad una veglia per i fatti di sabato una signora, dal palco, dichiara: «peravo che l’attentatore non fosse uno straniero, ma una persona bianca e cristiana».
LGBTQ+ activist speaks at a vigil in Berlin a day after the Islamist car-ramming attack against the Berlin Gay Pride Parade:
“I had hoped that the attacker was not a foreigner, but a white Christian person” pic.twitter.com/RlNMDERjFD
— Visegrád 24 (@visegrad24) July 26, 2026
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Negli ultimi anni la Germania ha registrato diversi attacchi con veicoli. L’episodio più grave risale al 2016, quando un islamista, richiedente asilo respinto, investì con un camion un mercatino di Natale a Berlino, uccidendo 12 persone e ferendone 56. L’autore della strage era il tunisino Anis Amri. Arrivò la rivendicazione dell’ISIS.
Vi è sata poi la strage del 20 dicembre 2024, a Treviri: Taleb al-Abdulmohsen, uno psichiatra di 50 anni di origine saudita residente in Germania, lancia la sua BMW contro la folla a un mercatino di Natale a Magdeburgo uccidendo 5 persone. Le indagini hanno da subito iniziato a dire che l’uomo non era un estremista islamico, perché sui social criticava apertamente la religione, bensì un soggetto affetto da una grave forma di psicosi.
Il lettore di Renovatio 21 riconosce come dietro alle stragi con l’auto vi sia un pensiero preciso delineato apertis verbis dall’estremismo islamico organizzato. Infatti, la tattica è stata esplicitamente promossa espressamente nella rivista di Al-Qaeda (sì, Bin Laden era pure editore, come noi) Inspire. Lo stesso dicasi per l’ISIS, che parlò dei veicoli assassini nella sua rivista Dabiq nel 2016, specificando il fine di massimizzare le vittime con mezzi semplici.
Nel 2010, Inspire, la rivista online in lingua inglese prodotta da al-Qaeda nella Penisola Arabica, esortava i mujaheddini a scegliere luoghi «solo pedonali» e ad assicurarsi di prendere velocità prima di lanciare i loro veicoli contro la folla per «ottenere la massima strage». L’articolo si intitolava «The Ultimate Mowing Machine», cioè la«falciatrice definitiva», e mostrava un SUV dotato di lame.
Il fenomeno ha un nome preciso: vehicle-ramming attack, o VAW (vehicle as a Weapon, il veicolo come arma). Gli analisti dell’Intelligence ritengono si tratti di un’attraente alternativa, più economica e logisticamente semplice, del suicidio kamikaze, che invece richiede il contrabbando dell’esplosivo, la produzione della veste, etc.
Secondo l’FBI l’attacco con veicoli «offre ai terroristi con accesso limitato a esplosivi o armi l’opportunità di condurre un attacco sul territorio nazionale con una formazione o esperienza minima».
È noto come alcuni canali Telegram di radicalizzazione promuovevano attacchi con «camion, coltelli, bombe, qualsiasi cosa. È Tempo di vendetta», scrive il Combating Terrorism Center di West Point. Alcuni canali hanno inoltre diffuso «manuali operativi», basati su attacchi low-tech di successo realizzati in passato dai sostenitori dello Stato Islamico. Concepiti come guide didattiche per potenziali aggressori, questi manuali descrivono nei dettagli l’addestramento, la pianificazione e le strategie di attacco di autori come Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, che nel 2016 ha lanciato un camion merci contro la folla a Nizza, in Francia, uccidendo 86 persone e ferendone oltre 400.
Questi manuali rappresentano un nuovo tentativo non solo di glorificare gli aggressori e incoraggiare trame analoghe, ma anche di consentire ai potenziali autori di imparare dai successi e dai fallimenti degli operatori precedenti.
È interessante ricordare anche la rivista Rumiyah (che significa «Roma» in arabo, in riferimento all’ambizione di conquistare l’Occidente) era la pubblicazione in inglese di propaganda dell’ISIS, uscita dal 2016 al 2017 come successore di Dabiq. Era più orientata verso i «lone wolf» ( i terroristi che agiscono singolarmente, i «lupi solitari») in Occidente rispetto a Dabiq, che era più ideologica e sullo Stato Islamico.
La sezione ricorrente più importante di Rumiyah era «Just Terror Tactics» («Tattiche di Terrore Giusto»), che dava istruzioni pratiche e dettagliate su come commettere attentati semplici con mezzi comuni. Qui si scriveva che «sebbene siano una parte essenziale della vita moderna, pochissimi comprendono realmente la capacità letale e distruttiva del veicolo a motore e la sua capacità di causare un gran numero di vittime se utilizzato in modo premeditato».
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Veniva quindi definito come il veicolo ideale il camion da carico pesante, a doppio asse posteriore, per schiacciare meglio le vittime: grande peso, accelerazione ragionevole, telaio e paraurti leggermente rialzati (per salire sui marciapiedi e superare barriere). Erano dati preziosi suggerimenti per il massacro: riempire il serbatoio di carburante, pianificare il percorso (accelerare al massimo su strade con folla), rubare il veicolo «con la forza o con l’inganno» se necessario (noleggi, furti), portare armi aggiuntive (coltelli, armi da fuoco) per continuare l’attacco dopo lo schianto.
Gli obiettivi consigliati erano i grandi raduni all’aperto: mercati, festival, parate, celebrazioni, convention, strade pedonali affollate, eventi politici e qualsiasi attrazione esterna che attiri grandi folle, specialmente con poca sicurezza, massimizzando morti e feriti schiacciando e travolgendo le persone, ricordando ai «crociati» (cioè gli occidentali) il terrore che l’Islam può infliggere loro.
L’articolo sulla rivista ISIS includeva immagini di camion a noleggio e della parata del Giorno del Ringraziamento di Macy’s a New York come esempio di obiettivo di morte.
Nel numero 9 (maggio 2017) di Rumiyah, la rubrica «Just Terror Tactics: Truck Attacks» («Tattiche del Terrore Giusto: attacchi con i camion») conteneva un’infografica con consigli su selezione del veicolo, acquisizione e target (festival, mercati, raduni). Riprendeva e raffinava i consigli precedenti. La rivista jihadista quindi lodava gli attacchi riusciti (Nizza 2016, Berlino 2016) definendoli «operazioni di terrore giusto» compiute da «soldati del Califfato».
Ciò che non è perfettamente compreso è come l’ISIS abbia creato una sorta di «globalizzazione degli spostati»: qualsiasi persona più o meno disturbata, o semplicemente adirata con il sistema, poteva commettere una strage e poi «donarla» allo Stato Islamico, che rivendicava. In pratica, è una sorta di franchising della psicosi assassina.
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Uomo arrestato per aver segato la bandiera LGBT davanti a una chiesa cattolica tedesca
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