Geopolitica
La polizia antiterrorismo britannica arresta un giornalista di Grayzone
Il giornalista Kit Klarenberg, cittadino del Regno Unito, è stato arrestato dalle autorità britanniche. Klarenberg è stato quindi attaccato per i suoi reportage politici e per presunti legami con la Russia. Lo riporta una delle testate per cui lavora, Grayzone, una testata americana di sinistra i cui scoop sono stati spesso citati da Renovatio 21.
Klarenberg è noto per le sue rivelazioni di oscuri segreti dei servizi segreti britannici e statunitensi, spesso utilizzando documenti trapelati o non classificati, sarebbe stato avvicinato da sei agenti antiterrorismo in borghese subito dopo che il suo aereo ha toccato all’aeroporto londinese di Luton all’inizio di questo mese. Il giornalista stava arrivando dalla capitale serba Belgrado, dove attualmente risiede.
Grayzone riferisce che il giornalista è stato poi scortato in una stanza dove la polizia ha sequestrato tutti i suoi dispositivi elettronici, carte bancarie, schede di memoria della fotocamera e SIM, ha preso le sue impronte digitali e il DNA, ha scattato fotografie e lo ha sottoposto a un interrogatorio di cinque ore, minacciando l’arresto se ha rifiutato di collaborare.
Nella stanza degli interrogatori, Klarenberg è stato presumibilmente interrogato su una serie di questioni, tra cui se avesse proprietà straniere, perché ha scelto di vivere in Serbia e quanto ha pagato per l’affitto. È stato anche interrogato sul suo lavoro giornalistico, per quali testate ha scritto (una di esse, aggiungiamo noi, è Russia Today, testata dello Stato russo, che pure ha riportato questa notizia dell’arresto), quanto è stato pagato da Grayzone e quanto spesso, su quale conto bancario è stato pagato e quanti contatti ha avuto con Max Blumenthal, il direttore del sito.
Gli ufficiali dell’antiterrorismo hanno quindi insistito sul giornalista sui suoi presunti legami con la Russia, se Grayzone avesse un accordo con i servizi di sicurezza russi per pubblicare materiale hackerato, se Klarenberg avesse lavorato con ufficiali dell’Intelligence russa o fosse stato in contatto con persone collegate ai media statali russi e se Grayzone fosse stato sponsorizzato dalla Russia.
Secondo l’outlet, la polizia ha anche indagato su Klarenberg sulle sue affiliazioni e convinzioni politiche, sul coinvolgimento in cause attiviste, sulla sua opinione sul governo russo e sulla situazione in Ucraina.
Dopo che gli ufficiali sembravano aver esaurito le domande, Klarenberg dice che è stato rilasciato ma gli è stato detto che era ancora sotto inchiesta. Una settimana dopo la sua detenzione, la polizia ha restituito il suo tablet e due schede di memoria, ma ha conservato una vecchia scheda SD perché potrebbe essere «rilevante per il procedimento penale».
Come notato da Grayzone, l’improvviso interrogatorio di Klarenberg potrebbe essere collegato ai rapporti di alto profilo del giornalista sugli intrighi dell’Intelligence britannica e statunitense.
L’anno scorso Klarenberg ha rivelato come i conservatori della linea dura della sicurezza nazionale avrebbero sfruttato la Brexit e insediato Boris Johnson come primo ministro.
Nell’ottobre 2022, Klarenberg aveva esposto i presunti piani del Regno Unito di bombardare il ponte di Kerch che collega la Crimea alla Federazione Russa.
Il mese scorso aveva riferito di documenti non classificati che suggerivano che due dirottatori dell’11 settembre fossero stati reclutati per un’operazione congiunta CIA-saudita.
Il sito Grayzone a inizio maggio aveva pubblicato un reportage dettagliato in cui si parlava del programma di attacco di droni ucraini in territorio russo, particolarmente evidente in queste ultime ore.
Sempre Grayzone, due mesi fa, aveva smascherato l’accusa di rapimento dei bambini ucraini da parte della Russia, mostrando i video dei ragazzi che imparavano la musica classica in una struttura russa con il consenso dei genitori che così li hanno tolti da una zona di guerra, cioè da quel Donbass attaccato senza requie dalle truppe di Kiev, perfino a Natale, perfino nella notte di Pasqua.
Siamo, con ogni evidenza, al capolinea per la libertà di stampa, come la libertà di espressione, in Occidente.
Come nel caso dello scrittore cileno-statunitense Gonzalo Lira, prelevato dal servizio segreto interno SBU nella città ucraina di Kharkov, anche per questo trattamento che le autorità infliggono ad un giornalista – avete presente, quelle figure che le «democrazie», dicevano di ritenere «sacre» – c’è il silenzio assoluto degli enti, internazionali come nazionali, che, spesso per un lauto salario garantito loro, si battono il petto, e strillano riguardo alla libertà di stampa.
Lo facessero con Zelens’kyj, che ha dato al suo governo il potere di limitare i media, bloccare i siti web e perfino – udite udite – dare ordini alle grandi società tecnologiche. Lui può: perché la sua missione, quella di distruggere la Russia magari provocando un conflitto termonucleare, per i pupari è più importante di qualsiasi cosa, soprattutto rispetto alla balla delle «libertà» delle democrazie occidentali.
Geopolitica
Melania Trump riceve i rappresentanti russi ed ucraini alla Casa Bianca
Rappresentanti di Russia e Ucraina si stanno incontrando alla Casa Bianca a Washington, DC, per colloqui ospitati dalla First Lady Melania Trump.
L’incontro fa seguito a un cessate il fuoco umanitario temporaneo ad Alyoshki, città nella regione russa di Kherson, coordinato con il coinvolgimento della First Lady statuninse (FLOTUS).
La Casa Bianca ha annunciato l’incontro il 3 novembre, descrivendolo come un «momento straordinario nella storia americana».
Secondo quanto affermato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, la Russia è rappresentata dalla Commissaria per i diritti umani Yana Lantratova e dall’inviato speciale del Presidente Kirill Dmitriev.
Secondo quanto riportato dai media ucraini, l’Ucraina ha inviato il Commissario per i diritti umani Dmitry Lubinets e David Arakhamia, capo del gruppo parlamentare al governo «Servitore del Popolo».
Melania Trump ha auspicato che la cooperazione tra Mosca e Kiev si estenda oltre il cessate il fuoco temporaneo ad Alyoshki, descrivendo l’accordo umanitario come un precedente per promuovere la pace nella regione.
Il Dmitriev ha ringraziato Melania Trump «a nome del presidente Putin» per il suo coinvolgimento nell’operazione umanitaria, definendo il suo ruolo crucialedonando alla FLOTUS un dipinto realizzato da una bambina di 11 anni di Alyoshki, che si era trasferita con la sua famiglia nella città russa di Tuapse. Il disegno recava la scritta «Amo Melania».
L’inviato presidenziale ha anche affermato che gli sforzi umanitari hanno contribuito a riunire 34 bambini con le loro famiglie in Russia e Ucraina. Il presidente russo Vladimir Putin ha sostenuto le iniziative proposte dal presidente statunitense Donald Trump, tra cui lo scambio di prigionieri, il rilascio di detenuti americani e altre misure umanitarie, ha dichiarato Dmitriev.
La Casa Bianca ha affermato che Melania Trump ha avviato autonomamente i contatti tra i due Paesi e ha contribuito a garantire il cessate il fuoco temporaneo ad Alyoshki e nell’area circostante.
La tregua di sei giorni, scaduta domenica, ha permesso alle squadre umanitarie russe e ucraine di consegnare cibo, acqua, medicinali e altri beni di prima necessità e di evacuare i residenti. Secondo Melania Trump, sono state evacuate quasi 800 persone.
Il 2 novembre Lantratova ha dichiarato che erano in corso discussioni per organizzare missioni umanitarie regolari ad Alyoshki con la mediazione della first lady, il che avrebbe potuto consentire la consegna di aiuti ogni mese.
L’incontro precede un altro ciclo di negoziati tra Mosca e Kiev, mediati dagli Stati Uniti, previsto per il 10 e 11 novembre ad Abu Dhabi.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa la FLOTUS Melania aveva rivelato di essere in contatto diretto con il presidente russo Vladimiro Putin da mesi, nell’ambito di un’iniziativa diplomatica riservata per riunire i bambini ucraini sfollati a causa del conflitto con le loro famiglie. Il dialogo era iniziato dopo aver inviato una lettera a Putin nell’agosto 2025. «Mi ha risposto per iscritto, esprimendo la sua disponibilità a collaborare direttamente con me», ha detto. Da allora, i due hanno mantenuto un «canale di comunicazione aperto» incentrato sul benessere dei bambini.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Zelens’ky afferma che gli USA devono ancora a Kiev 16 miliardi di dollari
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Geopolitica
Espulsione incrociata di diplomatici tra Sudan ed Etiopia
Sudan ed Etiopia si sono chiusi reciprocamente i consolati e hanno espulso il personale diplomatico a seguito di accuse reciproche di sostegno a gruppi armati che combattono contro i rispettivi governi.
Secondo quanto riportato dai media mercoledì, l’Etiopia ha ordinato la chiusura del consolato sudanese nella città di confine occidentale di Assosa e ha dato a sei diplomatici 48 ore di tempo per lasciare la sede. Il Sudan ha risposto chiudendo il consolato etiope nella città orientale di Gedaref e ordinando al personale di lasciare la sede. Nessuno dei due ministeri degli Esteri ha fornito spiegazioni pubbliche in merito a tali decisioni.
Il consigliere presidenziale sudanese Amjad Farid ha dichiarato che il suo governo resta impegnato a difendere il proprio territorio, secondo quanto riportato da Reuters. «Ciononostante, sta facendo tutto il possibile per evitare una guerra aperta con l’Etiopia», ha affermato.
Domenica il ministero degli Esteri sudanese ha dichiarato di aver presentato reclami al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e al Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana, accusando l’Etiopia di aver permesso alle Forze di Supporto Rapido (RSF), un gruppo paramilitare, di lanciare attacchi con droni dal suo territorio.
«L’utilizzo del territorio etiope da parte della milizia terroristica (RSF) per colpire il territorio sudanese è considerato un atto ostile», ha dichiarato il Ministero degli Esteri sudanese.
Un rapporto pubblicato dal Consiglio di sovranità di transizione guidato dall’esercito sudanese ha affermato che tra il 15 febbraio e il 27 ottobre si sono verificati 70 attacchi che hanno coinvolto 187 droni d’attacco a senso unico lanciati dall’Etiopia. Secondo il rapporto, gli attacchi hanno ucciso o ferito 484 civili e ucciso 176 soldati, prendendo di mira ospedali, zone residenziali e infrastrutture per l’energia elettrica e il carburante.
Addis Abeba ha negato di sostenere le RSF o di aver autorizzato attacchi con droni dal suo territorio. In una dichiarazione del 5 maggio, il suo Ministero degli Esteri ha respinto le accuse sudanesi definendole «prive di fondamento» e ha chiesto una tregua umanitaria immediata, un cessate il fuoco duraturo e un dialogo guidato dai civili per ripristinare il governo civile in Sudan.
La coordinatrice residente e umanitaria delle Nazioni Unite, Denise Brown, ha dichiarato martedì che l’intensificarsi degli attacchi dei droni in Sudan sta interrompendo le forniture di elettricità, acqua e carburante. Ha affermato che un’interruzione di corrente ha bloccato la dialisi per 25 pazienti in un ospedale alla periferia di Khartoum, mentre la carenza di carburante ha lasciato a piedi centinaia di camion carichi di aiuti.
Le espulsioni si verificano in un contesto di deterioramento delle relazioni regionali. L’Etiopia ha espulso dieci diplomatici eritrei e chiuso la propria ambasciata ad Asmara il 1° ottobre, spingendo l’Eritrea a interrompere le relazioni diplomatiche. Anche Addis Abeba ha espulso un diplomatico egiziano lo stesso giorno.
L’Etiopia ha accusato Eritrea, Egitto e Sudan di sostenere un’alleanza guidata dal Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè, che si è unito ad altri sei gruppi armati con l’obiettivo di rovesciare il governo del primo ministro Abiy Ahmed. Tutti e tre i paesi negano le accuse.
Come riportato da Renovatio 21, a settembre sette gruppi armati etiopi, tra cui ex avversari sul campo, hanno dato vita a un’alleanza per rovesciare il governo del primo ministro Abiy Ahmed e insediare un’amministrazione di transizione.
Come riportato da Renovatio 21, il caos dilagato in Etiopia potrebbe aver avuto determinati padrini geopolitici stranieri e soggetti internazionali che vi hanno lucrato non poco: tutto va considerato nell’ottica dell’enantiodromia su suolo africano tra il vecchio potere USA e quello rampante della Repubblica Popolare Cinese, più interessata che mai a continuare il recente dominio stabilito sul Continente Nero.
Il contrasto tra il TPLF e lo Stato etiope aveva portato anche a speciose accuse contro l’attuale direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, già ministro della Salute etiope ed ex dirigente del TPLF, che il capo di Stato maggiore generale Berhanu è arrivato ad accusare addirittura di traffico d’armi.
L’Etiopia è altresì interessata da un conflitto strisciante con il vicino Egitto a causa di una diga che Addis Abbeba vuole porre sul Nilo. Secondo alcuni analisti, tale frizione potrebbe sfociare in una vera e propria guerra, la prima che può chiamarsi apertamente come guerra per l’acqua.
Come riportato da Renovatio 21, la guerra civile ha avuto come effetto collaterale la quasi cancellazione del cristianesimo dal Tigrè.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa un’operazione delle forze etiopi avevano arrestato diecine di presunti miliziani ISIS.
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Immagine di Jnyssen, CC BY 4.0, via Wikimedia
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