Bioetica
Gene drive, la natura piegata dall’ingegneria genetica
La principale tecnologia con la quale l’ingegneria genetica minaccia di dominare l’intero creato – sia esso nelle sue forme animali o vegetali – si chiama gene drive. L’italiano non ha ancora una traduzione unica per questo concetto, che possiamo tradurre come fa già il francese come«forzatura genetica», o lo spagnolo «genetica direzionata».
Per spiegare velocemente il funzionamento, facciamo un esempio: i genitori con gli occhi marroni a volte possono produrre un bambino con gli occhi azzurri, se solo se entrambi i genitori portano una copia del gene recessivo degli occhi azzurri. Il gene drive sarebbe uno strumento che in alcune specie potrebbe trasformare tali eventi in una quasi certezza.
Gene drive: l’italiano non ha ancora una traduzione unica per questo concetto, che possiamo tradurre come fa già il francese come«forzatura genetica», o lo spagnolo «genetica direzionata»
Per prima cosa, esso garantirebbe che un particolare gene sia ereditato, anche se solo un genitore lo avesse. E inserirebbe automaticamente il gene scelto in entrambe le copie del DNA della prole, trasformando efficacemente un tratto recessivo in un tratto dominante.
Ma non finisce qui. Ciò che rende il gene drive davvero strano e ragguardevole è il fatto che non si ferma con la prima prole. Di generazione in generazione, esso copia e incolla incessantemente il gene che trasporta, fino a quando non sia presente in ogni discendente
Si tratta in pratica di una forma di ingegneria genetica della linea germinale. La modificazione della specie giù per la sua discendenza.
Pochi mesi dopo la scoperta della tecnica nel 2014, racconta il New York Times, il biologo dell’UCLA Anthony James ha progettato due zanzare per trasportare un gene drive legato a un gene di colore rosso fluorescente che avrebbe preso di mira gli occhi delle zanzare.
Si tratta in pratica di una forma di ingegneria genetica della linea germinale. La modificazione della specie giù per la sua discendenza
Poi ha messo ciascuno in una scatola con 30 normali zanzare dagli occhi viola. Quando le zanzare sono nate, hanno a loro volta prodotto prole: circa 3.900 dopo due generazioni, poiché le zanzare depongono molte uova.
Secondo le normali regole di eredità, ci sarebbe dovuto essere un numero uguale di zanzare con gli occhi rossi e con gli occhi viola. Invece, quando James aprì le scatole per controllare la prole, tutte tranne 25 delle 3.900 zanzare avevano gli occhi rossi.
Le leggi dell’ereditarietà erano state «hackerate» dall’uomo.
Le applicazioni previste, come sempre, suona utili e perfino nobili. Oltre a combattere la malaria, programmi di gene drive potrebbero essere utilizzate per alterare, o addirittura eliminare, altri insetti patogeni, dalle mosche che trasmettono la leishmaniosi alle zecche che portano la malattia di Lyme negli Stati Uniti.
Le leggi dell’ereditarietà erano state «hackerate» dall’uomo.
Poiché la diffusione di un tratto avviene per generazioni, un impulso genetico funziona meglio nelle specie che si riproducono rapidamente, come insetti e roditori, piuttosto che, per esempio, negli elefanti e nelle persone.
Programmi di gene drive potrebbero anche essere utilizzate per proteggere le specie in pericolo. Nelle Galápagos, gruppi ambientalisti hanno esplorato usando un impulso genetico «tutto maschile» – una modificazione genetica della linea germinale che ha come risultato solo una prole maschile – così da eliminare i ratti che stanno decimando le popolazioni native di uccelli e tartarughe, che sono attualmente gestiti con esche avvelenate.
Tra i ricercatori agricoli, proposte di gene drive sono state fatte come strategia per combattere i parassiti delle colture invasive, come la mosca della frutta ad ala maculata, senza pesticidi.
Tra i ricercatori agricoli, proposte di gene drive sono state fatte come strategia per combattere i parassiti delle colture invasive, come la mosca della frutta ad ala maculata, senza pesticidi
In un rapporto 2016, l’Accademia Nazionale delle Scienze USA avvertiva che «notevoli lacune nella conoscenza» rimangono intorno agli impatti ecologici ed evolutivi dei geni.
Un gene drive potrebbe fermare un virus ma aprire la strada a un altro più virulento? Potrebbe saltare da una specie a una correlata? Quali sarebbero gli effetti ambientali dell’alterazione dei geni di intere specie? E riguardo ai programmi di eliminare completamente una specie?
Perfino gli scienziati che lo stanno portando avanti si pongono domande terrificanti, per esempio di chiedono se un tale strumento potesse essere usato come arma. Immaginate il sabotaggio gli impollinatori che supportano l’agricoltura o l’alterazione di geni di innocui degli insetti selvatici in modo che essi possano diventare improvvisamente vettori di malattie.
Un gene drive potrebbe fermare un virus solo per aprire la strada a un altro, più virulento? Potrebbe saltare da una specie a una correlata? Quali sarebbero gli eventuali effetti ambientali dell’alterazione dei geni di intere specie? Che cosa pensare dei programmi di eliminare completamente una specie?
Gruppi come Target Malaria, un consorzio di ricerca senza scopo di lucro gestito dall’Imperial College di Londra e finanziato in parte dalla Bill e Melinda Gates Foundation, hanno sottolineato che che lo spiegamento di zanzare modificate tramite gene drive in Africa dovrebbe essere «una decisione africana».
Vi sono al contempo numerosi programmi di convincimento nei villaggi africani come nei piccoli comuni statunitensi, per persuadre la popolazione ad accettare il gene drive, come visibile nella serie di documentari Netflix Unnatural Selection.
Il primo posto in cui verrà probabilmente utilizzato un gene drive è il Burkina Faso, paese dell’Africa occidentale senza sbocco sul mare.
In collaborazione con Target Malaria finanziata da Bill Gates, il team di un biologo locale ha condotto ricerche e ha anche avviato un processo graduale di sensibilizzazione e istruzione, cioè di persuasione della popolazione locale.
Immaginate il sabotaggio gli impollinatori che supportano l’agricoltura o l’alterazione di geni di innocui degli insetti selvatici in modo che essi possano diventare improvvisamente vettori di malattie
La lingua locale, il Dioula, non ha parole per «gene» o «geneticamente modificato», quindi il team di Paré Toé ha anche lavorato con linguisti per sviluppare un lessico di termini. Anche questo dettaglio non ci rassicura sul fatto che le popolazioni locali sappiano davvero a cosa stanno andando incontro.
Al contempo Target Malaria ha iniziato a collaborare con le agenzie regolatorie del Paese, tra cui il Ministero dell’Ambiente, per creare un processo di approvazione graduale. Il primo passo, nel 2016, è stato l’importazione di 5.000 uova di zanzara modificate in modo che i maschi fossero sterili ma non fossero portatori di un gene.
Una liberazione di zanzare sterili nell’ambiente ha già avuto luogo a luglio.
In Burkina Faso una liberazione di zanzare sterili create con il gene drive ha già avuto luogo a luglio.
Supponendo che l’attuale processo continui, le prime zanzare gene drive verrebbero portate dai laboratori in Italia perché il Burkina Faso non ha le strutture di laboratorio che consentirebbero agli scienziati di sviluppare in modo sicuro le zanzare gene drive.
Per le entità che stanno portando avanti il progetto delle zanzare geneticamente modificate, un importante cambiamento è stato la collaborazione tra scienziati africani ed europei nello sviluppo della tecnologia, che ha contribuito a dissipare le accuse secondo cui Target Malaria sta praticando una sorta di «medicina coloniale» operando un lavaggio del cervello agli abitanti dei villaggi e ai leader africani – queste sono le accuse spesso mosse dalle ONG anti-OGM.
«È molto difficile valutare quale potrebbe essere l’impatto ambientale della rimozione di una specie o addirittura della sua modifica» scrive un po’ eufemisticamente il New York Times nel suo lungo reportage.
«Mentre gli ecosistemi tendono ad essere resilienti – molte specie si sono già estinte e ciò non ha portato a un collasso sistemico – essi sono anche complicate e difficili da modellare».
Una risposta la diamo noi di Renovatio 21, citando un articolo che abbiamo pubblicato qualche settimana fa, «Catastrofe genetica in Brasile».
In Brasile infatti un’azienda di ingegneria genetica anglo-americana ha liberato milioni di zanzare geneticamente modificate contenenti un gene letale. Dopo un’iniziale riduzione delle zanzare target nei primi mesi, «la popolazione è ricresciuta fino ai livelli precedenti». Ad oggi, gli scienziati non hanno idea dei rischi derivanti dalla mutazione. Zanzare geneticamente modificate sarebbero sfuggite al controllo umano dopo i test in Brasile e si stanno diffondendo nella zona. Le zanzare presentano un «vigore ibrido», cioè l’incrocio tra le zanzare naturali e quelle geneticamente modificate ha creato «una popolazione più robusta di quanto lo fosse prima del rilascio», resistente agli insetticidi, in poche parole «super-zanzare»
«Se un’azienda volesse usare un gene drive per “cancellare” la resistenza agli erbicidi che alcune erbacce hanno ora sviluppato, ciò sarebbe davvero vantaggioso per il pianeta – o solo l’azienda che ora può vendere più dell’erbicida che ha causato il problema?»
Ci sono belle domande a cui rispondere:
«Se un’azienda volesse usare un gene drive per “cancellare” la resistenza agli erbicidi che alcune erbacce hanno ora sviluppato, ciò sarebbe davvero vantaggioso per il pianeta – o solo l’azienda che ora può vendere più dell’erbicida che ha causato il problema?»
Ricordiamoci come tutto ha avuto inizio anni fa con il cibo geneticamente modificato. La tecnologia per il processo del cibo OGM era controllata principalmente dal colosso agricolo globale Monsanto, che non solo deteneva i brevetti per i nuovi semi, ma aveva avviato rapidamente anche una campagna di marketing globale aggressiva per convincere gli agricoltori a passare alle sue linee di semi con marchio.
Come noto, la Monsanto ora è stata acquisita dal colosso farmaceutico Bayer.
La salute, e la natura, possono essere affidate ad enti privati?
Bioetica
Attivista antiabortista britannica si dichiara non colpevole di aver pregato in silenzio in una «zona cuscinetto»
Isabel Vaughan-Spruce, attivista cattolica pro-vita del Worcestershire, si è dichiarata non colpevole di cinque capi d’accusa previsti dalla legge inglese e gallese sulle zone cuscinetto per l’aborto. Le accuse si basano su una preghiera silenziosa nei pressi di una clinica a Birmingham. Lo riporta LifeSite.
Mercoledì scorso durante un’udienza preliminare al tribunale dei magistrati di Birmingham, ha negato le accuse dopo essere stata incriminata per la prima volta nel dicembre 2025. È la prima persona a essere incriminata in base alle nuove norme nazionali, entrate in vigore nell’ottobre 2024.
La legge vieta qualsiasi attività volta a influenzare, o svolta in modo imprudente circa la possibilità di influenzare, la decisione di una persona di «accedere, fornire o agevolare la fornitura di servizi di aborto» entro 150 metri da una struttura che pratica l’aborto.
Society for the Protection of Unborn Children (Società per la Protezione dei Bambini Non Nati) ha riferito che le presunte violazioni si sono verificate in cinque giorni tra giugno e novembre 2025 all’esterno di una struttura nella zona di Kings Norton e che i pubblici ministeri sono riusciti a far trattare gli episodi come cinque reati distinti anziché uno solo.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
La difesa ha sostenuto che proseguire con l’accusa costituirebbe un abuso di procedura. Il vice giudice capo Tan Ikram dovrebbe decidere il mese prossimo se il caso andrà a processo; in caso affermativo, i pubblici ministeri hanno dichiarato che è improbabile un’udienza prima di gennaio.
Nel primo giorno dell’udienza di tre giorni sull’abuso di procedura, Ikram ha osservato che la legge richiede che un «atto» venga commesso all’interno della zona cuscinetto, indicando che l’attuale accusa «non è stata formulata correttamente» e che «spetta all’accusa chiarirla».
Ha inoltre dichiarato in tribunale: «Questo caso non riguarda il diritto all’aborto, bensì un reato penale definito dal Parlamento… I tribunali non sono qui per giudicare le opinioni delle persone».
Il secondo giorno ha formulato cinque nuove accuse, «una per ogni volta che aveva pregato in silenzio all’interno della “buffer zone“» o zona cuscinetto.
Il team di difesa di Vaughan-Spruce ha sostenuto che la sua assistita è stata «presa di mira», sottolineando che se le sue convinzioni pro-vita non fossero già note, «la sua presenza all’interno della ‘zona cuscinetto’ non sarebbe stata considerata un reato». Inoltre, affermano, il Parlamento non intendeva che la legge «criminalizzasse una condotta di questo tipo» o che prevalesse sui «diritti assoluti alla libertà di pensiero e di professare una particolare fede religiosa».
Vaughan-Spruce è già stata oggetto di precedenti procedimenti giudiziari falliti. Le ultime accuse giungono dopo precedenti tentativi delle autorità di perseguirla per determinate idee espresse mentre si trovava in una «zona cuscinetto».
Come ripportato da Renovatio 21el novembre 2022 è stata arrestata mentre se ne stava in silenzio sul marciapiede di Birmingham. Quando gli agenti l’hanno interrogata, ha spiegato: «Magari sto pregando tra me e me, ma non ho detto nulla ad alta voce». Quell’arresto, ripreso anche in video, è diventato virale e ha scatenato indignazione a livello internazionale.
Settimane dopo fu arrestata di nuovo per il «crimine di pensiero» di preghiera silenziosa. All’epoca intervennero in totale sei agenti di polizia e uno di loro le confermò: «Hai detto che stai pregando, e questo è il reato».
Sostieni Renovatio 21
Nel primo caso i tribunali affermarono che le prove contro di lei non potevano essere dimostrate. Alla fine i tribunali si schierarono dalla sua parte e la polizia dovette scusarsi per il proprio operato nel 2023.
Nel 2024 Vaughan-Spruce ha citato in giudizio la polizia delle West Midlands e ha ottenuto un risarcimento di 13.000 sterline (15.390 euro), con il tribunale che ha riconosciuto l’arresto illegittimo e altre violazioni commesse dagli agenti.
«Rimanere in silenzio e sostenere determinate convinzioni» non dovrebbe «mai essere un crimine».
In base alla nuova legge nazionale sulle zone cuscinetto, Vaughan-Spruce, co-direttrice della March for Life UK e direttrice della campagna 40 Days for Life Birmingham, si è trovata nuovamente ad affrontare un procedimento giudiziario.
Parlando con l’organizzazione Alliance Defending Freedom, la Spruce ha affermato: «Rimanere in silenzio ed esprimere determinate convinzioni in uno spazio pubblico non dovrebbe mai essere un crimine. Eppure, nonostante sia stato scagionato da ogni accusa in diverse occasioni e abbia ricevuto un risarcimento finanziario dopo due arresti ingiustificati, l’anno scorso sono stato nuovamente incriminato per la mia semplice presenza all’interno di una “zona cuscinetto”, e oggi ho ricevuto nuove accuse. Sono profondamente turbato da questa violazione del diritto fondamentale alla libertà di pensiero e alle mie convinzioni cristiane pro-vita, profondamente radicate in me. Prego che prevalgano il buon senso e la libertà, affinché nessun altro debba subire trattamenti criminali per le proprie convinzioni».
La Vaughan-Spruce non è l’unica cittadina britannica incappata in un reato di pensiero – letteralmente, psicopolizia in un senso ancora più profondo di quello ideato da Giorgio Orwell. Vi è infatti anche il caso del veterano dell’esercito britannico Adam Smith-Connor, colpevole di aver violato una «zona cuscinetto» pro-aborto pregando con la mente nei dipressi di una clinica per aborti.
Come riportato da Renovatio 21, lo Smith-Connor era stato arrestato nei pressi dell’attività di aborto di Bournemouth, Dorset, del British Pregnancy Advisory il 14 novembre 2022, dopo aver pregato in silenzio per suo figlio Jacob, abortito 22 anni fa.
L’amminstrazione Trump, anche per bocca direttamente del vicepresidente JD Vance, aveva accusato la «persecuzione della preghiera silenziosa» fuori dagli abortifici britannici, parlando di arresti che sanno di «follia».
L’avvento di un sistema di psicopolizia non riguarda solo questi singoli episodi, ma è una tendenza che ha un fondamento istituzionale e tecnologico.
Moltissime grandi aziende, nonché università e tema di ricercatori, stanno lavorando a strumenti bioelettronici di lettura del pensiero, al punto che in ambito di giurisprudenza si comincia a parlare di diritti di «libertà cognitiva» – a significare come sia riconosciuto che neanche la cognizione è più libera.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Non si tratta solo degli esperimenti della società Neuralink di Elon Musk (che ha ora l’OK per i test sull’uomo dopo aver sperimentato su suini e primati): anche Facebook era attiva in ricerche di questo tipo, così come lo sono università e centri di ricerca all’avanguardia.
La Cina già utilizza sperimentalmente sensori psicodigitali per valutare, e correggere, l’attenzione degli alunni.
Come riportato da Renovatio 21, il guru del gruppo estremista noto come World Economic Forum, Klaus Schwab, durante un incontro pubblico a Davos con il cofondatore di Google Sergej Brin parlò della possibilità, di lì a breve, di sapere esattamente cosa stavano provando e pensando tutti gli spettatori della sala – ovviamente tramite chip biologici e interfacce cerebrali.
Il pensiero eccitava molto lo Schwab, già teorizzatore – come altri importanti discepoli a Davos – della fusione uomo-macchina (che chiama «Quarta rivoluzione industriale», come da titolo del suo libro, prefato in Italia da John Elkann) che ha raccontato, senza vergognarsi, come in futuro negli aeroporti saranno effettuate scansioni celebrali sui viaggiatori di modo da trovare eventuali idee terroriste.
L’antiabortismo è per moltissimi già paraganobile al terrorismo.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine da ADF UK
Bioetica
L’amministrazione Trump nega di aver rinviato la decisione sulla pillola abortiva a dopo le elezioni di medio termine
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Bioetica
Bioetica della vita: forme, origine, senso
Renovatio 21 continua la sua serie di approfondimento della disciplina della bioetica. Per un approfondimento, rimandiamo al Manuale di bioetica in due volumi redatto dal cardinale Elio Sgreccia (1929-2019), di cui sintetizziamo qui le argomentazioni. Monsignor Elio Sgreccia fu tra i principali teorici della bioetica personalista, di cui è considerato il fondatore in ambito cattolico. Per il personalismo bioetico la persona umana, in ogni fase della vita, è un valore in sé e mai un mezzo: il suo statuto ontologico fonda la dignità e orienta ogni scelta biomedica. Ne deriva la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale.
Prima ancora di chiedersi che cosa sia lecito fare sul vivente, la bioetica deve chiedersi che cosa sia la vita. È una domanda che precede tutte le altre, dall’inizio e dalla fine dell’esistenza fino ai limiti dell’intervento genetico, e la risposta che se ne dà finisce per condizionare ogni conclusione successiva.
La vita come movimento che viene da dentro
Nella tradizione filosofica classica la vita è definita come un movimento spontaneo che tende a un fine. Il suo carattere centrale è l’automovimento: il vivente non riceve l’impulso dall’esterno, come il sasso che rotola lungo un pendio, ma si muove da sé, e in sé trova tanto il principio quanto il termine del proprio agire. Il soggetto dotato di vita si presenta perciò come un’individualità, con un proprio centro e un confine essenziale tra interno ed esterno.
Quel confine, tuttavia, non è un muro. Il vivente appare come un «sistema aperto», un equilibrio complesso di flussi capace di scambio continuo con l’ambiente. La sua fenomenologia presenta tratti di continuità con l’ordine fisico-chimico, ma anche un salto qualitativo, e su questo punto si è giocato il dibattito classico tra i «meccanicisti», che tentano di ricondurre le proprietà della vita a semplici scambi chimici e fisici, e i «vitalisti», che invece rivendicano la positiva irriducibilità dei fenomeni vitali.
Ne discende una conseguenza decisiva: la vita non è un oggetto tra gli altri su cui indagare, ma la base di ogni attività e l’orizzonte in cui collochiamo ogni problema, e per questo è portatrice di senso. La sua forma più alta è quella che si dà nella coscienza dell’uomo, dove vita e coscienza non si contrappongono come oggetto e soggetto: la coscienza è anzi il livello più perfetto del vivere.
Sostieni Renovatio 21
Dal cosmo vivente al meccanicismo moderno
Gli antichi avevano della vita una visione che investiva l’intero universo. Nel Timeo Platone (428/427-348/347 a.C.) presenta il cosmo come un animale vivente e intelligente, generato dalla provvidenza divina perché l’opera del demiurgo risultasse la più bella possibile. La materia non era dunque interpretata soltanto come res extensa, ma come res vitalis.
La modernità ha invertito questa prospettiva. Con il dualismo di Cartesio (1596-1650) tra res extensa e res cogitans il fenomeno vita non trova più collocazione: non si riduce a estensione né a pensiero, e il problema è stato quindi ridotto a elemento meccanico, spiegabile con cause efficienti e non finali. Insieme a esso è stato cancellato il concetto di natura come principio interno di movimento e di vita.
Il risultato è una situazione paradossale per la biologia, scienza marginale da un lato, perché la biosfera rappresenta una parte minima dell’universo, e centrale dall’altro, perché riguarda ciò che più conta, la vita, compresa quella umana.
Il finalismo
La scienza moderna si è costruita contro l’aristotelismo e la teleologia. Questo le ha permesso di studiare matematicamente la vasta zona della res extensa, ma ha lasciato fuori la finalità, relegata al solo ambito dello spirito e della coscienza.
Il finalismo sostiene invece che il fine non sia un concetto proiettato dall’uomo sulle cose, né uno strumento valido solo nella sfera della coscienza: esistono finalità in tutto il mondo della vita. Nelle cose inanimate lo scopo è esterno, risiede nella mente di chi le ha progettate (il coltello è fatto per tagliare, ma quella teleologia proviene dall’artefice e non è immanente allo strumento), mentre negli «oggetti animati» lo scopo è immanente. Il modello è lo sviluppo di un organismo, che procede dal meno al più perfetto.
Va sottolineato che la finalità appare o scompare a seconda del metodo adottato. L’approccio filosofico-ontologico la riconosce; quello scientifico-matematizzato, completamente disontologizzato, la esclude perché considera solo la causa efficiente e non il nesso intrinseco tra potenza e atto. Può essere un metodo utile sul suo piano, quello delle spiegazioni puramente scientifiche, ma non esaurisce la realtà.
Creazione e divenire
Sul piano dell’origine, secondo monsignor Sgreccia creazione e divenire non sono in antitesi. La teologia cristiana afferma creatio non est mutatio: c’è un’invalicabile differenza tra la creazione, totale e assoluta posizione di ogni cosa nell’essere (creatio ex nihilo), e il mutamento o trasformazione (mutatio), che presuppone l’esistenza di ciò che è soggetto al divenire.
La causalità divina opera diversamente nei due ambiti: nella creazione Dio è causa prima e unica di tutto l’essere; nel divenire opera ancora come causa prima, trasformante e dirigente, ma non unica, perché entrano in campo le cause seconde finite, anch’esse dotate di capacità di azione e di causalità.
La filosofia della natura è l’ambito della mutatio di ogni ordine, tipo e grado: durante l’evoluzione, rispetto a quanto è stato creato, non si verifica più alcuna forma di creatio ex nihilo, ma processi di trasformazione accidentali e sostanziali.
Aiuta Renovatio 21
Le teorie dell’evoluzione e il riduzionismo
Al concetto di evoluzione si possono assegnare due significati. Per alcuni l’evoluzionismo è la dottrina che si propone di spiegare scientificamente tutti i fenomeni dello spirito e della materia riportandoli a leggi fisiche e biologiche: in quest’ottica la variazione all’origine dell’evoluzione è casuale e perciò imprevedibile, e l’evoluzione si riduce a un semplice svolgimento di trasformazioni sostanziali, senza un punto d’arrivo.
Per altri, invece, evoluzione significa non semplice mutamento, ma «mutamento orientato», ossia «mutamento verso» secondo l’espressione di Tommaso d’Aquino (1225-1274): il processo generativo prevede, attraverso trasformazioni sostanziali, la perfezione ascendente delle forme.
Alla prima lettura è legato il riduzionismo, secondo cui un sistema complesso non è nient’altro che la somma delle sue parti e se ne può dare ragione «riducendone» la considerazione a quella dei singoli costituenti. Occorre ammettere che questo approccio ha permesso alla scienza di identificare meglio le parti fondamentali di una realtà come il corpo umano e le leggi che ne governano il funzionamento.
Tuttavia la prospettiva riduzionistica va abbandonata quando pretende di cogliere il fenomeno nel suo insieme: è impossibile comprendere la funzione di un gene senza collocarla nel contesto della cellula, le cui dinamiche vanno a loro volta studiate nel ruolo che gruppi di cellule hanno in un organo, il quale va infine considerato nell’intero organismo.
Esistono anche forme di riduzionismo non antropocentrico. La più classica è il darwinismo radicale, un naturalismo che afferma una continuità evolutiva tra l’uomo e il resto del mondo naturale: il filosofo James Rachels (1941-2003), nel suo Creati dagli animali. Implicazioni morali del darwinismo, sostiene che dopo Darwin l’uomo non possa più ritenere di occupare un posto speciale nella creazione, essendo un prodotto delle stesse forze evolutive che hanno modellato il resto del regno animale.
Sulla stessa linea si colloca l’ecologismo radicale (la cosiddetta Deep Ecology), che afferma una sostanziale continuità e dunque uguaglianza tra le forme di vita umane e non umane: la natura avrebbe valore in sé e l’essere umano non avrebbe un ruolo centrale, essendo semplicemente biologia, homo natura, alla stregua degli altri viventi.
Il paradigma della complessità
L’alternativa a queste semplificazioni passa per la nozione di complessità, oggi al centro della riflessione in ambito biologico e trasformata in un vero paradigma, cioè in un modello di visione della realtà e di ragionamento. Il complesso è caratterizzato da ordine, coerenza, unità, struttura e organizzazione.
Il filosofo Edgar Morin (1921-) ha espresso la complessità in tre principi. Secondo il principio dialogico la dualità è presente all’interno dell’unità: un esempio è il DNA in rapporto agli aminoacidi, dove si dà una memoria ereditaria stabile e contemporaneamente l’azione di una proteina che si degrada e si ricostituisce. Il principio di ricorsività riconosce che tra causa ed effetto non vi è solo un rapporto lineare, perché i prodotti e gli effetti divergono spesso causa e produttori di ciò che li produce: così la membrana cellulare è insieme prodotto del metabolismo della cellula e parte integrante dei suoi stessi componenti.
In base al principio ologrammatico, infine, il tutto è presente nella parte, tanto che l’uno non si può concepire senza l’altro: ogni cellula contiene la totalità dell’informazione genetica dell’intero organismo.
Quale bioetica per quale vita
Se la vita è automovimento, individualità aperta e orientata a un fine, e se per comprenderla occorre uno sguardo che tenga insieme le parti e il tutto, ne consegue che la bioetica non può trattare il vivente come materiale neutro da gestire.
Deve partire dal suo senso, come fa la bioetica personalista ontologicamente fondata di cui scrive il cardinale Sgreccia. Ridurre l’uomo a somma di meccanismi, o a una specie indistinta tra le altre, non è un semplice errore teorico: è il presupposto da cui discendono molte delle derive che la bioetica dovrebbe invece contrastare.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Immigrazione1 settimana faCatastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
-



Immigrazione2 settimane faL’ascesa del problema bengalese in Italia
-



Vaccini1 settimana faPiano di Moderna di testare i vaccini a mRNA contro COVID e influenza su 410.000 anziani: una «catastrofe annunciata»
-



Pensiero2 settimane faGuerra, Eurasia, fine dell’egemonia occidentale e totalitarismo dell’AI: il discorso di Putin a Valdai 2026
-



Occulto6 giorni faConsiglio comunale si apre con la preghiera «Ave Satana»
-



Occulto2 settimane faDiecine di teschi umani ritrovati nelle foreste nigeriane
-



Salute2 settimane faI malori della 40ª settimana 2026
-



Politica2 settimane faAssassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?












