Geopolitica
Kiev dichiara di aver sterminato l’esercito russo. Eccerto.
L’esercito ucraino ha fornito interessantissimi numeri sulla guerra in corso in un post su Twitter.
Secondo Kiev, nei primi 100 giorni di guerra, 30.950 soldati russi sono stati uccisi, 210 aerei da combattimento, 175 elicotteri e 535 droni sono stati abbattuti e 1367 carri armati, 675 pezzi di artiglieria, 3.336 veicoli corazzati, 121 missili da crociera e 13 navi sono stati distrutti.
Per l’Ucraina, che pure avrebbe ammesso di avere ora difficoltà in Donbasso, sono cifre trionfali. Poiché il rapporto medio tra soldati uccisi e feriti in guerra è 1:3, l’esercito ucraino ha neutralizzato circa 90.000 soldati russi, quasi l’intera forza impiegata nell’Operazioni militare speciale Z.
So, today’s the 101st day of the full-scale ???????????????? war.
And the enemy’s losses ????????????#StopRussia#RussianUkrainianWar #RussianColonialism #RussiaInvadedUkraine #Ukraine pic.twitter.com/ctWpZ2fsNE
— ArmyInform (@armyinformcomua) June 4, 2022
Un osservatore americano ha commentato che ciò costituirebbe una delle più grandi vittorie negli annali della storia militare mondiale, ed è chiaramente degna di studio.
A titolo di confronto, si consideri che, durante la seconda guerra mondiale, quando il generale Friedrich Paulus cedette la sua sesta armata il 31 gennaio 1943 alle forze sovietiche a Stalingrado, ne rimasero 91.000 su 330.000. (Il numero era un po’ più piccolo perché includeva i resti della Quarta Armata di von Bock.)
Vale la pena di ricordare che la battaglia di Stalingrado durò oltre 13 mesi, dall’agosto 1942 al febbraio 1943. L’Ucraina è andata avanti per poco meno di 100 giorni. Quindi, il successo degli storici marescialli sovietici di Stalingrado Timoshenko e Chuikov impallidiscono rispetto all’impresa militare nell’Ucraina di Zelens’kyj, già doppiatore dell’orso Paddington e uomo che finge di suonare un pianoforte con il proprio pene.
È chiaro che siamo dalle parti del fantasma di Kiev, il mitico asso dell’aviazione che avrebbe distrutto diecine di Mig russi nelle prime ore della guerra. Una balla tenuta in piedi un po’, per poi ammettere che il fantasma di Kiev non esisteva, era un’invenzione della propaganda… come i martiri dell’Isola dei Serpenti, l’ecatombe del Teatro di Mariupol’, la storia della puerpera uccisa con il suo bambino, i massacri indicati qua e là, mentre Zelens’kyj ringraziava Facebook per l’aiuto nello «spazio informativo» e un membro del primo team di negoziazione tra Ucraina e Russia veniva trucidato in strada a Kiev.
La cosa più triste: tutta la stampa occidentale a queste balle infami ci casca. Ci vuole cascare, ci deve cascare. Drogati, forzati alla propaganda dei ministeri dello Stato più povero d’Europa, sull’orlo del suo fallimento definitivo, che ha come unica caratteristica quella di essere usato come strumento sacrificale della politica antirussa dei padroni del vapore di NATO e USA.
Geopolitica
Netanyahu ordina l’espansione dell’occupazione di Gaza
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha impartito all’esercito l’ordine di occupare il 70% di Gaza, violando l’accordo di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti tra lo Stato Ebraico e Hamas, che limita il controllo israeliano all’interno dell’enclave a non più del 53%.
L’accordo del 2025, appoggiato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, prevedeva un ritiro progressivo di Israele da Gaza in cambio del disarmo di Hamas e della cessione del controllo del territorio. Al contrario, gli scontri sporadici sono proseguiti, con le forze israeliane che hanno continuato ad avanzare sempre più in profondità nell’enclave.
«Ora controlliamo il 60% del territorio della Striscia. Sapete, eravamo al 50%, siamo arrivati al 60%», ha dichiarato Netanyahu giovedì alla Conferenza della Valle del Giordano nella Cisgiordania occupata. «La mia direttiva è di arrivare… prima di tutto al 70%. Iniziamo da lì», ha aggiunto, precisando che il territorio verrà conquistato gradualmente. Non ha specificato se Israele intenda occupare l’intera Striscia di Gaza.
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All’inizio di questa settimana, Hamas ha accusato Israele di voler imporre con la forza il controllo militare su Gaza, avvertendo che tale mossa compromette qualsiasi reale prospettiva di de-escalation. Il gruppo si è rifiutato di deporre le armi o di consegnarle, secondo quanto affermato dal diplomatico bulgaro Nikolay Mladenov, che sovrintende all’attuazione dell’accordo di cessate il fuoco.
A marzo, i rappresentanti del movimento con sede a Gaza hanno incontrato il Board of Peace, un organismo internazionale guidato dagli Stati Uniti e istituito dal presidente americano Donald Trump a gennaio nell’ambito di un piano di ricostruzione postbellica per Gaza. L’iniziativa si è poi sostanzialmente arenata a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
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Immagine di UNRWA: United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 IGO
Geopolitica
Trump verso l’intensificazione della campagna per il cambio di regime a Cuba
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Geopolitica
Erdogan: «se Dio vuole, il tiranno Netanyahu imparerà questa lezione dai musulmani del mondo»
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha espresso una dura critica nei confronti del premier israeliano Benjamino Netanyahu per la distruzione di Gaza, mettendo in guardia sul fatto che i musulmani potrebbero presto impartirgli una «lezione».
Erdogan ha pronunciato queste parole nel corso delle celebrazioni dell’Eid al-Adha nella sua città natale di Rize, dove ha invocato l’unità tra i musulmani e ha invitato a intensificare le pressioni su Israele.
«Quello che sta accadendo in Palestina, a Gaza, ci impone una posizione particolare, una veglia speciale in occasione di questa Eid. Se Dio vuole, questo tiranno Netanyahu imparerà presto la lezione che si merita dai musulmani di tutto il mondo», ha dichiarato, secondo l’agenzia di stampa turca Anadolu.
Queste affermazioni sono arrivate a breve distanza dal momento in cui Israele ha bloccato centinaia di attivisti di una flottiglia partita dalla Turchia verso Gaza, con aiuti umanitari e militanti filo-palestinesi decisi a sfidare il blocco israeliano dell’enclave. Erdogan ha qualificato l’operazione di intercettazione come «pirateria e banditismo».
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Ankara ha continuato a sostenere i palestinesi attraverso l’invio di aiuti umanitari, iniziative diplomatiche di pressione, sforzi per un cessate il fuoco e azioni legali riguardanti Gaza.
Erdogan figura tra i più accesi oppositori della campagna militare israeliana a Gaza fin dal suo avvio nel 2023, accusando Israele di «genocidio» e «terrorismo di Stato» contro i palestinesi, e arrivando talvolta a paragonare il governo israeliano ai nazisti.
Nel luglio del 2024, a dieci mesi dall’inizio del conflitto, Erdogan aveva sostenuto che la Turchia avrebbe potuto agire contro Israele «proprio come» aveva fatto in Libia e nel Nagorno-Karabakh, un’affermazione interpretata ampiamente dai media e dai rappresentanti israeliani come una minaccia di intervento militare.
I funzionari israeliani hanno sempre più spesso descritto la Turchia come una minaccia regionale. Dopo le dichiarazioni di Erdogan in vista delle elezioni del 2024, il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha paragonato il leader turco a Saddam Hussein in Iraq, invitandolo a «ricordare cosa è successo lì e come è finita».
All’inizio di quest’anno, l’ex premier israeliano Naftali Bennett ha dichiarato che la Turchia potrebbe trasformarsi nel principale avversario regionale di Israele, diventando il «prossimo Iran».
ome riportato da Renovatio 21, nel settembre 2024 Erdogan aveva chiesto la creazione di un’alleanza più ampia di Paesi islamici per affrontare la percepita «minaccia di espansionismo» proveniente da Israele.
A luglio 2023 il presidente turco aveva addirittura minacciato di invadere Israele a causa del conflitto di Gaza, mentre Israele aveva avvertito che il leader turco potrebbe fare la fine di Saddam Hussein, se avesse continuato con tale retorica.
Come riportato da Renovatio 21 in questi anni di conflitto gazano si sono avuti più volte esempi «reductio ad Hitlerum» erdogana, con il turco a paragonare in svariate occasioni il primo ministro Beniamino Netanyahu ad Adolfo Hitler nella condanna dell’operazione militare giudaica a Gaza, arrivando a dichiarare che Israele è uno «Stato terrorista» che sta commettendo un «genocidio» a Gaza, e apostrofando il Netanyahu come «il macellaio di Gaza».
Lo Erdogan lo scorso novembre aveva accusato lo Stato Ebraico di «crimini di guerra» per poi attaccare l’intero mondo Occidentale (di cui Erdogan sarebbe di fatto parte, essendo la Turchia aderente alla NATO e aspirante alla UE) a Gaza «ha fallito ancora una volta la prova dell’umanità».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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