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Geopolitica

La stampa cinese parla dei neonazisti in Ucraina

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La stampa cinese parla del fenomeno delle formazioni neonaziste in Ucraina con un’onestà giornalistica oramai utopica per i giornali occidentali, oramai ridotti a passacarte della narrazione ucro-NATO.

 

Un editoriale del 17 maggio, sulla testata anglofona del Partito Comunista Cinese Global Times («Il neo-nazismo avvelena l’Ucraina, l’Europa, sotto la connivenza dell’Occidente») scrive:

 

«Diversi esperti hanno sottolineato che gli Stati Uniti sono i colpevoli dell’attuale caos in Ucraina. Gli Stati Uniti hanno deliberatamente spinto il potere “neo-nazista”, ma stanno creando un contraccolpo».

 

L’articolo cinese sostiene non esserci molta differenza tra nazisti e neonazisti, anche se è stata data loro l’etichetta di «estremisti di estrema destra» per renderli più «appetibili» per il corpo politico – nella stampa occidentale li si definisce talvolta grottescamente «nazionalisti», per per questa operazione prwelliana di igiene di linguaggio.

 

«Alcuni osservatori occidentali ritengono che molte milizie di destra, tra cui Azov e Settore Destro, abbiano iniziato a prendere piede in Ucraina dopo la crisi della Crimea nel 2014, e alcuni ucraini considerano queste milizie con gratitudine e ammirazione», continuano l’editoriale cinese.

 

«I rapporti hanno mostrato che sullo sfondo del crescente sentimento anti-russo in Ucraina, le forze di estrema destra in Ucraina hanno iniziato a sostenere la glorificazione dei crimini degli ultranazionalisti e la soppressione dello status della lingua russa».

 

È quindi spiegato come ci sia stata una crescita di elementi neofascisti in Polonia e altrove nell’Europa orientale, in parte a causa della loro paura e odio per la Russia, ma anche a causa della distruzione dell’economia dell’Europa orientale dopo che la Polonia e altri hanno aderito all’UE.

 

Come in precedenza nella Germania dell’Est, i Paesi occidentali sono entrati e hanno acquistato a buon mercato società dell’Europa orientale e hanno venduto i pezzi.

 

Riferiscono che molti professionisti dell’Europa orientale sono emigrati in Occidente in cerca di lavori più retribuiti, privando i loro Paesi d’origine del loro potenziale di risorse umane, portando così a maggiori problemi economici e risentimento e alimentando le correnti neonaziste.

 

L’articolo del Global Times sottolinea anche come l’Occidente avesse anche incoraggiato e finanziato Hitler, prima della seconda guerra mondiale, come baluardo contro l’Unione Sovietica.

 

Ora, rubricandoli come combattenti per la «democrazia» e i «diritti umani», stanno permettendo ai neofascisti una nuova esistenza in Europa.

 

Global Times cita un’intervista del 2018 con il compianto accademico studioso della Russia Stephen Cohen, in cui spiegava l’ascesa dei neofascisti in Ucraina, che definiva «particolarmente pericolosa».

 

«Un movimento fascista ampio, in crescita e ben armato è riapparso in un grande paese europeo che è l’epicentro politico della nuova Guerra Fredda tra Stati Uniti e Russia», affermava profeticamente il Cohen.

 

E peggio ancora, «Kiev sta perdendo il controllo sui gruppi radicali» avvertiva l’accademico.

 

Nelle parole del Cohen possiamo trovare una eco alle posizione di esperti di Relazioni Internazionali di scuola realista come il professor John Mearsheimer, che anni addietro aveva predetto il ruolo occidentale nello spingere l’Ucraina, più che verso lo sviluppo e il benessere che sarebbero concessi dalla neutralità, verso il conflitto con Mosca, utile al disegno geopolitico atlantico.

 

 

A questo, quindi, serviva finanziare e proteggere, e poi, infiltrare in amplissime dosi nell’esercito, le forze neonaziste: ad eliminare ogni possibilità di compromesso con Mosca, perfino quanto stipulato pubblicamente con gli Accordi di Minsk.

 

Come riportato da Renovatio 21, è interessante ripescare l’intervista al capo di Pravij Sektor all’indomani della vittoria di Zelens’kyj alle elezioni 2019, in cui dice che il presidente-comico «sarà appeso a qualche albero del Khreshchatyk [il viale centrale di Kiev, ndr] se tradirà l’Ucraina e quelle persone che sono morte durante la Rivoluzione e la Guerra». Da questa aperta minaccia di impicaggione, il lettore può capire molto delle decisioni di Zelens’kyj in questi mesi.

 

Ribadiamo che bisognerebbe riflettere, ad ogni modo, sul fatto che la stampa occidentale in questo momento possa ricevere lezioni di giornalismo sincero e veritiero dalla Repubblica Popolare Cinese…

 

Il mondo è sottosopra, ma mica per colpa nostra: per colpa di quei mostri che continuano a mentirci senza più alcun pudore.

 

 

 

Immagine di Carl Ridderstråle via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

 

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Geopolitica

Israele attacca un centro culturale russo in Libano

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Mosca ha accusato Israele di un «atto di aggressione immotivato» in seguito al bombardamento da parte delle forze israeliane di un centro culturale russo in Libano.

 

L’attacco alla struttura situata nella città meridionale di Nabatieh è stato reso noto domenica dal suo direttore, Asaad Diya, il quale ha precisato che l’edificio era vuoto al momento dell’incidente. Rossotrudnichestvo, l’agenzia russa per la cooperazione umanitaria internazionale che mantiene un ufficio ufficiale a Beirut, ha dichiarato che il proprio personale resta in contatto con i partner libanesi e sta fornendo attivamente assistenza ai civili colpiti dalle ostilità.

 

Israele ha ripreso gli attacchi aerei e le operazioni terrestri in Libano all’inizio di questo mese, concentrandosi su Hezbollah, dopo aver affiancato gli Stati Uniti in una guerra per un cambio di regime contro l’Iran.

 

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Rossotrudnichestvo ha sottolineato che il centro culturale di Nabatieh «non è stato coinvolto in alcuna attività militare» e che l’attacco risulta pertanto ingiustificabile.

 

L’agenzia ha inoltre ricordato che, durante la guerra del 1973 contro le nazioni arabe, Israele colpì il centro culturale sovietico a Damasco, in Siria, causando la morte di un’insegnante di lingua russa e di un dipendente locale. L’aereo responsabile del bombardamento fu abbattuto e il suo pilota catturato dalle forze siriane, ha aggiunto.

 

Nella guerra dello Yom Kippur, Israele si trovava nella posizione di parte in difesa. Sebbene il conflitto, di breve durata, si sia concluso con una situazione di stallo militare, esso spinse anche gli stati arabi produttori di petrolio a imporre un embargo nei confronti dei sostenitori di Israele, provocando uno shock globale dei prezzi.

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Geopolitica

La Von der Leyen evita di condannare la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran

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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non ha condannato la guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, affermando che «non si dovrebbero versare lacrime per» la defunta Guida suprema dell’Iran, l’aiatollà Ali Khamenei, eliminato nei primi attacchi.   Intervenendo lunedì alla conferenza annuale degli ambasciatori dell’UE, von der Leyen ha liquidato il dibattito su se l’attacco all’Iran «sia una guerra scelta o necessaria», presentandolo invece come l’apertura di «una strada verso un Iran libero».   «Credo che questo dibattito non colga il punto», ha dichiarato. «Voglio essere chiara: non si dovrebbero versare lacrime per il regime iraniano. Questo regime ha inflitto morte e impone la repressione al suo stesso popolo».

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L’UE è stata criticata per non aver diffuso una dichiarazione unitaria per quasi 48 ore dopo i primi attacchi USA-Israele contro l’Iran. Come riportato da Renovatio 21, l’indignazione pubblica si è concentrata su un post in cui von der Leyen annunciava che avrebbe convocato una riunione di emergenza sulla sicurezza dell’Iran due giorni dopo, scatenando una diffusa presa in giro per quella che gli utenti hanno descritto come inerzia burocratica e incompetenza geopolitica dell’UE. È stata inoltre criticata per aver definito «ingiustificati» gli attacchi di rappresaglia iraniani contro Israele e le basi statunitensi, senza condannare i primi attacchi USA-Israele.   Negli ultimi giorni, i critici hanno accusato von der Leyen di eccesso diplomatico dopo una serie di post sulla guerra in Iran – inclusi segnali di sostegno al cambio di regime a Teheran – e molteplici telefonate con i leader del Golfo. Secondo un articolo di Politico di lunedì, diplomatici, funzionari dell’UE e legislatori hanno criticato quello che considerano il suo tentativo di presentarsi come la principale voce dell’UE all’estero nonostante la mancanza di un mandato formale, nel contesto di quella che è ampiamente ritenuta una lotta di potere dietro le quinte con la principale diplomatica del blocco, Kaja Kallas.  

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Nel suo discorso di lunedì, anziché concentrarsi sul conflitto in sé, von der Leyen ha sfruttato l’escalation per mettere in discussione il cosiddetto ordine internazionale «basato sulle regole» dell’Occidente e per sostenere un cambiamento nella posizione di sicurezza dell’UE.   «L’impatto a lungo termine sta già ponendo interrogativi esistenziali sul futuro del nostro sistema internazionale basato sulle regole», ha affermato, aggiungendo che «l’Europa non può più essere custode del vecchio ordine mondiale» e mettendo in dubbio se la dipendenza dell’Unione dal «consenso e dal compromesso» in politica estera «sia più un aiuto o un ostacolo», nonché esortando l’UE a prepararsi «a proiettare il nostro potere in modo più assertivo».   «In parole povere», ha aggiunto la presidente della Commissione, questo significa maggiori investimenti nelle forze armate.   In pratica, la guerra in Iran servirà all’Europa per giustificare i megainvestimenti bellici, con la riconversione, ad esempio, dell’industria automobilistica tedesca in produzione di armamenti.   La conseguenza, ovviamente, è un’ulteriore instabilità dell’intero mondo.

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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine tagliata
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Putin e Trump si sono telefonati

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Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo statunitense Donald Trump, ha riferito ai giornalisti il consigliere del Cremlino Yurij Ushakov. La chiamata è stata avviata dal presidente americano per discutere degli ultimi sviluppi internazionali, ha precisato.

 

Secondo l’assistente, il colloquio si è concentrato sul conflitto iraniano e sui negoziati trilaterali tra Mosca, Washington e Kiev finalizzati a risolvere il conflitto ucraino. Il dialogo tra i due leader è stato «professionale, aperto e costruttivo», ha dichiarato Ushakov, sottolineando che entrambi i presidenti si sono detti disponibili a mantenere contatti regolari.

 

Putin e Trump hanno parlato per circa un’ora, ha aggiunto l’Ushakov.

 

Il presidente degli Stati Uniti ha ribadito l’interesse di Washington nel porre fine alle ostilità tra Mosca e Kiev e nel raggiungere una soluzione duratura del conflitto ucraino. Putin ha ringraziato Trump per gli sforzi di mediazione continui della sua amministrazione, secondo quanto riferito da Ushakov.

 

Putin ha inoltre condiviso le sue considerazioni sul conflitto in corso in Iran e ha riferito a Trump delle conversazioni avute la scorsa settimana con i leader delle nazioni del Golfo e con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Trump, da parte sua, ha espresso la propria opinione sulla situazione, ha detto Ushakov, precisando che la discussione sulla questione è stata molto «sostanziale».

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Trump ha definito la conversazione con Putin «un’ottima telefonata», dichiarando in una conferenza stampa tenutasi più tardi lunedì che i due leader hanno discusso sia della guerra con l’Iran sia della «lotta senza fine» in Ucraina.

 

L’ultima telefonata tra i due presidenti risaliva a dicembre. In quell’occasione, la Casa Bianca l’aveva descritta come «positiva».

 

Lunedì mattina, Putin aveva avvertito che la prosecuzione del conflitto in Medio Oriente rischia di compromettere gravemente i flussi globali di petrolio e gas, soprattutto a causa della chiusura di fatto dello Stretto di Ormuzzo, una rotta marittima cruciale.

 

Il conflitto potrebbe provocare un’interruzione della produzione petrolifera del Golfo e condurre a una «nuova… realtà dei prezzi», ha affermato durante una riunione di governo. Mosca resta un «fornitore di energia affidabile», ha dichiarato il presidente, aggiungendo che continuerà a fornire petrolio e gas alle nazioni che considera partner affidabili.

 

Mosca ha condannato la campagna di bombardamenti statunitense e israeliana contro l’Iran, definendola un «atto di aggressione premeditato e immotivato». Lo stesso Putin non ha espresso una valutazione pubblica complessiva dell’operazione, ma ha descritto l’uccisione della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, come una «cinica violazione» della moralità e del diritto internazionale.

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