Geopolitica
Soldati birmani attaccano una clinica cattolica e rapiscono cinque suore
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.
I militari hanno preso d’assalto la struttura sanitaria di Karuna, rubato il materiale sanitario e fermato 18 tra medici e personale sanitario. Nella stessa diocesi di Loikaw anche cinque suore di Maria Bambina sono state sequestrate dalla polizia insieme a un parroco e al personale sanitario volontario. Tuttora non è noto di dove si trovino.
I soldati dell’esercito birmano hanno fatto chiudere ieri un centro sanitario gestito dalla Chiesa locale nella provincia a maggioranza cristiana di Loikaw, nello Stato Kayah.
Circa 200 soldati hanno fatto irruzione nel complesso della chiesa cattolica di Loikaw «con ogni sorta di armi mortali» e «hanno trascorso l’intera giornata perquisendo ogni stanza, arrestando chi volevano, rubando tutto ciò che volevano e mandando i pazienti gravemente malati dove volevano loro»
La denuncia viene da padre Wilbert Mireh, un sacerdote gesuita che su Facebook ha raccontato l’ennesimo attacco della giunta militare contro i più vulnerabili. I militari hanno preso d’assalto la clinica di Karuna, rubato il materiale sanitario e fermato 18 tra medici e personale sanitario.
«Siamo molto preoccupati per coloro che sono stati arrestati ingiustamente e per tutti i pazienti che sono stati trasferiti con la forza nonostante le loro gravi condizioni di salute, ma siamo anche molto avviliti per la perdita di preziose attrezzature medicali rubate dai militari», ha scritto il missionario sulla propria bacheca sul social.
«Queste preziose attrezzature sono frutto della generosità e l’amore della gente e la loro perdita influenzerà in modo negativo coloro che hanno bisogno di aiuto medico, soprattutto in questo Paese dove il sistema sanitario è collassato».
«Non ci piegheremo mai a loro per paura. In accordo con la nostra fede, continueremo a vivere per il bene, la verità e la giustizia»
In base alle ricostruzioni della vicenda, verso le 10 del mattino circa 200 soldati hanno fatto irruzione nel complesso della chiesa cattolica di Loikaw «con ogni sorta di armi mortali» e «hanno trascorso l’intera giornata perquisendo ogni stanza, arrestando chi volevano, rubando tutto ciò che volevano e mandando i pazienti gravemente malati dove volevano loro», prosegue padre Mireh.
«L’obiettivo principale dei teppisti (i soldati) era quello di fermare completamente l’assistenza sanitaria inclusiva e caritatevole da cui tanta gente dello Stato di Kayah dipende. Si è trattato di un attacco deliberato e violento contro gli operatori volontari, i pazienti di ogni estrazione religiosa e sociale e la minoranza cattolica del Paese».
La clinica di Karuna è infatti gestita dalla Chiesa ma accoglie pazienti di ogni fede e ceto sociale. Padre Mireh ha poi precisato che non è la prima volta che si registra un attacco del genere: i soldati hanno infatti già assaltato e anche bombardato più volte le strutture cattoliche nel Kayah, «ma – precisa il gesuita – non ci piegheremo mai a loro per paura. In accordo con la nostra fede, continueremo a vivere per il bene, la verità e la giustizia».
Cinque suore delle Suore di Maria Bambina sono state sequestrate dalla polizia insieme a un parroco e al personale sanitario volontario
AsiaNews ha inoltre appreso da fonti sul luogo che nei giorni scorsi sempre a Loikaw cinque suore delle Suore di Maria Bambina sono state sequestrate dalla polizia insieme a un parroco e al personale sanitario volontario.
Tuttora non è noto di dove si trovino.
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Immagine di OneNews via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)
Geopolitica
Orban: l’Ucraina è il nostro nemico
Il primo ministro ungherese Vittorio Orban ha definito l’Ucraina un «nemico» a causa delle sue richieste di interrompere gli acquisti di petrolio e gas dalla Russia.
Budapest si è costantemente opposta agli sforzi dell’Unione Europea per eliminare progressivamente le forniture energetiche russe, nell’ambito delle sanzioni adottate contro Mosca in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022.
Parlando sabato durante un comizio elettorale nella città occidentale di Szombathely, Orban ha accusato Kiev di compromettere la sicurezza energetica dell’Ungheria.
«Gli ucraini devono smettere di chiedere a Bruxelles di tagliare fuori l’Ungheria dall’energia russa a basso costo», ha dichiarato Orban.
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«Finché l’Ucraina continuerà a pretendere che l’Ungheria venga esclusa dall’energia russa economica, non sarà soltanto un nostro avversario, ma diventerà nostro nemico», ha aggiunto, mettendo in guardia sul rischio di aumenti drammatici nelle bollette per le famiglie ungheresi.
Orban ha rinnovato la sua ferma contrarietà all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, sostenendo che un’«alleanza militare o economica» con Kiev «porterebbe solo problemi». Lunedì l’Ungheria ha annunciato l’intenzione di fare causa all’UE per quello che ha definito un divieto «suicida» sulle forniture energetiche russe.
La Commissione europea sta attualmente esaminando il ventesimo pacchetto di sanzioni, che prevede tra l’altro il divieto di servizi marittimi per il trasporto di petrolio russo. Lo scorso mese, il Consiglio europeo ha approvato una roadmap per eliminare completamente le rimanenti importazioni di gas russo entro la fine del 2027.
A differenza della maggior parte degli altri Stati membri dell’UE, l’Ungheria ha rifiutato di fornire armi all’Ucraina e ha insistito affinché l’Unione privilegi una soluzione diplomatica al conflitto. Orbán ha inoltre messo in guardia sul fatto che un’ulteriore escalation del conflitto potrebbe sfociare in una guerra totale tra NATO e Russia.
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Immagine di European People Party via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Geopolitica
Orban: l’UE cerca di tagliare il sostegno alle famiglie per finanziare l’Ucraina
🫴 Brusselian bureaucrats have their hands out, trying to take money from our families so they can shovel it over to Kyiv. Brussels calls putting families first heresy. We call it common sense. pic.twitter.com/QqryAo90jB
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) February 6, 2026
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Geopolitica
La Finlandia si oppone alle garanzie «simili all’articolo 5» NATO per l’Ucraina
Secondo un cablogramma diplomatico trapelato, la Finlandia ha chiesto riservatamente ai funzionari statunitensi di evitare di presentare i futuri impegni di sicurezza verso l’Ucraina come «simili all’articolo 5», avvertendo che tale formulazione potrebbe indebolire la portata della clausola centrale di difesa collettiva della NATO.
L’articolo 5 del Trattato Atlantico stabilisce che un attacco armato contro uno dei membri dell’Alleanza sia considerato un attacco contro tutti, attivando l’obbligo di una risposta militare collettiva.
Un dispaccio del dipartimento di Stato americano datato 20 gennaio, acquisito da Politico, rivela che il ministro degli Esteri finlandese Elina Valtonen avrebbe messo in guardia i legislatori statunitensi in visita: utilizzare un linguaggio di questo tipo rischierebbe di confondere le garanzie assolute e vincolanti dell’articolo 5 con le promesse bilaterali che singoli Paesi potrebbero eventualmente offrire a Kiev.
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Valtonen avrebbe inoltre insistito sulla necessità di mantenere un chiaro «firewall» – una netta separazione – tra il sistema di difesa collettiva della NATO guidato dagli Stati Uniti e qualsiasi accordo di sicurezza futuro riguardante l’Ucraina. Secondo il cablogramma, analoghe preoccupazioni sarebbero state espresse anche dal ministro della Difesa finlandese in un incontro successivo.
Nel contesto dei negoziati di pace in corso, mediati dagli Stati Uniti, sul conflitto ucraino, diversi resoconti giornalistici hanno indicato che Washington avrebbe proposto garanzie di sicurezza «simili all’articolo 5» per Kiev come elemento di una possibile roadmap verso la pace, includendo la Finlandia – entrata nella NATO nel 2023 – tra i potenziali Paesi garanti disposti a difendere l’Ucraina in caso di nuova aggressione.
Tuttavia, già alla fine dello scorso anno il primo ministro finlandese Petteri Orpo aveva smentito tale ipotesi, dichiarando che Helsinki non intende fornire garanzie in stile NATO all’Ucraina e sottolineando una distinzione fondamentale tra impegni di assistenza e obblighi di difesa militare.
«Dobbiamo comprendere che una garanzia di sicurezza è una questione estremamente seria. Non siamo disposti a offrire garanzie di sicurezza, ma possiamo contribuire con misure di sicurezza. La differenza tra le due cose è enorme», aveva affermato.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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