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Sorveglianza

Il green pass preparato prima del COVID. Per la tirannia digitale UE

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Il green pass era stato preparato prima del COVID, della pandemia, del green pass.

 

Proprio così, il green pass c’era ancora prima che ci fosse il green pass. Il green pass precede Wuhan e il mondo pandemico.

 

I giornalisti de La Verità Claudio Antonelli e Giulia Aranguena hanno pubblicato un altro articolo di capitale importanza che scandaglia la questione dell’app verde, i suoi database, i suoi impieghi futuri – e l’oceano di politica e burocrazia europea (sempre opaca, melmosa) che ne hanno visto la nascita. E ben prima che la gente cominciasse a tossire in Cina.

 

Il green pass sta «consentendo per la prima volta nella storia italiana ed europea di formare una base dati utente (trasformare i cittadini in account digitali) lungo un’autostrada che si basa sugli algoritmi della blockchain».

Non si tratta di analisi o ipotesi: sono fatti. Il circuito elettronico del green pass è stato creato prima del COVID-19 per gli stessi scopi per cui sarà impiegato ora – scopi che ci viene detto sono stati suscitati dalla pandemia.

 

Invece, l’impressione è che la digitalizzazione della cittadinanza europea – cioè l’installazione di una piattaforma di controllo dell’individuo con dematerializzazioni di tante attività – fosse preordinata.

 

Il green pass, scrivono i due reporter, sta «consentendo per la prima volta nella storia italiana ed europea di formare una base dati utente (trasformare i cittadini in account digitali) lungo un’autostrada che si basa sugli algoritmi della blockchain».

 

Come abbiamo sottolineato varie volte, il primo grande step che sarà permesso dal processo digitalizzazione di cui il green pass è il kickstarter, sarù il cosiddetto «euro digitale». Una moneta interamente elettronica gestita nei portafogli virtuali dei cittadini su database del superstato Europeo.

 

Quella del green pass è «la stessa tecnologia che servirà a introdurre l’euro digitale o sviluppare funzioni di pagamento e tracciabilità online

Quella del green pass, infatti, è «la stessa tecnologia che servirà a introdurre l’euro digitale o sviluppare funzioni di pagamento e tracciabilità online. Infatti, in quanto tale, il green pass è proprio il fattore decisivo per l’accelerazione della digitalizzazione intensiva decisa dalle politiche di Bruxelles già prima della dichiarazione della pandemia da parte dell’OMSnel marzo del 2020».

 

La strategia emergerebbe da un documento strategico intitolato cioè Plasmare il futuro digitale dell’Europa del 19 febbraio 2020. Il testo di avvale di uno studio uscito poi nel secondo semestre 2020, Shaping the digital transformation, redatto da McKinsey Global Institute, un ente che studia le tendenze economiche globali ed è stato fondato nel 1990 ed è ovvia emanazione di McKinsey, multinazionale della consulenza coinvolta in vari scandali, da Enron alle persecuzioni dei dissidenti sauditi, etc. È un uomo di McKinsey l’attuale segretario dei Trasporti USA, il bizzarro Pete Buttigieg, omosessuale affitatore di uteri figlio del traduttore americano di Gramsci: dopo essere stato nella grande azienda divenne ufficiale per l’Intelligence della marina USA, tornando in Afghanistan dove era in realtà già stato a lavorare per il colosso miliardario.

 

Torniamo al documento. In Plasmare il futuro digitale dell’Europa – ribadiamo, uscito prima del pipistrello cinese – «si possono trovare le radici stesse dell’attuale green pass».

 

«L’UE già a febbraio 2020 prevedeva il ricorso a una vera “identità elettronica (eID) pubblica universalmente accettata”, poggiata su un robusto sistema infrastrutturale, sviluppata secondo un chiaro principio di interoperabilità degli standard informatici dei dati e rafforzata dall’estensione, al di fuori dai servizi finanziari, di quei presidi tipici del mondo finanziario della cosiddetta Psd2 (o Direttiva sui Pagamenti), come i fattori di autenticazione».

«L’UE già a febbraio 2020 prevedeva il ricorso a una vera “identità elettronica (eID) pubblica universalmente accettata”, poggiata su un robusto sistema infrastrutturale, sviluppata secondo un chiaro principio di interoperabilità degli standard informatici dei dati»

 

«Essa rappresenta il pilastro di tutta una serie azioni ritenute necessarie per guidare la “transizione verso un pianeta in salute e un nuovo mondo digitale”» scrive La Verità. Insomma, un piano per computerizzare il mondo, a partire da un sistema di ID elettronico che sia «pubblico universalmente accettato», e sottolineiamo soprattutto «universalmente accettato».

 

Nel documento UE viene dichiarato che bisogna migliorare le «competenze digitali dei cittadini», lavorare per un «aumento della connettività», addirittura garantire «la sovranità tecnologica europea attraverso un’espressa politica di controllo dei dati», che detto da quelli che trattano con Google, Facebook, Amazon, Apple e pure Huawei e soci fa un po’ ridere – specie se pensiamo alla verde Irlanda. (verde come certi dollari americani)

 

Ad ogni modo, nel documento programmatico UE si dice anche che verranno intraprese di azioni per:

 

1) «Migliorare il processo decisionale pubblico e privato» – qui il significato ci sfugge. Significa che la UE vuole stabilire come i privati devono prendere le decisioni? Magari, con che tecnologia? E il processo decisionale pubblico, deve essere stabilito parimenti dalla UE? Parlano delle elezioni…?

 

Il cittadino diviene utente. Il governo diviene «piattaforma». Questa è la digitalizzazione finale. La democrazia diviene computer. Le leggi, la Costituzione sostituite dal «codice». E, se avete visto il film Elysium, potete immaginare la conseguenza: chi controlla il sistema operativo controlla il Paese, controlla la realtà.

2) «Evitare «tentativi di manipolazione dello spazio dell’informazione» – stanno, per caso, parlando di purga delle fake news? Hacker russi? Troll farm in Macedonia? Renovatio 21 chiusa definitamente?

 

3) «Supportare il green deal «monitorando dove e quando c’è maggiore domanda di energia elettrica» – qui si innesta il discorso del green deal europeo, sul quale stiamo pubblicando tanti articoli. Per fare una sintesi, vi basta guardare quanti fiumi di inchiostro, e incontri politici di altissimo livello, siano dati alla creatura artificiale Greta Thunberg: stringendo ulteriormente, vi garantiamo che il prossimo lockdown, ora che abbiamo dato il nostro assenso su quello pandemico, sarà un lockdown «climatico».

 

4) «Modernizzare la struttura economica e finanziaria, e  avere uno “spazio europeo dei dati sanitari”» – cioè, ci par di capire, di creare un grande database dei dati biologici e al contempo velocizzare l’infrastruttura delle transazioni, rendendo ancora più fluido, veloce, trasparente il circuito del danaro.

«Il nocciolo della questione sta nella potenzialità dirompente della trasformazione dell’identità personale in identità pubblica digitale»

 

Ma non solo. La UE si pone vari piani di azione, come per esempio «”per la democrazia europea volto a migliorare la resilienza dei nostri sistemi democratici”, sostenere il pluralismo dei media, affrontare le minacce di interventi esterni nelle elezioni europee applicando il voto elettronico».

 

Resilienza dei sistemi democratici, voto elettronico, pluralismo dei media… sì, Bruxelles vuole dirci come votare. Vuole mettere le mani, elettronicamente, sulla democrazia.

 

E così la Commissione ha preparato il piano digitale del prossimo decennio – chiamato «2030 digital compass» – che riformerà le norme sull’identificazione elettronica, che il contesto europeo si chiama eIDAS.

 

L’eIDAS «sarà il perno principale di azioni di massiccia informatizzazione che andranno fatte a tutti i livelli, specie nei servizi pubblici, tutti da digitalizzare».

«Si sta introducendo quindi «la riduzione dei cittadini a meri utilizzatori di servizi pubblici o privati erogati, con i medesimi meccanismi del Web service, da piattaforme nazionali a stretto controllo pubblico su cui, con il modello del Governament as platform»

 

Ma non è finita: «il parallelo con il green pass si scopre anche nelle caratteristiche del nuovo sistema di identità elettronica eIDAS, incentrato sulla creazione di portafogli europei di identità digitale, cioè certificazioni di credenziali personali da conservare su wallet dotati di firme crittografiche sotto forma di QR Code – in grado di collegare le identità digitali nazionali degli utilizzatori con la prova di altri attributi personali (per esempio il conto bancario, titoli di studio), a consentirne la perfetta sovrapponibilità con la sostanza informatica e giuridica del green pass».

 

Antonelli e Aranguena indicano che uno dei problemi (probabilmente, il motivo per cui nessuno si è accorto di nulla) è la volontaria ostinazione a tenere basso il livello della discussione pubblica. «Il nocciolo della questione sta nella potenzialità dirompente della trasformazione dell’identità personale in identità pubblica digitale».

 

Si sta introducendo quindi «la riduzione dei cittadini a meri utilizzatori di servizi pubblici o privati erogati, con i medesimi meccanismi del Web service, da piattaforme nazionali a stretto controllo pubblico su cui, con il modello del Governament as platform, per alcuni settori ritenuti strategici, vi potrà essere una condivisione di dati sanitari e relativa identificazione personale anche per altre “forme di impiego” (trasporto, servizi finanziari, istruzione)».

 

Grazie a virus, vaccini e tamponi, la piattaforma della tirannide elettronica corre sui nostri telefonini.

Il cittadino diviene utente (e per questo da tempo vi ripetiamo che Facebook è un anteprima della società distopica che ci aspetta).

 

Il governo diviene «piattaforma». Questa è la digitalizzazione finale. La democrazia diviene computer. Le leggi, la Costituzione sostituite dal «codice». E, se avete visto il film Elysium, potete immaginare la conseguenza: chi controlla il sistema operativo controlla il Paese, controlla la realtà.

 

L’incubo digitale del green pass non riguarda il COVID, ma un piano ben precedente. La pandemia ha solo accelerato i tempi. La cosa giusta al momento giusto, per il Grande Reset della democrazia, l’installazione della tecnocrazia totalitaria più spaventosa mai vista.

 

Grazie a virus, vaccini e tamponi, la piattaforma della tirannide elettronica corre sui nostri telefonini.

 

 

Roberto Dal Bosco

Sorveglianza

Re Carlo annuncia che il governo britannico introdurrà l’identità digitale

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Re Carlo III ha confermato mercoledì che il Regno Unito procederà con l’introduzione di un sistema di identificazione digitale per «modernizzare» i servizi pubblici, nonostante le forti controversie sulle implicazioni per la libertà e la privacy.

 

Il monarca ha pronunciato il suo discorso annuale alla Camera dei Lord in occasione dell’apertura del Parlamento, affrontando una vasta gamma di sfide che la nazione si trova ad affrontare. Nel corso dell’intervento ha accennato, senza fornire ulteriori dettagli, che «i miei ministri procederanno anche all’introduzione dell’identità digitale, che modernizzerà il modo in cui i cittadini interagiscono con i servizi pubblici».

 

Secondo il dipartimento britannico per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia, il piano prevede che «un’identità digitale gratuita venga memorizzata in modo sicuro sul telefono e contribuisca a dimostrare l’identità, inclusi età e status di residenza, semplificando l’accesso ai servizi governativi e una serie di utilizzi nel settore privato». È pensata per essere utilizzata dai datori di lavoro come prova di idoneità al lavoro nel Paese, sebbene le forze dell’ordine «non potranno richiedere di visionare l’identità digitale», afferma il governo.

 

La proposta ha tuttavia incontrato una forte opposizione da parte di chi è preoccupato per il suo concreto funzionamento. Lo scorso ottobre migliaia di manifestanti hanno sfilato per il centro di Londra con cartelli che recitavano: «No all’identità digitale», «Se accetti l’identità digitale oggi, accetti il credito sociale domani» e «Una volta scansionato, mai più gratis». Oltre 2,9 milioni di persone hanno firmato una petizione contro il piano.

 

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Il premier Keir Starmer ha venduto al pubblico il suo sistema di identità digitale orwelliano con la menzogna che sarebbe stato utilizzato solo per fermare il lavoro illegale, ma ora la verità, nascosta tra le clausole scritte in piccolo, sta diventando chiara: si sta rapidamente trasformando in un permesso digitale necessario per vivere la nostra vita quotidiana», ha avvertito Silkie Carlo, direttrice di Big Brother Watch.

 

«Ora sappiamo che le identità digitali potrebbero costituire la spina dorsale di uno stato di sorveglianza e essere utilizzate per qualsiasi cosa, dalle tasse e pensioni ai servizi bancari e all’istruzione», ha continuato Carlo. «La prospettiva di iscrivere persino i bambini a questo vasto sistema biometrico è sinistra, ingiustificata e solleva l’inquietante interrogativo su a cosa pensi che servirà l’identità digitale in futuro».

 

A gennaio il Sun aveva riportato che Starmer aveva fatto marcia indietro sull’obbligo per i lavoratori di «portare con sé una carta specifica sul telefono», consentendo che mostrare ai datori di lavoro passaporti o visti elettronici sarebbero state alternative accettabili per verificare l’idoneità al lavoro, ma ha anche riferito che «il governo ha insistito sul fatto che i britannici avrebbero comunque dovuto sottoporsi a controlli digitali obbligatori sul diritto al lavoro e che avrebbe fornito a breve tutti i dettagli», lasciando irrisolta la questione di quanto di questi controlli sarà obbligatorio.

 

«Questa è sempre stata un’idea pessima che non avrebbe fatto alcuna differenza nella lotta all’immigrazione clandestina», ha dichiarato a gennaio Robert Jenrick, ministro ombra della giustizia per i conservatori. «Starmer passa da un errore di valutazione clamoroso all’altro».

 

In risposta al discorso del re, Big Brother Watch ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che «l’accesso ai servizi pubblici che tutti paghiamo non dovrebbe mai richiedere un’identità digitale. Si tratterebbe inevitabilmente di un sistema invasivo, da miliardi di sterline, che nessuno vuole, per cui nessuno ha votato e che non ha un vero scopo. I piani finora presentati indicano che l’identità digitale sarebbe un sistema che accompagnerebbe la persona dalla nascita alla morte, ideale per la sorveglianza di massa e per un maggiore controllo governativo sulla vita dei cittadini».

 

«Impegnarsi a favore di un sistema nazionale di identificazione digitale nel Discorso del Re, quando i sondaggi dimostrano che l’opinione pubblica non lo vuole, è una totale mancanza di sensibilità. Il governo ha già fallito nell’imporre un sistema di identificazione digitale obbligatorio alla popolazione e ora dovrebbe abbandonare definitivamente questo pessimo progetto prima che vengano sprecati altri soldi dei contribuenti».

 

Come riportato da Renovatio 21, lo Starmer a fine 2025 aveva dichiarato che l’obbligo di ID digitale serviva, tra le altre cose, a contrastare l’immigrazione illegale.

 

Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso il sistema di identità digitale britannico aveva suscitato critiche per non registrare il sesso di una persona – un dato tradizionalmente fondamentale, insieme a nome ed età – in quanto il governo lo ha ritenuto «non necessario» ai fini dell’identificazione.

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Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi mesi nel Regno si sono tenute ampie proteste contro l’ID digitale.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Tony Blair Institute for Global Change, ONG globalista fondata dall’ex primo ministro britannico Tony Blair, è uno dei principali promotori del progetto di identificazione digitale.

 

Come riportato da Renovatio 21, mesi fa la Svizzera ha approvato l’introduzione dell’identità digitale con un margine di 1,5 punti, dopo che una proposta simile era stata respinta nel 2021.

 

Nel frattempo, il Messico ha accelerato l’implementazione dell’identificazione biometrica. Dall’Australia all’Etiopia, dallo Sri Lanka a Cipro, svariati Paesi hanno di fatto preparato e lanciato sistemi di ID digitale.

Il deputato olandese al Parlamento europeo Rob Roos nel 2023 ha lanciato l’allarme per l’introduzione dell’ID digitale in Europa, che sarà accoppiato con l’euro digitale.

 

Non solo l’Europa, ma il mondo intero si sta preparando all’ID digitale. Sistemi di identificazione digitale, tali e quali a quello ordinato nei discorsi del World Economic Forum, sono ora portati avanti tutti i Paesi, dal Canada alla Francia alla Gran Bretagna – all’Italia. In Sri Lanka, Paese cavia di tante politiche mondialiste stile Davos, l’ID digitale è stato implementato nel razionamento della benzina imposto al Paese. L’estate scorsa è emerso che all’ONU si sta discutendo di un ID digitale connesso al conto bancario del cittadino. Alla costruzione di un programma di identificazione digitale globale la Bill & Melinda Gates Foundation ha donato negli scorsi mesi 200 milioni di dollari. E non dimentichiamo che un ID digitale era stato varato a East Palestine, in Ohio, pochi mesi prima del disastro ambientale che ha colpito la cittadina.

 

Oltre a sorvegliare, la CBDC, la moneta digitale di Stato, potrà decidere cosa compra il cittadino, dove e quanto, prelevare direttamente le tasse e le multe, e spegnere ogni disponibilità economica qualora lo voglia, privando l’essere umano di mezzi di sostentamento, così da piegare la sua volontà omologandola a quella dell’autorità.

 

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Intelligenza Artificiale

Crescita record di Palantir

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Palantir Technologies ha chiuso un primo trimestre eccezionale, con un fatturato cresciuto dell’85% su base annua fino a 1,63 miliardi di dollari, spinto dal raddoppio delle attività negli Stati Uniti grazie alla forte espansione sia nel segmento commerciale sia in quello governativo.   Nel rapporto del primo trimestre, pubblicato lunedì, la società ha reso noto che i ricavi statunitensi sono aumentati del 104% raggiungendo 1,28 miliardi di dollari, con i ricavi commerciali in crescita del 133% a 595 milioni di dollari e quelli governativi in aumento dell’84% a 687 milioni di dollari. I risultati hanno battuto le aspettative di Wall Street e l’azienda ha rivisto al rialzo le previsioni per l’intero anno, indicando ora un fatturato atteso per il 2026 fino a 7,66 miliardi di dollari, che implicherebbe una crescita annua di circa il 71%.   L’amministratore delegato Alex Karp, che presenta sempre più spesso gli strumenti di Intelligenza Artificiale di Palantir come essenziali per la potenza militare e industriale occidentale, ha affermato che «i due motori della nostra attività negli Stati Uniti ora funzionano in sincronia».   «Riteniamo che non sia un’esagerazione affermare che quasi tutti i flussi di lavoro di intelligenza artificiale che creano effettivamente valore, soprattutto sul campo di battaglia, si basano su Palantir», ha scritto Karp in una lettera agli azionisti, precisando che l’azienda «è stata fondata per rafforzare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, per proteggere gli americani e la loro libertà».

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Palantir – il cui nome deriva dalle pietre veggenti di ossidiana de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, attraverso le quali il signore oscuro Sauron sorveglia i suoi sottoposti – è un’azienda di software attiva principalmente nei settori della difesa e dell’Intelligence.   Il prodotto di punta di Palantir è il sistema Gotham, che raccoglie e analizza filmati satellitari, informazioni di Intelligence umana provenienti dalla CIA, dati di Intelligence sui segnali della NSA e altre fonti che altrimenti richiederebbero giorni di esame.   Gotham e MOSAIC – un altro programma di Palantir per l’identificazione di obiettivi che aggrega dati digitali, tra cui filmati di sorveglianza e indirizzi IP, da un’area bersaglio – utilizzano l’intelligenza artificiale per selezionare gli obiettivi più efficaci per gli attacchi militari.   Gli Stati Uniti hanno ammesso di impiegare questi programmi per selezionare bersagli nella guerra contro l’Iran, pur insistendo sul fatto che la decisione finale di aprire il fuoco spetti agli esseri umani. All’estero, la tecnologia di Palantir è utilizzata dal Ministero della Difesa britannico, dalle Forze di Difesa israeliane e dall’esercito ucraino.   L’aggiornamento sui risultati è arrivato poche settimane dopo le critiche ricevute da Palantir per un manifesto di 22 punti che riassume i temi del libro di Karp La repubblica tecnologica. Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente (2025). Il testo sosteniene che la Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare alla difesa nazionale, che il «potere militare» si baserà sul software e che le armi basate sull’intelligenza artificiale sono inevitabili.   I critici lo hanno definito un progetto per il «tecnofascismo». In molti sostengono che la spinta data dal governo Trump, il cui vicepresidente JD Vance ha lavorato per il fondatore di Palantir Peter Thiel, sia quella di portare verso una società di sorveglianza totale – perfino con algoritmi di predizione dei crimini – alimentata dai software di Palantir. Renovatio 21 ha pubblicato un sunto del contenuto del libro-manifesto giorni fa.  

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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Pensiero

Il manifesto di Palantir in sintesi

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La società Palantir, da anni al centro di controversie per il peso che avrebbe nell’amministrazione, ha pubblicato online una summa delle idee contenute nel libro del suo CEO Alex Karp smartfono La repubblica tecnologica, uscito alla fine del 2025. Palantir produce un software di sorveglianza e predizione utilizzato dai servizi segreti e dalle forze di polizia non solo americane. I suoi prodotti principali sono Gotham (per intelligence e difesa), Foundry (per il settore commerciale) e AIP (Artificial Intelligence Platform), che collega AI sicura ai dati aziendali.

 

Nata per supportare operazioni antiterrorismo, oggi è leader nell’AI agentica e nell’automazione operativa, dal fronte militare alle catene di produzione. Con sede principale in Florida, Palantir è quotata in borsa (PLTR) e nel 2026 ha una capitalizzazione di circa 349 miliardi di dollari. La sua forza sta nel trasformare dati complessi in azioni concrete, mantenendo un forte focus sulla sicurezza – in passato è circolata l’idea che il software avesse contribuito ad individuare Bin Laden.

 

L’azienda è accusata di essere un bastione dell’apparato industriale di sorveglianza e AI in caricamento nello Stato americano e non solo. Alcuni sostengono che vi sia una grande influenza di Palantir sull’amministrazione Trump: Thiel fiancheggiò apertamente Trump nell’elezione presidenziale 2016 (mentre nel 2020, per qualche ragione, non lo fece…) e diede il primo lavoro in Silicon Valley al vicepresidente JD Vance, facendolo operare in un suo fondo venture capital.

 

Il Karp, nato nel 1967 da padre ebreo e madre afroamericana, è laureato in filosofia a Haverford e con un dottorato in teoria sociale neoclassica all’Università di Francoforte. Si tratta di un background insolito per un CEO della Silicon Valley: studia con il filosofo tedesco dell’ermeneutica Juergen Habermas, critica il gergo ideologico e mescola pensiero europeo con pragmatismo americano.

 

La sua filosofia, esposta nel libro, è un manifesto nazionalista americano che accusa la Silicon Valley di essersi smarrita inseguendo app frivole e ha dimenticato le sue radici nel complesso militare-industriale. Seguendo in parte il pensiero dello studioso dello «scontro delle civiltà» Samuel Huntigton, Karp sostiene che l’Occidente non prevale per superiorità morale astratta, ma per la capacità di applicare violenza organizzata attraverso la tecnologia. Perciò la produzione di software e l’AI devono tornare a servire l’«hard power» per mantenere la supremazia americana e occidentale contro avversari autoritari.

 

Per il Karpo il progresso tecnologico non è neutro: deve essere al servizio della nazione, della deterrenza e della sopravvivenza delle società libere. Critica il pacifismo di comodo della Valley e invita a un’alleanza tra Stato e industria tech per un nuovo «secolo americano». Il Karp è noto da anni per il suo essere eccentrico (avrebbe una strana passione per gli occhialini da piscina), diretto e controverso.

 

Sul principale finanziatore e fondatore di Palantir, Peter Thiel, assurto di recente agli onori delle cronache italiane per la sua conferenza a Roma sull’anticristo, Renovatio 21 ha scritto molto in passato.

 

In un post su X, l’account ufficiale di Palantir, sostenendo di aver ricevuto molte richieste in merito, pubblica una sintesi delle idee di CEO e quindi dell’azienda.

 


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1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare attivamente alla difesa della nazione.

 

2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app. L’iPhone è forse la nostra più grande, se non la più grande, conquista creativa come civiltà? Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma ora potrebbe anche limitare e vincolare la nostra percezione del possibile.

 

3. La posta elettronica gratuita non basta. La decadenza di una cultura o di una civiltà, e in effetti della sua classe dirigente, sarà perdonata solo se quella cultura sarà in grado di garantire crescita economica e sicurezza per la collettività.

 

4. I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e l’hard power in questo secolo si baserà sul software.

 

5. La questione non è se verranno costruite armi basate sull’Intelligenza Artificiale; è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno a indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la sicurezza nazionale e militare. Andranno avanti.

 

6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale. Come società, dovremmo seriamente considerare l’abbandono di un esercito composto interamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e il costo.

 

7. Se un marine statunitense chiede un fucile migliore, dovremmo costruirglielo; e lo stesso vale per il software. Come Paese, dovremmo essere in grado di continuare un dibattito sull’opportunità di un’azione militare all’estero, rimanendo al contempo fermi nel nostro impegno verso coloro a cui abbiamo chiesto di esporsi al pericolo.

 

8. I dipendenti pubblici non devono essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuisse i propri dipendenti nello stesso modo in cui il governo federale retribuisce i dipendenti pubblici farebbe fatica a sopravvivere.

 

9. Dovremmo mostrare molta più clemenza verso coloro che si sono dedicati alla vita pubblica. L’eliminazione di qualsiasi spazio per il perdono – l’abbandono di ogni tolleranza per la complessità e le contraddizioni della psiche umana – potrebbe lasciarci con al potere personaggi di cui ci pentiremo in futuro.

 

10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta sviando. Coloro che cercano nell’arena politica nutrimento per la propria anima e il proprio senso di identità, che si affidano eccessivamente all’espressione della propria vita interiore in persone che forse non incontreranno mai, rimarranno delusi.

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11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di accelerare, e spesso si compiace, della caduta dei suoi nemici. La sconfitta di un avversario è un momento di riflessione, non di gioia.

 

12. L’era atomica sta finendo. Un’era di deterrenza, l’era atomica, sta per concludersi e una nuova era di deterrenza basata sull’Intelligenza Artificiale sta per iniziare.

 

13. Nessun altro Paese nella storia del mondo ha promosso valori progressisti più di questo. Gli Stati Uniti sono tutt’altro che perfetti. Ma è facile dimenticare quante più opportunità ci siano in questo Paese per coloro che non appartengono all’élite ereditaria rispetto a qualsiasi altra nazione del pianeta.

 

14. La potenza americana ha reso possibile una pace straordinariamente lunga. Troppi hanno dimenticato, o forse danno per scontato, che per quasi un secolo nel mondo sia prevalsa una qualche forma di pace, senza un conflitto militare tra grandi potenze. Almeno tre generazioni – miliardi di persone, i loro figli e ora i loro nipoti – non hanno mai conosciuto una guerra mondiale.

 

15. Bisogna annullare l’indebolimento postbellico di Germania e Giappone. Il disarmo della Germania è stata una reazione eccessiva, di cui l’Europa sta ora pagando un prezzo salato. Un impegno simile e altamente teatrale a favore del pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà di alterare gli equilibri di potere in Asia.

 

16. Dovremmo applaudire coloro che tentano di costruire laddove il mercato ha fallito. La cultura dominante quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente rimanere nel loro ambito di arricchimento personale… Qualsiasi curiosità o interesse genuino per il valore di ciò che ha creato viene sostanzialmente ignorato, o forse si cela sotto un disprezzo appena velato.

 

17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane.

 

18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico. La sfera pubblica – e gli attacchi superficiali e meschini contro coloro che osano fare qualcosa di diverso dall’arricchirsi – è diventata così spietata che la repubblica si ritrova con un nutrito gruppo di figure inefficaci e vuote, la cui ambizione sarebbe perdonabile se al loro interno si celasse un autentico fondamento di valori.

 

19. La cautela che involontariamente alimentiamo nella vita pubblica è corrosiva. Chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice quasi nulla.

 

20. Bisogna contrastare la pervasiva intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere.

 

21.Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ormai uguali. Critiche e giudizi di valore sono proibiti. Eppure questo nuovo dogma ignora il fatto che certe culture, e persino alcune sottoculture, abbiano compiuto meraviglie. Altri si sono rivelati mediocri, e peggio ancora, regressivi e dannosi.

 

22. Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic

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