Gender
Mons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…
Dopo aver attaccato frontalmente le parole del gesuita filo-omotransessualista James Martin, che vuole l’ordinazione di omosessuali come sacerdoti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò è tornato a tuonare sulla questione della chiesa LGBT.
Il prelato lombardo ha commentaot su X un’inizativa di un pellegrinaggio francescano LGBT, con tanto di Tau arcobalenata, che si tiene in questi giorni in Umbria.
«Gli adepti della chiesa sinodale – sulla falsariga di quanto avviene nella sfera civile in tutti gli stati soggetti all’élite globalista – ha l’ordine di normalizzare la sodomia» scrive monsignore. «Per fare ciò non si accontentano di legittimare o depenalizzare i comportamenti dei singoli, ma addirittura di “canonizzarli”».
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«Ecco perché autorizzano Messe sacrileghe e pellegrinaggi. Non vogliono soltanto che il Sacerdozio sia accessibile a sodomiti e transgender, ma si preparano anche a canonizzare qualche omosessuale pedofilo».
«In questo quadro si comprende come la figura controversa di don Milani (elogiata tanto da Bergoglio quanto da Prevost) sia “perfetta” – per così dire – come simbolo di riscatto del modernismo e della sodomia» accusa Viganò.
«Si appoggeranno alle leggi antidiscriminazione per ottenere non solo l’accesso delle donne al Sacerdozio, ma anche l’imposizione di preti trans e gay. Difficile immaginare una dissoluzione più disastrosa, condotta con più efficacia».
Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».
Come riportato da Renovatio 21, l’altro ieri l’arcivescovo aveva dichiarato che «insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente».
Colpisce il riferimento a don Milani, in effetti subito lodato da papa Leone appena salito al soglio. L’11 ottobre, parlando ai pellegrini delle diocesi toscane, Prevost ha citato in modo molto benevolo il controverso prete-maestro della Barbiana: «Don Lorenzo Milani, profeta della Chiesa toscana, che Papa Francesco ha definito “testimone e interprete della trasformazione sociale ed economica”, aveva come motto “I care“, cioè “mi importa”, mi interessa, mi sta a cuore».
Come sa il lettore di Renovatio 21, Don Milani negli ultimi anni è stato accusato di essere una figura molto ambigua, che in una sua lettera, pubblicata dagli stessi seguaci, parlava della sodomizzazione dei suoi allievi ragazzi.
Citiamo dalla lettera di Don Milani a Giorgio Pecorini, contenuta nel libro di quest’ultimo Don Milani! Chi era Costui?, edito Baldini&Castoldi nel 1996, alle pagine 386-391.
«… Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!). E chi non farà scuola così non farà mai vera scuola e è inutile che disquisisca tra scuola confessionale e non confessionale e inutile che si preoccupi di riempire la sua scuola di immaginette sacre e di discorsi edificanti perché la gente non crede a chi non ama e è inutile che tenti di allontanare dalla scuola i professori atei … E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?». Il corsivo è nostro.
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Un piccolo scandalo in merito era esploso sui giornali mainstream nel 2017, quando uscì per i tipi di Rizzoli un romanzo dello scrittore Walter Siti intitolato Bruciare tutto, ove si racconta la storia di Don Leo, un immaginario prete pedofilo, e dei suoi struggimenti. È un’opera di fiction, Tuttavia si apre con una dedica molto reale: «All’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani».
Il clamore sui giornali fu tanto. Negli stessi giorni il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli organizza al MIUR «un evento dedicato a Don Milani, a cinquant’anni dalla sua scomparsa (…) “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero».
Non ci sono solo le parole, da parte delle istituzioni civili e religiose che sembrano agire all’unisono nei confronti del controverso sacerdote toscano. Il 20 giugno 2017 papa Francesco effettua un «pellegrinaggio» (sic – proprio come per i viaggi presso santuari e luoghi sacri) a Barbiana, per onorare don Milani.
Insomma: con don Milani, non si apre segretamente solo un pertugio, ma anche il successivo, ancora più spaventoso.
La finestra di Overton spalancata sulla pedofilia è solo uno dei tasselli del disegno, che in realtà è già bello che scritto: una società mostruosa, dove i tabù – compreso soprattutto l’incesto – sono rimossi definitivamente dai suoi schiavi perverso-polimorfi, dove la morte (per eutanasia, per aborto, per omicidio tout court pienamente legalizzato) è un valore auspicabile, e con essa, vero obiettivo, il sacrificio umano.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine modificata
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L’arcivescovo di Vienna nominato da Leone XIII appoggia l’ordinazione delle donne
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Candace Owens esonerata dalla causa in cui si affermava che «Brigitte Macron è un uomo»
Un magistrato ha archiviato integralmente le accuse mosse personalmente contro la podcaster Candace Owens nella causa per diffamazione avviata dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla moglie Brigitte, pur permettendo che il procedimento prosegua nei confronti di due società da lei registrate nel Delaware.
Come noto, la coppia è stata oggetto di continue speculazioni pure riguardo al sesso di nascita della première dame, accuse che hanno ripetutamente negato e contro cui hanno intrapreso azioni legali anche in Francia. Anche qui, sono piovute le smentite più categoriche dell’Eliseo.
Martedì il giudice Sheldon Rennie della Corte Superiore del Delaware ha dichiarato che la corte non disponeva di giurisdizione personale su Owens, residente nel Tennessee. «Il semplice fatto che la signora Owens abbia creato le entità per pubblicare commenti politici e giornalismo investigativo – l’ampia categoria di attività che ha dato origine a questa controversia – non è sufficiente», ha scritto il giudice.
La decisione implica che la Owens non risponderebbe personalmente di un eventuale esito favorevole ai Macron; qualsiasi risarcimento resterebbe limitato alle sue società, Candace Owens LLC e GeorgeTom Inc.
Su X la Owens ha commentato poco dopo la sentenza.
🚨BREAKING NEWS:
I was just personally dismissed from the Macron lawsuit filed against me in Delaware.
This case represents one of the grossest, legal overreaches by a foreign government leader in human history—a sitting President’s attempt to personally bankrupt a single podcaster from outside the nation in which he governs.
And to formally reiterate since many reporters willfully lied about this most important detail: I was NEVER being sued for stating that Brigitte Macron was born a male. I was instead being sued for discussing MK Ultra and for allegedly accusing the “First Lady” of theft from her sister.
I am tremendously grateful to the Delaware courts and to the presiding Judge for looking at this case objectively, despite false media depictions and government pressures.
— Candace Owens (@RealCandaceO) October 27, 2026
«Sono stato appena prosciolta personalmente dalla causa intentata contro di me da Macron nel Delaware. Questo caso rappresenta uno dei più gravi abusi legali commessi da un leader di governo straniero nella storia dell’umanità: il tentativo di un Presidente in carica di mandare in bancarotta un singolo podcaster proveniente da fuori della nazione che governa (…) E per ribadirlo formalmente, visto che molti giornalisti hanno deliberatamente mentito su questo dettaglio importantissimo: NON sono MAI stata citata in giudizio per aver affermato che Brigitte Macron è nata maschio. Sono stata invece citata in giudizio per aver parlato di MK Ultra e per aver presumibilmente accusato la “First Lady” di furto ai danni di sua sorella».
In un successivo intervento, pubblicato tre ore dopo, ha manifestato sollievo: «Sono di ottimo umore per la destituzione di Macron. È come se un anno e mezzo in cui la mia famiglia ha dovuto sopportare bugie deliranti riguardanti fallimenti imminenti, conti segreti e piani per fuggire dal paese, fosse finalmente giunto al termine».
La Owens ha osservato che i Macron avevano indicato due entità commerciali e «hanno ammesso durante l’udienza di non essere sicuri se una o entrambe queste entità ospitassero il podcast», sostenendo che una di esse «non ha assolutamente nulla a che fare con il podcast in alcun modo».
La corte ha inoltre accolto l’argomentazione di Owens secondo cui il diritto francese dovrebbe regolare i termini di prescrizione. In Francia le azioni per diffamazione devono generalmente essere proposte entro tre mesi, termine che può estendersi a un anno nei casi che riguardano sesso, orientamento sessuale o genere.
Owens ha riferito che il proprio team ha sostenuto che i Macron stavano «cercando intenzionalmente il foro più conveniente perché, essendo vincolati al termine di prescrizione francese di 3 mesi, le loro pretese sarebbero naturalmente scadute». Il giudice ha disposto ulteriori memorie per determinare quale termine di prescrizione francese si applichi prima di decidere sulle restanti domande della società.
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«Credo sia opportuno ribadire che la coppia NON ha mai citato in giudizio nessuno per questioni relative al sesso, all’orientamento sessuale o al genere (nonostante le intenzionali distorsioni mediatiche), bensì per diffamazione in relazione ad affermazioni riguardanti il progetto MK Ultra e il furto» ha dichiarato la podcasterra cattolica, riferendosi al programma di controllo mentale condotto nei decenni del dopoguerra dalla CIA.
Gli avvocati dei Macron si sono detti soddisfatti che la causa contro le aziende sia andata a buon fine e hanno affermato che prenderanno in considerazione «altri modi» per ritenere la Owens personalmente responsabile.
«Cosa intende esattamente l’avvocato di Macron quando afferma che prenderanno in considerazione “altri modi” per ritenermi personalmente responsabile nonostante la sentenza? Il suo cliente è il presidente in carica di un Paese straniero attualmente in fiamme. Forse dovrebbe riflettere e valutare come assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei suoi connazionali» ha dichiarato la Owens,
Le parti presenteranno ora ulteriori memorie difensive basate sul diritto francese prima che il giudice decida il destino delle richieste di risarcimento contro le società della Owensa.
La battaglia tra i Macron e la Owens nasconde in realtà una guerra tellurica, profondissima, nell’anima della Francia e dell’Occidente tutto: lo scontro metapolitico tra la Francia cattolica e quella rivoluzionaria, una questione vecchia di secoli che perdura ancora oggi, e i cui effetti sono nelle nostre vite di sudditi dello Stato moderno «laico» introdotto con il sangue della Rivoluzione massonica.
Come riportato da Renovatio 21, Candace si è convertita al cattolicesimo, la religione del marito, il devotissimo e coltissimo (e bellissimo) teologo George Farmer, figlio di Lord Michael Farmer, miliardario già ministro britannico – George e Candace hanno praticamente fatto quattro figli in quattro anni di matrimonio – la conversione giocoforza doveva arrivare, e l’ha celebrata a Londra, presumibilmente in ambienti cattolici molto conservatori se non apertamente tradizionisti.
In un evento pubblico in cui raccontava ad un pubblico cattolico la sua conversione, alla domanda su quale santo prediligesse, lei disse, alla faccia del marito inglese, che ad ispirarla era Santa Giovanna d’Arco, la patrona di Francia. Non è impossibile, pensiamo a questo punto, che sia imbeccata da determinati milieu tradizionalisti e monarchici, ostili alla Macronie (chiamano così il regno di Macron) come mai prima.
Come ha già scritto Renovatio 21: «ora è chiaro che quello che è in atto, nello scontro tra la Owens e i Macron, è più di quello che sembra: la Francia antica, la Francia cattolicissima, la Francia dei re – una Francia che si pensa sia morta e sepolta, ma con evidenza non è così – ha trovato incredibilmente un’eroina in una ragazza nera americana, contro la Francia rivoluzionaria, la Francia che odiava, odia e odierà per sempre trono e altare, la Francia che uccide e i re e, ancora oggi, incendia le chiese».
«È la Francia che (…) rese le Olimpiadi uno spettacolo sadico – nel senso letterale di relativo De Sade, pornografo della violenza crudele che fu ispiratore della Rivoluzione, celebrata in ogni modo nella cerimonia di apertura, con – oltre al Cristo-Dioniso-Shiva circondato da trans – la regina Maria Antonietta decapitata tra cascate di sangue che dal palazzo della sua prigionia si riversavano in istrada».
«Per il lettore di Renovatio 21 è tutto molto chiaro. La Francia della Corona e della Croce, la Francia di Santa Giovanna, contro la Francia del 1789, la Francia di De Sade e Robespierre, non ancora paga delle catastrofi umane che ha cagionato.
Di base, il conflitto è questo: è qualcosa di metapolitico, è metastoria francese. Per questo il processo che scaturirà dalla denuncia avrà molta più importanza di quanto i giornali internazionali daranno a vedere.
E l’esito di questa battaglia metafisica avrà effetto ben al di là di Parigi».
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Immagine di Cabinet Secretariat via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Il campione Enes Kanter buttato fuori dalla lega di pallacanestro femminile
Nel video, Freedom, affiancato da agenti di polizia, si avvicina a un ingresso della State Farm Arena e viene fermato da un membro dello staff, che gli dice: «Prima di entrare, devi accettare di andare nella suite». Freedom risponde di aver acquistato i biglietti e di voler «sedersi al suo posto». Dopo un breve scambio di battute, il video passa a una clip in cui un agente elenca diverse zone in cui Freedom potrebbe andare, per poi dire: «Non può stare qui». Freedom lascia quindi l’arena, allarga le braccia e dice alla telecamera: «Mi hanno cacciato dalla partita per aver difeso le donne». Un portavoce delle Dream ha dichiarato che a Freedom è stata offerta la possibilità di tornare all’arena in qualsiasi momento, a condizione che fosse disposto a rimanere nella suite, in base alle sue preoccupazioni per la sicurezza. «Sono appena stata cacciata da una partita della @WNBA per la seconda volta di fila per aver sostenuto le DONNE!» ha scritto Freedom sul post di X che mostrava il video. «Pensateci bene, AMERICA!» L’opposizione agli atleti transgender è diventata una causa celebre per Freedom, che ha giocato 748 partite in 11 stagioni nella NBA e ha disputato la sua ultima partita nel 2022. Quattro giorni prima di Gara 3, Freedom ha annunciato che sarebbe stato tra il pubblico e ha menzionato la pivot delle Dream Angel Reese e l’ala delle Golden State Valkyries Gabby Williams in un post sui social media. In precedenza, ad agosto, aveva assistito a una partita delle Chicago Sky indossando una maglietta con la scritta «WOMAN sostantivo adulto umano femmina» ed era stato allontanato dal suo posto a bordo campo dopo un acceso scambio verbale con la guardia delle Sky, Natasha Cloud. Le Sky hanno vietato a Freedom l’accesso alla loro arena dopo l’episodio, e Freedom ha intentato una causa contro la franchigia, sostenendo che i suoi diritti sanciti dal Primo Emendamento erano stati violati. Freedom ha iniziato a pubblicare post sulle minacce ricevute dopo aver annunciato la sua intenzione di assistere alla partita di mercoledì. Nei giorni precedenti la partita, né la WNBA né le Dream hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla presenza di Freedom, sebbene fosse previsto un significativo rafforzamento delle misure di sicurezza. Le Dream hanno diffuso il comunicato relativo alla disposizione dei posti a sedere di Freedom circa 40 minuti prima dell’inizio di Gara 3. «La sicurezza dei nostri ospiti e dei membri del nostro team è la nostra massima priorità», si legge nella dichiarazione delle Dream. Prima della partita, le squadre hanno evitato in gran parte di commentare la questione della libertà. «Ovviamente, i media hanno una responsabilità nella scelta degli argomenti da trattare», ha detto Williams prima del riscaldamento. L’allenatore di Atlanta, Karl Smesko, ha dichiarato: «Tutti sono qui per assistere a una grande partita di basket tra due grandi squadre, con alcuni dei migliori giocatori al mondo. Noi siamo concentrati su questo». Come riportato da Renovatio 21, Kanter Freedom, alto 2,08 metri e con undici stagioni alle spalle (Utah Jazz, Oklahoma City Thunder, New York Knicks, Portland Trail Blazers e Boston Celtics), aveva il mese scorso annunciato di volersi candidare al draft (l‘evento annuale in cui le squadre scelgono i nuovi giocatori giovani provenienti dai college o da altre nazioni) del campionato di pallacanestro femminile WNBA del 2027.I just got kicked out of a @WNBA game for the second time in a row for supporting WOMEN!
Let that sink in, AMERICA! 🇺🇸 https://t.co/nNmwa9U4xn — Enes Kanter FREEDOM (@EnesFreedom) October 22, 2026
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