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Intelligenza Artificiale

Il colosso cinese della logistica JD: 700.000 addetti sostituiti dai robot «prima o poi»

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Il fondatore delle più grandi aziende cinesi di e-commerce e logistica ha lanciato un avvertimento a centinaia di migliaia di addetti alle consegne, affermando che l’aumento dell’automazione e l’adozione dell’Intelligenza Artificiale nell’ultimo miglio porteranno, prima o poi, alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

 

Richard Liu, fondatore e presidente di JD.com, ha dichiarato domenica al Forum dei CEO della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC) a Pechino, secondo quanto riportato dal Financial Times, che 700.000 addetti alle consegne saranno sostituiti dai robot «prima o poi».

 

«In futuro, quando i robot consegneranno i pacchi, prima o poi arriverà il giorno in cui i corrieri non saranno più necessari», ha affermato Liu, aggiungendo: «Saranno sicuramente i robot a consegnare i pacchi. Ma non voglio assolutamente che i nostri 700.000 fratelli restino senza cibo e senza lavoro».

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La tempistica indicata da Liu per la transizione robotica delle consegne dell’ultimo miglio era vaga e incerta, ma diverse aziende che offrono servizi di consegna tramite robot sono già impegnate in programmi pilota o nella commercializzazione in molte delle principali città cinesi.

 

Il Liu affermato che JD ha siglato accordi con 120 scuole per riqualificare i corrieri in ruoli come la manutenzione e la riparazione dei robot, sottolineando che l’avvento della robotica richiederà nuove figure professionali tecniche.

 

Liu ha spiegato nel dettaglio la trasformazione di alcuni corrieri in addetti alla riparazione di robot, affermando: «I robot sono macchinari… prima o poi, avranno sempre dei guasti».

 

Le sue dichiarazioni giungono mentre la gig economy cinese continua ad espandersi, con un numero di lavoratori temporanei e operai impiegati sulle piattaforme digitali che dovrebbe raggiungere i 320 milioni quest’anno, ovvero circa il 40% dell’occupazione urbana. Allo stesso tempo, la disoccupazione giovanile rimane elevata, sollevando preoccupazioni sul fatto che la robotica e l’intelligenza artificiale possano mettere in difficoltà sia i lavoratori manuali che quelli impiegatizi.

 

Il ritmo con cui la Cina adotta l’automazione in tutta la sua economia dovrebbe superare quello degli Stati Uniti, dato che lo sviluppo sta avvenendo a velocità vertiginosa e molte delle catene di approvvigionamento robotiche mondiali hanno sede nella seconda economia più grande del mondo.

 

All’inizio di questo mese, Ross Sandler, analista azionario del settore internet di Barclays, ha pubblicato una nota intitolata «La consegna autonoma di cibo raggiungerà probabilmente una massa critica entro il 2030», in cui illustra come l’automazione nella consegna dell’ultimo miglio potrebbe ridurre i costi di consegna fino a un solo dollaro per ordine negli Stati Uniti.

 

«La promessa della consegna di cibo tramite veicoli autonomi è ancora lontana qualche anno, ma sta mostrando segnali molto positivi nei mercati che l’hanno accolta rapidamente. I veicoli autonomi dovrebbero ridurre il costo della consegna sia per le piattaforme di vendita (attualmente 8-10 dollari per ordine) sia per i consumatori (mancia, 5 dollari per ordine) fino a un solo dollaro per ordine», ha scritto Sandler nella nota.

 

«Come già osservato in alcune aree geografiche dell’area Asia-Pacifico con bassi costi di consegna, quando si verifica questo tipo di miglioramento nella curva dei costi, l’adozione da parte dei consumatori dovrebbe impennarsi» ha continuato. «In Cina, la penetrazione dei servizi di consegna di cibo online è del 40% degli ordini nelle città di primo livello, ben al di sopra degli Stati Uniti, con il costo come principale differenza».

 

«Uber e Dash hanno messo in atto diverse strategie sia per la consegna robotizzata sui marciapiedi (SDR) che per i droni, ma sostengono che questi sforzi difficilmente raggiungeranno una percentuale significativa di ordini prima del 2030 e oltre».

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L’analista vede nei robot per le consegne a domicilio l’opportunità più promettente a breve termine. I costi attuali si aggirano tra i 5 e i 7 dollari a consegna, ma potrebbero scendere fino a 1 dollaro nel tempo, man mano che l’utilizzo migliorerà. I droni offrono consegne più rapide e un maggiore effetto «wow», ma gli ostacoli normativi, le limitazioni delle batterie e le autorizzazioni per lo spazio aereo rendono il percorso più complesso.

 

Una recente nota di UBS sulle previsioni relative alle spedizioni globali di robot umanoidi suggerisce che l’impennata inizierà verso la fine di quest’anno o il prossimo, per poi esplodere definitivamente negli anni 2030.

 

In precedenza, era già emersa la notizia che Nvidia si sta impegnando nello sviluppo di software e chip per migliorare la sicurezza dei robot umanoidi e consentire una maggiore interazione umana, inclusa la collaborazione fisica negli ambienti di lavoro.

 

La prossima evoluzione dell’IA è la robotica, destinata a sostituire i lavori manuali nel mondo fisico. Il tasso di adozione potrebbe essere molto più lento negli Stati Uniti rispetto alla Cina, poiché le catene di approvvigionamento occidentali non sono altrettanto solide. Tuttavia, per i lavoratori impiegati in mansioni facilmente sostituibili dai robot, come le consegne dell’ultimo miglio o il lavoro sulle linee di produzione, potrebbe essere il momento di cercare un impiego nel settore edile, mentre la storica espansione dei data center prosegue.

 

Che si tratti di operai o impiegati, nessuno è al sicuro dalla rivoluzione dell’IA: gli analisti di Goldman Sachs hanno infatti rivelato la classifica dei 20 corsi di laurea più esposti ai cambiamenti occupazionali causati dall’Intelligenza Artificiale. Gli analisti di Morgan Stanley prevedono che il settore della robotica umanoide potrebbe raggiungere un mercato da 5 trilioni di dollari entro il 2050, comprendendo vendite, catene di approvvigionamento, manutenzione e reti di supporto, con potenzialmente oltre 1 miliardo di unità impiegate a livello globale entro la metà del secolo.
 

La Cina da tempo mostra al mondo i suoi androidi in grado di praticare il Kung fu.

 

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Video circolanti da mesi sui social li mostrano in grado di fungere da soldati armati, ma si tratterebbe di filmati fake ottenuti con l’IA, tuttavia per qualche ragione lo Stato cinese ne lascia la libera circolazione.

 

Dall’anno scorso girano in rete anche immagini delle forze dell’ordine cinese accompagnate da robocani e da bizzarri robot sferici.

 

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Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa un automa antropomorfo cinese infrange il record mondiale umano nella mezza maratona.

 

La Cina ha designato la robotica umanoide come priorità strategica nazionale e uno dei sei nuovi motori di crescita economica per i prossimi cinque anni, fornendo ingenti sussidi per accelerarne lo sviluppo. Lo stesso sta facendo l’amministrazione Trump.

 

Come riportato da Renovatio 21 la commissione cinese per la pianificazione economica ha avvertito che l’industria cinese della robotica umanoide rischia di incorrere in una bolla speculativa a causa della frenesia degli investimenti e ha esortato a impedire che l’espansione esplosiva del settore travolga il mercato.

 

Mentre in Cina già si organizzano tornei di lotta tra androidi, Xiaomi utilizza macchine umanoide nella sua catena di montaggio.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Repubblica Popolare sta investendo in piattaforme abilitate all’AI che spera un giorno condurranno missioni letali, completamente senza input o controllo umano, già per la prossima guerra.

 

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Immagine screenshot da YouTube

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Arte

Peppa Pig divorata dall’AI: ai doppiatori chiedono di cedere la propria voce ai computer

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Hasbro, la società di intrattenimento statunitense nota per la produzione della serie televisiva animata per bambini Peppa Pig, sta chiedendo ai doppiatori bambini di cedere i diritti di utilizzo delle loro voci per l’Intelligenza Artificiale in base a nuovi termini contrattuali, come riportato questa settimana dalla testata Deadline.   La notizia ha suscitato critiche da parte dei rappresentanti dei giovani artisti, i quali affermano che solleva preoccupazioni in merito al consenso e all’uso dell’IA.   La controversia riflette interrogativi più ampi sul crescente utilizzo di strumenti di AI nell’industria dell’intrattenimento. I progressi nella tecnologia di clonazione vocale digitale hanno permesso alle aziende di ricreare voci umane con sempre maggiore precisione, spingendo gli artisti a mettere in guardia sul fatto che il loro lavoro potrebbe essere replicato senza il loro consenso o un adeguato compenso, riducendo la domanda complessiva di doppiatori professionisti.

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Fonti del settore hanno riferito a Deadline che le clausole sull’intelligenza artificiale stanno comparendo sempre più spesso nei contratti dei giovani attori nel cinema e in televisione, ma hanno sottolineato che l’approccio di Hasbro al franchise per bambini ha destato particolare preoccupazione.   Secondo quanto riportato, quasi 1.000 professionisti del settore hanno firmato una lettera aperta organizzata dall’Agents of Young Performers Association (AYPA), criticando l’uso di termini relativi all’intelligenza artificiale nei contratti legati a un «franchise internazionale per bambini». Sebbene la lettera, il cui testo integrale è stato pubblicato da Deadline, non menzioni Peppa Pig, fonti del settore citate dalla testata affermano che si riferisce alla serie. La lettera avverte che tali clausole vengono spesso presentate con la formula «prendere o lasciare» e potrebbero consentire la clonazione e il riutilizzo della voce di un bambino in contenuti generati dall’intelligenza artificiale, sollevando preoccupazioni in merito al consenso e al controllo a lungo termine sull’identità degli artisti.   La lettera aperta chiedeva che i giovani artisti fossero completamente esentati dagli accordi a tempo indeterminato sui diritti di utilizzo della voce tramite intelligenza artificiale, sostenendo che nessun bambino dovrebbe vedere la propria identità professionale plasmata da sistemi che non è in grado di comprendere appieno.   Un portavoce di Hasbro ha dichiarato alla testata giornalistica che l’azienda era a conoscenza della lettera, ma non ha commentato i termini contrattuali specifici, sottolineando il suo impegno a proteggere i giovani artisti e ad affrontare le questioni relative all’intelligenza artificiale «in modo responsabile e trasparente», man mano che gli standard del settore si evolvono.

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La notizia giunge in un momento di crescente controversia sulla clonazione vocale tramite intelligenza artificiale, riguardante la riproduzione non autorizzata di voci e le relative rivendicazioni in materia di pubblicità, copyright, falsa approvazione e concorrenza sleale. Tra gli esempi più noti si annoverano la disputa del 2024 tra Scarlett Johansson e OpenAI sulla voce «Sky» di ChatGPT, i casi emblematici che hanno coinvolto Bette Midler e Ford Motor Company, così come Tom Waits e Frito-Lay, e la canzone «Heart on My Sleeve», generata dall’IA, che imitava le voci di Drake e The Weeknd.   Come riportato da Renovatio 21, quattro anni fa James Earl Jones, l’attore afroamericano che diede l’indimenticabile voce baritonale al personaggio di Darth Vader, prima della sua morte lavorò con una società ucraina per ricreare artificialmente la sua voce tramite Intelligenza Artificiale, di fatto immortalizzando l’unica parte attoriale davvero necessaria ad ogni futura produzione che includa l’iconico Lord Fener (come, per qualche ragione, veniva chiamato nell’edizione italiana del primo Guerre Stellari). È ovvio che la domanda che ci poniamo tutti è che cosa i robot e l’Intelligenza Artificiale non potranno sostituirelavoratori di fast foodsoldatiartistipiloti da caccia.   Pure i doppiatori – casta ben remunerata che in Italia è composta anche da casati che dinasticamente si tramandano il mestiere – sembrano al capolinea, quindi: basta vedere già i tentativi di doppiaggio automatico, interamente realizzato dall’AI, su YouTube. A dolersene potrebbe essere anche il doppiatore ucraino dell’orso Paddington, Volodymyr Zelens’kyj, il quale tuttavia negli ultimi anni ha cambiato lavoro.    

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Immagine di ChrisTheDude via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
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Intelligenza Artificiale

OpenAI limita l’implementazione di ChatGPT su richiesta di Washington

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Su richiesta del governo statunitense, OpenAI ha limitato la distribuzione iniziale dei suoi più recenti modelli di Intelligenza Artificiale all’avanguardia, segnando la prima volta che l’azienda scagliona il rilascio di un prodotto di punta su indicazione di Washington. Le precedenti generazioni di ChatGPT erano state rilasciate secondo la tempistica stabilita dall’azienda e direttamente al pubblico.

 

La decisione segue una mossa simile da parte di Anthropic, che all’inizio di questo mese ha disabilitato l’accesso ai suoi modelli Fable 5 e Mythos 5 tre giorni dopo il lancio, a seguito di una direttiva del governo statunitense sul controllo delle esportazioni che citava preoccupazioni per la sicurezza nazionale.

 

In una dichiarazione rilasciata venerdì, OpenAI ha affermato di aver avviato «un’anteprima limitata della serie GPT 5.6… per un piccolo gruppo di partner fidati, la cui partecipazione è stata condivisa con il governo». L’azienda ha dichiarato che l’ accordo «a breve termine» ha lo scopo di colmare il divario mentre l’amministrazione sviluppa un quadro di riferimento per la revisione dei modelli di IA all’avanguardia, in base all’ordine esecutivo del presidente statunitense Donald Trump del 2 giugno.

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L’azienda ha ribadito la sua convinzione nell’ «ampio accesso» e ha affermato di voler rendere i nuovi modelli – Sol, Terra e Luna – generalmente disponibili nelle prossime settimane.

 

Sabato, le testate statunitensi Axios e The Verge hanno riportato che Mythos 5 è stato ripristinato, seppur in forma limitata, dopo che Anthropic ha preso in considerazione le preoccupazioni del governo, mentre le restrizioni su Fable 5 rimangono in vigore. Il segretario al Commercio degli Stati Uniti, Howard Lutnick, ha dichiarato in una lettera del 26 giugno al co-fondatore di Anthropic, Tom Brown, che il dialogo tra l’azienda e le autorità ha «portato a progressi significativi».

 

Alcuni media tradizionali e commentatori politici hanno sostenuto che il governo statunitense sta ampliando la propria influenza sullo sviluppo di sistemi di AI all’avanguardia senza un quadro giuridico chiaro. Alcuni hanno avvertito che una supervisione ad hoc potrebbe ridurre la prevedibilità per gli sviluppatori e, in ultima analisi, indebolire la competitività delle aziende statunitensi del settore dell’IA.

 

Il maggiore controllo segna un cambiamento nell’approccio dell’amministrazione all’IA. Dopo essere tornato alla Casa Bianca nel 2025, Trump si era fatto promotore di una regolamentazione minima, definendo l’IA «un bellissimo neonato» fondamentale per competere con la Cina e mettendo in guardia contro «la politica o le regole stupide» che potrebbero ostacolarne la crescita.

 

Nelle ultime settimane, tuttavia, l’amministrazione ha intensificato la supervisione sui modelli di IA più all’avanguardia, citando le crescenti preoccupazioni in materia di sicurezza informatica e nazionale, man mano che diventano disponibili sistemi sempre più potenti.

 

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Immagine di Daniel Foster via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0

 

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Intelligence

L’AI è «a pochi mesi di distanza» dal rovesciare i governi: parlano le agenzie di Intelligence

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I modelli avanzati di Intelligenza Artificiale potrebbero presto fornire agli hacker la capacità di paralizzare governi, aziende e sistemi critici, hanno messo in guardia le agenzie di sicurezza informatica di Five Eyes, l’unione internazionale dei Paei anglofoni per lo spionaggio.   In una rara dichiarazione congiunta diffusa lunedì, i vertici della sicurezza informatica di Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Nuova Zelanda hanno sostenuto che i modelli di IA all’avanguardia si stanno evolvendo più velocemente del previsto e si prevede che «supereranno le attuali aspettative del settore, trasformando radicalmente le capacità di sicurezza informatica sia offensive che difensive».   «Non si tratta di anni, ma di mesi», hanno affermato le agenzie, aggiungendo che «il rischio informatico non può più essere trattato come una questione puramente tecnica. Si tratta di un rischio aziendale fondamentale e di una responsabilità della leadership».

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Secondo il documento, l’AI contribuirà a potenziare le difese informatiche nel tempo, ma sta anche abbassando le barriere per gli attori malevoli, aumentando la velocità e la complessità degli attacchi e riducendo il tempo tra la scoperta e lo sfruttamento delle vulnerabilità.   Le agenzie hanno invitato le organizzazioni a rafforzare le proprie difese digitali, ad aggiornare più rapidamente i software obsoleti, a limitare l’accesso ai sistemi sensibili e a prepararsi agli attacchi informatici prima che si verifichino.   Sebbene la dichiarazione dei Five Eyes non abbia citato alcun modello o azienda specifica, il recente dibattito sulla sicurezza dell’IA si è concentrato sullo sviluppatore statunitense Anthropic, finito sotto esame per i suoi sistemi più recenti e avanzati.   All’inizio di quest’anno, l’azienda ha dichiarato che uno dei suoi modelli di punta, Mythos, era troppo potente per essere rilasciato al grande pubblico e ha limitato l’accesso a un piccolo gruppo di organizzazioni fidate. Successivamente, l’azienda ha introdotto Fable 5, una versione più restrittiva della tecnologia, ma entrambi i modelli sono stati poi ritirati dal mercato dopo che il governo degli Stati Uniti ha ordinato che ai cittadini stranieri fosse vietato utilizzarli, citando motivi di sicurezza nazionale.   Questi sviluppi si collocano nel contesto di avvertimenti più ampi da parte di ricercatori, leader tecnologici e funzionari della sicurezza, secondo i quali le capacità dell’AI si stanno evolvendo più rapidamente di quanto governi e istituzioni riescano ad adattarsi.   Gli esperti hanno sempre più spesso messo in guardia sul fatto che i sistemi progettati per aumentare la produttività e rafforzare le difese informatiche potrebbero essere utilizzati anche per automatizzare gli attacchi, abbassare le barriere per gli attori malevoli e amplificare l’impatto di piccoli gruppi.   Secondo una clamorosa indiscrezione riportata in questi giorni dalla rivista The Economist, il software Mythos avrebbe violato la National Security Agency (NSA), ossia l’agenzia di spionaggio informatico USA, nota per la sofisticazione dei suoi sistemi e la preparazione dei suoi hacker.   La testata ha riferito che il senatore Mark Warner ha svelato i dettagli di un briefing tenuto dal generale Joshua Rudd, capo della NSA e del Cyber Command statunitense. Secondo quanto riportato, durante un’esercitazione di red-teaming (la pratica di testare rigorosamente le difese, i sistemi o le strategie di un’organizzazione adottando una prospettiva avversaria), Mythos è riuscito a penetrare in quasi tutti i sistemi classificati della NSA nel giro di poche ore, anziché settimane.   Antrophic avrebbe deciso di non distribuire pubblicamente il modello proprio a causa delle sue straordinarie capacità autonome di hacking e analisi dati, che includono anche la ricostruzione di tipi cellulari dal DNA grezzo e l’individuazione di vulnerabilità inedite nei principali sistemi operativi e browser.   L’affermazione sulla violazione dei sistemi NSA ha scatenato un acceso dibattito tra gli esperti di tecnologia e cybersicurezza, con molti osservatori che ritengono si sia trattato della forzatura di ambienti isolati o sistemi di prova in condizioni controllate, piuttosto che di un vero e proprio attacco riuscito alla rete centrale dell’agenzia.   Tale evento ha comunque segnato una svolta geopolitica decisiva, spingendo l’amministrazione Trump ad abbandonando l’approccio deregolamentato per imporre severi controlli sulle esportazioni dei modelli di IA di frontiera. Secondo quanto riportato dal New York Times, in queste ore la NSA ha perso l’accesso al modello di IA Mythos 5 di Anthropic, che utilizzava per individuare vulnerabilità nei software. La vicenda si inserisce nel contesto della disputa, che dura da mesi, tra Washington e l’azienda della Silicon Valley.   Il blocco è scattato dopo che l’amministrazione Trump ha imposto restrizioni all’esportazione nei confronti di Anthropic all’inizio di questo mese, citando motivi di sicurezza nazionale, secondo quanto riportato dal New York Times.   La perdita ha «privato» l’agenzia di Intelligence di uno «strumento che ha impressionato e allarmato i suoi analisti per la sua efficacia nell’individuare le vulnerabilità del software», ha aggiunto la testata.

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La tecnologia AI di Anthropic è stata sempre più impiegata su reti governative classificate e integrata nelle attività di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, con i suoi modelli utilizzati per l’analisi dell’intelligence, la pianificazione operativa e le operazioni informatiche.   Tuttavia, a febbraio, il dipartimento della Guerra USA ha classificato Anthropic come «rischio per la catena di approvvigionamento» dopo che l’azienda si è rifiutata di rimuovere le restrizioni su alcune applicazioni militari dei suoi sistemi di intelligenza artificiale. L’azienda ha dichiarato di opporsi alla sorveglianza di massa sul territorio nazionale e alle armi completamente autonome. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva quindi ordinato alle agenzie federali di eliminare gradualmente la tecnologia di Anthropic entro sei mesi.   Anthropic ha citato in giudizio il governo, sostenendo che le misure adottate costituivano una ritorsione illegale per il rifiuto di allentare le garanzie sull’utilizzo militare dell’IA.   Nonostante l’ordine di eliminazione graduale e la battaglia legale in corso, diverse testate giornalistiche hanno successivamente affermato che alcune componenti del governo statunitense continuano a utilizzare i sistemi Anthropic.   Questi sviluppi si verificano in un contesto di avvertimenti da parte di ricercatori, leader tecnologici e funzionari della sicurezza, secondo i quali i sistemi di AI vengono integrati nelle operazioni militari e di Intelligence a un ritmo più rapido di quanto governi e istituzioni riescano ad adattarsi alle loro crescenti capacità.   Gli esperti hanno avvertito che gli stessi strumenti utilizzati per rafforzare le difese informatiche potrebbero anche automatizzare gli attacchi e abbassare le barriere per gli attori malevoli.   Lo scontro emerso segue alle accuse secondo cui il modello di Intelligenza Artificiale dell’azienda sarebbe stato utilizzato durante l’operazione per rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro all’inizio di gennaio. Tuttavia, L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nell’attacco statunitense a una scuola elementare femminile in Iran, che ha causato la morte di quasi 160 persone, per lo più bambini, non ha violato le «linee rosse» di Anthropic, ha dichiarato l’amministratore delegato Dario Amodei.   Si tratta dell’azienda coinvolta dal Vaticano per il lancio dell’enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas.   Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi vi è stato un progressivo deterioramento dei rapporti tra Anthropic e il Pentagono, legato alla volontà del dipartimento della Guerra statunitense di utilizzare l’IA per il controllo di armi autonome senza le garanzie di sicurezza che l’azienda ha cercato di imporre.   L’Amodei, ha più volte espresso gravi preoccupazioni sui rischi della tecnologia che la sua azienda sta sviluppando e commercializzando. In un lungo saggio di quasi 20.000 parole pubblicato il mese scorso, ha avvertito che sistemi AI dotati di «potenza quasi inimmaginabile» sono «imminenti» e metteranno alla prova «la nostra identità come specie».

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Amodei ha messo in guardia dai «rischi di autonomia», in cui l’IA potrebbe sfuggire al controllo e sopraffare l’umanità, e ha ipotizzato che la tecnologia potrebbe facilitare l’instaurazione di «una dittatura totalitaria globale» attraverso sorveglianza di massa basata sull’Intelligenza Artificiale e l’impiego di armi autonome.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Amodei ha dichiarato che l’AI potrebbe eliminare la metà di tutti i posti di lavoro impiegatizi di livello base entro i prossimi cinque anni.   Settimane fa Mrinank Sharma, fino a poco tempo fa responsabile del Safeguards Research Team presso l’azienda sviluppatrice del chatbot Claude, ha pubblicato su X la sua lettera di dimissioni, in cui scrive che «il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora».   Il Fondo Monetario Internazionale ha citato il recente rilascio controllato di Claude Mythos Preview da parte di Anthropic, descritto come «un modello di Intelligenza Artificiale avanzato con eccezionali capacità informatiche». Secondo il FMI, Mythos sarebbe in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità in tutti i principali sistemi operativi e browser web, «anche se utilizzato da utenti non esperti».  

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