Geopolitica
Trump snobba la Corea del Sud per favorire l’«ottimo rapporto» con Kim
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato al Pentagono di tagliare in modo significativo le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, facendo riferimento al suo «ottimo rapporto» con il leader nordcoreano Kim Jong-un.
In un post pubblicato domenica su Truth Social, Trump ha dichiarato di non essere «contento» del fatto che Washington avesse accettato di prendere parte alle manovre annuali, che dovrebbero partire lunedì.
«Queste esercitazioni non solo sono costose, con gran parte dei costi a carico degli Stati Uniti d’America (come al solito!), ma inviano un segnale totalmente inappropriato e ostile», ha scritto, definendo la Corea del Nord «non minacciosa e rispettosa» durante la sua presidenza.
Trump ha spiegato che era ormai troppo tardi per annullare completamente le esercitazioni e aveva quindi incaricato il Segretario alla Guerra Pete Hegseth di «ridurle sostanzialmente».
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Le manovre Ulchi Freedom Shield, della durata di 11 giorni, erano previste fino al 27 agosto e coinvolgevano circa 18.000 soldati sudcoreani e circa 5.000 americani.
Trump ha inoltre criticato Seul per il suo rifiuto di aderire alla campagna di Washington contro l’Iran. «Di recente ho chiesto al presidente della Corea del Sud se volesse unirsi a noi nella denuclearizzazione della Repubblica islamica dell’Iran, e mi hanno risposto: “No, grazie!”», ha scritto.
Durante il suo primo mandato presidenziale, Trump aveva cercato di migliorare i rapporti con la Corea del Nord dopo anni di tensioni, incontrando Kim tre volte e ridimensionando alcune esercitazioni congiunte con Seul. Nel 2019 era diventato il primo presidente americano in carica a entrare in Corea del Nord in occasione di un incontro con Kim nella Zona Demilitarizzata.
Tuttavia, le relazioni si sono di nuovo deteriorate dopo l’interruzione dei negoziati diplomatici. Sotto la presidenza di Joe Biden, gli Stati Uniti hanno rafforzato la cooperazione militare con la Corea del Sud e il Giappone, intensificando le esercitazioni congiunte e il dispiegamento di armamenti strategici nella regione.
Pyongyang ha a lungo definito tali esercitazioni prove generali per un’invasione e ha reagito ampliando il proprio arsenale nucleare, presentandolo come necessario per dissuadere un attacco americano.
Venerdì, in vista delle ultime esercitazioni Ulchi Freedom Shield, Pyongyang ha condannato le manovre come un «nuovo livello di minaccia» e ha promesso di rispondere con un «nuovo livello di deterrenza».
Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso la Corea del Nord ha effettuato test su un missile da crociera strategico e su altri sistemi d’arma a bordo del suo più recente cacciatorpediniere. Il leader del Paese, Kim Jong-un, avrebbe assistito al lancio e alle prove dei sistemi di combattimento della nave.
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A marzo il Kim aveva dichiarato che il Paese può rappresentare una credibile minaccia nucleare per gli Stati Uniti, anziché essere un bersaglio per i tentativi americani di proiezione di potenza.
Come riportato da Renovatio 21, a maggio 2025 il leader nordcoreano Kim Jong-un ha supervisionato un’esercitazione militare che simulava un contrattacco nucleare, con l’impiego di sistemi missilistici multilancio da 600 mm e del missile balistico tattico Hwasong-11 (KN-23), entrambi aventi capacità nucleare.
Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Nord ha dichiarato di possedere un’arma in grado di scatenare immani tsunami «radioattivi», che sarebbe già stata testata più volte.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Economia
Trump ipotizza un’acquisizione del settore petrolifero iraniano
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Geopolitica
Putin contro il globalismo occidentale: come gli dei dell’Olimpo, avete intrapreso un cammino di autodistruzione
Alla vigilia del vertice BRICS di Nuova Delhi, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso quella che presenta come la realtà della crisi strategica in corso. Lo riporta EIRN.
Ancora prima dell’apertura dei lavori, l’11 settembre, rispondendo a una domanda dei media sulla Germania, aveva già impostato il quadro, avvertendo che l’Occidente sembrerebbe intenzionato a riscrivere la storia della sconfitta del nazismo nella Seconda guerra mondiale. «Ora parlano di contemplare l’invio di truppe in territorio ucraino. Ciò significherebbe una guerra con la Russia», ha detto senza ambiguità.
Putin ha evitato di entrare nelle vicende politiche interne tedesche e ha offerto una lettura strategica secca. «Tutto ciò che sta accadendo ora in tutta Europa è la conseguenza di errori sistemici commessi dal cosiddetto Occidente, o, per essere più precisi, dai circoli globalisti occidentali, in ambito politico, di sicurezza ed economico».
Secondo Putin l’errore si è radicato «in seguito alla fine della Guerra Fredda e al crollo dell’Unione Sovietica; si consideravano in cima all’«Olimpo» e, evidentemente, conclusero che, in primo luogo, potevano fare tutto e, in secondo luogo, che loro stessi erano incapaci di sbagliare. Da quel momento in poi, questi errori iniziarono ad accumularsi e a ingigantirsi».
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Sul piano della sicurezza, ha sostenuto che fu lanciata un’offensiva per frammentare e indebolire la Russia, prima «attraverso l’uso di terroristi nel Caucaso e di separatisti, poi con altri metodi e ora, per mezzo del regime neonazista in Ucraina… Non appena il regime fu rovesciato, ripeto, con un sanguinoso colpo di Stato, l’obiettivo di far entrare l’Ucraina nella NATO fu immediatamente messo in moto, e questo, di fatto, è diventato la causa principale dei tragici eventi odierni in Ucraina».
Si è poi soffermato su energia ed economia: «Abbiamo fornito gas all’Europa a un prezzo di 150 dollari – anzi, 180 dollari – per 1.000 metri cubi… ‘No’, insistevano, ‘i prezzi devono essere fissati in borsa’. Li abbiamo avvertiti che il gas non è una merce di mercato, o almeno non una merce di mercato classica; questo approccio non porterà a nulla e i prezzi non faranno altro che aumentare».
«E così è stato: ora i prezzi sono a 1.000 dollari o euro per 1.000 metri cubi. E potrebbero benissimo salire ancora… E perché? Chi si occupa di trading in borsa non si preoccupa delle condizioni tecniche di questi impianti di stoccaggio e dei volumi fisici coinvolti. Credono che oggi sia più vantaggioso estrarre gas da depositi acquistati a prezzi inferiori, e per quanto riguarda il futuro, beh, vedremo».
Quelle élite, ha aggiunto il presidente russo, cercano ora di allarmare l’opinione pubblica con «una mitica minaccia russa, che risalirebbe all’epoca sovietica. Ma una simile minaccia non esiste e non è mai esistita. Noi non minacciamo, né intendiamo minacciare, i paesi europei…».
«Ciononostante, persistono su questa strada, chiedendo determinati cambiamenti. Ma quali cambiamenti cercano? Stanno forse tentando di rivedere gli esiti della Seconda Guerra Mondiale? A quale scopo stanno conducendo i loro popoli? Verso la guerra con la Federazione Russa? Ora parlano di valutare l’invio di truppe in Ucraina. Ciò significherebbe una guerra con la Russia. E presumo che i cittadini europei capiscano cosa sta succedendo».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Geopolitica
Gli israeliani non possono «fare quello che vogliono in Tailandia»: parla il ministro degli Esteri tailandese
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