Spirito
Mons. Schneider: le generazioni future rimpiangeranno le scomuniche della FSSPX
Renovatio 21 pubblica questo testo del vescovo Athanasius Schneider pubblicato per la prima volta il 4 giugno dalla vaticanista Diane Montagna sul suo Substack.
La questione centrale riguardante la Compagnia di San Pio X
Le questioni e i problemi relativi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) sono stati oggetto di un dibattito in gran parte infruttuoso per oltre cinquant’anni e sono ora culminati nelle consacrazioni episcopali annunciate, che non sono ancora state approvate dalla Santa Sede. La discussione è stata alimentata dalle emozioni – spesso letteralmente «cum ira et studio» – ed è frequentemente condotta da individui che non hanno familiarità diretta con i documenti pertinenti o esperienza personale della FSSPX. In molti casi, la loro conoscenza è superficiale e influenzata da pregiudizi. Di conseguenza, il dibattito assomiglia spesso a un dialogo tra sordi, in cui gli stessi argomenti vengono ripetuti all’infinito senza alcun progresso significativo.
Inoltre, il dibattito elude in gran parte la questione centrale sollevata dalla FSSPX. Questa lacuna deriva da un errore metodologico fondamentale e dalla mancanza di una giustificazione basata sui fatti riguardo alle ambiguità dottrinali e liturgiche oggettive che sono al centro della controversia. In sostanza, il conflitto ruota attorno alla questione della verità.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
1. Il Concilio Vaticano II nel contesto degli altri venti concili ecumenici
Il primo errore consiste nel trattare un concilio pastorale – in questo caso, il Concilio Vaticano II – come se fosse interamente dogmatico, presumendo che tutte le sue affermazioni debbano essere considerate definitivamente proposte e vincolanti per tutti i cattolici. Chi agisce in tal modo trascura che lo stesso Paolo VI affermò: «C’è chi si chiede quale autorità, quale qualificazione teologica il Concilio intendesse dare ai suoi insegnamenti, sapendo che ha evitato di emanare solenni definizioni dogmatiche che implicassero l’infallibilità del Magistero ecclesiastico.
La risposta è nota a chi ricorda la dichiarazione conciliare del 6 marzo 1964, ripetuta il 16 novembre 1964: dato il carattere pastorale del Concilio, esso ha evitato di pronunciare, in modo straordinario, dogmi dotati di nota di infallibilità» (Udienza generale, 12 gennaio 1966). Ciò vale anche per le due costituzioni «dogmatiche» del Concilio, Dei Verbum e Lumen gentium, poiché l’aggettivo «dogmatico» possiede un significato più ampio e non si limita ai dogmi intesi come insegnamenti dotati di infallibilità.
Tra gli altri venti concili ecumenici, si trovano numerose dichiarazioni e documenti pastorali o disciplinari che oggi non sono più applicabili (ad esempio, il decreto del Concilio Lateranense IV che afferma: «se un signore temporale trascura di purificare il suo territorio dalla sporcizia eretica, sarà vincolato dal vincolo della scomunica»), così come dichiarazioni dottrinali non definitive (ad esempio, sulla materia e la forma del sacramento dell’Ordine sacro del Concilio di Firenze) che sono state successivamente corrette dal Magistero della Chiesa. Non si può assolutizzare ogni concreta forma storica di leadership della Chiesa, perché così facendo si eliminerebbe la necessaria distinzione tra, da un lato, le immutabili e durature verità della fede (Depositum Fidei) e, dall’altro, le diverse modalità con cui tali verità vengono trasmesse (ad esempio, una dichiarazione pastorale, una dichiarazione dottrinale non definitiva o una definizione ex cathedra), ognuna delle quali ha un diverso grado di autorità e forza vincolante.
Oggi, tuttavia, per essere in piena comunione con la Santa Sede, è necessario accettare quelle affermazioni e quegli insegnamenti del Concilio Vaticano II che sono pastorali e certamente non definitivi nella loro natura magisteriale. Ciò solleva un interrogativo importante: perché l’accettazione incondizionata dei testi del Vaticano II viene presentata come una conditio sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede, mentre non esiste un requisito analogo per quanto riguarda gli insegnamenti pastorali, disciplinari o non definitivi dei venti concili ecumenici precedenti?
Tra gli insegnamenti non definitivi del Concilio Vaticano II ve ne sono diversi – in particolare quelli riguardanti la libertà religiosa, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la collegialità – le cui formulazioni sono ambigue e difficili da conciliare con le dottrine insegnate in modo coerente dal Magistero dall’epoca dei Padri della Chiesa fino al periodo immediatamente precedente il Concilio.
Si pone inoltre la questione delle carenze rituali e dottrinali del Novus Ordo Missae. Tali preoccupazioni non possono più essere liquidate con leggerezza, come dimostra, ad esempio, la testimonianza dell’Archimandrita Bonifacio Luykx nel suo libro A Wider View of Vatican II: Memories and Analysis of a Council Consultor (Angelico Press, Brooklyn, Nuova York, 2025). I difetti del Novus Ordo Missae restano oggetto di seria discussione e non possono essere semplicemente ignorati. Ciononostante, la Santa Sede chiede alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accettare non solo la validità, ma anche la legittimità e la bontà della riforma liturgica introdotta dal Novus Ordo Missae.
Sostieni Renovatio 21
2. Due eccessi moderni nella vita della Chiesa: il legalismo e il papalcentrismo
La risoluzione della questione della Fraternità Sacerdotale San Pio X è ostacolata non solo dalla riluttanza ad affrontare, con onestà intellettuale, le questioni dottrinali di fondo e a riconoscere l’esistenza di ambiguità dottrinali che necessitano di correzione, ma anche da una mentalità malsana che si è sviluppata all’interno della Chiesa negli ultimi secoli: ovvero, il primato del legalismo o positivismo giuridico, unitamente a un eccessivo papalcentrismo che rasenta la quasi divinizzazione sia dell’ufficio che della persona del papa.
Queste esagerazioni moderne distorcono e limitano la vita della Chiesa, subordinando il primato della purezza e della chiarezza della fede e della liturgia alle esigenze del legalismo e del papatocentrismo, un fenomeno estraneo ai Padri della Chiesa e alla grande tradizione. In questa forma esagerata di papatocentrismo, il papa e il suo magistero, anche quando non sono strettamente dogmatici o definitivi, tendono ad essere trattati come se possedessero un carattere assoluto e quasi divino. Il clima ecclesiale è stato spesso plasmato, almeno implicitamente, da presupposti che si avvicinano a tali atteggiamenti.
La maggior parte dei commentatori sulla controversia in corso relativa alle consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X rimane, spesso inconsapevolmente, influenzata dagli eccessi di legalismo e dall’esagerato papalismo che caratterizzano gran parte della vita ecclesiale contemporanea. La legge secondo cui le consacrazioni episcopali effettuate senza autorizzazione papale – o contrarie alla volontà espressa del Papa – costituiscono un atto scismatico, era estranea all’epoca dei Padri della Chiesa. Infatti, questa legge è entrata in vigore solo nel secondo millennio.
Il canone 1387 del Codice di Diritto Canonico del 1983, che proibisce la consacrazione di un vescovo senza mandato pontificio, è classificato tra le «offese contro i Sacramenti», piuttosto che tra le «offese contro la fede e l’unità della Chiesa«, dove lo scisma è sanzionato (can. 1364). Se la consacrazione episcopale senza mandato pontificio fosse intrinsecamente scismatica, sarebbe collocata tra le offese «contro l’unità della Chiesa». Il canone corrispondente nel Codice del 1917 fu ugualmente incluso tra i «Delitti nell’amministrazione e nella ricezione degli ordini e degli altri sacramenti» (Titolo XVI), anziché tra i «Delitti contro la fede e l’unità della Chiesa» (Titolo XI).
Iscriviti al canale Telegram ![]()
3. Lo straordinario stato di crisi, e persino di emergenza, nella Chiesa
Dal Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica ha vissuto un clima di generale ambiguità, vaghezza e incertezza riguardo a dottrine importanti come l’unicità di Cristo Redentore, l’unicità della Chiesa cattolica, la struttura monarchica della Chiesa divinamente stabilita (a livello universale e locale) e il carattere sacrificale della Santa Messa. È inequivocabilmente evidente che coloro che hanno detenuto il potere amministrativo nella Santa Sede negli ultimi decenni, e che tuttora lo detengono, esigono dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X come condizione sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede, l’accettazione del clima di fatto di ambiguità dottrinale e liturgica e di relativismo, che ha raggiunto il suo apice con l’attuale, estremamente confuso, processo sinodale in tutta la Chiesa.
Dal Concilio, con alcuni dei suddetti insegnamenti ambigui, è in corso un processo per istituire, con l’autorità del Romano Pontefice, una cosiddetta «Chiesa del Vaticano II» o «Chiesa conciliareù. Questa tendenza, oggi denominata «Chiesa sinodale», mira fondamentalmente a essere una religione relativista adattata al mondo. I tentativi di mascherare questa nuova tendenza verso una forma ambigua, relativistica e mondana della Chiesa cattolica attraverso un’ermeneutica della continuità sono disonesti e poco convincenti.
Aiuta Renovatio 21
4. Il dilemma di coscienza della Fraternità Sacerdotale San Pio X
La Santa Sede richiede alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accettare dottrine formulate in modo ambiguo e non definitive come conditio sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede e per ricevere la regolarizzazione canonica. Tra queste figurano insegnamenti riguardanti la libertà religiosa, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso (inclusa, ad esempio, l’affermazione della Lumen Gentium 16 secondo cui i musulmani, insieme ai cattolici, «adorano l’unico e misericordioso Dio»), la collegialità episcopale (intesa in un modo che sminuisce la struttura monarchica della Chiesa divinamente istituita) e le riforme liturgiche associate al Novus Ordo Missae.
La Santa Sede richiede inoltre alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di riconoscere formalmente le dichiarazioni e gli insegnamenti dei papi post-conciliari che appartengono al cosiddetto magistero autentico e quotidiano. Tra questi, ad esempio, alcune affermazioni contenute in Amoris Laetitia che minano seriamente e addirittura contraddicono la Divina Rivelazione; il permesso formale di papa Francesco per le persone divorziate e risposate di ricevere la Santa Comunione; e la Dichiarazione sulle benedizioni per le coppie dello stesso sesso, Fiducia Supplicans .
Se si esamina con onestà intellettuale la straordinaria crisi che ha afflitto la Chiesa dal Concilio in poi, insieme alle ambiguità e al relativismo dottrinale, liturgico e pastorale che l’hanno accompagnata, allora l’esistenza e l’attività della Fraternità Sacerdotale San Pio X possono essere viste, in una prospettiva di lungo termine e alla luce della storia bimillenaria della Chiesa, come un’opera della divina provvidenza e come una fonte di aiuto per la Chiesa durante una crisi di portata senza precedenti.
Nella lettura dei recenti documenti pubblicati dal Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, padre Davide Pagliarani, in particolare la Dichiarazione di Fede Cattolica e il suo Messaggio alla Fraternità e ai suoi fedeli (allegati qui di seguito), non si può non notare uno spirito profondamente cattolico, permeato da una vera fede nel primato papale e da una devozione filiale verso la persona del sommo pontefice.
Il problema che la Fraternità Sacerdotale San Pio X si trova ad affrontare non è difficile da comprendere. La Santa Sede richiede che la Fraternità accetti, senza obiezioni sostanziali, alcuni insegnamenti oggettivamente ambigui e non definiti del Concilio Vaticano II, affermazioni ambigue del magistero papale post-conciliare e oggettive lacune dottrinali e rituali nel Novus Ordo. Eppure Dio non ha mai richiesto l’accettazione di dottrine poco chiare o formulate in modo ambiguo, e nel corso della sua storia la Chiesa ha sempre agito di conseguenza.
La Fraternità Sacerdotale San Pio X considera uno dei suoi scopi essenziali quello di invocare, con parrhesia , un ritorno all’assoluta chiarezza e purezza dottrinale che la Chiesa ha sempre cercato di preservare nel corso dei secoli. In passato, i pontefici romani hanno sopportato persecuzioni, martiri e persino scismi piuttosto che tollerare la minima ambiguità nell’espressione della fede.
Tra gli esempi più significativi si annoverano il rifiuto del termine ambiguo homoiousios; il rifiuto dell’Henotikon, che, pur non essendo formalmente eretico, minava la chiarezza della dottrina cristologica e facilitava la diffusione del monofisismo; e il rifiuto delle ambigue formulazioni cristologiche di papa Onorio I (+638). Diversi papi condannarono Onorio I postumo, non per eresia, ma per ambiguità dottrinale e per aver favorito la diffusione dell’eresia. L’unità non è, di per sé, il criterio ultimo di verità. La storia della Chiesa conosce numerose situazioni in cui sono esistite tensioni tra la tradizione e l’effettivo esercizio dell’autorità ecclesiastica.
Il fatto stesso che certi insegnamenti del Concilio Vaticano II, unitamente alla riforma liturgica, abbiano dato luogo – e continuino a dare luogo, sia in teoria che in pratica – a un indebolimento della chiarezza dottrinale, obbliga il papa, seguendo l’esempio di molti dei suoi eroici predecessori, a chiarire e, ove necessario, emendare tali insegnamenti. Ciò deve essere fatto con una rinnovata precisione e chiarezza dottrinale tale da non lasciare spazio ad interpretazioni ambigue o erronee.
A questo proposito, il seguente principio, che da tempo guida i romani pontefici, rimane più attuale che mai: «In un Sinodo (Concilio) non si può mai tollerare l’ambiguità, la cui gloria principale consiste soprattutto nell’insegnare la verità con chiarezza ed escludere ogni pericolo di errore» (Pio VI, Auctorem fidei).
La tragedia della situazione attuale è che la Santa Sede richiede alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accettare l’attuale stato di ambiguità dottrinale e liturgica come conditio sine qua non per la piena comunione e la regolarizzazione canonica. Durante la controversia monotelita, quando papa Onorio I adottò una posizione ambigua, il santo Patriarca Sofronio di Gerusalemme inviò a Roma il suo suffraganeo, Stefano, vescovo di Dor, con l’incarico di recarsi alla Sede Apostolica, dove si trovano i fondamenti della dottrina ortodossa, e di non cessare di pregare e supplicare finché le autorità non avessero esaminato e condannato il nuovo errore. Il vescovo Stefano rimase a Roma per dieci anni, perseverando in questa missione fino a quando non assistette alla condanna dell’eresia da parte di papa Martino I al Concilio Lateranense del 649.
In un certo senso, la Fraternità Sacerdotale San Pio X sta svolgendo oggi un ruolo simile, sollecitando incessantemente la Santa Sede a porre fine alla situazione di ambiguità e incertezza dottrinale e liturgica. La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha ripetutamente dichiarato di non avere altro scopo se non quello di formare le anime affidate alla sua cura pastorale affinché diventino buoni cristiani e veri figli e figlie della Chiesa Romana. In definitiva, si dovrebbe essere grati alla Fraternità San Pio X per questo ruolo, e certamente lo saranno i futuri papi.
Sostieni Renovatio 21
5. La soluzione pastorale del papa al problema della Fraternità Sacerdotale San Pio X
La Santa Sede dovrebbe tenere in debita considerazione la Dichiarazione di Fede Cattolica e il Messaggio ai Fedeli emanati dal Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e riconoscere tali documenti e atti come sufficienti e conformi alle condizioni minime per la comunione ecclesiale. Una scomunica in questo momento aprirebbe una nuova, inutile e evitabile ferita nel Corpo Mistico di Cristo.
Alla luce di questi documenti e atti della FSSPX, il papa, con il suo cuore paterno, potrebbe fare un’eccezione e permettere le consacrazioni episcopali attraverso un gesto pastorale di vera generosità. Imponendo la scomunica ai vescovi consacranti e consacrati, il sommo pontefice punirebbe implicitamente anche i fedeli della FSSPX – una parte del suo gregge – che lo amano e lo riconoscono sinceramente, ma che, a causa di quello che percepiscono come un autentico dilemma di coscienza, non vedono altra alternativa se non quella di continuare ad essere assistiti pastoralmente dalla FSSPX, per la cui esistenza l’episcopato rimane indispensabile, in particolare per l’amministrazione dei sacramenti dell’Ordine sacro e della Confermazione.
Pertanto, unicamente per il bene delle anime e per il bene della Chiesa, la Fraternità Sacerdotale San Pio X chiede al sommo pontefice di mostrare comprensione, nelle circostanze attuali, per la sua necessità di avere vescovi e di consentire le consacrazioni episcopali. Purtroppo, nonostante quello che considera un oggettivo dilemma di coscienza, la Fraternità Sacerdotale San Pio X è, per la maggior parte, caratterizzata come scismatica e orgogliosa.
Con spirito di magnanimità, il sommo pontefice, da vero padre, potrebbe costruire un ponte verso la Fraternità Sacerdotale San Pio X, questa parte del suo gregge, e consentire le consacrazioni episcopali in via eccezionale, al fine di favorire un clima in cui, attraverso una maggiore fiducia reciproca, si possa trovare con pazienza e gradualità una soluzione alle questioni dottrinali e ai corrispondenti assetti giuridici.
La Chiesa sinodale dei nostri giorni dovrebbe essere capace di tale ampiezza e generosità pastorale. Alla luce delle numerose e generose dichiarazioni e iniziative ecumeniche degli ultimi decenni, dovrebbe altresì dimostrare la sua capacità di affrontare un grave problema ecclesiale attraverso il dialogo, la pazienza e la comprensione all’interno della Chiesa cattolica.
Di recente, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha affermato che, riguardo alle deviazioni dei vescovi tedeschi, la Santa Sede non desidera che le divisioni degenerino in misure punitive, sottolineando che i problemi all’interno della Chiesa dovrebbero, ove possibile, essere risolti pacificamente.
Perché questo approccio non dovrebbe essere applicato anche alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, che non rinnega alcun dogma, riconosce il primato del papa, prega per lui e gli professa devozione filiale, pur conservando solo ciò che la Chiesa ha creduto e celebrato universalmente fino al Concilio?
Allo stesso tempo, il Cammino Sinodale Tedesco ha avanzato chiare deviazioni dottrinali che promuovono di fatto eresie e persino posizioni blasfeme. Perché, dunque, si dovrebbe dare importanza alla riconciliazione e al dialogo paziente in un caso e non nell’altro?
Se quest’anno il papa dovesse pronunciare una scomunica, un nuovo anatema, nei confronti dei vescovi consacranti e consacrati, ciò passerebbe alla storia della Chiesa come un errore di eccessiva severità pastorale. Le generazioni future e i futuri papi se ne pentirebbero.
Perché il papa dovrebbe fare oggi ciò che le generazioni future potrebbero rimpiangere domani? Non dovremmo forse imparare dalla storia?
Il papa, in quanto sommo pontefice, non è forse chiamato soprattutto a essere costruttore di ponti?
+ Athanasius Schneider
vescovo
Allegati
1) Intervista al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X del 5 febbraio 2026.
2) Un messaggio ai fedeli e agli amici della Fraternità Sacerdotale San Pio X del 7 marzo 2026.
3) Dichiarazione di fede cattolica indirizzata a Sua Santità Papa Leone XIV da Padre Davide Pagliarani, Superiore Generale della Società Sacerdotale di San Pio X, del 14 maggio 2026.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Fr Lawrence Lew, OP, via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Spirito
Mons. Schneider contesta l’affermazione di Papa Leone riguardo alla minore partecipazione attiva alla messa in latino
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
La funzione episcopale e i suoi obblighi
Le nomine episcopali sono uno dei segnali più rivelatori dell’orientamento di un pontificato. FSSPX News lancia una serie dedicata ai vescovi scelti da Leone XIV, per presentare il loro percorso, le loro posizioni dottrinali e pastorali e gli atti significativi del loro governo.
È ben noto il detto attribuito al santo Curato d’Ars, citato da Dom Chautard in L’anima di ogni apostolato: «a un sacerdote santo, un popolo fervente; a un sacerdote fervente, un popolo pio; a un sacerdote pio, un popolo onesto; a un sacerdote onesto, un popolo empio». Quanto più si applica a un vescovo! Ma per comprenderlo appieno è necessario sapere cosa costituisce la santità di un vescovo.
La scelta dei vescovi esercita un’influenza profonda e duratura sulla vita della Chiesa. Attraverso il suo insegnamento, le sue decisioni, le sue nomine e le sue priorità pastorali, un vescovo plasma gradualmente l’orientamento della sua diocesi. Studiare gli uomini ai quali Leone XIV affidò questa responsabilità ci permette quindi di comprendere meglio la direzione che intendeva dare alla Chiesa durante il suo pontificato.
Ma per valutare l’importanza di queste nomine, dobbiamo innanzitutto ricordare cosa la Chiesa si aspetta da un vescovo e cosa costituisce la perfezione propria del suo ufficio.
Sostieni Renovatio 21
I santi vescovi nella storia della Chiesa
Sono pochi i giorni dell’anno in cui il Martirologio Romano non elenca almeno un santo vescovo da celebrare. Molte diocesi possono annoverare nella propria storia diversi di questi santi pastori. Questa santità concessa a tanti vescovi è segno della sollecitudine di Cristo per la sua Chiesa.
Furono martiri, confessori, dottori della Chiesa. Alcuni sono rimasti nella memoria dei popoli cristiani per la loro carità e devozione, come san Paolino di Nola, che si offrì in cambio dell’unico figlio di una vedova tenuta prigioniera da un barbaro. O il vescovo Henri de Belsunce di Marsiglia, che si prese cura dei malati di peste e somministrò loro il balsamo, come aveva fatto prima di lui san Carlo Borromeo a Milano.
Molti hanno difeso la fede senza paura, versando anche il proprio sangue, durante le numerose crisi che hanno segnato la storia della Chiesa. La lista dei vescovi che si sono battuti per la fede è lunga: sant’Atanasio o sant’Ilario di Poitiers ai tempi dell’arianesimo, o ancora san Giovanni Fisher martirizzato da Enrico VIII, per esempio.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Secondo San Tommaso d’Aquino, l’episcopato è uno stato di perfezione.
Nel suo trattato Per la perfezione della vita spirituale, san Tommaso d’Aquino afferma che lo stato di perfezione è proprio dei vescovi e dei religiosi. Per stato di perfezione intende uno stato che spinge e conduce alla perfezione della vita spirituale, che egli equipara alla perfezione della carità. Questa virtù ha due aspetti: l’amore di Dio e l’amore del prossimo.
Ora, spiega il santo Dottore, la perfezione dell’amore per il prossimo ha tre aspetti: «l’amore e il servizio ai nemici; il sacrificio della propria vita per i fratelli, affrontando il pericolo di morte o dedicando tutta la propria esistenza al servizio del prossimo; e infine, la distribuzione dei beni spirituali al prossimo». E, continua, «questi sono indubbiamente tre atti ai quali i vescovi sono tenuti».
Tommaso d’Aquino poi approfondisce ciascuno di questi atti. Osserva che i vescovi, avendo ricevuto “l’incarico della Chiesa universale”, si trovano regolarmente ad affrontare varie forme di persecuzione, ed è necessario che “ripaghino i loro nemici e coloro che li perseguitano con amore e benevolenza”, a imitazione di Cristo e degli Apostoli.
I vescovi, aggiunge il Dottore Angelico, «sono anche obbligati a esporre la propria vita per la salvezza dei loro sudditi. Infatti, il Signore dice in Giovanni 10,11: “Io sono il buon pastore. Ora il buon pastore dà la propria vita per le sue pecore”. (…) In virtù dell’ufficio che gli è stato affidato, il pastore è dunque obbligato a questa perfezione d’amore che lo porta a esporre la propria vita per i suoi fratelli».
Infine, «il pontefice è tenuto ad amministrare i beni spirituali al prossimo, come mediatore tra Dio e gli uomini. (…) Egli occupa il posto di Dio in relazione al popolo, dispensando al popolo, per così dire al posto di Dio, giudizi, insegnamenti, esempi e sacramenti». E, conclude san Tommaso, «i vescovi si impegnano a questa perfezione al momento della loro ordinazione».
Aiuta Renovatio 21
I doveri più speciali del vescovo oggi
Considerata la situazione attuale della Chiesa: ignoranza della fede, perdita dei punti di riferimento morali, scomparsa del senso del sacro, infiltrazione di numerose idee eterodosse provenienti dal mondo in molti settori della vita ecclesiale, diffusa confusione tra il naturale e il soprannaturale, per citare solo le più evidenti, un vescovo ha dei doveri imprescindibili.
Innanzitutto, il vescovo deve insegnare la fede nella sua purezza e completezza. Senza una fede chiara e integra, la vita cattolica non può fiorire in una diocesi. Il vescovo deve poi illuminare il suo gregge diocesano con pazienza, mitezza e fermezza in tutte le questioni morali. Senza una vera vita morale, la vita spirituale, che consiste essenzialmente nelle tre virtù teologali, non può prosperare.
Egli deve inoltre guidare con chiarezza i suoi sacerdoti e il suo gregge in mezzo ai molti errori che danneggiano la fede e la legge naturale: senza la lotta contro l’errore, l’insegnamento della verità non può raggiungere il suo scopo. Infine, deve vegliare in modo particolare sui suoi sacerdoti, incoraggiandoli, sostenendoli e guidandoli come fece il Buon Pastore con gli Apostoli.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
È davvero ragionevole aspettarsi questo dai vescovi di oggi?
Attendere che gli attuali vescovi agiscano come vescovi cattolici è certamente una speranza degna di nota, poiché nulla è impossibile per Dio e per il suo Cristo, che ha fondato la Chiesa e veglia su di essa. È lui, Capo invisibile del suo Corpo Mistico, che distribuisce le grazie, specialmente a coloro che sono incaricati di santificare i fedeli nel suo nome.
Ma dipende anche dalla buona o cattiva volontà delle persone coinvolte, e in particolare del papa regnante, Leone XIV, che nomina i vescovi e decide di affidare loro una parte del gregge di cui è responsabile in qualità di pastore supremo.
Per valutare l’operato del Papa, è opportuno considerare i vescovi da lui nominati sin dalla sua ascesa al soglio di Pietro. Tali nomine offrono indubbiamente uno degli indicatori più chiari e interessanti della direzione intrapresa dal nuovo pontificato, consentendo al contempo una sorta di “radiografia” dell’episcopato nascente. Questo è l’obiettivo della serie di articoli di FSSPX.News, che inizia con questo articolo preliminare.
Ciascun articolo presenterà il profilo del nuovo vescovo, le responsabilità che ha ricoperto e la situazione specifica della diocesi a lui affidata.
A seconda degli elementi realmente significativi, l’analisi può concentrarsi sul suo insegnamento dottrinale e morale, sulla sua concezione del sacerdozio, sui suoi orientamenti liturgici, sul suo atteggiamento nei confronti della Tradizione, sulla sua pratica della sinodalità, sulle sue priorità pastorali o persino sul suo modo di intendere l’attuale crisi della Chiesa.
L’obiettivo non è quello di applicare meccanicamente un modello identico a ogni prelato, né di giudicarne le intenzioni, bensì di individuare, sulla base di fatti pubblici e verificabili, l’approccio dottrinale e pastorale che caratterizza le loro azioni. Ogni diocesi ha la sua storia e ogni vescovo il suo profilo unico; pertanto, saranno presi in considerazione solo gli elementi che realmente illuminano il significato della sua nomina.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine: Baccio Ciarpi (1574–1654),San Carlo Borromeo dà la comunione agli appestati (1620-1640 circa), chiesa di Santa Maria Nuova, Cortona.
Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Pensiero
Il Vaticano autoghigliottinante. Se la Chiesa conciliare loda la Rivoluzione francese
Sostieni Renovatio 21
Sono stati beatificati o canonizzati 443 cattolici uccisi in quel periodo (17 santi e 426 beati), tra cui le carmelitane di Compiègne, le martiri di Orange e i vescovi e preti dei massacri di settembre.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Bioetica1 settimana faKennedy lo ribadisce: sì, i vaccini sono fatti con gli aborti
-



Intelligenza Artificiale2 settimane faI Data Center faranno costare tutto di più. Le macchine hanno già vinto?
-



Catastrofi2 settimane faTerremoto di «intensità insolita» colpisce la città dove si è praticata l’idolatria di Pachamama
-



Morte cerebrale1 settimana faMorte cerebrale: donatore o no, decidono loro quando sei morto
-



Pensiero1 settimana faDall’aborto alla strage figlicida, il ritorno della strega Medea
-



Spirito1 settimana faLeone XIV afferma che non dovremmo «chiuderci nelle nostre sicurezze religiose»
-



Spirito2 settimane faSuore fingono di concelebrare la Messa mentre il sacerdote cambia la consacrazione
-



Civiltà2 settimane faLa devastazione prodotta dalla Scuola di Francoforte













