Spirito
Mons. Schneider esorta a sostenere la FSSPX
Il 25 marzo, Michael Matt, caporedattore di The Remnant, ha pubblicato un’intervista con il vescovo Athanasius Schneider sulle imminenti consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Il prelato kazako di origini tedesche gode di una certa autorevolezza in questo ambito, essendo stato chiamato nel 2015 da Papa Francesco a partecipare alla visita vaticana ai seminari della FSSPX e avendo da allora avuto accesso a numerosi documenti vaticani in tale veste.
Per il vescovo Schneider non ci sono dubbi sul fatto che l’arcivescovo Marcel Lefebvre, il defunto fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, abbia deciso, nel 1988, di consacrare quattro vescovi senza l’approvazione di Roma «per i papi» e «per amore della Chiesa», e che la Fraternità sia «un’opera della Chiesa». Come prova che questo ordine sacerdotale cattolico tradizionale non sia scismatico, il vescovo Schneider ha sottolineato che questi sacerdoti pregano nelle loro Sante Messe per il vescovo locale e per il Pontefice romano. Hanno inoltre ricevuto l’autorizzazione da Roma ad ascoltare le confessioni e ad amministrare, a determinate condizioni, il Sacramento del Matrimonio.
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Il vescovo Schneider ha anche menzionato che uno dei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il vescovo Bernard Fellay, ricevette in passato la delegazione incaricata di fungere da giudice in un’inchiesta canonica riguardante uno dei sacerdoti della Fraternità.
Inoltre, il vescovo Schneider ha auspicato una «visione più equilibrata di ciò che è scisma e di ciò che è obbedienza nella Chiesa». Non ogni atto di disobbedienza al Papa, ha aggiunto, è «scismatico». Persino consacrare illecitamente un vescovo contro la volontà del Papa «non è, di per sé, un atto malvagio», ha spiegato Schneider. È «completamente sbagliato» affermare che un tale atto sia «intrinsecamente malvagio», come aveva affermato una dichiarazione di una ex comunità di Ecclesia Dei.
Parlando con Michael Matt, il vescovo Schneider ha deplorato che alcune comunità tradizionali, vescovi e cardinali di spicco «comincino in qualche modo ad attaccare la Fraternità Sacerdotale San Pio X, definendoli scismatici o minacciandoli di scomunica». «Non è utile», ha commentato Schneider. «Dovrebbe essere il contrario». Alla luce della confusione e della relativizzazione che regnano nella Chiesa e del fatto che cardinali e vescovi che oggi esprimono «eresie» non vengano rimproverati da Roma, e anche alla luce della crescente diffusione dell’agenda LGBT e della islamizzazione dell’Europa, il vescovo Schneider ritiene che «dovremmo unirci» a coloro che desiderano preservare «l’integrità della fede».
Il prelato kazako ha aggiunto: «In questo contesto, deploro profondamente questi attacchi» da parte di altri gruppi e prelati contro la SSPX, invece di opporsi al nemico insieme.
Citando una delle principali comunità cattoliche tradizionali, la Fraternità di San Pietro, il vescovo Schneider si è chiesto «perché la Fraternità di San Pietro, o altre, debbano attaccare e minacciare pubblicamente e continuamente la Società con l’accusa di essere scismatica e così via». «Penso che tutte le comunità tradizionali, i buoni cardinali e vescovi dovrebbero rivolgere un appello comune e unanime al Santo Padre, chiedendo: “Per favore, conceda loro, con un gesto generoso – eccezionalmente, perché si tratta di legge ecclesiastica, non di legge divina – il permesso di consacrare le persone”». «Le comunità di Ecclesia Dei dovrebbero farlo», ha aggiunto, «ma invece di farlo, attaccano».
«L’intenzione della Fraternità Sacerdotale San Pio X non è chiaramente scismatica… e lo fanno solo per servire la Chiesa e il papato, e penso che in seguito, dopo questa enorme crisi, la Chiesa sarà grata e riconoscente alla Fraternità», ha insistito.
Michael Matt stesso ha sottolineato in questo contesto che il Summorum Pontificum, la liberalizzazione della Messa tradizionale avvenuta nel 2007 sotto il pontificato di Benedetto XVI, fu in realtà il frutto del lavoro della Fraternità Sacerdotale San Pio X, poiché quest’ultima insistette su tale aspetto nei suoi rapporti con Roma all’epoca.
Il vescovo Schneider ha inoltre insistito sul fatto che le obiezioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) contro alcuni elementi degli insegnamenti del Concilio Vaticano II sono legittime e devono essere discusse. A tal proposito, ha citato gli insegnamenti sulla libertà religiosa, l’ecumenismo e la collegialità, principi ai quali egli stesso nutre obiezioni dottrinali. Il principio di collegialità, ha affermato il vescovo Schneider, è «contro il Vangelo», perché Cristo ha affidato a San Pietro la guida della Chiesa senza includere gli Apostoli.
Non esiste una «via collettiva» di guida della Chiesa universale. Schneider ha anche espresso preoccupazione per alcuni elementi problematici della Messa del Novus Ordo, come l’enfasi sulla natura di un pasto piuttosto che di un sacrificio. Non possiamo «permettere ambiguità dottrinali» in quella liturgia o in generale. Dobbiamo «discutere» di questi problemi e non possiamo evitare di esaminarli. La FSSPX è «di grande aiuto per risolvere onestamente queste questioni e questi problemi», ha proseguito. «Ci vorrà del tempo».
Come uno degli aspetti problematici degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, il vescovo Schneider ha indicato il documento conciliare Lumen Gentium, che insegna riguardo ai musulmani che «insieme a noi adorano l’unico Dio misericordioso, giudice dell’umanità nell’ultimo giorno». Il vescovo Schneider ha respinto questa affermazione perché i musulmani adorano Dio solo a livello naturale, non attraverso il battesimo e la fede. Pertanto, il loro atto di adorazione è «sostanzialmente diverso» da quello dei cattolici. Ha definito questa affermazione conciliare «altamente ambigua». La conseguenza di una simile affermazione è anche che ci si chiede se sia ancora necessario convertire i musulmani, dato che, secondo il prelato, adorano già lo stesso Dio.
Papa Francesco, come ha ricordato il vescovo Schneider, ha sottolineato che la sua controversa dichiarazione di Abu Dhabi, secondo cui la diversità delle religioni è «voluta da Dio», è in linea con le affermazioni del Concilio Vaticano II sulle altre religioni. Ciò non può essere interpretato in modo tradizionale, secondo il prelato, perché ci sono aspetti «molto ambigui che necessitano di essere chiariti».
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Per rafforzare ulteriormente le sue argomentazioni, il vescovo Schneider ha ricordato in modo significativo l’appello che il cardinale Dario Castrillón-Hoyos aveva rivolto all’assemblea dei vescovi nel 2005, alla presenza di papa Benedetto XVI: «Ho anche assistito, nel 2005, al termine di un Sinodo a Roma sotto il pontificato di Benedetto XVI – a cui ho partecipato – e al termine del Sinodo, nell’aula gremita e con il Papa, il cardinale Castrillón-Hoyos alzò la voce e disse: “Vi prego, siate generosi e accogliete la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Come possiamo essere indifferenti? A quel tempo c’erano almeno 500 sacerdoti che desideravano davvero servire la Chiesa, per tanti laici e famiglie. Vi prego, siate generosi con loro”». Queste parole, non le dimenticherò, le ho sentite, ero presente nell’aula del Sinodo, del Cardinale Castrillon Hoyos. Ha lanciato un forte appello affinché tutta la Chiesa si avvicinasse più positivamente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X e contribuisse alla sua integrazione nella vita della Chiesa.
Matt ha potuto confermare le parole del vescovo Schneider, dato che lui stesso aveva intervistato in passato il cardinale Castrillón-Hoyos, in qualità di capo della Commissione Ecclesia Dei responsabile per le comunità cattoliche tradizionali nella Chiesa, riguardo alla situazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Matt chiese al cardinale se fosse opportuno usare il termine «scisma» in riferimento alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, se fossero effettivamente in scisma, e il cardinale rispose: «No, si tratta di una disputa interna che si risolverà a tempo debito, secondo la volontà di Dio». Matt aggiunse che dovremmo piuttosto dire «grazie a Dio», che «dovremmo provare una certa gratitudine» verso la Fraternità San Pio X.
D’accordo, il vescovo Schneider ha poi aggiunto:
«Questo è il mio appello, vorrei invitare tutte le comunità della Chiesa, la Fraternità San Pietro (FSSP), che apprezzo e che sta svolgendo un lavoro buono e importante, e gli altri istituti, gli altri buoni vescovi, a unirsi maggiormente» affinché «formiamo una forza unica per restaurare la nostra Santa Madre Chiesa in questa situazione di emergenza senza precedenti, e preghiamo per il Papa, affinché Dio lo illumini veramente affinché sia il nostro capo, perché il Papa deve essere il nostro capo della Tradizione».
In vista delle prossime consacrazioni dei nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che si terranno il 1° luglio a Écone, in Svizzera, il vescovo Schneider auspica che papa Leone «trovi in qualche modo un gesto generoso, ma anche se non fosse così, Dio lo permetterà, affinché sia di beneficio a tutta la Chiesa. Dio sa come usarlo nella divina provvidenza».
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Il vescovo ha concluso dicendo che «dobbiamo confidare nella divina provvidenza, nella Madonna. Lei è la Madre della Chiesa; dobbiamo implorarla e implorare anche l’arcivescovo Lefebvre».
Il prelato ha poi ricordato al suo pubblico l’anniversario della morte dell’arcivescovo Lefebvre, il 25 marzo, aggiungendo: «Sono convinto che un giorno, in futuro, sarà riconosciuto dalla Chiesa come un grande vescovo, e non escludo che un giorno, in futuro, in qualche modo, verrà canonizzato come vescovo confessore in tempi difficili, che ha sempre amato la Santa Sede e i Papi. Ciononostante, fu perseguitato e sospeso, scomunicato, ma fino alla fine pregò per il Papa e amò la Santa Sede e la Santa Madre Chiesa».
Il dottor Robert Moynihan ha recentemente rivelato in un articolo pubblicato sul suo sito web Inside the Vatican che «il compianto cardinale senegalese Hyacinthe Thiandoum (1921-2004) mi disse, in una conversazione privata a Roma negli anni ’90, poco dopo la morte di Lefebvre, che credeva che Lefebvre, per la sua profonda fede cattolica e le sue virtù personali, un giorno sarebbe stato canonizzato come santo.»
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Bioetica
Pegoraro vescovo, FSSPX scomunicata: ecco la chiesa moderna
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Spirito
Un saggio del cardinale Fernandez, scoperto di recente, rivela la sua convinzione che tutti siano salvati
Il futuro cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez appoggiò apertamente l’universalismo, ovvero l’idea che tutti siano salvati, in un documento recentemente ritrovato, scritto più di 30 anni fa.
In un saggio di 46 pagine del 1995 intitolato «Romanos 9-11: gracia y predestinación», riportato per la prima volta dal sito argentino El Wanderer, il futuro prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede scrisse ampiamente sull’insegnamento della Chiesa in materia di salvezza e predestinazione, citando le opere di Sant’Agostino e Sant’Aquino, sebbene l’allora sacerdote si concentrasse su quanto da loro scritto sulla misericordia di Dio, ignorando in gran parte la Sua giustizia. Il Fernandez concludeva il suo lavoro sottolineando di avere «ferma fiducia» nel fatto che «tutti saranno salvati», aggiungendo che questo non è un «mero desiderio», ma si basa su ciò che «sa di Dio e dei Suoi piani specifici».
«Credo che tutto ciò su cui abbiamo riflettuto ci permetta di affermare quanto segue: “Confido fermamente che tutti saranno salvati; una fiducia che non si basa su un mero desiderio, né sulla mia compassione per l’umanità, ma su ciò che so di Dio e dei Suoi piani specifici grazie alla Sua Rivelazione”», ha scritto il futuro cardinale bergogliano. «Si tratta, dunque, di una “fiducia saldissima” fondata sulla realtà, sul modo divino di rapportarsi all’umanità in questo specifico piano di salvezza».
Sebbene la Chiesa cattolica insegni che Dio desidera la salvezza di tutti e non predestina nessuno all’inferno, i fedeli devono operare la propria salvezza cooperando con la grazia di Dio. Tuttavia, nelle Sacre Scritture, Nostro Signore ha esortato i suoi seguaci a entrare per la «porta stretta», indicando chiaramente che la maggior parte delle persone non è salva.
Al contrario, le parole di Tucho sembrano avallare la visione «universalista» della salvezza, secondo la quale tutti gli uomini sono salvati. Tale visione è stata condannata dalla Chiesa.
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È interessante notare che, nel suo saggio, Fernandez cita il canone romano «Liberaci dalla dannazione eterna e annoveraci tra i tuoi eletti» per confutare correttamente l’idea che Dio predestini le persone all’inferno. Ironicamente, tuttavia, questa preghiera confuterebbe la sua conclusione universalista finale, poiché se tutti venissero salvati, la preghiera risulterebbe irrilevante.
Nel corso di un’omelia del 2023, il prelato argentino fece analoghe osservazioni eterodosse, detestando il fatto che la Chiesa impedisca ad alcuni fedeli di ricevere la Santa Eucaristia:
«Sapete che per molti secoli la Chiesa ha preso un’altra direzione. Senza rendersene conto, ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, per classificare le persone, per etichettarle… questo è così, quello è cosà; questo può ricevere la Comunione, questo no; questo può essere perdonato, questo no… è terribile che questo ci sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci aiuta a liberarci da questi schemi».
Il Fernandezzo aveva già suscitato polemiche in passato a causa dei numerosi scritti, definiti «pornografici» dai detrattori, venuti alla luce negli ultimi anni.
In particolare, nel 2023, è riemerso un libro esplicitamente sessuale scritto da Fernandez nel 1995, intitolato «Guariscimi con la bocca: L’arte del bacio», che trattava del bacio e delle sensazioni che esso evoca. Nel 2024, è stato riscoperto anche un altro libro erotico scritto dal futuro prefetto nel 1998, intitolato «Passione mistica: spiritualità e sensualità», che discute delle «particolarità dell’orgasmo maschile e femminile che si manifestano in qualche modo anche nella relazione mistica con Dio» e minimizza la natura immorale dell’omosessualità.
Alla fine del 2025, sono stati scoperti altri tre testi fernandeziani definiti dai critici come «pornografici» che descrivevano in modo esplicito il corpo umano.
Come riportato da Renovatio 21, il Fernandez – autore del documento sulla benedizione delle coppie omofile Fiducia Supplicans e della privazione alla Madonna del titolo di corredentrice – è colui che, in compagnia del papa Leone XIV, ora minaccia di scomunicare la FSSPX per la consacrazione di quattro nuovi vescovi. Si dice anzi che da mesi egli abbia già preparato l’ordine di scomunica. Al superiore della FSSPX don Davide Pagliarani il porporato argentino aveva detto che i documenti del Concilio Vaticano II «non possono essere corretti».
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Spirito
La Fraternità San Pietro contro le Consacrazioni
Un’opinione teologica elevata al rango di certezza
Lo stesso relatore osserva di presentare il frutto del proprio studio teologico su una questione che il Magistero non ha mai risolto in modo definitivo. La Fraternità San Pietro si prende dunque la briga di intervenire in un dibattito irrisolto, dove sistematicamente omette di criticare le opinioni direttamente contrarie alla fede che attualmente affliggono la Chiesa. Don Vernier non nega la crisi della Chiesa, ammettendone l’esistenza e la gravità; ma non la definisce né la sviluppa mai veramente. Rimane un’astrazione, che il sacerdote riconosce rapidamente prima di escluderla abilmente dal dibattito sollevando la questione dell’atto intrinsecamente malvagio: se è intrinsecamente malvagio consacrare senza mandato, allora nemmeno la crisi può giustificare un simile atto. Il fine non giustifica i mezzi. L’intera sfida diventa quindi dimostrare questo male intrinseco. Non ci soffermeremo su un argomento ormai noto: che il vescovo è, «per natura», ordinato alla struttura gerarchica della Chiesa proprio in virtù del suo potere di impartire le ordinazioni. Pertanto, il conferimento degli ordini sacri implicherebbe il potere giurisdizionale sia in capo a chi consacra sia a chi li riceve. La nomina di un vescovo da consacrare sarebbe quindi riservata al Papa, unica fonte di ogni potere giurisdizionale per diritto divino. La distinzione operata dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, che afferma di celebrare una consacrazione senza giurisdizione per non usurpare una prerogativa papale, risulterebbe quindi inefficace. Questo argomento, tuttavia, è già stato confutato più volte: don Gleize, sulle pagine del Courrier de Rome, ha dimostrato quanto questa tesi sia contraria sia a Pio XII (1) sia all’opinione comune dei teologi preconciliari, quasi mai citata da don Vernier – o citata in modo errato e secondo un’interpretazione che presuppone già la tesi da dimostrare.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Una teologia scollegata dai fatti
Ma al di là di queste questioni, lo svolgimento stesso del ragionamento pone un ulteriore problema. Anziché liquidare una questione di fatto – la crisi – invocando la questione di un atto intrinsecamente cattivo, sarebbe stato necessario, al contrario, integrare fatti concreti nel ragionamento teologico, poiché anche la teologia si fonda sui fatti della sua storia. Se i teologi del IV secolo si fossero basati sull’indefettibilità della Chiesa per concludere che non sarebbe mai potuta esistere un’eresia diffusa tra tutti i vescovi del mondo cattolico, la crisi ariana avrebbe dimostrato il contrario. Analogamente, se alcuni avessero affermato a priori che tutta la cristianità non si sarebbe mai trovata in una situazione in cui non sapesse chi fosse il vero papa – e certamente non sarebbero mancati loro gli argomenti a sostegno di questa tesi – si sarebbero comunque trovati piuttosto perplessi di fronte al Grande Scisma d’Occidente, che presentò loro un fatto direttamente contrario alle loro speculazioni. Non disse forse mons. Lefebvre, contrariamente a ogni ragionamento astratto e a priori: «siamo obbligati di constatare»? In una questione controversa, già fortemente sostenuta dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, la crisi nella Chiesa doveva essere considerata un fattore significativo. Infatti, Dio non poteva permettere una simile prova senza anche provvedere a mezzi concreti per affrontarla. Altrimenti, ragionando come don Vernier, si dovrebbe concludere che Dio avrebbe permesso una crisi nella Chiesa che mina gravemente la fede dei fedeli, rendendo al contempo impossibile qualsiasi azione volta a salvare quegli stessi fedeli. Una tale posizione porta quindi, in pratica, ad accettare l’abbandono dei fedeli di Quimper, ora privati di un vero catechismo e dei sacramenti, come ha fatto la Fraternità Sacerdotale San Pietro. Questa posizione appare, in realtà, come una giustificazione teologica dell’atteggiamento del mercenario che abbandona le pecore quando vede avvicinarsi il lupo.Sostieni Renovatio 21
La storia della Chiesa conferma la distinzione tra ordine e giurisdizione
Il ragionamento di chi parla opera sempre a priori, distaccato dai fatti. Eppure, i fatti lo smentiscono su un punto in cui la storia della Chiesa è perfettamente chiara. In effetti, nessuno può ignorare il modo in cui la Chiesa ha giudicato le consacrazioni compiute dagli scismatici nel corso della sua storia. Tali consacrazioni, compiute contro la volontà del Papa, sono sempre state considerate illecite ma nondimeno valide. Solo la giurisdizione è ritenuta da Roma invalida per gli scismatici, poiché deriva per sua stessa natura dal potere papale. Per questo motivo Roma nomina vescovi anche laddove esistano già vescovi scismatici, vescovi privi di giurisdizione effettiva. Ma il potere dell’Ordine sacro conferito da queste consacrazioni è sempre stato considerato valido, tanto che i vescovi scismatici che si convertono non vengono riordinati. Questa differenza – che la consacrazione sia giudicata valida ma la giurisdizione invalida – illustra la distinzione fondamentale che esiste tra l’Ordine sacro e la giurisdizione, nel rapporto che rende la concessione dell’Ordine sacro agli scismatici dipendente da questi ultimi. Infatti, se tali consacrazioni episcopali sono considerate valide, ciò dimostra che non sono viziate nella loro stessa natura per il fatto di essere conferite contro la volontà del papa, a prescindere dalla gravità di tale fatto. Ciò significa che la designazione del candidato all’episcopato da parte del Papa costituisce un elemento estrinseco alla consacrazione, stabilito dal diritto umano positivo. Si tratta quindi di una decisione giuridica aggiunta all’ordine naturale delle cose: in altre parole, un diritto puramente ecclesiastico, che ammette possibili eccezioni, e che pertanto non è intrinsecamente errato contestare in circostanze gravi e proporzionate.Aiuta Renovatio 21
Quando il diritto ecclesiastico viene confuso con il diritto divino
Il conferenziere cita l’enciclica Ad apostolorum principis, in cui Pio XII ribadisce che sia la nomina dei vescovi sia il diritto di giudicarne l’idoneità appartengono alla Santa Sede. Don Vernier sottolinea questa distinzione. Ma si rende conto che ciò non supporta in alcun modo la sua tesi? Infatti, queste due prerogative sono riservate alla Santa Sede, ma secondo due formalità diverse: una in virtù del diritto divino, l’altra in virtù del diritto umano. In effetti, nello stesso paragrafo, Pio XII nega ai vescovi consacrati contro la volontà della Santa Sede qualsiasi potere di magistero e giurisdizione, ma evita accuratamente di negare loro il potere dell’Ordine sacro (2), che hanno validamente ricevuto. L’argomentazione di don Vernier, che cerca di incorporare la giurisdizione nell’ordinazione episcopale in quanto tale, non permette più di spiegare questa distinzione. Certamente, il papa, in virtù del suo primato di giurisdizione, possiede per diritto divino il potere legislativo su tutte le questioni riguardanti la Chiesa, compresa la conferimento dell’Ordine sacro. Ma ciò significa solo che possiede per diritto divino la facoltà di emanare leggi ecclesiastiche di diritto umano. Il possesso del potere legislativo deriva da diritto divino; le leggi promulgate in virtù di tale autorità non lo sono. Pertanto, il potere del papa di legiferare sul digiuno dei fedeli è di diritto divino, mentre il digiuno del Mercoledì delle Ceneri è istituito dal diritto umano ecclesiastico. Altrimenti, si dovrebbe considerare ogni legge papale come legge divina, il che è manifestamente assurdo. La differenza tra il ragionamento del conferenziere e quello della Fraternità Sacerdotale San Pio X risiede non solo nelle conclusioni a cui giungono, ma, in modo più fondamentale, nella loro stessa concezione teologica. Da un lato, un approccio astratto, quasi geometrico, matematico, distaccato dalla realtà concreta dei cattolici; dall’altro, una teologia che unisce la forza dei principi universali all’attenzione per gli eventi provvidenziali e alle necessità concrete della salvezza delle anime. Don Frédéric Weil NOTE 1) In particolare, l’enciclica Ad sinarum gentem del 7 ottobre 1954, in cui Pio XII distingue chiaramente due modalità di ricezione dei due poteri dell’Ordine sacro e della giurisdizione: il primo conferito tramite sacramento, il secondo conferito direttamente dal Papa. 2) «I vescovi che non sono stati nominati o confermati dalla Santa Sede, che sono stati anche scelti e consacrati contro le sue esplicite disposizioni, non possono godere di alcun potere di magistero o di giurisdizione; poiché la giurisdizione spetta ai vescovi solo tramite il Romano Pontefice». Lettera Enciclica Ad Apostolorum Principis, 29 giugno 1958. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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