Nucleare
I vescovi delle città dell’atomica: «non si lasci crollare Trattato di non proliferazione»
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Appello congiunto dei presuli di Nagasaki e Hiroshima insieme a quelli di Santa Fé e Seattle lanciano un appello sul futuro del documento, definito «logoro» e a rischio fallimento. In questi giorni all’Onu la Conferenza di revisione mentre il mondo sembra andare in direzione opposta. Denunciano il mancato impegno dei Paesi nel disarmo. E citano le parole Leone XIV: «Deterrenza si basa sull’irrazionalità dei rapporti tra nazioni».
È un appello addolorato, turbato, quasi rassegnato, quello espresso in una dichiarazione congiunta dai vescovi di Seattle, Santa Fe, Nagasaki e Hiroshima – le città testimoni della disumanità delle armi atomiche. Le prime due per gli effetti degli esperimenti a Los Alamos e per lo stoccaggio del maggior numero di armi negli Stati Uniti; le seconde, in Giappone, uniche al mondo bombardate. L’occasione è l’11esima Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), all’ONU a New York dal 27 aprile al 22 maggio. Il documento in vigore dal 1970 è ormai «logoro», ammoniscono. Mentre la questione nucleare è attualissima, sul tavolo dei trattati, con il perdurare del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
I vescovi sottolineano che il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) – pietra angolare per impedire la diffusione di armi atomiche, nata all’indomani dell’agosto 1945 – è addirittura «a rischio crollo». L’impegno dei pastori cattolici statunitensi e giapponesi per il disarmo nucleare è concretizzato formalmente nella «Partnership for a World without Nuclear Weapons», stretta nel 2023. I firmatari sono gli arcivescovi Paul D. Etienne di Seattle, Peter Michiaki Nakamura di Nagasaki, Joseph Mitsuaki Takami di Nagasaki (emerito), John C. Wester di Santa Fe, e il vescovo Alexis Mitsuru Shirahama di Hiroshima. Sulle orme di papa Francesco e papa Leone XIV affermano: «il semplice possesso di armi nucleari è immorale». Ribadirlo non è scontato come sembra.
Infatti, la crisi del TNP è dovuta «principalmente al continuo rifiuto degli Stati dotati di armi nucleari di avviare negoziati seri che portino al disarmo nucleare, come si erano impegnati a fare molto tempo fa nell’articolo VI del TNP», affermano. Nonostante il Trattato attualmente conti 191 Paesi e territori tra i firmatari, la «deterrenza» è diventata una «giustificazione sintetica», che distoglie l’attenzione dal detenere «armi immorali e genocidarie».
«Perché la Russia e gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato la deterrenza minima di poche centinaia di testate nucleari per mantenere migliaia di testate per la guerra nucleare? Perché tutte e nove le potenze nucleari stanno ora spendendo somme enormi in cosiddetti programmi di “modernizzazione” per mantenere le armi nucleari per sempre?». Sono domande che i vescovi pongono, che rimangono sospese, che interrogano le coscienze. I presuli ricordano che Leone XIV invoca «un mondo fondato sul diritto, sulla giustizia e sulla pace». «È nostro dovere, conferitoci da Dio, perseguire questo obiettivo», dicono unanimi i vescovi firmatari.
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Poi, dipingono il pessimo stato di salute del Trattato di non proliferazione nucleare: «le potenze nucleari non hanno rispettato la loro parte di questo accordo legale». Pur riconoscendo che il TNP è stato «indispensabile per limitare la proliferazione» a tre Paesi non firmatari India, Pakistan e Israele e alla Corea del Nord, ritiratasi nel 2004. Vi è pessimismo nel guardare alla conferenza in corso a New York – organizzata ogni cinque anni.
«Le ultime due Conferenze di revisione del TNP hanno fallito completamente nel delineare qualsiasi passo concreto verso il disarmo nucleare. Non vediamo come questa possa avere successo laddove le altre hanno fallito», affermano. Le minacce «si stanno intensificando», e brutalmente la «forza» è diventata «ragione». «La brutale pratica secondo cui la forza dà diritto sta prevalendo, i trattati sul controllo degli armamenti sono scomparsi e stiamo tornando indietro con enormi programmi di modernizzazione destinati a mantenere per sempre le armi nucleari».
In questo allarmante quadro, i vescovi augurano alla conferenza di invertire questa china. «Speriamo ardentemente e preghiamo affinché si giunga a un esito positivo che porti realmente al disarmo nucleare. Tuttavia, se il passato è un prologo, tale esito è improbabile», dicono. Così, ricordano che quest’anno ci sarà una seconda possibilità per contribuire veramente al disarmo: la Conferenza di revisione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), in vigore dal 2021. «Il Vaticano è stato il primo Stato-nazione a firmare e ratificare il TPNW. Saremo presenti per contribuire a testimoniarne l’ulteriore attuazione», dicono insieme.
Fatti storici che costituiscono la «verità» chiesta da papa Leone XIV negli ultimi giorni a chi lo critica sulla posizione del Vaticano sul nucleare iraniano. «L’idea del potere deterrente della forza militare, in particolare della deterrenza nucleare, si basa sull’irrazionalità dei rapporti tra le nazioni, costruiti non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio con la forza». Scriveva così Prevost nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026. I vescovi di Seattle, Santa Fe, Nagasaki e Hiroshima ripetono queste parole. «Riteniamo che qui il Santo Padre vada dritto al cuore della questione», commentano unanimi. «Che possiate tutti contribuire a condurre questo mondo sofferente verso la terra promessa di un mondo libero dalle armi nucleari».
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Immagine di r Maarten Heerlien via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Nucleare
La dottrina nucleare USA riscritta a porte chiuse
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Nucleare
Storia dell’accesso di Bill Gates ai segreti dello Stato USA
In un thread di sintesi su X e in un articolo postato su Substack, l’attivista per la medicina alternativa Sayer ji ha delineato in chiarezza, per quanto possibile, lo strano caso della «Q cleareance» di Bill Gates, ovvero il fatto che il miliardario risulta autorizzato ad accedere a segreti di Stato USA. Riemerge qui l’interesse del Gates per il nucleare, sottolineato negli anni da Renovatio 21 plurime volte. Riemerge pure, as usual, la centralità del rapporto con Jeffrey Epstein.
Quasi tutti hanno frainteso la storia dell’autorizzazione «Q» di Bill Gates. Non si tratta di biosicurezza. Si tratta di nucleare, e l’impresa nucleare che la sottendeva era stata gestita da Jeffrey Epstein per quattro anni prima che venisse concessa.
L’autorizzazione «Q» del Dipartimento dell’Energia (DOE) è uno strumento previsto dalla Legge sull’Energia Atomica: progettazione di armi, produzione, materiale nucleare speciale. La biodifesa classificata non rientra in questa categoria. Associare questa autorizzazione a Fauci è errato.
Il vero soggetto è TerraPower, la società di Gates che si occupa di reattori nucleari, in collaborazione con l’Idaho National Lab, Los Alamos e Y-12. Anche TerraPower è menzionata nei documenti di Epstein. Cinque documenti, tutti instradati attraverso Boris Nikolic, consulente scientifico di Gates e nominato esecutore testamentario di riserva di Epstein.
L’8 novembre 2010, Epstein scrisse a Nikolic a proposito dei governanti di Abu Dhabi e Dubai: «Ci sono molti modi in cui puoi essere d’aiuto agli obiettivi di Bill in questo ambito».
La risposta di Nikolic la mattina successiva: «Ieri ho organizzato una cena con Regina E. Dugan, direttrice della DARPA. Eravamo solo in tre: Regina, Bill e io».
1/ Update on the Bill Gates “Q clearance” story.
DOE’s own letter says it was “reciprocally granted” — meaning DOE never vetted him. Someone else already had. I found the most specific lead yet on who, and the timing is almost too clean.https://t.co/jxlpGD6eWJ pic.twitter.com/lk33oTUPAO
— Sayer Ji (@sayerjigmi) August 21, 2026
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Il Dipartimento dell’Energia (DOE) afferma che l’autorizzazione di sicurezza è stata «concessa reciprocamente». Il DOE non ha effettuato alcun controllo su di lui. Un’altra agenzia lo ha fatto per prima, e la lettera non specifica quale. Questo non significa che Gates sapesse qualcosa, o che abbia avuto accesso a informazioni riservate. L’autorizzazione di sicurezza è un’idoneità, non un accesso. La questione è se chi si occupava dell’indagine sui precedenti di Gates sapesse chi stava lavorando all’iniziativa che gli ha permesso di ottenere l’autorizzazione.
Il 23 ottobre 2013, Gates ha visitato personalmente il Materials and Fuels Complex dell’Idaho National Laboratory (INL). Il comunicato stampa dell’INL riporta le sue parole: «TerraPower ha molti progetti di collaborazione… ma il nostro lavoro con l’INL è di particolare importanza». Gli altri partner di TerraPower all’interno del Dipartimento dell’Energia (DOE) sono Los Alamos e il complesso di sicurezza nazionale Y-12, un impianto per la produzione di armi nucleari, come confermato anche sulla pagina web governativa dell’Y-12.
Esattamente 7 mesi e mezzo dopo quel tour, l’11 giugno 2014, il Dipartimento dell’Energia (DOE) ha concesso a Gates un’autorizzazione di sicurezza «Q», l’equivalente del Top Secret in ambito nucleare. Questo spiega perfettamente perché ne avesse bisogno. Non spiega però come il DOE sia riuscito a saltare la propria indagine sui precedenti.
La reciprocità richiede un’autorizzazione di sicurezza equivalente a Top Secret, già rilasciata da un’altra agenzia federale. Il Dipartimento dell’Energia non ha specificato quale, ma non sarebbe una novità: un rapporto dell’Associated Press del 2006 aveva già evidenziato che Gates e Steve Ballmer possedevano autorizzazioni di sicurezza Top Secret rilasciate dal Dipartimento della Difesa. I documenti di Epstein dimostrano che il canale di comunicazione con il Pentagono è rimasto aperto per anni.
9 novembre 2010: Boris Nikolic, il consulente scientifico di Gates, invia un’email a Epstein: “Ieri ho organizzato una cena con Regina E. Dugan, direttrice della DARPA. Eravamo solo in tre: Regina, Bill e io, ed è stata fantastica!”
I contatti non si fermarono lì. Luglio 2011: Nikolic invia a Epstein un articolo del New York Times su Dugan: «dobbiamo organizzare un viaggio a Washington».
Settembre 2011: un promemoria per un appuntamento con scritto «Boris, Regina». Novembre 2011: Nikolic comunica di aver “appena terminato la riunione con la DARPA”. Febbraio 2012: Dugan viene invitato a cena da Nathan Myhrvold, co-fondatore di TerraPower, la società di Gates.
Niente di tutto ciò dimostra che la DARPA sia l’agenzia che la lettera del Dipartimento dell’Energia non nomina. Ma si tratta di un indizio specifico e verificabile: una relazione privata, durata anni, tra la cerchia ristretta di Gates e un direttore in carica della DARPA, riferita a Epstein in tempo reale.
La vera domanda da porre al Congresso è: chiedete direttamente al Dipartimento dell’Energia (DOE) e alla DARPA se l’autorizzazione di sicurezza riconosciuta dal DOE nel 2014 risalga all’agenzia di ricerca del Pentagono e, in tal caso, perché un cittadino privato avesse bisogno di quel tipo di accesso, anni prima che qualcuno avesse mai sentito parlare di COVID-19.
Sayer Ji
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Immagine generata artificialmente
Nucleare
Marjorie Taylor Greene: Washington sta valutando un attacco nucleare contro l’Iran
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