Geopolitica
Trump valuta un nuovo attacco all’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando la possibilità di ordinare nuovi attacchi contro l’Iran in risposta alla repressione delle proteste e delle rivolte scatenate dall’inflazione alle stelle da parte di Teheran. Lo riporta il New York Times, che cita funzionari americani a conoscenza delle discussioni.
Secondo il quotidiano neoeboraceno, Trump è stato informato negli ultimi giorni su diverse opzioni di attacco, tra cui attacchi contro obiettivi non militari a Teheran, ma non ha ancora preso una decisione definitiva. Il presidente ha lanciato molteplici minacce contro l’Iran in passato e ha pubblicamente espresso il suo sostegno ai manifestanti sabato.
«L’Iran sta guardando alla LIBERTÀ, forse come mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!!!», ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social.
Le proteste sono scoppiate in Iran il 28 dicembre, dopo che il crollo della moneta nazionale ha portato a forti aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari e di altri beni di prima necessità. Le dimostrazioni si sono rapidamente trasformate in disordini diffusi, con scontri tra rivoltosi e polizia e attacchi alle istituzioni governative a Teheran e in altre città. Giovedì le autorità hanno interrotto le connessioni internet e telefoniche in tutto il paese nel tentativo di contenere la violenza.
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Teheran ha accusato gli Stati Uniti e Israele di alimentare i disordini. «Credendo che la Repubblica Islamica dell’Iran sia come gli altri Paesi, gli Stati Uniti stanno perseguendo le stesse misure incoraggiando alcuni individui a creare caos e rivolte», ha scritto sabato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi su X.
La guida suprema iraniana Ali Khamenei ha definito le minacce «infondate», affermando che il Paese «non farà marcia indietro di fronte ai vandali».
Gli Stati Uniti hanno effettuato attacchi contro gli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025 a sostegno della campagna aerea israeliana di 12 giorni contro il Paese. Teheran ha risposto con un bombardamento missilistico contro una base statunitense in Qatar, senza causare vittime.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Gli Emirati potrebbero unirsi alla lotta contro l’Iran
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Cina
Cina e Pakistan presentano una proposta in cinque punti per porre fine alla guerra con l’Iran
Cina e Pakistan hanno presentato una proposta in cinque punti per garantire la pace e la stabilità in Iran e nella regione del Golfo. Dopo un incontro quadrilaterale con i suoi omologhi di Arabia Saudita, Egitto e Turchia, il ministro degli Esteri pakistano Mohammad Ishaq Dar si è recato direttamente a Pechino per incontrare il ministro degli Esteri cinese Wang Yi martedì 31 marzo, a seguito del quale la proposta è stata resa pubblica.
Riconoscendo il ruolo positivo svolto dal Pakistan nel tentativo di porre fine al conflitto, Wang Yi ha affermato: «Gli sforzi del Pakistan per mediare tra le parti al fine di promuovere la pace e porre fine ai combattimenti dimostrano il suo fermo impegno a salvaguardare la pace regionale e globale. La tempestiva comunicazione strategica tra Cina e Pakistan sulle principali questioni internazionali e regionali e l’approfondimento del coordinamento strategico incarnano l’essenza della comunità sino-pakistana con un futuro condiviso. La Cina sostiene e auspica che il Pakistan svolga un ruolo unico e importante nella de-escalation delle tensioni e nel ripristino dei colloqui di pace. Questo processo non sarà facile, ma gli sforzi di mediazione del Pakistan sono in linea con gli interessi comuni di tutte le parti».
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I cinque punti, come delineati dall’agenzia Xinhua, sono i seguenti:
I. Cessazione immediata delle ostilità: Cina e Pakistan chiedono la cessazione immediata delle ostilità e il massimo impegno per impedire che il conflitto si propaghi. L’assistenza umanitaria deve essere consentita a tutte le aree colpite dalla guerra.
II. Avvio di colloqui di pace il prima possibile. La sovranità, l’integrità territoriale, l’indipendenza nazionale e la sicurezza dell’Iran e degli Stati del Golfo devono essere salvaguardate. Il dialogo e la diplomazia sono l’unica opzione praticabile per risolvere i conflitti. Cina e Pakistan sostengono le parti interessate nell’avvio di colloqui, con l’impegno di tutte le parti a una risoluzione pacifica delle controversie e ad astenersi dall’uso o dalla minaccia dell’uso della forza durante i colloqui di pace.
III. Sicurezza degli obiettivi non militari. Il principio di protezione dei civili nei conflitti militari deve essere rispettato. Cina e Pakistan esortano le parti in conflitto a cessare immediatamente gli attacchi contro i civili e gli obiettivi non militari, ad aderire pienamente al diritto internazionale umanitario e a interrompere gli attacchi contro infrastrutture critiche, tra cui impianti energetici, di desalinizzazione e di produzione di energia, nonché infrastrutture nucleari a fini pacifici, come le centrali nucleari.
IV. Sicurezza delle rotte marittime. Lo Stretto di Ormuzzo, insieme alle acque adiacenti, rappresenta un’importante rotta marittima globale per merci ed energia. Cina e Pakistan esortano le parti a proteggere la sicurezza delle navi e dei membri degli equipaggi bloccati nello Stretto di Ormuzzo, a consentire il passaggio rapido e sicuro delle navi civili e commerciali e a ripristinare al più presto la normale navigazione attraverso lo Stretto.
V. Primato della Carta delle Nazioni Unite. Cina e Pakistan sollecitano sforzi per praticare un vero multilateralismo, per rafforzare congiuntamente il primato delle Nazioni Unite e per sostenere la conclusione di un accordo volto a stabilire un quadro di pace globale e a realizzare una pace duratura basata sui principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Il Cremlino lancia l’allarme: Kiev utilizza lo spazio aereo dei Paesi NATO per attacchi con droni contro le infrastrutture energetiche russe
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