Geopolitica
Maduro catturato. Sarà processato a Nuova York
Le forze armate statunitensi hanno catturato il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie nel corso degli attacchi condotti da Washington sulla capitale Caracas, ha annunciato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, precisando che i due sono stati evacuati dal Paese sudamericano. Le autorità venezuelane accusano da tempo gli Stati Uniti di aver ordito piani per rovesciare il governo di Caracas.
In un post pubblicato ieri su Truth Social, Trump ha confermato che gli Stati Uniti hanno «portato a termine con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela».
«Il suo leader, il presidente Nicolás Maduro, è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. Questa operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi», ha scritto, aggiungendo che maggiori dettagli sarebbero stati resi noti durante una conferenza stampa prevista per le 11:00 nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida.
Funzionari statunitensi anonimi hanno riferito alla CBS che l’operazione è stata eseguita dalla Delta Force, l’unità speciale d’élite dell’esercito americano, già protagonista di missioni di alto profilo come il raid del 2019 che portò alla morte del leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi e la cattura del dittatore panamense Manuel Noriega nel 1989.
Mandar un abrazo a todo el pueblo Venezolano…game over Maduro…!!!
Viva Venezuela…!!! pic.twitter.com/TCKOV1Lecx— Cristóbal Soria (@cristobalsoria) January 3, 2026
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In un’intervista al New York Times, Trump ha definito l’operazione «brillante», sottolineando che vi hanno contribuito «un’ottima pianificazione e un sacco di truppe fantastiche». Un funzionario statunitense ha dichiarato al quotidiano che non si registrano vittime o feriti tra le forze americane, rifiutandosi però di commentare le eventuali perdite venezuelane.
La vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, indicata come possibile successore di Maduro, ha affermato di ignorare la sorte del capo dello Stato e ha chiesto a Trump di fornire prove che sia ancora in vita.
Le tensioni tra Washington e Caracas si sono acuite a causa di quelle che gli Stati Uniti definiscono le connessioni del governo venezuelano con il narcotraffico e i cartelli della droga. Maduro ha sempre respinto tali accuse, considerandole un pretesto per destabilizzare il suo esecutivo.
Mentre la crisi rimane in stallo, i media hanno riportato che gli Stati Uniti hanno più volte tentato di rimuovere Maduro dal potere, inclusi sforzi per indurlo alle dimissioni e piani per la sua cattura o eliminazione.
A ottobre, Trump ha rivelato di aver autorizzato operazioni della CIA in Venezuela, suscitando dure reazioni da parte di Caracas. Nello stesso mese, l’agenzia Associated Press aveva reso noto che agenti americani avevano cercato di reclutare il pilota personale di Maduro per catturare il presidente e trasferirlo negli Stati Uniti, dove avrebbe affrontato accuse di narcotraffico.
A novembre, il New York Times aveva riferito che un piano poteva prevedere l’impiego di truppe delle operazioni speciali statunitensi – tra cui Delta Force e Navy SEAL – per catturare o uccidere Maduro, descritto come un narco-barone al fine di aggirare ostacoli legali.
A dicembre, l’agenzia Reuters ha riportato, citando fonti, che Washington aveva posto a Maduro un ultimatum per abbandonare il Paese, offrendo in cambio la revoca di tutte le sanzioni statunitensi contro di lui e la sua famiglia, nonché l’archiviazione del procedimento pendente presso la Corte Penale Internazionale.
Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati incriminati a New York per vari capi d’accusa legati al narcotraffico e al possesso illegale di armi, ha dichiarato la procuratrice generale degli Stati Uniti Pam Bondi.
#ATENCIÓN | Estás son las primeras imágenes que se conocen de Nicolás Maduro llegando a Nueva York, tras ser capturado esta madrugada en una operación estadounidense. pic.twitter.com/uYCArOYET4
— Noticias RCN (@NoticiasRCN) January 4, 2026
Maduro perp walk. pic.twitter.com/e1Maaun5EK
— Paul Mauro (@PaulDMauro) January 4, 2026
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In un post su X, Bondi ha annunciato che Maduro e la moglie sono stati messi sotto accusa nel distretto meridionale di New York con i reati di «cospirazione anti-narcoterrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi e cospirazione per il possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi contro gli Stati Uniti».
Maduro e la moglie non hanno ancora presentato la loro difesa formale.
Da tempo gli Stati Uniti accusano Maduro di collegamenti con i cartelli della droga e di aver favorito l’inondazione di stupefacenti sul territorio americano, rifiutando di riconoscerlo come leader legittimo e offrendo una taglia di 50 milioni di dollari per informazioni che conducano al suo arresto e alla condanna. Il presidente venezuelano ha sempre rigettato con forza tali imputazioni, sostenendo che Washington le abbia sfruttate come pretesto per un intervento militare e per destabilizzare il suo esecutivo.
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Immagine da Twitter
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L’UE respinge il Canada come membro «associato»
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Geopolitica
Trump in contatto con Netanyahu: paura di altre ostilità con l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sabato mattina, per fare il punto sui preparativi per possibili attacchi contro l’Iran,. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza della conversazione.
Secondo il WSJ, Trump aveva precedentemente tenuto un altro incontro con alti comandanti militari alla Casa Bianca per discutere le opzioni per la ripresa di importanti operazioni di combattimento. Nelle scorse settimane, diverse testate giornalistiche hanno riportato che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Trump ha ripetutamente minacciato di bombardare l’Iran, avvertendo di «un’altra piccola Furia Epica», dal nome dell’operazione precedente, qualora Teheran non rispetterà le sue condizioni di pace. Secondo quanto riferito, funzionari statunitensi avrebbero avvertito gli alleati arabi che ospitano basi militari americane di prepararsi a un’operazione breve ma intensa.
Interrogato sabato sera durante una festa di Halloween a Mar-a-Lago, in Florida, sulla possibilità di «tornare in guerra con l’Iran» nelle prossime settimane, Trump ha risposto: «Supponiamo che lo facessi, ve lo direi? Non posso dirvelo».
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Secondo quanto riferito, il Pentagono avrebbe presentato a Trump potenziali obiettivi che vanno dagli impianti nucleari e siti militari sotterranei iraniani all’isola di Kharg, un importante snodo per l’esportazione di petrolio nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato ulteriori intercettori missilistici nella regione e trasferito truppe da basi vulnerabili.
Secondo un articolo del Jerusalem Post pubblicato sabato, Stati Uniti e Israele hanno già elaborato piani per una rinnovata azione militare, ma è improbabile che Trump ordini attacchi prima del voto di martedì, a meno che i servizi segreti non indichino preparativi per un attacco a sorpresa.
Una ripresa delle ostilità giungerebbe in un momento delicato per Netanyahu, il cui blocco di destra non è riuscito a ottenere la maggioranza parlamentare alle elezioni della scorsa settimana. Rimarrà in carica mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato sabato che Trump non ha ancora deciso se lanciare nuovi attacchi contro l’Iran, ma preferisce una soluzione diplomatica. Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani incontravano i mediatori del Qatar a Doha, dopo oltre 12 ore di colloqui a Teheran venerdì. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha riferito a Reuters che la diplomazia viene coordinata attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance volta a riaprire i negoziati, definendo l’iniziativa un «passo positivo».
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di prepararsi a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse attaccato di nuovo, secondo quanto riportato in una dichiarazione diffusa sabato dal suo ufficio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Lavrov: l’Europa ha perso l’occasione di mediare nel conflitto ucraino
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