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Negli USA la guerra civile diventa inevitabile

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Ora il problema non è più sapere chi sia il presidente degli Stati Uniti legittimamente eletto, ma per quanto tempo potrà essere rinviata la guerra civile. Lungi dal ridursi a uno scontro tra un presentatore televisivo narcisista e un vegliardo senile, la divisione del Paese ha radici in una fondamentale questione culturale, latente dalla nascita.

 

 

Eccoci arrivati al nodo: si profila all’orizzonte una catastrofe prevedibile da trent’anni. Gli Stati Uniti s’avviano inesorabilmente verso la secessione e la guerra civile.

Si profila all’orizzonte una catastrofe prevedibile da trent’anni. Gli Stati Uniti s’avviano inesorabilmente verso la secessione e la guerra civile

 

Con il dissolvimento dell’URSS, l’«Impero americano» non ha più nemici che ne minaccino l’esistenza, quindi non ha più ragione di sussistere.

 

Il tentativo di George H. Bush (padre) e di Bill Clinton d’immettere nuova linfa nel Paese per mezzo della globalizzazione del commercio ha distrutto le classi medie, non solo negli Stati Uniti, ma anche in quasi tutto l’Occidente.

 

Il tentativo di George W. Bush (figlio) e di Barack Obama di organizzare il mondo mettendo a fulcro del sistema una nuova forma di capitalismo – stavolta finanziario – s’è impantanato nelle sabbie della Siria.

Il tentativo di George H. Bush (padre) e di Bill Clinton d’immettere nuova linfa nel Paese per mezzo della globalizzazione del commercio ha distrutto le classi medie, non solo negli Stati Uniti, ma anche in quasi tutto l’Occidente.

 

È troppo tardi per raddrizzare il timone. Il tentativo di Donald Trump di abbandonare l’impero americano e di concentrare gli sforzi sulla prosperità interna è stato sabotato dalle élite devote all’ideologia puritana dei Padri Pellegrini (Pilgrim Fathers). Di conseguenza, il momento tanto temuto da Richard Nixon e dal suo consigliere elettorale Kevin Philipps è arrivato: gli Stati Uniti sono sull’orlo della secessione e della guerra civile.

 

Quanto scrivo non è frutto di pura fantasia, ma dell’analisi di numerosi osservatori negli Stati Uniti e nel resto mondo. La Corte Suprema del Wisconsin ha sì respinto il ricorso di Trump contro le frodi elettorali, ma non per ragioni attinenti al diritto, bensì perché, così non facendo, «avrebbe aperto il vaso di Pandora».

 

Infatti, diversamente dalla dominante ingannevole interpretazione degli avvenimenti sulla stampa internazionale, ci sono soltanto due possibilità: o i ricorsi del presidente uscente sono valutati sul piano giuridico – e allora gli si deve dare ragione – oppure sono valutati secondo i dettami della politica, nel qual caso dargli ragione provocherebbe una guerra civile. Ma il conflitto è già in fase troppo avanzata.

Il momento tanto temuto da Richard Nixon e dal suo consigliere elettorale Kevin Philipps è arrivato: gli Stati Uniti sono sull’orlo della secessione e della guerra civile.

 

Il giudizio emesso a scapito del diritto, per ragioni politiche, non eviterà la guerra civile.

 

Bisogna finirla d’interpretare le elezioni presidenziali come una competizione tra Democratici e Repubblicani: Donald Trump non ha mai rivendicato l’appartenenza al Partito Repubblicano, che anzi ha preso d’assalto durante la campagna elettorale del 2016. Non è un illuminato: si richiama infatti al presidente Andrew Jackson (1829-1837), ossia a un presidente precursore ideologico dei «Sudisti» e dei «Confederati».

 

Bisogna smettere di sostenere che Trump non rappresenta la maggioranza degli statunitensi: è stato designato presidente nel 2016, nelle elezioni locali ha contribuito alla vittoria in suo nome di migliaia di candidati, e nel 2020 s’è accaparrato milioni di voti in più rispetto al 2016.

 

Nessuno in Europa sembra osare prendere atto di quanto tuttavia abbiamo sotto gli occhi. Tutti s’aggrappano all’idea degli Stati Uniti come modello di democrazia. Allora prendetevi la briga di leggere la Costituzione USA, vi basteranno pochi minuti. Essa riconosce la sovranità degli Stati Federati, non del Popolo. Il suo principale ideatore, Alexander Hamilton, l’ha sostenuto, nonché scritto nei Federalist Papers: la Costituzione ha lo scopo di instaurare un regime analogo alla monarchia britannica – senza però l’aristocrazia – non certo una democrazia.

Diversamente dalla dominante ingannevole interpretazione degli avvenimenti sulla stampa internazionale, ci sono soltanto due possibilità: o i ricorsi del presidente uscente sono valutati sul piano giuridico – e allora gli si deve dare ragione – oppure sono valutati secondo i dettami della politica, nel qual caso dargli ragione provocherebbe una guerra civile

 

Questa Costituzione ha resistito due secoli solo grazie al compromesso dei primi Dieci Emendamenti (Bill of Rights). Ma nell’era della mondializzazione dell’informazione, tutti possono rendersi conto che la partita è truccata.

 

Si tratta di un sistema tollerante, ma pur sempre oligarchico.

 

Negli Stati Uniti la pressoché totalità delle leggi è redatta da gruppi di pressione, organizzati indipendentemente da chi siano gli eletti al Congresso e alla Casa Bianca. I politici sono una facciata che nasconde il vero Potere. Del resto, questi gruppi valutano ogni decisione di ciascun politico e annualmente pubblicano un annuario ove ciascuno viene soppesato per la propria docilità.

 

Gli europei, attaccati all’immagine degli Stati Uniti come nazione democratica, insistono ad affermare che l’elezione del presidente spetta [al popolo ma] attraverso i grandi elettori. Ciò è assolutamente falso.

 

Il giudizio emesso a scapito del diritto, per ragioni politiche, non eviterà la guerra civile

La Costituzione non prevede l’elezione del presidente da parte del popolo per delega, ma da parte di un collegio elettorale designato dai governatori.

 

Col tempo questi ultimi hanno finito con l’organizzare votazioni nel proprio Stato federale prima di scegliere i membri del Collegio Elettorale. Alcuni hanno inscritto il principio nella Costituzione locale, ma non tutti.

 

In ultima analisi, la Corte Suprema Federale non c’entra, come s’è visto vent’anni fa nella contesa fra George W. Bush e Al Gore, quando dichiarò esplicitamente che le eventuali truffe elettorali avvenute in Florida non erano di sua propria competenza.

Negli Stati Uniti la pressoché totalità delle leggi è redatta da gruppi di pressione, organizzati indipendentemente da chi siano gli eletti al Congresso e alla Casa Bianca. I politici sono una facciata che nasconde il vero Potere

 

In questo contesto, se gli Stati Uniti fossero una democrazia, Trump avrebbe probabilmente vinto le elezioni del 2020; invece ha perso perché sono un Paese oligarchico con una classe politica che non vuole saperne di lui.

 

I jacksoniani, fautori della democrazia, per far trionfare la propria causa non hanno altra scelta che prendere le armi, come prevede espressamente il secondo emendamento alla Costituzione. All’origine, questo emendamento voleva riconoscere a tutti i cittadini il diritto di acquistare e portare ogni tipo di arma da guerra per potersi ribellare a un governo tirannico, come accadde con la monarchia britannica. Questo è il significato del compromesso del 1789, che la maggior parte degli statunitensi considera superato.

 

Il generale Michael Flynn, effimero consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, ha recentemente esortato a sospendere la Costituzione e a istituire la legge marziale per prevenire la guerra civile. Il Pentagono – la cui cuspide è stata sostituita dal presidente uscente a vantaggio degli amici del generale – si tiene pronto.

 

Se gli Stati Uniti fossero una democrazia, Trump avrebbe probabilmente vinto le elezioni del 2020; invece ha perso perché sono un Paese oligarchico con una classe politica che non vuole saperne di lui

Dal canto suo Trump ha annunciato che si presenterà al tribunale texano deputato a decidere sulle frodi elettorali locali.

 

Il Texas è uno dei due Stati federati che prima dell’adesione agli Stati Uniti fondarono una Repubblica indipendente e poi si riservò il diritto di recessione. Il governatore in carica nel 2009 minacciò la secessione. Un’idea che da allora ha continuato a farsi strada, tant’è che ora il Congresso locale è chiamato a decidere sulla proposta di referendum per l’indipendenza avanzata dal rappresentante Kyle Biedermann.

 

Il processo di dissolvimento degli Stati Uniti potrebbe essere più rapido di quello dell’URSS. All’epoca lo studiò a Mosca il professor Igor Panarin. Colin Woodward ne ha aggiornato l’analisi tenendo conto dell’evoluzione dei dati demografici: il Paese sarebbe scisso in 11 Stati, che si distinguono su base culturale.

 

A questi problemi s’aggiungono i ricorsi contro le legislature di una ventina di Stati, che a causa della pandemia hanno adottato leggi elettorali che contravvengono alla propria Costituzione. Se questi ricorsi, giuridicamente fondati, venissero accolti, in questi Stati si dovrebbero annullare non soltanto le elezioni presidenziali, ma anche quelle locali (parlamenti, sceriffi, procuratori e altre cariche).

Il Pentagono – la cui cuspide è stata sostituita dal presidente uscente a vantaggio degli amici del generale Flynn – si tiene pronto

 

Non sarà possibile esaminare prima della riunione del Consiglio Elettorale Federale le ragioni addotte in Texas e altrove. Il Texas e gli altri Stati dove sono in fase di esame analoghi ricorsi, nonché gli Stati che potrebbero dover annullare il voto, non potranno perciò partecipare alla designazione del nuovo presidente degli Stati Uniti.

 

In questo caso, spetta al nuovo Congresso, dove i Puritani sono minoranza e i Jacksoniani maggioranza, indicare una procedura sostitutiva.

 

 

Thierry Meyssan

Il processo di dissolvimento degli Stati Uniti potrebbe essere più rapido di quello dell’URSS

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Fonte: «Negli USA la guerra civile diventa inevitabile», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 15 dicembre 2020

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Politica

AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?

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Alternativa per la Germania (AfD) ha prevalso nelle elezioni regionali di domenica nello Stato tedesco orientale della Sassonia-Anhalt, ottenendo il 43,8% dei voti, secondo la commissione elettorale locale. L’AfD si appresta a conquistare 39 dei 97 seggi nell’assemblea legislativa regionale, senza però raggiungere la maggioranza di governo.

 

La consultazione è stata contrassegnata da un’affluenza record del 78%, la più elevata dalla riunificazione tedesca del 1990. Secondo i risultati preliminari ufficiali, il partito del cancelliere Friedrich Merz, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), è arrivato secondo con un esito deludente: poco più del 17,2% dei voti e 15 seggi.

 

Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD nello Stato, ha dichiarato che il partito ha «scritto la storia» e che l’esito del voto «scuoterà tutta la Germania».

 

«Riconquisteremo il nostro Paese, e cominciamo dalla Sassonia-Anhalt», ha affermato. I tedeschi hanno dato la loro fiducia all’AfD e «non li deluderemo. Non diventeremo come questi altri partiti», ha aggiunto Siegmund.

 


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In precedenza la co-presidente dell’AfD, Alice Weidel, non aveva escluso la possibilità di un governo di coalizione nella regione, anche con i cristiano-democratici di Merz, qualora il partito di destra non avesse ottenuto la maggioranza assoluta.

 

Dopo che gli exit poll hanno assegnato la vittoria all’AfD, Sven Schulze, candidato capolista della CDU in Sassonia-Anhalt e presidente regionale uscente, ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con gli avversari per il successo elettorale. «Questa è democrazia», ha affermato Schulze, aggiungendo che gli elettori hanno inviato un messaggio chiaro da ascoltare sia a livello regionale sia federale, come riportato dai media tedeschi.

 

Lo Schulze ha attribuito il risultato modesto del proprio partito alle politiche impopolari del governo di coalizione federale, composto da CDU e Partito Socialdemocratico (SPD). Anche il co-leader dell’SPD e vicecancelliere Lars Klingbeil ha parlato di un «segnale a Berlino», insistendo però sulla necessità di proseguire con la cosiddetta politica del «firewall», in base alla quale i principali partiti rifiutano ogni collaborazione con l’AfD.

 

Il co-presidente dell’AfD, Tino Chrupalla – figura politica oggetto di debancarizzazione e pure inquietanti attacchi con siringhe per iniezioni – ha sostenuto che l’esito delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt dimostra che gli elettori respingono la controversa politica del «firewall» votando contro i partiti tradizionali.

 

Secondo i risultati preliminari, l’SPD si è classificato terzo con il 9,3% dei voti, seguito dai Verdi e dal Partito della Sinistra con rispettivamente l’8,9% e l’8,6%. Anche l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) è riuscita di stretta misura a entrare in parlamento con il 5,3%.

 

Negli ultimi mesi i sondaggi hanno indicato in modo costante l’AfD come il partito più popolare a livello nazionale, con il sostegno del 28% degli intervistati.

 

Il partito, che costituisce la più grande fazione di opposizione nel Bundestag, fonda la propria campagna su una piattaforma anti-immigrazione ed è inoltre fortemente critico verso il sostegno del governo tedesco all’Ucraina e verso le sanzioni contro la Russia.

 

Un sondaggio INSA pubblicato dalla testata germanica Bild a fine agosto indicava che il sostegno al blocco di governo cristiano-democratico CDU-CSU era sceso al 20%, con circa il 78% degli intervistati insoddisfatto del governo di coalizione di Merz.

 

A marzo AfD aveva ottenuto quasi il 20% dei voti alle elezioni regionali nello stato tedesco occidentale della Renania-Palatinato. A fine 2025 il partito aveva triplicato i voti nella land della Renania Settentrionale-Vestfalia (il land del cancelliere Federico Merz) e volava in testa ai sondaggi nazionali come primo partito. Nella cittadina di Ludwigshafen era stato escluso il candidato AfD dalle elezioni, che si sono quindi tenute con la risibile affluenza del 29%.

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Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.

 

Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.

 

Per AfD, tuttavia, la vittoria può aprire a tempi problematici: notoriamente, il partito è stato perseguitato non solo dagli altri partiti, ma pure dagli apparati di sicurezza interna del Paese. Negli scorsi mesi il Bundesamt für Verfassungschutz (BfV) – il servizio di sicurezza interno, che secondo il nome dovrebbe difendere la Costituzione – mette sotto osservazione il partito: ad aprile 2023 era emerso che i servizi avevano etichettato l’organizzazione giovanile AfD come «estrema destra» in modo da poter sorvegliarne i membri. Pochi mesi fa il BfV aveva reiterato la classificazione di AfD come «estremista».

 

Come riportato da Renovatio 21, la caccia dell’Intelligence germanico a AfD è risalente. A livello federale, il partito è soggetto a una classificazione di livello inferiore che consente comunque il monitoraggio, sebbene con controlli giudiziari più rigorosi. Tuttavia, le autorità federali hanno richiesto un innalzamento del livello di sorveglianza per l’AfD, e la decisione finale è attualmente sospesa in attesa dell’esito di un ricorso legale presentato dal partito.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Bassa Sassonia aveva inserito la sezione locale di AfD in una lista nera come «priorità di sorveglianza»un mese fa. Un Commissario di polizia del Budestag l’anno scorso aveva chiesto l’epurazione dei membri di AfD dai ranghi della Polizei, mentre il partito veniva escluso dai seggi della presidenza della commissione parlamentare al Bundestaggo di Berlino.

 

Come riportato da Renovatio 21, di recente è emersa una bozza di legge del governo tedesco introdurrebbe una norma che impedirebbe alle persone con opinioni «estremiste» di acquistare una casa.

 

La follia orwelliana in atto in Germania era stata condannata l’anno scorso dal segretario di Stato USA Marco Rubio e dal vicepresidente statunitense JD Vance.

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La persecuzione civile e politica del partito è multidimensionale: nel giugno 2025 l capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia. Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.

 

Il partito, che per i sondaggi è il maggiore del Paese, è escluso dai seggi per la presidenza alla commissione parlamentare del Bundestaggo.

 

A giugno, una ONG tedesca di orientamento liberal-progressista, la Gesellschaft für Freiheitsrechte («Società per i diritti civili») , ha proposto di dichiarare incostituzionale il principale partito populista del Paese

 

Come riportato da Renovatio 21, i leader del partito in passato hanno fatto capire di ritenere l’Europa un progetto fallito, e spingendosi sino a chiedere un referendum per uscire dalla UE. AfD porta avanti apertamente una politica di remigrazione, cioè il rimpatrio di milioni («milionenfach») di immigrati giunti irregolarmente su suolo tedesco

 

Si apre pure quella che sembra pure una prova più grande per il partito: quella di rimanere fedele alle promesse agli elettorali, e non diventare di colpo «moderato» una volta raggiunta la stanza dei bottoni.

 

Il problema, ai vertici dell’AfD, se lo sono già posto, facendo un’ulteriore giuramento ai sostenitori: il partito non subirà una melonisierung, una «melonizzazione» – così disse Chrupalla dopo che l’AfD era stata espulsa dal gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo all’inizio di questo mese.

 

Si tratta di un promessa di non poco conto. Come sa il lettore di Renovatio 21sotto il governo Meloni sono aumentati gli sbarchi di immigrati clandestini.

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Politica

Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio

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Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha pubblicato un video creato con l’Intelligenza Artificiale che mostrava prigionieri palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso un campo di prigionia simile a un mattatoio. Il post era accompagnato dalla didascalia «Avevamo promesso, abbiamo mantenuto la promessa».   Il filmato aveva totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso.   Tuttavia, ltri utenti avevano salvato il video e lo avevano ripubblicato sui social media.  

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Il filmato, dove la figura del ministro appare dominante e sorridente sulla massa di prigionieri, non può non ricordare l’estetica dei campi di concentramento, sulla cui storia lo Stato di Israele ha fondato le sue stesse basi morali, arrivando a giustiziare l’organizzatore dei lager Adolfo Eichmann dopo averlo rapito in Argentina dove era fuggito per vivere da impiegato sotto falso nome.   In particolare, il rullo trasportatore aggiunge, rispetto all’immaginario dei lager, un elemeno nuovo e particolarmente disumanizzante: è esattamente il meccanismo che porta gli animali al macello nei mattatoi. Ancora una volta, vediamo nel linguaggio dello Stato Giudaico una cifra di disumanizzazione dell’altro (che non è più persona, ma «animale»), che, avevamo imparato, era una caratteristica precipua dei nazisti e del genocidio perpetrato contro gli stessi giudei nei campi di sterminio.   Osservatori notano che sebbene i video di Gvir realizzati con l’IA  siano estremi, anche i video reali del funzionario israeliano lo sono.   Ad agosto, Gvir ha mostrato con entusiasmo la sua nuova camera delle esecuzioni per la pena di morte per i palestinesi.   «Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato Gvir . «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di legiferare sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».   Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione.   A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.   Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».   In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere.   Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».

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In una trasmissione dello scorso mese il Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.   A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.   Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.   L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».      

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Politica

Il presidente zambiano presta giuramento mentre il rivale resta in carcere

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Il presidente dello Zambia Hakainde Hichilema ha iniziato un secondo mandato dopo elezioni segnate da tensioni, durante le quali il suo principale avversario è stato arrestato e un ex ministro è rimasto ucciso.

 

La cerimonia di giuramento si è tenuta martedì allo Stadio Nazionale degli Eroi di Lusaka, con la partecipazione di migliaia di persone e di diversi capi di Stato africani, tra cui quelli di Kenya, Botswana e Zimbabwe.

 

Secondo la Commissione elettorale, Hichilema ha vinto il voto del 13 agosto con circa il 60% dei consensi, superando nettamente Brian Mundubile, candidato dell’opposizione, fermo al 38% circa.

 

Il Mundubile non ha accettato l’esito, sostenendo che ci siano state anomalie nel conteggio, nella trasmissione e nella proclamazione dei voti, e ha dichiarato l’intenzione di contestarlo per via giudiziaria. Il 24 agosto, ultimo giorno utile secondo la Costituzione per presentare un ricorso, i tribunali sono però risultati chiusi e circondati dalle forze dell’ordine. Le autorità hanno giustificato la misura come precauzionale, basata su informazioni di intelligence, mentre Human Rights Watch ha denunciato che in pratica ciò ha reso impossibile qualunque azione legale.

 

Dopo che la polizia aveva fatto irruzione nella sua abitazione il 14 agosto, Mundubile si era reso irreperibile. Nel corso di quell’operazione l’ex ministro Mutotwe Kafwaya ha perso la vita colpito da colpi d’arma da fuoco e undici persone sono finite in stato di fermo. Secondo la versione della polizia, gli agenti — impegnati in un’azione contro una presunta milizia — sarebbero stati fatti bersaglio di spari, e sul posto sarebbero state trovate armi di tipo militare. Il Mundubile ha smentito che i suoi seguaci fossero armati, definendo il blitz un tentativo di attentare alla sua vita.

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Il Mundubile e il suo vice, Makebi Zulu, si sono poi rifugiati per un periodo in una sede delle Nazioni Unite, prima di costituirsi alla polizia. Sono stati in seguito formalmente accusati di tradimento — accusa che respingono — e portati nel penitenziario di massima sicurezza di Mukobeko. L’accusa di insurrezione può, nell’ex Rhodesia del Nord, portare alla pena dell’ergastolo.

 

Ex avvocato e commercialista, il Mundubile fino al 2026 è stato membro del Patriotic Front (PF), il partito che ha governato lo Zambia dal 2011 al 2021, di cui è stato anche capogruppo di governo e poi leader dell’opposizione (2021-2023). Nel 2026, poco prima delle elezioni presidenziali, ha aderito al National Reconciliation Party for Unity and Prosperity (NRPUP), un partito nato da una scissione interna al Patriotic Front, diventandone il candidato presidenziale, sostenuto dalla coalizione Tonse-Pamodzi Alliance.

 

Nel discorso di insediamento, affrontando il tema delle violenze legate al voto, lo Hichilema ha riconosciuto che il confronto politico fa parte della democrazia, ma ha avvertito che la conquista del potere non può giustificare il sacrificio della pace e della stabilità nazionale.

 

Il presidente ha inoltre annunciato l’obiettivo di triplicare l’economia zambiana entro i prossimi cinque anni, puntando su miniere, agricoltura, turismo ed energia, dopo un primo mandato dedicato soprattutto a risanare i conti pubblici. A maggio, il Fondo Monetario Internazionale aveva riconosciuto progressi concreti nella stabilizzazione macroeconomica del Paese: inflazione scesa al 6,8%, riserve valutarie salite a 6,4 miliardi di dollari e accordi di ristrutturazione del debito che coprono circa il 94% del debito ammissibile.

 

Dal ritorno al multipartitismo nel 1991, lo Zambia ha generalmente conosciuto elezioni e passaggi di generalmente potere pacifici, pur non essendo mancati episodi di violenza in passato. Lo stesso Hichilema, quando era all’opposizione, fu arrestato nel 2017 con l’accusa di tradimento e rimase in un carcere di massima sicurezza per quattro mesi, prima che le accuse cadessero e venisse scarcerato.

 

Quattro anni più tardi riuscì a battere l’allora presidente uscente Edgar Lungu, insediandosi come capo dello Stato nell’agosto 2021. Hichilema guida lo United Party for National Development (UPND), fondato nel dicembre 1998 da Anderson Mazoka (ex dirigente della Anglo American Corporation) come scissione dal MMD. L’ideologia del partito prevede liberalismo e agrarianismo, con collocazione politica di centro-destra. Il partito è membro osservatore della Liberal International ed è affiliato all’Africa Liberal Network.

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Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è morto Guy Scott, ex presidente ad interim dello Zambia e primo capo di Stato bianco nell’Africa subsahariana dalla fine dell’apartheid. Lo Scott era stato prima nel PF per poi dirigere verso l’UPND dello Hichilema.

 

Lo Zambia passa per essere uno dei più tranquilli Paesi post-coloniali del Continente negro.

 

Il Paese una volta decolonizzato adottò immediatamente una politica di pacificazione sociale interrazziale e il presidente Kenneth Kaunda ((1924-2021, detto KK, riverito dalla popolazione di tutte le etnie) proclamò il rifiuto di qualsiasi governo di stampo razzista, bianco o nero che fosse. Le varie comunità di «neri» e «bianchi» furono così coinvolte in modo costruttivo nell’organizzazione del nuovo Stato.

 

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Immagine di THE ONE PEOPLE via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

 

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