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Politica

Le spiagge italiane, la loro storia, la questione politica intorno ad esse. Intervista ad una balneare

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Ieri Renovatio 21 ha cercato di descrivere in profondità il tema, sia politico che antropologico, dei cosiddetti «balneari» e del clamore che ciclicamente si genera intorno ad esso.

 

Oggi, per avere un quadro più nitido della tematica spiagge, abbiamo fatto quattro chiacchiere con la signora Monica, titolare di un bagno riccionese, persona molto gentile ed equilibrata, che ci ha raccontato in maniera schietta e sincera questa spinosa problematica.

 

Ci potrebbe spiegare, per sommi capi, questa controversa questione?

Io cerco di parlarti del dato oggettivo. C’è una normativa non facile e soprattutto tante sentenze avute in Consiglio di Stato e nella Corte di Giustizia Europea. Uno rischia di perdersi e poi ci sono singole situazioni in varie località balneari sparse nella penisola. Mancando una normativa unitaria nazionale, i singoli comuni si muovono un po’ come vogliono loro.

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Ti faccio l’esempio di Riccione. Qui siamo sul demanio, ma non è tutta aria demaniale, in alcune zone ci sono delle parti che erano private. Alcune aree sono state vendute dal comune ai bagnini che le hanno comprate anche in vista della situazione che stiamo vivendo ora, spostando le loro strutture in modo che quella parte, essendo diventata proprietà privata non sarebbe andata in evidenza pubblica. Ciò che ci sarebbe andato sarebbe stata solo la sabbia in prossimità del mare e quindi l’interesse per i terzi sarebbe stato inferiore in quanto la spiaggia è a ridosso di una struttura privata.

 

Così facendo chi ha acquistato si è garantito – almeno in teoria – un’eventuale partecipazione unica a un possibile bando per quel pezzo di spiaggia. Come vedi le realtà sono diverse e si dovrebbe cercare si una normativa unitaria, ma anche che tega conto delle tante differenze che ci sono sparse in tutta la zona costiera italiana.

 

Ci sono tante situazioni tra pubblico e privato. E questo che ti sto dicendo vale solo per la spiaggia, senza contare il lacustre, il portuale, eccetera. Io capisco che sia difficile regolamentare ma ad oggi la cosa preoccupante è l’incertezza. Poi ci sono una marea di decreti, milleproroghe, cavilli burocratici, che uno veramente rischia di perdersi in questa burocrazia, nonostante cerco di stargli dietro il più possibile. Qualunque cosa succederà ci saranno una marea di ricorsi. 

 

Molti comuni, per salvaguardare il proprio sistema turistico – questo lo dico in difesa dei balneari – come Riccione, vorrebbero favorire questo sistema consolidato che di fatto funziona, anche se qualche ammodernamento è necessario. Molti si sono rimodernati per offrire un prodotto sempre più di qualità e chi in questi anni ha dimostrato di gestire al meglio il proprio stabilimento. Cerchiamo di ascoltare le loro esigenze e magari nel momento che si faranno i bandi, di andare incontro a chi si è dimostrato sempre volenteroso nel proporre un’offerta turistica sempre al passo con i tempi. 

 

La proroga automatica della concessione la Direttiva Bolkestein l’ha bocciata, ed è giusto. Fino al 2027 la nostra insistenza è stata dichiarata legittima e da lì in poi i Comuni devono fare le evidenze pubbliche. È un periodo che è stato concesso ai Comuni per organizzarsi in merito. Non è una proroga automatica, non siamo abusivi – parola ultimamente usata troppo spesso – e faccio fatica a comprendere tutte le polemiche in merito.

 

Poi ne ho lette di ogni che nemmeno sapevo: tornelli in spiaggia, divieto di portare il cibo in spiaggia… la spiaggia non è un bene nostro, non possiamo vietare il passaggio in alcun modo, abbiamo la concessione e nella concessione ci sono dei principi che vanno osservati assieme alle ordinanze balneari. 

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Nel 1992 le concessioni sono state fatte in modo automatico e il rinnovo avveniva tacitamente ogni sei anni, giusto?

Sì. Non ho memoria di casi di qualcuno che abbia desiderato o si sia fatto avanti per ottenere una concessione al posto di uno che già l’aveva. Per essere precisi bisognerebbe scartabellare i verbali, ma dubito. Ci sono stati dei casi, in alcuni bagni, che gli ex proprietari hanno venduto l’azienda e hanno fatto il passaggio dell’affidamento – legittimo – e sono subentrare altre persone.

 

Mentre prima portavi tutto a casa con due soldi, nel momento in cui si è visto che la parte turistica poteva svilupparsi con l’offerta di vari servizi in più, ci poteva essere un guadagno, in un momento di crisi di tanti altri settori, allora è diventato un punto su cui focalizzare l’attenzione.

 

Il fatto che ci siano stati dei privilegi è vero, non voglio nasconderlo. I miei hanno sempre fatto questo mestiere. Io sono convinta che se ci fosse stata una normativa nazionale dove si rivedeva il canone e altri aspetti, tutto questo non sarebbe successo. È sempre stato un mondo che si tramandava familiarmente.

 

Un mondo artigianale.

Mio nonno era pescatore. Questi qua erano tutti appezzamenti con file di tende con tutte sdraie, perché non esistevano neanche i lettini. Non c’era niente e si è dovuto anche un po’ bonificare. Poi piano piano, arriva la gente che vuole sempre un servizio migliore e così col passare degli anni c’è stata una crescita, ed è quello che si vorrebbe che venisse riconosciuta.

 

Mi commuovo quando ti dico queste cose, perché so cosa ha voluto dire tutto questo. A volte contesto qualche collega che dice: «la mia spiaggia». Non è così. Il problema è aver creduto che quello che ci è stato dato in concessione fosse nostro, ma non è così. Però al tempo stesso c’è stato tra di noi non tutti hanno avuto la stessa mentalità di cambiamento.

 

Al tempo il Comune fece il piano spiaggia con la possibilità di rimodernarsi. Alcuni si sono modernizzati altri no. Sono passati quasi vent’anni e oggi è arrivato il momento di farlo di nuovo, ma il problema è: come cambi? Noi qua abbiamo un bel progetto, ma c’è tanta incertezza.

 

Non vorrei che se aprissero i bandi delle concessioni poi qualche multinazionale o qualcuno che abbia un potere economico importante, subentrasse su più stabilimenti. Il pesce grosso mangia il pesce piccolo. La territorialità nel vostro settore è importante. La riviera romagnola gode parte della sua popolarità anche per il fatto che la gente del posto lavora nei vari settori turistici.

Purtroppo in molti settori accade questo. Si perde sempre più spesso ciò che è tradizione. Il nostro settore poi è un modello, ciò non significa che non possa essere rivisto. Da noi saranno i comuni che devo decidere che normativa fare. Da una parte per tutelare il tipo di sistema turistico nostro, dall’altra parte c’è la Bolkenstein che chiede la concorrenza e di non porre troppi limiti per partecipare. Ma se non sono le multinazionali, possono essere i proprietari delle catene di hotel e dei grandi alberghi.

 

Allora dico ai cittadini che oggi fanno le loro rimostranze che in caso di partecipazione al bando, pensano di avere una chance di vittoria nei confronti di un gruppo economico potente come quelli che ho appena citato? Ma non solo.

 

La spiaggia che verrà, se viene data in concessione a un grande albergo, come saranno poi i prezzi? Se questi investono lo fanno esclusivamente per guadagnarci, mi pare più che ovvio. Se iniziano a snaturare quello che è il nostro modo di fare turismo, il cambiamento non sarà di certo positivo.

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C’è anche chi ha evidenziato il problema delle spiagge vuote questa estate.

Che ore sono adesso, le 8:30? Fino a qualche anno fa vedevi già la spiaggia piena di genitori con i bambini, invece adesso fino alle 10:00 non scende al mare nessuno. C’è un’abitudine diversa oggi. Molta gente si ferma in spiaggia per l’aperitivo ed una cosa piacevole.

 

Fino alle 21:30 ci sono famiglie con i figli in spiaggia. È un nuovo modello. Prima salivano alle 19:00 per poi andare a cena in hotel. È ovvio che se uno viene adesso e fa una foto, gli ombrelloni sono vuoti. A giugno c’è stato un trend positivo.

 

A luglio c’è stato un leggero calo, agosto è sempre agosto e la gente viene sempre. Quello che ho notato è che le famiglie vogliono sempre più servizi e noi cerchiamo di offrirgliene sempre più, soprattutto ai bambini, che possono divertirsi tutto il giorno con quello che trovano da noi. La spesa in fondo è tutta qui. 

 

Oltretutto la nostra costa è molto variegata e offre servizi diversi l’una dall’altra, oltre che avere territori profondamente differenti. C’è anche chi ha sollevato il problema del caro-ombrellone.

Noi qua abbiamo delle basi da cui si parte, ma cerchiamo di rimanere in un prezzo più o meno popolare. Poi ognuno sulla base dei servizi che offre, sulla posizione e via dicendo, ha un suo listino prezzi. Ho notato, in alcuni articoli di giornale che ho letto al riguardo recentemente, alcune imprecisioni.

 

Considera che poi c’è bassa, media, alta stagione nel prezzario e se prendi l’ombrellone per più giorni il prezzo va a scalare. Alla fine puoi arrivare intorno ai venticinque euro di media, più o meno. A Riccione abbiamo tre spiagge libere nelle zone centrali. Ce n’è per tutti i gusti.

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La politica è intervenuta per bocca del Ministro Matteo Salvini in difesa vostra, nonostante il Consiglio di Stato.

Io penso che stiamo aspettando il 2027 quando ci saranno le nuove elezioni e il balneare sarà un settore che si giocheranno per i voti.

 

Tutte le parti in gioco dovrebbe fare la loro parte cercando di riequilibrare un settore caro a tutti noi, perché la «sacralità laica» delle vacanze al mare è una routine irrinunciabile per l’italiano ed è giusto che lo Stato faccia la sua parte sostenendo il settore, ma è altrettanto vero che i gestori debbano fare la loro parte non alzando oltremodo i prezzi e offrire servizi all’altezza della loro clientela. Grazie

Grazie a voi.

 

Francesco Rondolini

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Immagine di Walter Giannetti via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

 

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Politica

Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump auspicherebbe che il presidente della FIFA Gianni Infantino diventi il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Lo riporta il tabloide neoeboraceno New York Post.   Anbche il Washington Post ha citato una fonte vicina a Trump, secondo la quale il presidente ritiene che Infantino sia «rispettato da tutti in tutto il mondo» e che possieda una «speciale capacità di unire le persone». Non è tuttavia chiaro se il dirigente calcistico di origine svizzera sia interessato all’incarico, ha precisato il quotidiano.   Infantino avrebbe sviluppato un legame stretto con Trump, conferendogli a dicembre il primo Premio Nobel per la Pace della FIFA, dopo che il presidente statunitense aveva più volte sostenuto di meritare il Premio Nobel per la Pace per i suoi sforzi volti a porre fine ai conflitti. La loro amicizia è finita sotto i riflettori durante i Mondiali di calcio FIFA, co-organizzati dagli Stati Uniti insieme a Canada e Messico dall’11 giugno al 19 luglio.

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Poco prima degli ottavi di finale, la FIFA ha inaspettatamente sospeso la squalifica di una giornata comminata alla stella statunitense Folarin Balogun. Trump ha in seguito confermato di aver chiamato personalmente Infantino per chiedere una revisione della sanzione, che considerava ingiusta.   La UEFA, organo di governo del calcio europeo, ha condannato la decisione qualificandola come un caso senza precedenti di ingerenza politica. Anche l’UE ha criticato duramente la FIFA per aver revocato la squalifica.   Infantino, tuttavia, ha negato di aver svolto alcun ruolo nella decisione riguardante il giocatore americano. Gli Stati Uniti sono stati eliminati dopo la sconfitta per 4-1 contro il Belgio.   Il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite sarà scelto entro la fine dell’anno, dato che il mandato di Antonio Guterres terminerà a dicembre. Il suo successore dovrà prima ottenere l’approvazione del Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri, e successivamente dell’Assemblea Generale. Tutti i precedenti titolari dell’incarico erano stati in passato politici o diplomatici.

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Sebbene il potere decisionale effettivo risieda nei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Segretario Generale rappresenta il principale volto dell’organizzazione sulla scena globale.   Trump, che ha costruito una carriera di successo come conduttore del reality show televisivo The Apprentice, ha assegnato incarichi governativi a diversi ex atleti e figure del mondo dello spettacolo. Durante il suo secondo mandato ha nominato Linda McMahon, co-fondatrice ed ex CEO della lega di pro-wrestling (ossia la lotta simulata del compianto Hulko Hogan e compagni) WWE, segretaria all’Istruzione.   Infantino aveva ricevuto anche grandi critiche per un supposto favoritismo nei confronti dell’Argentina, squadra apprezzata da Trump ma soprattutto dai vertici dello Stato di Israele.   Come riportato da Renovatio 21, in una scenetta gustosa, Infantino durante la premiazione finale ha cercato di spiegare con mestizia a Trump che non poteva essere nella foto finale con la squadra vincitrice, la Spagna, che alza la coppa. Con estrema probabilità, Trump sapeva tutto, ma ha optato per il photobombing,  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Gender

Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»

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Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.

 

La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.

 

Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.

 

«Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».

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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.

 

Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.

 

L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.

 

La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.

 

Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.

 

«Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».

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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.

 

In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.

 

Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».

 

La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere

 

Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.

 

La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».

 


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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.

 

L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».

 

La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».

 

Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.

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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.

 

L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.

 

Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.

 

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Politica

Trump si inserisce nella cerimonia di premiazione dei Mondiali. Poi subisce pre lui la maleducazione degli argentini

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è intromesso nella cerimonia di premiazione della Coppa del Mondo FIFA, consegnando personalmente il trofeo alla Spagna dopo che i campioni d’Europa hanno sconfitto i campioni in carica dell’Argentina per 1-0 ai tempi supplementari al MetLife Stadium di East Rutherford, nel Nuovo Jersey.   Domenica, Trump ha raggiunto il presidente della FIFA Gianni Infantino sul palco della cerimonia. I video girati nello stadio hanno mostrato i due accolti da un misto di applausi e fischi mentre entravano in campo per la premiazione.   Prima che Trump consegnasse il trofeo al capitano della Spagna, Rodri, sono state consegnate le medaglie ai giocatori di entrambe le squadre.   Il presidente degli Stati Uniti è rimasto quindi al centro del podio, dove i giocatori si erano riuniti per la tradizionale cerimonia di premiazione. Infantino ha apparentemente spostato delicatamente Trump di lato per dare più spazio alla squadra, ma è rimasto accanto ai giocatori mentre Rodri alzava la coppa, creando un momento leggermente imbarazzante.  

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L’episodio ha scatenato un’ondata di condanne e derisione online, con alcuni che hanno suggerito che a Trump si sarebbe dovuto dire che non è un membro della nazionale di calcio spagnola. Altri hanno contrapposto l’insistenza del presidente americano nel voler apparire nella foto con gli spagnoli alle sue recenti invettive contro Madrid. All’inizio di questo mese, Trump aveva dichiarato in una conferenza stampa della NATO che la Spagna era una «causa persa», mentre l’anno passato ha ventilato l’ipotesi di un’espulsione di Madrid dalla NATO.   «Non vogliamo più fare affari commerciali con la Spagna», aveva detto, lamentandosi del fatto che Madrid è «un pessimo partner nella NATO» e che «sono senza speranza. Gente cattiva».   La verità è che il presidente americano, genio incontrastato nell’uso dei media, conosce il valore iconico dell’immagine finale, quindi non ha resistito alla possibilità di un photobombing presidenziale. Le polemiche e le prese in giro a breve spariranno, la foto con la i giocatori spagnuoli – e Trump – che alzano la Coppa resterà per sempre.   Ad ogni modo, continuano le polemiche sul vertice FIFA Gianni Infantino, considerato succube del presidente statunitense, al punto da accogliere l’incredibile suggerimento di annullare un cartellino rosso per un componente della sfortunata selezione USA.   La Spagna ha dominato grandemente la finale, costringendo il portiere argentino Emiliano Martinez a ben 12 parate. La squadra del cattolico Luis de la Fuente ha registrato i primi 20 tiri in porta della partita.   L’Argentina è rimasta in dieci uomini poco prima dell’inizio dei tempi supplementari, dopo l’espulsione di Enzo Fernandez per doppia ammonizione. Lo stile di gioco falloso e bullesco della squadra sudamericana ha scatenato critiche da ogni parte.   Il subentrato Ferran Torres ha finalmente sbloccato il risultato al 106° minuto, insaccando da distanza ravvicinata dopo un colpo di testa di Nico Williams su cross di Pedro Porro.

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La vittoria ha assicurato alla Spagna il suo secondo titolo mondiale maschile, 16 anni dopo il trionfo in Sudafrica nel 2010. Con la vittoria della squadra femminile nel torneo del 2023, la Spagna è diventata anche il primo paese a detenere contemporaneamente i titoli mondiali sia maschile che femminile.   La sconfitta ha impedito all’Argentina di conquistare il secondo titolo mondiale consecutivo e ha posto fine in modo deludente a quella che probabilmente è stata l’ultima apparizione di Messi ai Mondiali. Il 39enne ha faticato a incidere contro la difesa spagnola, dopo aver contribuito a portare l’Argentina alla sua seconda finale consecutiva.   Prima della partita, Messi aveva alimentato le voci sul suo ritiro condividendo l’immagine di un paio di scarpini con la scritta «El Último Tango» – «L’ultimo tango». Al fischio finale, non è riuscito a trattenere le lacrime, vedendo svanire le speranze dell’Argentina di difendere il titolo.   La memoria di questa partita sarà per sempre segnata dall’infamia del comportamento violento e infantile degli argentini, che dopo il fischio di chiusura hanno scatenato risse e prodotto atti di mancanza di rispetto indegni, come voltare le spalle mentre la squadra vincitrice viene premiata. Essendo che il risultato è stato ampiamente meritato, visto il gioco superiore degli spagnuoli (con ulteriori reti valide annullate per falli che sembrano in realtà sospette simulazioni), va compreso che si tratta di una vera, intollerabile immaturità da parte dei giocatori argentini, Messi incluso, che mentre piange a favor di steadycam si accorge della rissa fatta partire dai suoi compagni di squadra ma non fa nulla per fermarli: il problema del campione, dunque, non è solo la mancanza di carisma.   Per questo spettacolo indegno – che ha compreso l’evidente mancanza di ossequio istituzionale verso il presidente Trump e soprattutto verso il presidente del Messico Claudia Sheinbaum, la FIFA ha aperto un’inchiesta, che speriamo porti ad una squalifica, magari lunga anni, per la nazionale di Buenos Aires.   Trump è diventato il primo presidente statunitense in carica ad assistere a una finale di Coppa del Mondo sul suolo americano. Prima della partita, ha salutato il torneo allargato a 48 squadre come un grande successo e ha dichiarato che gli Stati Uniti sono diventati «un Paese di calcio».   Trump sembrava propendere per l’Argentina, pur rifiutandosi di fare una previsione esplicita. «Non prenderò posizione, ma penso che sia molto difficile scommettere contro Messi. È fantastico», aveva detto in precedenza a Fox Sports, aggiungendo di aver «sempre apprezzato» sia Messi che il suo storico rivale Cristiano Ronaldo.   Due giocatori argentini, Lisandro Martinez e Cristian Romero, si sono rifiutati di stringere la mano al presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante la cerimonia di premiazione della medaglia d’argento, dopo la sconfitta per 1-0 dell’Argentina contro la Spagna nella finale dei Mondiali.  

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Martinez ha evitato di stringere la mano sia a Trump che al presidente della FIFA Gianni Infantino, mentre Romero ha salutato Infantino ma ha evitato Trump, stringendo invece la mano alla presidente messicana Claudia Sheinbaum e al primo ministro canadese Mark Carney.   Alcuni, guardando le immagini, hanno sostenuto che il capitano dell’Argentina Lionello Messi di fatto abbia quasi snobbato Trump, che invece sembrava volergli parlare.   Come riportato da Renovatio 21, a Buenos Aires vi sono stati scontri tra tifosi e forze dell’ordine: nemmeno i supporter riescono, come adulti, ad accettare la sconfitta.   In un Paese serio le proteste della popolazione dovrebbero essere contro il comportamento indegno dei suoi giocatori.  

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