Homeschooling e scuola parentale, unica salvezza per i nostri figli

 

 

 

Vaccinati, genderizzati, tracciati, mascherati e distanziati socialmente.

 

Il presente ed il futuro che il sistema scolastico riserva ai nostri figli non è nient’altro che questo.

 

Guardandoci intorno non possiamo non osservare come tutto stia velocemente peggiorando, mettendo in serio pericolo l’innocenza, l’intelligenza, la cultura e la purezza dei nostri figli. La scuola pubblica e semi-pubblica è oramai diventato un contenitore di pochezza, sia sul piano culturale che, ancora peggio, sul piano morale. Il grave problema è che questa pochezza non è qualcosa di neutro, quanto piuttosto qualcosa capace di ripercuotersi irreversibilmente sulla crescita dei bambini.

 

Vaccinati, genderizzati, tracciati, mascherati e distanziati socialmente. Il presente ed il futuro che il sistema scolastico riserva ai nostri figli non è nient’altro che questo

Le generazioni crescono sempre più ignoranti, anestetizzate da un metodo educativo improntato sullo svilimento della virilità maschile — laddove per virilità si intende diventare uomini veri, interiormente e spiritualmente — e sulla mascolizzazione della femminilità, in una sorta di impasto sociale atto a rendere tutto orizzontale, tutto «gender-neutral», dove la particolarità complementare delle differenze diventa un tabù da eliminare con violenza, pena l’emarginazione sociale.

 

Bambini cresciuti fra le braccia dello Stato, che a sua volta presta consenso a organismi nazionali e sovranazionali in grado di decidere con quale stampino plasmare le nuove generazioni, rendendole sempre più amorfe e sempre più conformi alle ideologie consumistiche regnanti.

 

Tutto stia velocemente peggiorando, mettendo in serio pericolo l’innocenza, l’intelligenza, la cultura e la purezza dei nostri figli

Qualche medico, senza vergogna, qualche tempo fa diceva che il vaccino sarebbe diventato il «nuovo battesimo laico»: una frase tanto agghiacciante quanto vera. Senza vaccino, in effetti, non si può più fare niente, nemmeno accedere ai servizi educativi che lo Stato magnanimamente offre alla nuova vittima pronta a finire sotto il giogo statolatrico dell’istruzione.

 

E se la contro-iniziazione sociale utilizza come mezzo la siringa, quella educativa ha come oggetto la genderizzazione dei bambini, che devono diventare i soggetti pallidi e inetti del futuro, istruiti sotto il segno dei neologismi e di quella nebulosa di parole meticolosamente inoculate nella mente dei piccoli attraverso i programmi, i progetti e i laboratori esperienziali effeminati che la scuola di oggi offre.

 

La scuola pubblica e semi-pubblica è oramai diventato un contenitore di pochezza, sia sul piano culturale che, ancora peggio, sul piano morale

La nostra società, distruggendo ogni concetto gerarchico, è finita per concepire un modello in cui la famiglia è solo l’oggetto che mette al mondo la (poca) prole. Una sorta di «famiglia in affitto», — dopo la quale procede consequenzialmente persino la logica dell’utero in affitto — che procrea per poi scaricare, per poi consegnare i figli fra le braccia dello Stato che li cresce, li educa, li segue dagli 0 ai 19 anni.

 

Il tempo passato all’asilo, alla materna, a scuola è più di quello passato in famiglia. È la scuola che decide cosa si debba o non si debba imparare, non la famiglia che, anzi, spesso viene vista come un ostacolo da superare, o come qualcosa di superfluo da tenere da parte.

 

Bambini cresciuti fra le braccia dello Stato, che a sua volta presta consenso a organismi nazionali e sovranazionali in grado di decidere con quale stampino plasmare le nuove generazioni, rendendole sempre più amorfe e sempre più conformi alle ideologie consumistiche regnanti

Se tutte queste tremende circostanze non erano chiare o visibili ai più, ora ci troviamo dinanzi a nuovi sconvolgimenti ben percepibili ad occhio nudo, senza bisogno di grandi approfondimenti.

 

Dopo la Didattica a Distanza, un totale fallimento formativo che ha solamente reso più virtuale (si fa per dire) il danno perpetrato dalla scuola pubblica a danno dei cittadini del futuro, la scuola post-COVID ha tutta l’aria di essere il prototipo di una nuova pazzia psicosanitaria, dove i bambini diventano ulteriore esperimento sociale per far fronte alla richiesta di iperigienismo sociale.

 

A tal proposito, direttamente dal sito del MIUR, ci vengono comunicate le linee guida indicate dal Comitato tecnico-scientifico per il rientro degli studenti negli edifici scolastici italiani per il mese di settembre prossimo: sarà previsto il solito distanziamento interpersonale di almeno un metro, «considerando anche lo spazio di movimento» sottolinea il testo; questa distanza dovrà essere garantita in tutti gli ambienti scolastici, nessuno escluso, con una conseguente riorganizzazione radicale delle aule e degli spazi comuni; non mancherà l’obbligo di indossare le mascherine per tutti gli alunni dai 6 anni in su, per tutta la durata delle lezioni.

 

La scuola post-COVID ha tutta l’aria di essere il prototipo di una nuova pazzia psicosanitaria, dove i bambini diventano ulteriore esperimento sociale

Il ministro Azzolina, dal canto suo, ha espresso chiaramente le sue idee chiedendo l’utilizzo delle visiere al posto delle mascherine, e di divisori in plexiglas tra i banchi per «isolare» i nostri ragazzi. Le spese per l’acquisto di questi dispositivi sarebbero coperte dai 33 milioni di euro versati agli enti locali entro fine giugno per la cosiddetta edilizia scolastica leggera, a cui si sommeranno gli 850 milioni per le scuole secondarie di II grado. 

 

Mascherine e distanziamento saranno, quindi, le nuove parole d’ordine, le prerogative irrinunziabili per poter accedere ai servizi scolastico-educativi.

 

Chi deciderà di continuare a lasciare i propri figli dentro al sistema di istruzione pubblica deve sapere che una volta arrivati all’ingresso della scuola o dell’asilo ci sarà qualcuno che punterà, a modello di pistola alla tempia, un termo-scanner in grado di rilevare la temperatura corporea del bambino; subito dopo qualcuno lo preleverà modello pacco e immergerà le sue piccole ed innocenti mani nel gel disinfettante, le nuove acquasantiere del laicismo imperante, dopodiché il bambino sarà piazzato nel suo banco, a debita distanza dagli altri e con una bella mascherina colorata in faccia.

 

In alcune realtà scolastiche, come nel Varesotto, è stato già proposto l’utilizzo di un braccialetto elettronico, da mettere al polso dei bambini, in grado di tracciare i loro movimenti

In alcune realtà scolastiche, come nel Varesotto, è stato già proposto l’utilizzo di un braccialetto elettronico, da mettere al polso dei bambini, in grado di tracciare i loro movimenti: se un bambino si avvicina ad un altro, subito il braccialetto si illumina, suona e vibra per ricordare di mantenere la debita distanza sociale.

 

In provincia di Milano, un asilo ha sperimentato una modalità «educativa» all’aperto, dove ogni bambino, una volta arrivato, viene prelevato e messo all’interno di un apposito spazio recintato, dove potrà giocare da solo, distanziato dagli altri bambini — anch’essi rigorosamente posizionati negli appositi box.

 

A Milano, un asilo ha sperimentato una modalità «educativa» all’aperto, dove ogni bambino, una volta arrivato, viene prelevato e messo all’interno di un apposito spazio recintato, dove potrà giocare da solo, distanziato dagli altri bambini — anch’essi rigorosamente posizionati negli appositi box

Non crediamo servano grandi commenti a proposito di queste nuove dinamiche e modalità attese per settembre.

 

Ecco perché è indispensabile iniziare a pensare, sin da ora e senza perdere tempo, ad un nuovo modello di istruzione ed educazione per i nostri figli, già parecchio avviato — almeno più che in Italia dove siamo piuttosto arretrati sotto questo aspetto — in altri Stati, in particolare in America: l’homeschooling, se fatto all’interno di una singola famiglia, o scuola parentale, se formato da più famiglie che condividono lo stesso percorso educativo.

 

Di fronte ad uno Stato moderno che cerca in tutti i modi di allontanare i genitori dall’educazione dei propri figli, proponendosi sempre più violentemente come monopolista assoluto della loro (disin)formazione, di fronte ad un sistema legislativo nazionale e sovranazionale che ormai veicola trasversalmente in maniera spudorata ideologie antiumane e anticristiane nelle menti dei fanciulli, non resta altra via ai genitori di buona volontà, di mente libera e soprattutto di retta coscienza, se non quella di prendersi carico personalmente dell’avvenire dei propri amati figli.

È indispensabile iniziare a pensare, sin da ora e senza perdere tempo, ad un nuovo modello di istruzione ed educazione per i nostri figli: l’homeschooling

 

La stessa Costituzione Italiana negli articoli 30, 33, 34 protegge esplicitamente questo tipo di scelta delle famiglie; è importante infatti sapere che in Italia non è la scuola ad essere obbligatoria, ma l’istruzione.

 

Ci verrebbe da dire che, come genitori consapevoli, la Storia ci stia mettendo al cospetto di una scelta obbligata e necessaria: da una parte scorgere in maniera distratta, tra una promozione a lavoro e una cyclette, la (d)istruzione umana, culturale, morale della nostra prole operata da uno Stato a cui abbiamo delegato tutto ciò che dovremmo essere e che tra pochi anni ci consegnerà l’ombra evanescente di ciò che i nostri figli sarebbero potuti diventare; dall’altra una vita sì, piena di sacrifici e rinunce, forse senza i caratteri distintivi della «bella vita» sognata dalla borghesia contemporanea, ma con la prospettiva di crescere uomini e donne liberi, coraggiosi e retti. 

La Storia ci sta mettendo al cospetto di una scelta obbligata e necessaria

 

Parafrasando un famoso film di fine anni ’90, cara mamma e caro papà se sceglierai la «pillola azzurra, fine della storia; domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai!» (anche di conoscere veramente tuo figlio); se sceglierai la «pillola rossa resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la terra del bianconiglio!».

 

Vogliamo crescere uomini capaci di rimanere in piedi in mezzo alle rovine, o vogliamo crescere uomini che faranno parte delle macerie accumulate dall’attuale civiltà in decadenza?

Vogliamo crescere uomini capaci di rimanere in piedi in mezzo alle rovine, o vogliamo crescere uomini che faranno parte delle macerie accumulate dall’attuale civiltà in decadenza?

 

A noi la scelta, ma non c’è più tempo.

 

 

Cristiano Lugli

Alessandro Corsini