Geopolitica
Zelens’kyj sostiene Israele
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha condannato gli attacchi missilistici e di droni iraniani contro Israele sabato, tracciando paralleli tra le azioni di Teheran e le tattiche della Russia in Ucraina. Lo riporta RT.
L’Iran ha affermato che lo sbarramento era una rappresaglia per «i numerosi crimini del regime sionista, compreso l’attacco alla sezione consolare dell’ambasciata iraniana a Damasco».
Un presunto attacco aereo israeliano ha distrutto il consolato iraniano a Damasco, in Siria, il 1° aprile, uccidendo sette ufficiali della Forza Quds del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche d’élite iraniane, tra cui due generali di alto rango.
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Secondo i media statali iraniani, gli attacchi di sabato hanno colpito diverse strutture militari israeliane. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno affermato che le loro difese aeree hanno intercettato quasi tutti i proiettili in arrivo.
In un post su Twitter di domenica, il presidente Zelens’kyj ha scritto che «l’Ucraina condanna l’attacco dell’Iran a Israele». Il capo di Stato ucraino ha aggiunto che i suoi connazionali «conoscono molto bene l’orrore di attacchi simili da parte della Russia, che utilizza gli stessi droni Shahed e missili russi, le stesse tattiche di attacchi aerei di massa».
Kiev e i suoi sostenitori occidentali hanno ripetutamente affermato che l’Iran ha fornito alla Russia i suoi UAV kamikaze e che Mosca ha iniziato a produrli su licenza. La Russia non ha mai confermato queste accuse.
L’Iran, tuttavia, ha riconosciuto nel novembre 2022 di aver fornito a Mosca un «piccolo numero» di droni pochi mesi prima che la Russia iniziasse le sue operazioni in Ucraina.
Nella sua ultima dichiarazione, Zelens’kyj ha accusato l’Iran di rappresentare una minaccia per il Medio Oriente, sostenendo che esiste «un’evidente collaborazione» tra Teheran e Mosca.
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Secondo il leader ucraino, gli attacchi iraniani contro Israele di sabato dovrebbero servire da «campanello d’allarme per il mondo libero», che deve fornire una «risposta risoluta e unita».
In un velato riferimento allo stallo politico negli Stati Uniti che ha visto i legislatori repubblicani bloccare ormai da mesi il pacchetto di aiuti alla difesa estera del presidente Joe Biden, Zelens’kyj ha esortato il Congresso americano a «prendere le decisioni necessarie per rafforzare gli alleati dell’America in questo momento critico».
Nel frattempo, il ministero degli Esteri russo ha espresso preoccupazione per «un’altra pericolosa escalation nella regione» e ha esortato «tutte le parti coinvolte a dare prova di moderazione».
Rispondendo all’appello dell’ambasciatrice israeliana in Russia, Simona Halperin, a condannare le azioni di Teheran, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha sottolineato che Israele non ha mai denunciato attacchi ucraini contro civili russi.
Al contrario, i funzionari israeliani hanno ripetutamente espresso sostegno a Kiev, ha osservato il diplomatico, suggerendo che Mosca non ha quindi motivo di difendere Israele.
I rapporti tra Tel Aviv e Mosca arrivarono al punto che si dice che, durante alcuni periodi del suo governo, il premier Benjamin Netanyahu fosse arrivato a volare ben due volte al mese da Putin.
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio del conflitto l’atteggiamento dello Stato ebraico era ben diverso: dopo una visita al Cremlino, l’allora premier Naftali Bennet di fatto consigliò a Zelens’kyj di arrendersi; il Paese resisteva alle pressioni di Biden per la fornitura di armi agli ucraini, e l’immancabile collegamento dello Zelens’kyj (che è di origini ebraiche, come lo è il suo mentore, l’oligarca Igor Kolomojskij, cittadino israeliano che nel Paese fu visitato molteplici volte dal futuro presidente ucraino) con la Knesset, cioè il Parlamento israeliano, incontrò una certa freddezza.
Ora il quadro sembra cambiato. Dopo Naftali Bennet, il premier è divenuto Yair Lapid, che sembra avere rapporti estremamente cordiali con il Paese occidentale più ferocemente nemico della Russia, la Gran Bretagna. Con il nuovo governo Netanyahu le cose cambiano ulteriormente: a fine 2023 Israele ha detto a Zelens’kyj di non volere la sua visita.
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Come riportato da Renovatio 21, nel 2023 Zelens’kyj non è stato incluso nella lista dei 50 «ebrei più influenti» del 2023 compilata ogni anno dal quotidiano israeliano Jerusalem Post. Lo Zelens’kyj era in cima alla lista nel 2022 nel conflitto in corso tra Mosca e Kiev, quest’anno invece ne è stato escluso, ed è stata data menzione invece a Evgenij Prigozhin, che era anch’egli di origine ebraiche. Nello Stato Ebraico l’attuale presidente ucraino avrebbe comprato una casa per i genitori.
Putin ha accusato l’Occidente di usare le origini ebraiche di Zelens’kyj per distrarre dal ritorno del nazismo in Ucraina. Tre mesi fa una timida critica, superficiale e con paraocchi, era stata tentata anche dall’ambasciatore israeliano a Kiev. Nel frattempo, una delegazione del battaglione Azov, un tempo denunciato da vari quotidiani internazionali come neonazista, è andata in visita in Israele.
Zelens’kyj lo scorso mese ha dichiarato di voler perseguire un «modello israeliano», facendo dell’Ucraina un alleato finanziato e armato pesantemente dagli USA.
Israele in questi mesi aveva dichiarato di non voler fornire il sistema di difesa antiaerea «Iron Dome» agli ucraini per timore che potesse cadere poi in mano iraniana. A inizio anno Tel Aviv aveva rifiutato la pressione USA per fornire batteria di difesa aerea all’Ucraina.
Come riportato da Renovatio 21, circa la metà dei 300.000 ebrei ucraini sarebbe ora fuggita all’estero, ha rivelato un rabbino di Kiev al Washington Post a inizio mese.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Gli Houthi attaccano il complesso presidenziale di Aden
The Houthis have reportedly launched multiple waves of ballistic missiles and drones targeting the Al-Maashiq Presidential Palace compound in Aden. The Prime Minister @Shaya_Zindani is safe and unharmed, but casualties have been reported. A second wave of attacks targeted the… pic.twitter.com/AGbw9rIuwP
— Basha باشا (@BashaReport) October 15, 2026
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Geopolitica
Lavrov: Zelens’kyj sta «sfidando sfacciatamente» Trump
Volodymyr Zelens’kyj sta sfidando apertamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rifiutandosi categoricamente di riconoscere o accettare un accordo volto ad alleviare la carenza globale di gasolio, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
Lo scorso venerdì Trump ha raggiunto l’accordo con il presidente russo Vladimir Putin, dopo giorni di ripetute richieste statunitensi di interrompere gli attacchi alle raffinerie di petrolio russe, ignorate da Zelens’kyj . Washington ha quindi allentato le sanzioni sulle esportazioni di gasolio russo fino all’aprile 2027, mentre Mosca si è impegnata a fornire ingenti quantitativi di carburante per contribuire ad alleviare la carenza globale.
Parlando con i giornalisti dopo un vertice regionale a Baku, in Azerbaigian, giovedì, Lavrov ha affermato che Mosca ha appoggiato l’accordo proposto da Trump, mentre Zelensky continua a cercare armi statunitensi per effettuare attacchi contro le infrastrutture energetiche russe, comprese le raffinerie di petrolio.
«L’accordo è stato proposto e noi lo abbiamo appoggiato», ha detto Lavrov, accusando Zelensky di aver invece richiesto più missili per i sistemi Patriot di fabbricazione statunitense al fine di continuare a colpire le infrastrutture energetiche russe, comprese le raffinerie di petrolio.
«Questa è una sfida diretta e sfacciata al presidente Trump», ha affermato Lavrov.
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Zelens’kyj ha criticato l’accordo definendolo una «decisione debole», lamentando che avrebbe fornito alla Russia ulteriori entrate. Ha inoltre accusato Trump di «tradimento», ha attribuito la carenza energetica globale alla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran e ha condannato il ritiro del supporto dell’intelligence americana come «pericoloso».
Trump ha replicato, accusando il leader ucraino di creare problemi all’economia globale e suggerendo che l’Ucraina avesse bisogno di un nuovo presidente.
Secondo il Financial Times, le critiche sempre più dure di Zelens’kyj nei confronti di Trump hanno allarmato i leader europei, che intendono esortarlo a moderare i toni durante i colloqui a porte chiuse del vertice di Bruxelles di venerdì.
Domenica, Trump ha annunciato un cessate il fuoco immediato che includesse gli attacchi alle infrastrutture energetiche, sebbene né Mosca né Kiev abbiano confermato il raggiungimento di un accordo. Zelens’kyj ha affermato che l’annuncio «era una novità per me», ma ha aggiunto che l’Ucraina avrebbe osservato una pausa di tre giorni negli attacchi contro gli impianti energetici russi.
Tuttavia, il vice primo ministro russo Aleksandr Novak ha dichiarato mercoledì che i droni ucraini hanno preso di mira due raffinerie di petrolio: una nella regione di Rjazan e l’altra in quella di Saratov.
Nella notte, un attacco di un drone ha provocato un incendio in una raffineria di petrolio nella regione di Rjazan, secondo quanto riferito dalle autorità locali.
Mosca ha denunciato gli attacchi come atti di terrorismo e ha promesso di intensificare i raid contro le installazioni militari ucraine, compresi i depositi di droni e missili, pur ribadendo di non prendere mai di mira i civili.
Il Cremlino ha affermato che i rinnovati attacchi contrastano con gli sforzi di Washington per mediare la pace. Mosca ha ripetutamente ribadito di voler raggiungere una soluzione duratura al conflitto in Ucraina, piuttosto che una tregua temporanea che permetterebbe a Kiev di riorganizzarsi e riarmarsi.
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Immagine di Duma.gov.ru via Wikimedia Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Zelens’kyj ignora Trump: attacco di droni ucraini contro raffineria russa
Video shows a burning oil refinery in Ryazan
Ukraine attacks Russian oil refineries for second straight day after Trump tried to broker energy ceasefire ‘Ukraine shows no signs of moving toward an energy truce’ — Russian Deputy PM Alexander Novak said earlier Russia’s MoD… https://t.co/bjrBJSaOTk pic.twitter.com/TFBXg0AlzQ — RTRussia (@RT_Russia_) October 15, 2026
Black smoke rises above Russian oil refinery in Ryazan after Ukrainian strike
Zelensky is violating the ceasefire offered by Trump, disrupting efforts to stabilize energy prices https://t.co/6slnh4FqNT pic.twitter.com/TMkl4dqiCx — RTRussia (@RT_Russia_) October 15, 2026
Fire still blazes at the Russian oil refinery in Ryazan after Ukrainian strike
Zelensky disregarded Trump’s request to stop strikes on Russian oil refineries https://t.co/oIQo2fPbT8 pic.twitter.com/iv3MM9CZTD — RTRussia (@RT_Russia_) October 15, 2026
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