Geopolitica
Armenia, Pasqua di tensioni tra la Chiesa e il primo ministro
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Pašinyan «predica» utilizzando salmi e immagini del Vangelo per difendere la sua politica. Karekin II e il clero gli rispondono che il suo compito è «guarire le ferite del suo popolo che subito gravi perdite». Dietro allo scontro la ferita della rinuncia al Nagorno Karabakh mentre è tornata a salire la tensione con l’Azerbaigian.
Molti sacerdoti della Chiesa Apostolica armena hanno reagito alla «predica politica» del primo ministro Nikol Pašinyan durante le celebrazioni della Pasqua, che in armeno è chiamata Zurb Zatik, «Liberazione dalla Sofferenza» e si celebra secondo il calendario gregoriano, in quanto gli armeni non hanno seguito gli ortodossi di tradizione bizantina nel difendere il «vecchio calendario». Lo stesso patriarca, il katholikos Karekin II, nel suo messaggio pasquale ha ammonito i fedeli che «ci troviamo in tempi difficili e pieni di imprevisti per l’Armenia».
La sera della vigilia pasquale, il Čragalujts, Pašinyan ha incontrato i membri del suo partito dell’Accordo Civile nella città di Artašat, centro amministrativo della regione di Ararat, e nel corso della discussione ha fatto ricorso inaspettatamente al Discorso della Montagna di Gesù, dichiarando che «la dimensione politica delle fondamenta del cristianesimo per me non è meno importante di quella spirituale», in quanto «Gesù Cristo non è soltanto il Figlio di Dio, ma anche la figura ideale del leader».
Il Signore era anche «un grandissimo rivoluzionario, che per un certo periodo è andato in giro per il mondo, cambiandolo profondamente con le sue azioni». Il premier ha quindi paragonato il destino del Salvatore con quello del suo partito, che diverse volte «era morto» e poi «è sempre risorto», vedendo un particolare significato nelle parole del Vangelo che proclamano «Beati i perseguitati per la giustizia, poiché di essi è il Regno dei Cieli», parole «che mi hanno sempre dato tanta forza nei momenti più difficili», ha concluso Pašinyan.
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In questi giorni diversi membri del clero hanno commentato queste parole, a cominciare dal capo del servizio informativo della curia di Ečmjadzin, la sede patriarcale, il sacerdote Esai Artenyan, che ha ricordato come «Cristo fu crocifisso proprio perché non voleva essere un rivoluzionario, e prendere il potere… nel Vangelo ci sono molte testimonianze del fatto che gli ebrei volessero che Gesù diventasse re, ma il Signore si è rifiutato, speravano che li guidasse alla rivolta contro l’imperatore e li liberasse dal giogo dei romani, ma Cristo è il re celeste, come Lui stesso più volte ha spiegato». Padre Esai non ha fatto il nome di Pašinyan, ma i suoi follower sulle reti social hanno capito a chi si riferiva.
Del resto non è la prima polemica che nasce tra il premier e la Chiesa armena, e Pašinyan ha perfino rifiutato di partecipare alle celebrazioni pasquali, limitandosi a rivolgere un saluto a tutti i credenti in un breve video pubblicato nei giorni precedenti, in cui invece di congratularsi ha letto il testo del salmo 25, «Signore, fammi giustizia, nell’integrità ho camminato». Il premier ha cominciato nei suoi discorsi a citare passi di letteratura religiosa da alcuni anni, senza spiegarne le motivazioni.
Mentre Pašinyan teneva il suo «discorso della montagna» ai piedi dell’Ararat, il patriarca Karekin II guidava i fedeli nel corteo della veglia con le lampade accese al cero pasquale, e anche nella sua omelia non sono mancati i commenti alla situazione politica, esortando i fedeli a «dare la giusta risposta alle realtà che ci affliggono, il compito del nostro popolo è quello di superare le divisioni interne e l’incomunicabilità, guarire le ferite del popolo che ha sofferto di gravi perdite, rafforzando la Patria unendo le forze». La grazia del Risorto deve fare in modo che «non ci riduciamo a essere una nazione debole e sconsolata, che mette in pericolo il futuro e l’indipendenza della nostra Patria».
La Chiesa ha sempre criticato l’arrendevolezza del governo sulla questione dell’Artsakh, la «terra dei nostri guerrieri e dei nostri martiri», ha ricordato il katholikos.
Nel Nagorno Karabakh stanno «le tombe scavate per noi malvagi, ma la tomba di chi vince l’angoscia della morte insieme a Cristo è vuota, noi crediamo nella risurrezione». Le parole del capo dei cristiani armeni sono risuonate come un appello a riprendere la lotta contro il nemico, proprio nei giorni in cui si rinnovano i conflitti di frontiera con l’Azerbaigian. In Armenia i politici parlano con i versi dei salmi e dei vangeli, mentre i preti usano la lingua della politica e della guerra.
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Immagine di Kremlin.ru via Wikimedia pubblicata su licenza e Creative Commons Attribution 4.0 International .
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Trump: «altre persone» potrebbero guidare la campagna di terra in Iran
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Geopolitica
Israele spinge la campagna di annessione della Cisgiordania
Israele ha approvato uno stanziamento di oltre 400 milioni di dollari per la costruzione di decine di nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata, nonostante la condanna internazionale di quella che i critici definiscono un’annessione di fatto del territorio palestinese.
La Cisgiordania, conquistata da Israele durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, ospita circa 3 milioni di palestinesi e oltre 500.000 coloni israeliani. Insieme a Gerusalemme Est e Gaza, è considerata il nucleo di un futuro Stato palestinese nell’ambito della soluzione dei due Stati, sostenuta a livello internazionale.
Il governo israeliano ha annunciato martedì che il gabinetto di sicurezza ha stanziato 1,3 miliardi di shekel (375 milioni di dollari) per la creazione di 34 nuovi insediamenti in Cisgiordania. La decisione è stata comunicata dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, un colono della Cisgiordania che si occupa degli affari civili nel territorio e si è impegnato a impedire la creazione di uno Stato palestinese.
Definendo la decisione «storica» e «un giorno di festa per Israele e gli insediamenti», Smotrich ha affermato che presto verranno stanziati altri 1,075 miliardi di shekel per la costruzione di strade a servizio delle nuove comunità.
«Stiamo rafforzando la sicurezza dello Stato di Israele, stroncando l’idea di instaurare uno stato terrorista nel cuore del Paese e consolidando il nostro controllo sulla patria in Giudea e Samaria», ha dichiarato Smotrich, usando il termine biblico per la Cisgiordania.
Hamas ha condannato il piano definendolo un passo «pericoloso e criminale» verso l’annessione del territorio occupato,. Il gruppo islamista ha accusato Israele di voler ottenere il pieno controllo della Cisgiordania e ha esortato i palestinesi a intensificare la resistenza, chiedendo al contempo alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale di andare oltre le condanne verbali e di adottare misure concrete per fermare l’espansione degli insediamenti.
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Israele ha dovuto affrontare crescenti critiche per le sue iniziative di insediamento in Cisgiordania. Sebbene i governi che si sono succeduti non abbiano mai formalmente annesso la regione, i critici, tra cui le Nazioni Unite, gli stati arabi e molti alleati occidentali, affermano che tale politica frammenta il territorio palestinese e mina ulteriormente la fattibilità di una soluzione a due stati.
Israele sostiene che la Cisgiordania sia un territorio conteso con profondi legami storici e biblici con il popolo ebraico.
Le approvazioni di insediamenti hanno raggiunto il record di 54 nel 2025 e 103 in totale con l’ultimo annuncio. All’inizio di quest’anno, il gabinetto di sicurezza ha trasferito maggiori poteri dai militari ai ministeri civili, ha introdotto una procedura per registrare i terreni della Cisgiordania come «proprietà statale» e ha permesso ai cittadini israeliani di acquistare terreni direttamente nel territorio.
Dall’inizio della guerra di Gaza nel 2023, la spinta verso gli insediamenti è stata accompagnata da un’escalation di violenza in Cisgiordania. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), almeno 117 comunità palestinesi sono state sfollate completamente o parzialmente a causa degli attacchi dei coloni, il cui numero è più che raddoppiato, passando da circa 850 nel 2022 a oltre 1.820 nel 2025.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem afferma che le operazioni militari israeliane e gli attacchi dei coloni hanno ucciso più di 230 bambini palestinesi dal 2023.
L’opinione pubblica israeliana è divisa sulla politica degli insediamenti. Un sondaggio del Jewish People Policy Institute del marzo 2025 ha rilevato che il 58% degli israeliani ebrei li considera un elemento di rafforzamento della sicurezza nazionale, mentre il 35% li vede come un peso. Tra gli israeliani arabi, il 63% li considera un fardello piuttosto che una risorsa per la sicurezza.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana il deputato statunitense Ro Khanna ha dichiarato di essere stato fermato da coloni israeliani armati durante una visita a un villaggio palestinese nella Cisgiordania occupata, sostenendo che le truppe delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) si fossero schierate dalla parte dei coloni anziché aiutare la sua delegazione.
Nel frattempo, il governo israeliano avrebbe delineato un piano per erogare finanziamenti statali ai membri del gruppo estremista di coloni Hilltop Youth, stanziando circa 5,5 milioni di shekel (1,65 milioni di euro) per sussidi mensili ai suoi membri.
Negli scorsi giorni terroristi ebrei provenienti da insediamenti israeliani illegali hanno nuovamente attaccato l’antica città cristiana di Taybeh, incendiando i suoi campi agricoli e cercando di bruciare le case, con segnalazioni di spari anche contro i civili.
Come riportato da Renovatio 21, Taybeh è stata obiettivo di attacchi mortali di coloni israeliani. I continui assalti dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Negli scorsi giorni l’esercito israeliano ha aggredito cristiani e musulmani palestinesi che stavano celebrando la festa di San Giorgio in un monastero cristiano a sud di Betlemme, nella Cisgiordania occupata.
Due mesi fa il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali aveva dichiarato che dall’inizio dell’anno «le aggressioni contro i cristiani in Cisgiordania si stanno moltiplicando».
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Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa una festa mariana a Taybeh era stata interrotta dalle autorità israeliane. La festa è stata ripresa solo dopo l’intervento del cardinale Pierbattista Pizzaballa.
L’annessione della Cisgiordania, considerata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna.
A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».
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Trump ha appoggiato gli attacchi sauditi contro lo Yemen
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