Militaria
Zelens’kyj elogia il successo del test del «Flamingo», missile da crociera che può colpire Mosca
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha proclamato il successo del test del Flamingo, un missile-drone con una portata di circa 3.000 km.
Secondo la stampa ucraina il missile da crociera Flamingo FP-5 sarebbe in grado di trasportare una testata nucleare e una carica esplosiva quasi tre volte superiore a quella del Tomahawk statunitense, sebbene con una precisione inferiore.
Le prime versioni di prova del missile sono già state impiegate in combattimento. Secondo fonti ufficiali di Kiev, la produzione di massa inizierà presto, ed entro la metà del 2026 l’Ucraina dovrebbe disporre di un arsenale capace di colpire qualsiasi obiettivo entro 3.000 km in Russia con una testata convenzionale da mezza tonnellata.
Immagini del razzo erano apparse sui social ancora un mese fa.
War in Ukraine 🇺🇦🇷🇺 FIRST COMBAT USE. Ukraine’s new Flamingo cruise missiles strike deep into Russian territory! These domestically-produced weapons carry 2.5x the warhead of a Tomahawk and have a 3000km range.
Game changer? #Ukraine #Flamingo #Russia pic.twitter.com/2qBrbT4NgF— Skënderbej_ (@AncientAlien01) September 1, 2025
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Il Flamingo rappresenta il sostituto dei missili da crociera Kh-55, abbandonati dall’Ucraina negli anni ’90 (alcuni dei quali usati dalla Russia contro l’Ucraina nel 2022). Durante lo sviluppo, una copia di prova del missile è stata accidentalmente dipinta di rosa, un problema risolto, ma il soprannome è rimasto, come riferito da Zelens’kyj e dal suo staff.
Con una portata che include facilmente Mosca, un eventuale attacco alla capitale russa con questi missili potrebbe spingere Putin a ordinare rappresaglie più dure su Kiev. Nonostante oltre tre anni di guerra, l’esercito russo non ha ancora colpito direttamente gli edifici governativi di alto livello o i quartieri generali militari e di intelligence a Kiev, ma la situazione potrebbe presto cambiare.
La Casa Bianca auspica un accordo di pace per evitare un’escalation, ma il processo è in stallo, soprattutto dopo le nuove sanzioni di Trump contro il petrolio russo questa settimana. Nessuna delle due parti sembra disposta a compromessi, e con la Russia in vantaggio sul campo di battaglia, Mosca ha pochi incentivi a rinunciare alle condizioni massimaliste di Putin e agli obiettivi della sua «operazione militare speciale».
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Immagine screenshot da Twitter
Militaria
Putin non esclude di colpire l’industria militare britannica
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Militaria
La Germania vende ad Israele 800 milioni di euro in armi
Tra gennaio e giugno il governo tedesco ha approvato esportazioni di armi verso Israele per quasi 800 milioni di euro . La somma è già quattro volte superiore al valore totale autorizzato da Berlino lo scorso anno. Lo riporta Der Spiegel, che cita una risposta del governo a un’interrogazione parlamentare,
Secondo il governo germanico, circa un quinto delle esportazioni era legato alla cooperazione tra l’industria della difesa tedesca e quella israeliana, a benefizio delle forze armate tedesche. Poco più di due terzi del valore approvato è riconducibile all’INS Drakon, un sottomarino di classe Dolphin II lungo quasi 70 metri, costruito per Israele dal cantiere navale tedesco TKMS. Il sottomarino, in grado di rimanere immerso per settimane, ha lasciato Kiel martedì ed è presumibilmente diretto in Israele.
Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco, Berlino ha affermato che la parte restante comprendeva attrezzature non classificate come «armi da guerra», tra cui armi leggere, munizioni, esplosivi e droni.
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Il partito goscista Die Linke ha accusato Berlino di «smisura inaudita» in merito agli accordi. «Mentre il cancelliere Friedrich Merz si dichiarava presumibilmente indignato per le disumane dichiarazioni del ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir, il suo governo federale proseguiva la cooperazione con un governo e un esercito accusati di genocidio dinanzi alla Corte penale internazionale, sostenendo la violenza dei coloni in Cisgiordania e continuando a occupare il Libano meridionale», ha affermato la deputata Lea Reisner.
Il controverso ministro israeliano ha dichiarato il mese scorso di considerare l’enclave «nostra» e ha esortato le Forze di Difesa Israeliane a compiere decine di «assassinii mirati» ogni notte, affermando che alcuni abitanti dell’enclave palestinese «non sono persone».
La legge tedesca sul controllo delle armi da guerra prevede che le licenze debbano essere «sempre negate» qualora le armi rischino di essere utilizzate in «atti che turbano la pace» o qualora gli obblighi della Germania ai sensi del diritto internazionale possano essere compromessi.
Come riportato da Renovatio 21, nell’agosto del 2025 Berlino aveva temporaneamente sospeso le esportazioni di armi verso Israele a causa dei piani dello Stato Giudaico di occupare Gaza, ma ha revocato le restrizioni a novembre dopo un cessate il fuoco con Hamas mediato dagli Stati Uniti. Da allora, le forze israeliane hanno continuato le operazioni a Gaza e contro Hezbollah in Libano, dove occupano ancora alcune zone del Sud.
Nel frattempo, la Germania sta ampliando la cooperazione militare con Israele. Mercoledì, la Marina tedesca ha annunciato di aver testato con successo un missile balistico israeliano nell’Atlantico settentrionale, con una gittata fino a 500 chilometri. La Germania non possiede missili balistici propri; i suoi sistemi missilistici a più lunga gittata sono i missili da crociera Taurus.
Il sostegno incondizionato della Germania a Israele, accusato di genocidio dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia in un caso presentato dal Sudafrica, è probabilmente costato a Berlino il sostegno internazionale, dato che a giugno non è riuscita ad ottenere un seggio nel Consiglio di Sicurezza.
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Come riportato da Renovatio 21, a fine 2025 Berlino aveva annunciato la rimozione dell’esportazione di armi verso lo Stato Ebraico.
La sudditanza psicologica di Berlino ad Israele era stata descritta a chiare lettere dal presidente turco Receps Erdogan nel 2023 durante un’imbarazzante conferenza stampa congiunta con l’allora cancelliere Olaf Scholz: «Israele prende di mira ospedali, luoghi di culto e chiese? Sì, lo fa. Io, come musulmano, ne sono turbato (…) Parlo liberamente perché non dobbiamo nulla a Israele. Se fossimo in debito, non potremmo parlare così liberamente. Chi è indebitato non può parlare liberamente. Non abbiamo vissuto l’Olocausto e non ci troviamo in una situazione del genere».
Si tratta di un riferimento non troppo velato ad un argomento estremamente delicato per i tedeschi, ossia la loro incapacità di criticiare Israele a causa della strage degli ebrei durante il regime nazionalsocialista e nella Seconda Guerra Mondiale.
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Immagine di Helwin Scharn via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0
Militaria
L’UE vuole che i risparmi dei cittadini finanzino il riarmo
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