Utero in affitto
Utero in affitto, ecco la dichiarazione di Casablanca: gli esperti chiedono l’abolizione della «maternità surrogata»
Venerdì 3 marzo 2023, un centinaio di ricercatori e professionisti provenienti dai 5 continenti e in rappresentanza di 74 paesi hanno firmato una dichiarazione per chiedere agli Stati di vietare la maternità surrogata o gestazione per altri (GPA), in altre parole l’abolizione universale di questa pratica.
L’associazione Giuristi per i bambini (JPE) ha accolto favorevolmente l’iniziativa. Bernard Garcia Larrain, dottore in giurisprudenza e giurista presso JPE ha spiegato la genesi di questo progetto.
«All’inizio, sono stati dei ricercatori, principalmente avvocati e medici, a essere convinti che dovevamo lavorare insieme sui mezzi per creare un’iniziativa internazionale per proteggere le donne e i bambini dal mercato globale della maternità surrogata: hanno aderito a un progetto di Convenzione internazionale, proposto agli Stati che vorrebbero impegnarsi in questa iniziativa».
«Per dare una risonanza globale a questo progetto, esperti di tutte le nazionalità sono invitati a unirsi a questo gruppo. L’obiettivo è fare il giro del mondo in questo modo per sfidare gli Stati». Per seguire l’evento e consentirne la diffusione è stata creata una pagina Facebook, dal titolo inglese: Declaration for the Universal Abolition of Surrogacy.
Aude Mirkovic, docente di diritto e portavoce della JPE, che si è battuta contro l’apertura della procreazione medicalmente assistita alle coppie femminili, così come contro la maternità surrogata, ha aperto il seminario con Luis Ernesto Pedernera Reyna, ex presidente del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del bambino, e Suzanne Aho Assouma, ex vicepresidente dello stesso comitato.
Le Figaro riassume la situazione globale: «oggi, una quindicina di paesi autorizzano la maternità surrogata, di diritto o di fatto». Alcuni «come la Russia, l’Ucraina o alcuni stati degli Stati Uniti lo fanno incondizionatamente, altri lo limitano solo ai cittadini nazionali». In Francia la maternità surrogata è ancora vietata, ma i bambini nati all’estero vengono iscritti all’anagrafe.
Perché il Marocco per tenere questo seminario?
Il Marocco è un esempio per i ricercatori perché la legislazione vieta molto chiaramente questa pratica. È a Casablanca che un centinaio di specialisti firmeranno la dichiarazione, un testo che chiede l’abrogazione universale di questa pratica che può essere legittimamente denunciata come schiavitù.
Ecco il testo della dichiarazione, come pubblicato da Le Figaro:
Dichiarazione di Casablanca
Noi, firmatari di questa dichiarazione,
Consapevoli
- della sofferenza delle persone che non possono procreare
- del fascino esercitato dalle tecnologie riproduttive
- e della sfida internazionale di un’effettiva tutela della dignità umana
Convinti che il contratto con il quale uno o più committenti si impegnano con una donna a portare in grembo uno o più figli in vista della loro consegna alla nascita, qualunque sia la sua denominazione e le sue modalità e di seguito denominato maternità surrogata (1) (GPA),
- mina la dignità umana
- e contribuisce alla mercificazione di donne e bambini
Chiediamo agli Stati di condannare la GPA in tutte le sue modalità e in tutte le sue forme, remunerate o meno, e di adottare misure per combattere questa pratica.
A tal fine, rivolgiamo agli Stati le seguenti raccomandazioni:
- proibire la GPA sul loro territorio
- rifiutare qualsiasi valore legale ai contratti che prevedono l’impegno per una donna di portare e partorire un bambino
- sanzionare le persone, fisiche o giuridiche, che si propongono come intermediari (2) tra le madri surrogate (3) e i committenti (4)
- sanzionare le persone che ricorrono alla GPA sul loro territorio
- sanzionare i loro cittadini che ricorrono alla GPA al di fuori del loro territorio
- adoperarsi per l’adozione di uno strumento giuridico internazionale che porti all’abolizione universale della GPA.
Proponiamo in appendice a questa dichiarazione un progetto di convenzione internazionale a libera disposizione degli Stati che desiderano impegnarsi in questo processo.
NOTE
(1) La gestazione per altri, procreazione per altri, maternità surrogata, sfruttamento riproduttivo o ricorso a una madre surrogata è il fatto per uno o più committenti di concordare con una donna che partorirà uno o più figli in vista della loro consegna alla nascita, sia che l’accordo venga stipulato direttamente tra di loro o tramite uno o più terzi.
(2) Intermediari in vista della maternità surrogata: persone fisiche o giuridiche che mettono in contatto una donna con uno o più committenti affinché partorisca uno o più figli che consegnerà alla loro nascita, e/o assicurano la mediazione tra la donna e il o i committenti per questo scopo.
(3) Gestante o madre surrogata: donna che si impegna verso uno o più committenti a portare a loro nome uno o più bambini che consegnerà loro alla nascita.
(4) Committente/i: la persona o le persone, designate anche come clienti o aspiranti genitori, che si accordano con una donna affinché porti in grembo per loro uno o più figli che consegnerà loro alla nascita.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Utero in affitto
Coppia ottiene l’affidamento del bambino che voleva far abortire alla madre surrogata
Con una svolta inaspettata, i genitori «committenti» che avevano chiesto alla madre surrogata assunta di interrompere la gravidanza del loro bambino dopo la diagnosi di una malformazione congenita hanno ottenuto immediatamente la custodia del neonato dopo la nascita. Lo riporta LifeSite.
I «genitori» committenti avevano fatto causa alla madre surrogata, un’infermiera e madre single di due figli residente in Alaska, per impedire la nascita del loro figlio.
«Il figlio dei nostri clienti è nato ieri mattina e ora si trova sotto la loro custodia fisica mentre riceve cure mediche specialistiche in un centro di terzo livello», ha dichiarato l’avvocato dei «genitori» che inizialmente desideravano la morte del figlio.
In una dichiarazione grottesca, l’avvocato dei genitori ha proseguito definendo i suoi clienti «genitori amorevoli» e accusando la surrogata, che aveva cercato di tutelare il bambino dai «genitori» abbienti che desideravano ucciderlo, di aver interferito con le «cure mediche» del neonato.
«Per fortuna, il tentativo infondato (…) di interferire con le cure mediche del bambino è stato categoricamente respinto dai tribunali», ha dichiarato l’avvocato . «Al momento, i nostri clienti continuano a mettere al primo posto la salute e il benessere del loro bambino, seguendo i consigli dell’équipe medica che lo segue, come hanno sempre fatto e come farebbe qualsiasi genitore amorevole».
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«Come se il dolore per le sue condizioni non fosse già abbastanza, sono devastati nel vedere la loro tragedia familiare trasformata in una strumentalizzazione politica dall’ufficio del Procuratore Generale del Texas» e dall’affittatrice di utero, continua il legale. «L’unica priorità dei nostri clienti in questo momento è garantire che il loro bambino riceva le cure mediche di cui ha disperatamente bisogno e che loro, in quanto genitori, possano trascorrere ogni prezioso momento possibile con il loro bellissimo neonato».
Un «bellissimo neonato» di cui poche settimane fa avevano chiesto l’uccisione (l’aborto come «cura medica»), facendo finire il suo corpo assassinato tra i rifiuti medici
Nel febbraio 2025, la madre gestante aveva ottenuto l’approvazione da Worldwide Surrogacy Specialists e poco dopo firmò un «accordo di maternità surrogata gestazionale» con una coppia californiana,. Il contratto conteneva una clausola che consentiva alla coppia di richiedere un aborto in caso di «anomalia fetale», una pratica comune nel settore della maternità surrogata.
Nel dicembre 2025, la donna rimase incinta; ad aprile, le ecografie rivelarono che il bambino era affetto da sindrome del cuore sinistro ipoplasico (HLHS), una grave ma curabile malformazione cardiaca congenita in cui il lato sinistro del cuore non riesce a pompare correttamente il sangue. L’HLHS richiede in genere numerosi interventi chirurgici quasi immediatamente dopo la nascita.
Dopo aver appreso della malformazione cardiaca, i due committenti chiesero alla donna di interrompere la gravidanza, invocando la clausola di rescissione del contratto di maternità surrogata e mascherando la loro richiesta con una finta preoccupazione per la qualità della vita del piccolo. Nessun medico in Alaska era disposto a praticare un aborto a quel punto della gravidanza (22 settimane). La coppia aveva fissato quindi un appuntamento per l’aborto a Seattle per la fine di aprile (quando il piccolo Gabriel aveva 23 settimane), che fu poi posticipato a maggio, alla 24ª settimana.
La donna ha deciso di portare a termine il parto. « Il 12 agosto, il piccolo è nato con circa tre settimane di anticipo nella zona di Dallas ed è stato trasferito in terapia intensiva neonatale per essere stabilizzato in vista di un intervento chirurgico al cuore. Secondo quanto riferito, è stato immediatamente allontanato dall donna che non solo lo ha portato in grembo, ma gli ha anche salvato la vita. I «genitori» committenti che avevano chiesto l’aborto erano presenti in ospedale.
Ora un’ordinanza restrittiva temporanea emessa ieri ha impedito alla donna di vedere o tenere in braccio il bambino che ha portato in grembo e che ha lottato per proteggere.
Come riportato da Renovatio 21, un caso simile emerso lo scorso mese ha visto una coppia omosessuale querelare la madre surrogata dopo che questa aveva scelto di non abortire il feto su commissione risultato affetto da labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino) chiedendo un risarcimento di 600.000 dollari nella causa, presentata a maggio presso la Corte Superiore dell’Ontario.
La coppia omosessuale sostiene che la madre surrogata non li abbia informati sulle condizioni di salute del bambino, mettendolo così a rischio. Affermano inoltre che ciò abbia causato loro un grave danno emotivo e che si tratti di una violazione delle norme sulla riservatezza. La madre surrogata nega le accuse.
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Democristiano tedesco gay si dimette dopo che ha affittato un utero
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Utero in affitto
Coppia omosessuale fa causa alla madre che si rifiuta di interrompere una gravidanza surrogata
Una coppia di uomini omosessuali canadesi ha fatto causa alla madre surrogata del loro figlio dopo che quest’ultima si era rifiutata di interrompere la gravidanza a causa di lievi difetti di salute. Lo riporta LifeSite.
La causa è stata intentata due anni dopo la nascita del bambino, concepito tramite l’unione di un ovulo di donatrice e dello sperma di entrambi gli uomini, uno dei quali ha fecondato l’ovulo. La madre surrogata è stata poi fecondata in vitro.
Inizialmente, la coppia dell’Ontario voleva interrompere la gravidanza a causa di una labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino) e di potenziali problemi genetici. Avevano quindi domandato ulteriori esami al feto, ma alla fine avevano deciso di portare avanti la gravidanza. Gli specialisti avevano che il bambino era sano e presentava solo una piccola malformazione congenita.
I querelanti chiedono un risarcimento di 600.000 dollari nella causa, presentata a maggio presso la Corte Superiore dell’Ontario. La coppia omosessuale sostiene che la madre surrogata non li abbia informati sulle condizioni di salute del bambino, mettendolo così a rischio. Affermano inoltre che ciò abbia causato loro un grave danno emotivo e che si tratti di una violazione delle norme sulla riservatezza. La madre surrogata nega le accuse.
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Secondo l’atto di citazione, non vi è alcuna menzione di una richiesta di aborto da parte della coppia nel giugno 2024. La madre surrogata e la responsabile dell’agenzia di maternità surrogata hanno affermato che i rapporti tra le parti si sono deteriorati dopo che la coppia ha espresso il desiderio di interrompere la gravidanza.
Secondo la copertura del caso data data dal quotidiano canadese National Post, i nomi della madre surrogata, del bambino e della coppia sono stati omessi per «tutelare la loro privacy». Secondo quanto riportato nell’atto di citazione, la madre biologica desiderava partorire in casa e ha intentato una causa presso il tribunale di pace chiedendo che la coppia ne pagasse le spese. Tale controversia non è ancora stata risolta.
«Sapete che sono una madre single, sapete che ho una figlia, e in pratica mi state facendo causa per la mia casa», ha detto la donna, che ha preferito rimanere anonima. «Sembra una cosa davvero orribile, è semplicemente terribile», ha aggiunto, «Mi sento usata… Non hanno avuto il figlio perfetto che volevano e mi hanno scaricata»
La legge canadese stabilisce che, a differenza degli Stati Uniti, le madri surrogate non possono richiedere un compenso a scopo commerciale, ma possono essere rimborsate solo per le spese sostenute. La legge canadese prevede inoltre che, per quanto riguarda il bambino, la decisione di interrompere o meno la gravidanza spetti esclusivamente alla madre.
La madre surrogata ha affermato che avrebbe acconsentito all’aborto se non ci fosse stata alcuna possibilità di sopravvivenza del bambino, ma non ha voluto interromperlo a causa di un «difetto» di lieve entità.
Dopo il parto in casa, che ha presentato complicazioni tali da rendere necessario il ricovero del neonato in ospedale per la somministrazione di ossigeno, la coppia ha portato il bambino a casa e ha interrotto ogni contatto con la madre surrogata.
La maternità surrogata è diventata una pratica comune in Canada e altrove, soprattutto tra le coppie omosessuali che desiderano avere figli. I bambini nati da queste situazioni crescono solitamente privi di una madre o di un padre.
La triste realtà è che l’aborto è diventato più comune in Canada. Tra il 2024 e il 2025 sono nati 368.928 bambini in Canada, un numero che sarebbe molto più alto se non ci fosse l’aborto. Nel 2022, 97.211 bambini canadesi sono stati uccisi dall’aborto. Analogamente, i rapporti del 2018 indicavano che in Canada, tra il 2013 e il 2018, 766 bambini erano nati vivi a seguito di aborti tardivi e presumibilmente erano stati lasciati morire.
Non si tratta del primo caso in cui «genitori intenzionali» denunciano la donna che ha affittato l’utero per mancato aborto del bambino ottenuto con riproduzione artificiale.
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In un caso noto di dieci anni fa una donna Melissa Cook era rimasta incinta di tre gemelli tramite fecondazione in vitro. Il committente, adducendo difficoltà economiche e preoccupazioni mediche, ha invocato la clausola di «riduzione fetale» prevista dal contratto, chiedendo l’aborto di uno dei feti. Al rifiuto della donna di abortire il terzo gemello, gli avvocati dell’uomo l’hanno minacciata di causargli enormi perdite finanziarie per violazione contrattuale e di intentare una causa milione di euro per danni.
La donna ha partorito tutti e tre i bambini e ha avviato una battaglia legale per contestare la costituzionalità delle leggi sulla surrogazione della California. I giudici hanno infine decretato che il contratto non poteva obbligarla ad abortire, ma la custodia dei tre bambini è stata comunque assegnata al padre biologico.
In un caso in Connecticut nel 2012 una coppia aveva chiesto alla surrogata alla 21ª settimana di gravidanza di abortire dopo che un’ecografia aveva rivelato labbro leporino e cardiopatia. A questo punto, i committenti hanno invocato il contratto chiedendo il cosiddetto l’aborto terapeutico. Al rifiuto per motivi morali della surrogata la coppia le ha offerto prima 10.000 dollari extra per abortire, poi ha minacciato azioni legali per violazione del contratto. Gli avvocati della coppia dichiararono formalmente che, se il bambino fosse nato, i genitori biologici lo avrebbero abbandonato in istituto rifiutando la custodia.
Per evitare le leggi restrittive del Connecticut (che davano ragione ai genitori contrattuali), la donna è fuggita in Michigan, uno Stato che riconosce legalmente la gestante come madre biologica alla nascita. La bambina è nata con problemi di salute ed è stata data in adozione a una terza famiglia che desiderava prendersene cura.
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Immagine generata artificialmente
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