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Utero in affitto

Ecco l’app per l’utero in affitto

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

Internet sta cambiando il modo in cui l’assistenza sanitaria viene fornita in modi che sovvertono leggi, regolamenti e convenzioni mediche. Le start-up offrono aborti farmacologici, insieme ai farmaci necessari e consultazioni online. Le persone che desiderano passare a un altro genere possono ordinare farmaci e consultare medici e infermieri online. Le donne single e le lesbiche entrano in contatto con i donatori di sperma attraverso i gruppi di Facebook.

 

Ora un endocrinologo della riproduzione, il dottor Brian Levine, ha lanciato un sito web, Nodal, che abbina le madri surrogate ai futuri genitori.

 

Nodal è modellato sui siti di incontri. Funziona così, secondo il sito web:

 

«Una volta che i surrogati e gli aspiranti genitori sono stati controllati, possono accedere alla piattaforma Nodal. Entrambe le parti creano profili, simili a quelli di un sito di incontri, e il surrogato ha la possibilità di “scorrere verso destra” prima (à la Bumble). Se i genitori previsti accettano l’invito, possono incontrarsi per una chiamata di corrispondenza. Se c’è una corrispondenza, Nodal aiuta entrambe le parti a iniziare le fasi successive del loro viaggio, incluso l’accesso a risorse legali, strumenti educativi e supporto di infermieri».

 

Nodal mira a ridurre le spese di maternità surrogata eliminando lo «specialista di abbinamento» impiegato dalle agenzie di maternità surrogata. Il sito web promette: «detterai con chi ti connetti fin dall’inizio e parlerai solo con persone che ritieni possano essere adatte. È una decisione importante e la scelta è totalmente tua».

 

L’anno scorso, una società di ricerche di mercato ha stimato che il mercato globale della maternità surrogata varrebbe 129 miliardi di dollari. Solo una piccola fetta sarà probabilmente sufficiente per soddisfare gli investitori di Nodal.

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

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Utero in affitto

Democristiano tedesco gay si dimette dopo che ha affittato un utero

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Il leader parlamentare del blocco di governo tedesco, Jens Spahn, è stato costretto a dimettersi dopo che lui e suo marito hanno avuto un figlio tramite maternità surrogata. Spahn aveva precedentemente criticato questa pratica, mentre il suo partito conservatore, i cristiano-democratici (CDU, la Democrazia Cristiana Tedesca), si oppone fermamente alla sua legalizzazione in Germania.

 

Lo scandalo è scoppiato questa settimana quando Spahn e suo marito Daniel Funke hanno dato il benvenuto al loro figlio Georg, nato da una madre surrogata statunitense. «Georg è la nostra più grande gioia. È quasi impossibile descrivere a parole questa sensazione», ha dichiarato Spahn al tabloide tedesco Bild mercoledì.

 

L’annuncio gioioso è stato immediatamente accolto da una tempesta di critiche, con il parlamentare accusato di «ipocrisia». Diversi critici hanno ricordato dichiarazioni del 2015, quando Spahn disse alla rivista GQ che «in quanto uomo gay e cristiano, trovo personalmente molto difficile accettare l’idea di un utero in affitto».

 

«Accettare il fatto che non diventerò padre in modo naturale richiede molta umiltà. Non so se ne sarò capace», aveva aggiunto all’epoca.

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La CDU ha ribadito il suo impegno a mantenere la maternità surrogata vietata in Germania anche durante il congresso di partito di febbraio, a cui ha partecipato Spahn. Nella risoluzione conclusiva del congresso, il partito ha affermato che, a causa di «preoccupazioni etiche, legali e pratiche riguardanti la maternità surrogata», ritiene che tale pratica debba rimanere illegale «in Germania al fine di prevenire abusi, sfruttamento e rischi per la salute».

 

Spahn è finito nel mirino di tutte le fazioni politiche, con il suo collega della CDU, il leader del partito nello stato del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, che ne ha chiesto le dimissioni. «Sostiene che, in quanto privato cittadino, possa agire in modo completamente diverso, in contraddizione con la posizione dichiarata come funzionario eletto della CDU», ha dichiarato Peters al quotidiano Bild. «Questo è assolutamente inaccettabile».

 

La co-leader del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD), Alice Weidel – lei stessa lesbica in una relazione omosessuale con una donna di origine cingalese – ha dichiarato che le dimissioni di Spahn erano «obbligate da tempo», menzionando anche le sue azioni durante il periodo del COVID, quando era ministro della Salute. Spahn era stato accusato di aver utilizzato impropriamente fondi pubblici durante la pandemia, ma l’inchiesta è stata archiviata lo scorso marzo senza alcun risultato.

 

«Il fatto che ora abbia minato una legge per la quale lui stesso aveva votato ha definitivamente distrutto la sua credibilità», ha scritto Weidel su X.

 

Come riportato da Renovatio 21, il deputato gaio, paventando la minaccia russa, l’anno passato aveva pure domandato per la Germania l’accesso alle armi atomiche di Francia e Gran Bretagna. Lo Spahn è da annoverarsi tra gli alunni dei Klaus Schwab e del World Economic Forum di Davos.

 

Sebbene Spahn avesse inizialmente tentato di difendere la sua decisione, sabato ha ceduto prontamente e ha rassegnato le dimissioni. Pur rinunciando al ruolo di leader parlamentare, non ha menzionato la rinuncia al suo mandato di parlamentare. Le dimissioni sono state riconosciute dal cancelliere Friedrich Merch, che le ha definite sia «inevitabili» che «corrette».

 

«Negli ultimi giorni, ho capito che la mia felicità personale, derivante dalla creazione di una famiglia con mio marito e dalla nascita di mio figlio, è incompatibile con il mio incarico politico», ha dichiarato Spahn in un comunicato diffuso dai media tedeschi.

 

Sebbene in Germania la maternità surrogata sia punibile con una pena detentiva fino a cinque anni, la responsabilità penale si estende solo ai medici e agli intermediari; pertanto, Spahn e sua moglie non subiranno alcuna conseguenza. Ricorrere alla maternità surrogata all’estero rimane un metodo diffuso tra i tedeschi per aggirare il divieto, poiché sia la procedura in sé che l’allevamento dei figli nati tramite tale metodo sono legali.

 

Avere un ministro omofilo affittatore di uteri è il degno risultato del democristianismo tedesco, nonché del democristianismo tout court. Compromesso dopo compromesso, si arriva non solo a tollerare ma pure a mettere al posto di potere personaggi che infrangono la dottrina e la morale cristiana in ogni punto possibile.

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In Italia, il caso più noto e pubblico di un esponente politico dichiaratamente omosessuale che ha fatto ricorso all’utero in affitto è quello di Nichi Vendola. L’ex presidente della Regione Puglia, membro di Rifondazione Comunista e fondatore di Sinistra Ecologia Libertà (SEL) ha avuto un figlio nel 2016 insieme al suo compagno canadese Eddy Testa, ricorrendo alla pratica in California, dove la surrogazione di maternità è regolamentata e legale.

 

Vi era stato anche il caso del senatore messinese del Partito Democratico ed ex presidente nazionale dell’Arcigay Sergio Lo Giudice, che ha avuto un bambino con maternità surrogata negli USA nel 2014. La questione fu al centro di un acceso dibattito parlamentare quando si discuteva il DDL Cirinnà, ossia l’introduzione del nostro ordinamento delle Unioni Civili, che in verità sono Unioni omosessuali, perché a tale istituto non possono accedere le coppie eterosessuate: una bella discriminazione visto che, a differenza del matrimonio tra normosessuali, qui non è previsto l’obbligo di fedeltà, che è naturaliter incluso nei fondamenti del matrimonio religioso e pure, per lo meno al momento, nel «matrimonio civile» celebrato dallo Stato.

 

La pratica della maternità surrogata è vietata in Italia fin dal 2004 dall’articolo 12 della Legge 40, che dice al comma 1: «Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente (…) è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro»

 

Al comma 6 la il testo di legge scrive: «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Se i fatti di cui al periodo precedente, con riferimento alla surrogazione di maternità, sono commessi all’estero, il cittadino italiano è punito secondo la legge italiana».

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Per qualche ragione chi ha affittato uteri all’estero, comprese soprattutto figure di spicco, non è stato oggetto di indagini da parte delle autorità – con qualche caso segnalato per le coppie, anche eterosessuali, di ritorno dall’Ucraina, paradiso della maternità surrogata pure in periodo di guerra.

 

A fine 2024, il Parlamento italiano ha approvato una legge – che abbiamo descritto come ampiamente tronfiamente retorica, cosmetica – che dichiara l’utero in affitto «reato universale» (espressione che non sappiamo bene come significhi) e che a quanto si capisce dovrebbe estende la punibilità della pratica anche se commessa all’estero da cittadini italiani.

 

La trovata del governo Meloni, per fare l’occhiolino alle nicchie pro-vita e alle loro ebeti organizzazioni questuanti, di fatto non cambiava in nulla la legge 40, legge già totalmente ingiusta perché pensata dai residui democristiani in Parlamento per sdoganare la fecondazione in provetta, che come sa il lettore di Renovatio 21 oggi uccide più embrioni dell’aborto – alla facciazza dei sedicenti pro-vita.

 

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Immagine di Heinrich-Böll-Stiftung via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

 

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Utero in affitto

Coppia omosessuale fa causa alla madre che si rifiuta di interrompere una gravidanza surrogata

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Una coppia di uomini omosessuali canadesi ha fatto causa alla madre surrogata del loro figlio dopo che quest’ultima si era rifiutata di interrompere la gravidanza a causa di lievi difetti di salute. Lo riporta LifeSite.   La causa è stata intentata due anni dopo la nascita del bambino, concepito tramite l’unione di un ovulo di donatrice e dello sperma di entrambi gli uomini, uno dei quali ha fecondato l’ovulo. La madre surrogata è stata poi fecondata in vitro.   Inizialmente, la coppia dell’Ontario voleva interrompere la gravidanza a causa di una labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino) e di potenziali problemi genetici. Avevano quindi domandato ulteriori esami al feto, ma alla fine avevano deciso di portare avanti la gravidanza. Gli specialisti avevano che il bambino era sano e presentava solo una piccola malformazione congenita.   I querelanti chiedono un risarcimento di 600.000 dollari nella causa, presentata a maggio presso la Corte Superiore dell’Ontario. La coppia omosessuale sostiene che la madre surrogata non li abbia informati sulle condizioni di salute del bambino, mettendolo così a rischio. Affermano inoltre che ciò abbia causato loro un grave danno emotivo e che si tratti di una violazione delle norme sulla riservatezza. La madre surrogata nega le accuse.

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Secondo l’atto di citazione, non vi è alcuna menzione di una richiesta di aborto da parte della coppia nel giugno 2024. La madre surrogata e la responsabile dell’agenzia di maternità surrogata hanno affermato che i rapporti tra le parti si sono deteriorati dopo che la coppia ha espresso il desiderio di interrompere la gravidanza.   Secondo la copertura del caso data data dal quotidiano canadese National Post, i nomi della madre surrogata, del bambino e della coppia sono stati omessi per «tutelare la loro privacy». Secondo quanto riportato nell’atto di citazione, la madre biologica desiderava partorire in casa e ha intentato una causa presso il tribunale di pace chiedendo che la coppia ne pagasse le spese. Tale controversia non è ancora stata risolta.   «Sapete che sono una madre single, sapete che ho una figlia, e in pratica mi state facendo causa per la mia casa», ha detto la donna, che ha preferito rimanere anonima. «Sembra una cosa davvero orribile, è semplicemente terribile», ha aggiunto, «Mi sento usata… Non hanno avuto il figlio perfetto che volevano e mi hanno scaricata»   La legge canadese stabilisce che, a differenza degli Stati Uniti, le madri surrogate non possono richiedere un compenso a scopo commerciale, ma possono essere rimborsate solo per le spese sostenute. La legge canadese prevede inoltre che, per quanto riguarda il bambino, la decisione di interrompere o meno la gravidanza spetti esclusivamente alla madre.   La madre surrogata ha affermato che avrebbe acconsentito all’aborto se non ci fosse stata alcuna possibilità di sopravvivenza del bambino, ma non ha voluto interromperlo a causa di un «difetto» di lieve entità.   Dopo il parto in casa, che ha presentato complicazioni tali da rendere necessario il ricovero del neonato in ospedale per la somministrazione di ossigeno, la coppia ha portato il bambino a casa e ha interrotto ogni contatto con la madre surrogata.   La maternità surrogata è diventata una pratica comune in Canada e altrove, soprattutto tra le coppie omosessuali che desiderano avere figli. I bambini nati da queste situazioni crescono solitamente privi di una madre o di un padre.   La triste realtà è che l’aborto è diventato più comune in Canada. Tra il 2024 e il 2025 sono nati 368.928 bambini in Canada, un numero che sarebbe molto più alto se non ci fosse l’aborto. Nel 2022, 97.211 bambini canadesi sono stati uccisi dall’aborto. Analogamente, i rapporti del 2018 indicavano che in Canada, tra il 2013 e il 2018, 766 bambini erano nati vivi a seguito di aborti tardivi e presumibilmente erano stati lasciati morire.   Non si tratta del primo caso in cui «genitori intenzionali» denunciano la donna che ha affittato l’utero per mancato aborto del bambino ottenuto con riproduzione artificiale.

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In un caso noto di dieci anni fa una donna Melissa Cook era rimasta incinta di tre gemelli tramite fecondazione in vitro. Il committente, adducendo difficoltà economiche e preoccupazioni mediche, ha invocato la clausola di «riduzione fetale» prevista dal contratto, chiedendo l’aborto di uno dei feti. Al rifiuto della donna di abortire il terzo gemello, gli avvocati dell’uomo l’hanno minacciata di causargli enormi perdite finanziarie per violazione contrattuale e di intentare una causa milione di euro per danni.   La donna ha partorito tutti e tre i bambini e ha avviato una battaglia legale per contestare la costituzionalità delle leggi sulla surrogazione della California. I giudici hanno infine decretato che il contratto non poteva obbligarla ad abortire, ma la custodia dei tre bambini è stata comunque assegnata al padre biologico.   In un caso in Connecticut nel 2012 una coppia aveva chiesto alla surrogata alla 21ª settimana di gravidanza di abortire dopo che un’ecografia aveva rivelato labbro leporino e cardiopatia. A questo punto, i committenti hanno invocato il contratto chiedendo il cosiddetto l’aborto terapeutico. Al rifiuto per motivi morali della surrogata la coppia le ha offerto prima 10.000 dollari extra per abortire, poi ha minacciato azioni legali per violazione del contratto. Gli avvocati della coppia dichiararono formalmente che, se il bambino fosse nato, i genitori biologici lo avrebbero abbandonato in istituto rifiutando la custodia.   Per evitare le leggi restrittive del Connecticut (che davano ragione ai genitori contrattuali), la donna è fuggita in Michigan, uno Stato che riconosce legalmente la gestante come madre biologica alla nascita. La bambina è nata con problemi di salute ed è stata data in adozione a una terza famiglia che desiderava prendersene cura.  

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Gender

Padri omosessuali con otto figli surrogati accusati di stupro e traffico di esseri umani

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Una ricca coppia omosessuale, uno dei cui membri è noto come il «primo padre surrogato gay» della Gran Bretagna, ha subito una perquisizione nella propria casa di Danbury ed è stata accusata di stupro, violenza sessuale e tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Lo riporta LifeSite.

 

La Procura della Corona ha annunciato che Barrie Drewitt-Barlow, 57 anni, e Scott Drewitt-Barlow, 32 anni, entrambi di Danbury, nell’Essex, in Inghilterra, sono stati incriminati per molteplici reati legati allo sfruttamento sessuale di giovani maschi.

 

I due uomini avrebbero dovuto comparire venerdì davanti al tribunale dei magistrati di Chelmsford. Christian Meikle del Crown Prosecution Service ha dichiarato che «Barrie Drewitt-Barlow e Scott Drewitt-Barlow sono stati entrambi accusati di aver organizzato o agevolato il viaggio di un’altra persona allo scopo di sfruttarla, nonché di altri reati sessuali, tra cui lo stupro».

 

Barrie Drewitt-Barlow, che secondo alcune fonti avrebbe avuto un totale di otto figli tramite maternità surrogata, è stato accusato di tre capi d’imputazione per violenza sessuale su un uomo, quattro capi d’imputazione per stupro di un uomo di età pari o superiore a 16 anni e due capi d’imputazione per aver organizzato o agevolato il viaggio di un’altra persona a scopo di sfruttamento.

 

Il «marito», Scott Drewitt-Barlow, molto più giovane di lui, è accusato di un reato di violenza sessuale su un uomo, un reato di stupro su un uomo di età pari o superiore a 16 anni e due reati di aver organizzato o agevolato il viaggio di un’altra persona allo scopo di sfruttarla.

Maldon and Tiptree Football Club

Il padre di Drewitt-Barlow fece notizia nel 1999 quando lui e il suo ex «marito» Tony furono riconosciuti come la prima coppia omosessuale nel Regno Unito ad avere figli tramite madre surrogata. Furono anche i primi ad avere un certificato di nascita del bambino con la dicitura «Genitore Uno» e «Genitore Due» anziché «Madre» e «Padre», secondo un articolo del 2021 del The Sun.

 

Secondo il Times, Serena Berry, parlando per l’accusa, ha dichiarato: «Barrie Drewitt-Barlow ha una relazione con Scott Drewitt-Barlow… sono ciò che si potrebbe definire celebrità, che conducono una vita da milioni di sterline e sono apparsi in molti documentari e reality show. Sono proprietari della squadra di calcio Maldon & Tiptree e hanno altre attività commerciali nella zona dell’Essex e anche all’estero, in altri paesi», ha osservato.

 

«Si presume che entrambi abbiano preso di mira giovani maschi, li abbiano reclutati, abbiano stretto amicizia con loro e li abbiano plagiati. Li hanno invitati a casa loro e in altri luoghi», ha detto Berry.

 

In un’intervista video, Barrie Drewitt-Barlow ha confermato di aver stipulato un contratto con una modella di Miami affinché fosse una «donatrice» di ovuli, pagandole, secondo quanto riportato, 50.000 sterline.

 


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Durante l’intervista ha ammesso di aver assunto la modella perché desiderava solo figli belli, non brutti. «Ogni volta che vedete due uomini crescere un bambino, sappiate che non hanno nemmeno dovuto superare un controllo dei precedenti», ha osservato l’organizzazione globale per i diritti dei bambini Them Before Us.

 

«E almeno uno di questi uomini non è biologicamente imparentato con il bambino, il che, statisticamente, lo rende la figura maschile più pericolosa da avere in casa».

 

Secondo la stampa britannica, i due hanno negato le accuse.

 

Nel 2019 la figura dell’allora 55enne Barrie Drewitt-Barlow aveva raggiunto le cronache internazionali quando fece sapere di essersi innamorato del fidanzato della figlia, 25 anni, e di volerlo sposare.

 

«Mi sono innamorato di Scott ed anche lui si è innamorato di me» aveva detto in un’intervista al Sun. «Mi sento stupido alla mia età di provare questi sentimenti per qualcuno diverso da Tony e per di più con metà della mia età. Ma quando sai che qualcosa è giusta, è giusta. Non abbiamo fatto piani precisi, ma vorrei sposare Scott».

 

I due ora, oltre che «sposati», sono padroni di una squadra di calcio in Inghilterra, il Maldon and Tiptree Football Club, che gioca nell’Isthmian League, un campionato regionale che copre l’area suburbana di Londra.

 

Il canale televisivo ITV ha accantonato un programma televisivo che avrebbe dovuto trattare dell’ingresso di questi uomini nella proprietà di squadre di calcio.

 

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