Cina
Un treno di prodotti agricoli dallo Xinjiang a Salerno. Le ONG uigure: frutto di lavoro schiavo
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Un viaggio di 10mila chilometri esaltato da Pechino come occasione di sviluppo (e di rivincita sull’uscita dell’Italia dalla Belt and Road Initiative). Ma il cotone e i pomodori dello Xinjang sono al centro della «politica di alleviamento della povertà attraverso il trasferimento di manodopera», che secondo numerosi rapporti è una forma di lavoro forzato.
Un treno carico di prodotti agricoli partito da Urumqi, nella tormentata regione autonoma cinese dello Xinjiang, e destinato dopo 10mila chilometri di viaggio tra binari e trasbordi marittimi a raggiungere Salerno, in Italia.
Il nuovo viaggio bandiera della China-Europe Railway Express è partito il 29 aprile scorso dalla Cina, con ampia copertura mediatica da parte degli organi di stampa ufficiali di Pechino, che ne esaltano i benefici per l’economia dello Xinjiang.
Oltre a rilanciare le «potenzialità» di quella Belt and Road Initiative – la nuova «via della seta» di Xi Jinping – dai cui accordi pure il governo italiano dello scorso anno sarebbe uscito, annullando il memorandum sottoscritto da Roma e Pechino nel 2019 ma senza chiudere ad altre forme di cooperazione commerciale.
A restare sullo sfondo è però la questione del rispetto dei diritti umani nello Xinjiang, regione dove gli abusi nei confronti uiguri hanno spesso anche il volto del lavoro forzato utilizzato proprio nell’agricoltura. Ad evidenziarlo è una presa di posizione pubblica lanciata in queste ore da tre dei gruppi più attivi sulla salvaguardia dei diritti della popolazione musulmana dello Xinjiang: Uyghur Human Rights Project, Uyghur American Association e Safeguard Defenders. Insieme hanno scritto una lettera aperta all’ambasciatrice italiana a Washington, Mariangela Zappia, esprimendo preoccupazione per l’iniziativa e chiedendo un’indagine accurata sull’origine dei prodotti trasportati su quel treno.
«La moderna schiavitù del popolo uiguro e i continui crimini contro l’umanità – si legge nel documento – sono stati ampiamente documentati da organizzazioni internazionali, media indipendenti e organismi governativi. L’uso del lavoro forzato in qualsiasi forma viola i principi fondamentali dei diritti umani, tra cui il diritto alla libertà dalla schiavitù e dal lavoro forzato, come sancito da diverse convenzioni e trattati internazionali di cui l’Italia è parte».
L’iniziativa della China-Europe Railway Express è rilevante anche per il peso della Regione autonoma uigura dello Xinjiang nella produzione agricola cinese: coltiva l’85% del cotone del Paese, oltre il 70% dei pomodori (producendo fino al 90% del concentrato di pomodoro destinato all’esportazione), il 50% delle noci e il 28% dell’uva. Inoltre nella regione vi sono anche coltivazioni significative di grano, mais e altri cereali.
«Prove significative – scrivono Uyghur Human Rights Project, Uyghur American Association e Safeguard Defenders, citando rapporti specifici sull’agricoltura nello Xinjiang – rivelano che i trasferimenti di manodopera nella regione uigura avvengono in un contesto di coercizione senza precedenti, con la costante minaccia di rieducazione e internamento. Molti lavoratori indigeni non sono in grado di rifiutare o abbandonare volontariamente il lavoro nel settore agricolo, e quindi i programmi equivalgono al trasferimento forzato di popolazioni, al lavoro forzato, al traffico di esseri umani e alla riduzione in schiavitù».
Uno dei volti di questo sfruttamento oggi è anche quella che Pechino chiama la «politica di alleviamento della povertà attraverso il trasferimento di manodopera» (转移就业脱贫). Concretamente: migliaia di persone vengono formate e trasferite verso lavori agricoli stagionali, come appunto la raccolta di cotone o pomodori. Inserito nel quadro del più ampio programma di Xi Jinping per la riduzione mirata della povertà, è un sistema costruito su misura di contesti sociali pervasivamente coercitivi, caratterizzati dalla mancanza di libertà civiche, come è appunto quello dello Xinjiang.
«Come membro della comunità internazionale – concludono il loro appello Uyghur Human Rights Project, Uyghur American Association e Safeguard Defenders – l’Italia ha la responsabilità di garantire che le sue pratiche commerciali siano in linea con il suo impegno per i diritti umani e gli standard etici. Permettere che merci prodotte attraverso il lavoro forzato entrino nei suoi confini non solo condona queste gravi violazioni dei diritti umani, ma mina anche la credibilità della posizione dell’Italia sulla promozione e l’applicazione dei diritti umani. Esortiamo il governo italiano ad agire immediatamente per indagare sull’origine delle merci arrivate a Salerno e a mettere in atto misure per prevenire l’importazione di prodotti ottenuti con il lavoro forzato».
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Cina
Xi Jinping rimane intransigente sul caso di Jimmy Lai
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Il caso Jimmy Lai: il muro della sovranità cinese
L’entusiasmo presidenziale, tuttavia, è stato infranto da una realtà ben diversa riguardante Jimmy Lai. L’attivista cattolico settantottenne ed ex magnate dei media di Hong Kong sta attualmente scontando una condanna a 20 anni di carcere, inflittagli nel febbraio 2026 in base alla draconiana legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino. Interrogato in merito , Donald Trump ha ammesso con brutale franchezza che la risposta di Xi Jinping era stata gelida, definendo la questione «particolarmente difficile«. «Non sono ottimista», ha riconosciuto il presidente americano, indicando che le richieste occidentali si erano scontrate con il cuore politico del regime. Per Pechino, Jimmy Lai rimane uno dei principali artefici dei movimenti di protesta pro-democrazia del 2019, accusato di collusione criminale con potenze straniere. Nonostante questa cupa valutazione, Claire Lai, la figlia del leader dell’opposizione imprigionato, ha tenuto a ringraziare Washington per aver sfidato il tabù diplomatico, ribadendo l’estrema urgenza del suo rilascio, dato che le condizioni di salute del padre peggiorano di giorno in giorno.Aiuta Renovatio 21
Tra realpolitik e pragmatismo commerciale
Questo vertice illustra perfettamente la dottrina transazionale dell’amministrazione americana. Pur dovendo affrontare delicate questioni relative alle libertà individuali, Washington ha concluso accordi commerciali per oltre 100 miliardi di dollari, tra cui ordini record per Boeing e impegni significativi per l’acquisto di prodotti agricoli, in particolare soia. Questo approccio dimostra che, sebbene la Cina sia disposta a compiere alcuni gesti umanitari mirati e di forte valore simbolico per facilitare le proprie relazioni economiche, la leadership del Partito Comunista Cinese rifiuta qualsiasi compromesso quando vengono messi in discussione il suo controllo politico assoluto sul cattolicesimo e su Hong Kong, o la sua linea rossa su Taiwan. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Cina
La Cina limita gli spostamenti dei talenti nel campo dell’IA
La Cina sta imponendo restrizioni sui viaggi all’estero per i principali esperti di Intelligenza Artificiale di aziende come Alibaba e DeepSeek, nell’ambito della strategia di Pechino per rafforzare l’autosufficienza nei settori dell’AI, della robotica e dei semiconduttori. Lo riporta Bloomberg.
Citando fonti anonime, la testata ha riferito martedì che le autorità cinesi hanno cominciato a richiedere a ricercatori di intelligenza artificiale avanzata, dirigenti, fondatori di startup e ingegneri di ottenere un’autorizzazione preventiva prima di recarsi all’estero.
Le misure – che Pechino non ha né confermato né smentito – rifletterebbero le crescenti preoccupazioni per la tutela di tecnologie di importanza strategica. Secondo fonti di Bloomberg, il governo considera ora i migliori talenti nel campo dell’AI come una risorsa per la sicurezza nazionale, sottoponendoli a restrizioni precedentemente riservate agli scienziati nucleari e agli alti dirigenti delle aziende statali.
Il mese scorso le autorità di regolamentazione cinesi hanno bloccato l’acquisizione da 2 miliardi di dollari di Manus, una startup cinese specializzata in intelligenza artificiale che si era trasferita a Singapore nel 2025. Secondo quanto riferito, a due dirigenti di Manus è stato impedito di lasciare la Cina durante un’indagine sull’accordo, mentre Pechino ha contemporaneamente inasprito le restrizioni sugli investimenti statunitensi nel settore tecnologico del Paese.
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Secondo fonti della testata finanziaria neoeboracena, le ultime restrizioni di viaggio non sono collegate allo scontro su Manus, ma rientrano in una politica più ampia volta a limitare il flusso di tecnologie critiche verso l’Occidente.
Per Pechino, imporre controlli sull’esportazione di talenti rappresenta un passo logico successivo al rallentamento dell’esportazione di altri elementi della catena di approvvigionamento dell’IA. In due serie di restrizioni lo scorso anno, la Cina ha bloccato l’esportazione di 14 minerali delle terre rare, fondamentali per la produzione di attrezzature militari ad alta tecnologia, vietando l’esportazione dei semiconduttori che alimentano i supercomputer e i data center per l’intelligenza artificiale, nonché degli strumenti utilizzati per la loro lavorazione.
La Cina estrae almeno il 60% dei metalli delle terre rare a livello mondiale e ne lavora circa il 90%. Limitando le esportazioni, Pechino sta cercando di riequilibrare la situazione con gli Stati Uniti e i loro partner, che hanno tentato di escludere la Cina dalla catena di approvvigionamento, ottenendo al contempo un vantaggio negoziale nei confronti di Washington.
L’attuale piano quinquennale cinese, che definisce gli obiettivi di sviluppo del Paese fino al 2030, prevede l’adozione di «misure straordinarie» per raggiungere l’autosufficienza nei settori dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e della produzione avanzata.
Come riportato da Renovatio 21, è emerso negli scorsi anni che caccia cinesi dotati di Intelligenza Artificiale hanno sconfitto piloti umani. La Cina inoltre utilizzerebbe l’IA per i suoi sistemi di sorveglianza e i riconoscimenti facciali, compresa la repressione di minoranze come quella uigura.
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Cina
La Cina lancia una missione orbitale di un anno con ambizioni lunari
China launched three astronauts to the Tiangong space station aboard Shenzhou-23, with one expected to stay for up to a year, marking one of its longest missions https://t.co/s6HLiJW0Dj pic.twitter.com/VBnipDTB8k
— Reuters (@Reuters) May 24, 2026
🚀 Long March 2F Y23 📷 15:08UTC May 24 📍 Jiuquan 🛰️ Shenzhou-23 👨🚀👩🚀🧑🚀 https://t.co/qZh7RwNSUk pic.twitter.com/JSmIzOv294
— CNSPACE (@CNSpaceflight) May 24, 2026
Shenzhou-21 crew opened the hatch to welcome Shenzhou-23, marking China’s 8th “space reunion” and the first time a Hong Kong astronaut joins the Tiangong family. pic.twitter.com/KlVF0tU1Mg
— Shanghai Daily (@shanghaidaily) May 25, 2026
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