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Politica

Trump nomina Kennedy come segretario della nuova Sanità USA

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Il presidente eletto degli Stati Uniti Donald J. Trump ha nominato Robert F. Kennedy Jr. segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).

 

Si tratta di una scelta che può avere conseguenze cataclismiche nell’intero sistema sanitario, farmaceutico, alimentare, agricolo degli USA, con ovvie ripercussioni che potranno estendersi in ogni angolo della Terra.

 

Kennedy, nipote del defunto presidente John F. Kennedy e figlio del defunto procuratore generale Robert Kennedy, è un attivista ambientale di lunga data noto anche come avversario di Big Pharma, che inizialmente ha tentato di sfidare il presidente Joe Biden per la nomination democratica, è passato a una candidatura indipendente contro sia Biden che Trump dopo mesi di accuse alla dirigenza del partito di aver «truccato» le primarie democratiche contro di lui, e alla fine si è ritirato e ha appoggiato Trump ad agosto.

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Da sempre sostenitore delle cause della salute americana in declino, Kennedy, 70 anni, aveva corso come candidato presidente indipendente prima di allearsi a Trump lo scorso agosto, raccontando di aver ricevuto una telefonata di Donald a poche ore dall’attentato di Butler.

 

«Ho chiesto a Dio per 19 anni di mettermi in una posizione in cui avrei potuto porre fine all’epidemia di malattie croniche e riportare la salute ai nostri figli, e ad agosto Dio mi ha mandato Donald Trump» ha dichiarato il Kennedy.

 

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Con la sua vicepresidente (e, come ex moglie del cofondatore di Google Sergej Brin, munifica sostenitrice della sua campagna) Nicole Shanahan aveva quindi coniato lo slogan MAHA, «Make America Healthy Again», «rendi l’America di nuovo sana».

 

L’alleanza di MAGA e MAHA è stata quindi ripetuta in modo martellante negli ultimi mesi di campagna, con lo stesso Trump ed altri (il figlio Don jr. in particolare) ad insistere sulla necessità di avere Kennedy per risolvere il problema delle malattie croniche che affliggono la popolazione.

 

In varie occasioni, Trump aveva affermato che lo lascerebbe «scatenare» qualora avesse vinto le elezioni del 5 novembre, come poi è successo, ma con il caveat che non avrebbe avuto voce in capitolo riguardo all’«oro liquido», cioè il petrolio.

 

«Ci aiuterà a far tornare in salute l’America… Vuole fare alcune cose e glielo lasceremo fare», ha detto Trump durante il suo discorso di vittoria. «Vai a divertirti, Bobby».

 

Ieri in un post sul social trumpiano Truth, il nuovo presidente ha scritto:

 

«Sono entusiasta di annunciare Robert F. Kennedy Jr. come Segretario della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS). Per troppo tempo, gli americani sono stati schiacciati dal complesso alimentare industriale e dalle aziende farmaceutiche che hanno commesso inganni, disinformazione e informazioni errate quando si tratta di Salute Pubblica».

 

«La sicurezza e la salute di tutti gli americani sono il ruolo più importante di qualsiasi Amministrazione e l’HHS svolgerà un ruolo importante nell’aiutare a garantire che tutti siano protetti da sostanze chimiche nocive, inquinanti, pesticidi, prodotti farmaceutici e additivi alimentari che hanno contribuito alla travolgente Crisi Sanitaria in questo Paese».

 

«Il signor Kennedy ripristinerà queste Agenzie alle tradizioni della Ricerca Scientifica Gold Standard e ai fari della Trasparenza, per porre fine all’epidemia di Malattie Croniche e per Rendere l’America di Nuovo Grande e Sana!»

 

L’incontro tra Kennedy e Trump ha sconvolto i piani dei democratici, che hanno portato Kennedy in tribunale per impedirgli di ritirare il suo nome dalle schede elettorali, nella speranza di danneggiare Trump.

 

La macchina del fango dei media dell’establishment è partita a tutta birra, con poco effetto, perché sono anni, se non lustri e decenni, che la stampa di regime attacca Kennedy, in ispecie per la sua posizione sui vaccini. Da notare come a pochi giorni dalle elezioni, quando Trump si è recato a Dearborn, in Michigan a trovare la locale comunità libanese (Donald ha vinto il voto arabo-americano), le domande dei giornalisti per Trump erano su Kennedy e le sue idee sulla vaccinazione.

 

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Varie testate, come il New York Times e Politico, ora ipotizzano che Kennedy «potrebbe ancora dover affrontare una dura strada verso la conferma» per la sua lotta riguardo ai vaccini.

 

Kennedy sta rispondendo che non toglierà i vaccini a nessuno: vuole solo assicurarsi che siano sicuri. «Mi assicurerò che siano disponibili studi scientifici sulla sicurezza e l’efficacia, in modo che le persone possano valutare individualmente se quel prodotto farà bene a loro», ha dichiarato alla MSNBC il giorno dopo le elezioni.

 

RFK jr. afferma inoltre che sconsiglierà di aggiungere fluoro all’acqua potabile, poiché secondo alcuni studi è «quasi certamente» causa di una perdita di quoziente intellettivo nei bambini.

 

Dopo la vittoria, Trump ha continuato a dare a Kennedy un ruolo nel suo team di transizione presidenziale, con la loro alleanza che ha suscitato la speranza che Trump potesse finalmente riconsiderare la sua posizione sul COVID.

 

Segnali contrastanti sono seguiti, con Kennedy che ha affermato nel suo appoggio che le differenze rimanevano tra i due uomini ma che erano uniti su questioni «esistenziali» come le malattie croniche nei bambini o la guerra nucleare. La campagna di RFK, dentro e fuori dal team di Trump, si è focalizzata su argomenti anche diversi dal COVID, come gli additivi chimici «velenosi» negli alimenti comuni.

 

Da membro del partito democratico di lunga data, Kennedy ha sostenuto e continua a sostenere opinioni di sinistra sulla maggior parte delle questioni, tra cui l’aborto e il diritto alla vita, ma ha goduto di sostegno lungo linee non tradizionali e persino tra alcuni conservatori per le sue forti critiche ai lockdown, ai mandati e alle iniezioni per il COVID-19, al punto che c’è una certa sovrapposizione tra i fan di Kennedy e i fan di Trump, la cui amministrazione inizialmente ha sostenuto i lockdown e che abbraccia le iniezioni fino ad oggi (pur opponendosi al fatto di renderle obbligatorie).

 

Kennedy ha anche espresso opposizione alle pratiche di «transizione di genere» per i minori, tra cui bloccanti della pubertà, ormoni e interventi chirurgici per transgender.

 

Durante un’intervista di fine ottobre su CNN, il co-presidente del team di transizione presidenziale di Trump, Howard Lutnick, ha affermato che Kennedy non avrebbe avuto una posizione formale nell’agenzia, ma che gli sarebbero stati forniti i dati necessari per dimostrare i suoi sospetti. Lutnick ha anche raccontato come Kennedy lo abbia convinto della tesi secondo cui i vaccini convenzionali causano l’autismo, ma non ha discusso l’attuale posizione del team di Trump sui vaccini COVID.

 

La scorsa settimana, Kennedy ha detto all’emittente pubblica NPR che «il presidente Trump mi ha dato tre istruzioni: vuole che la corruzione e i conflitti escano dalle agenzie di regolamentazione. Vuole riportare le agenzie al gold standard della scienza e della medicina basate sull’evidenza e sull’empirica per cui erano un tempo famose. E vuole porre fine all’epidemia di malattie croniche con impatti misurabili sulla diminuzione delle malattie croniche entro due anni».

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Kennedy si è speso in questi anni per mostrare i piani globali di personaggi come Anthony Fauci (sul quale ha pubblicato un libro di più di mille pagine di accuse tremende, come quella di aver usato bambini come cavie in crudeli esperimenti sull’AIDS, senza venire però denunziato dal vecchio zar della sanità USA) e soprattutto Bill Gates, di cui Kennedy ha spiegato con dettaglio l’agenda su vaccini, agricoltura, stampa e comunicazione elettronica (manipolate con milioni di dollari per operare la censura), insomma un quadro generale di dominio del pianeta e degli esseri umani che talvolta Kennedy ha definito «un colpo di Stato».

 

Gli scritti di Kennedy negli anni pandemici, tutti ripubblicati da Renovatio 21 (e qui sopra linkati), rivelano una lucidità di visione impressionante, basata su dati e analisi di estrema precisione.

 

Tre anni fa RFK ha definito la partnership tra Fauci e Gates «formidabile e nefasta».

 

In un video ampiamente condiviso su X, Robert F. Kennedy Jr. ha spiegato il lavoro di Gates in Africa sui vaccini DPT, su altri vaccini e in agricoltura.

 


In realtà, l’idea di dare a Kennedy un ruolo nella sanità era già partita nel tardo 2016, quando da presidente eletto Donald convocò Kennedy alla Trump Tower e gli disse di cominciare un’operazione di indagine istituzionale sui vaccini. Kennedy incontrò quindi Fauci, che non fu in grado di produrre documentazione richiesta che pure diceva di avere.

 

Durante un’intervista con il comico Theo Von di qualche anno fa, Kennedy fa capire che più tardi Trump, divenuto presidente, perse interesse nella materia.

 

Come riportato da Renovatio 21, è emerso in questi anni che Trump avrebbe cercato di far incontrare Bill Gates e Kennedy, dicendo al magnate informatico che voleva presentargli RFK di modo che potessero parlare di vaccini. Gates si sarebbe sottratto all’invito. Chissà perché.

 

Trump negli scorsi mesi ha ammesso la questione dei danni da vaccino COVID ed ha attaccato Big Pharma.

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Come riportato da Renovatio 21, Kennedy due mesi fa ha chiesto una «resa dei conti» per i crimini «immorali e omicidi» legati al COVID.

 

La situazione è più complicata del solo attacco a Big Pharma: Robert Kennedy jr. è convinto che il padre e lo zio siano stati assassinati con il coinvolgimento della CIA. Parte di queste accuse sono contenute nell’autobiografia famigliare di RFJ jr., American Values. Lessons I Learned from My Family. Quello che può succedere anche in questo ambito, con le rivelazioni dei documenti secretati promesse da Trump, è difficile da immaginare.

 

A pochi passi da una meta storica, che potrebbe ridefinire la sanità anche in Italia – dove i nostri figli sono obbligati a subire 10 vaccini per poter entrare a scuola – vale la pena di ricordare come è iniziata la parabola di Kennedy.

 

Sei figli, una bella moglie star della TV americana, Kennedy era amato dall’élite americana, sia nel Partito Democratico (che è la casa politica della sua dinastia), che a Hollywood (vive a Los Angeles, e va ricordato che è imparentato, via la cugina Maria Shriver, pure con l’ex governatore e massiva star Arnoldo Schwarzenegger, che aiutò a far rieleggere al secondo mandato).

 

Kennedy ha battuto la dipendenza da droga, che lo aveva angustiato dopo la morte del padre, che fu assassinato dinanzi a lui quando correva da presidente nel 1969. Si era quindi fatto notare come avvocato campione delle cause ambientali: si dice che alcuni fiumi americani siano tornati balneabili (con i pescatori che possono quindi venderne il pesce) grazie alle azioni legali di Kennedy contro le multinazionali che li inquinavano. (In un caso Kennedy denunziò anche Trump per un campo da golf costruito in riva al mare; ora racconta che Donald gli diede un passaggio in aereo perfino durante la querela).

 

Poi, nella sua vita dorata, accadde qualcosa di inaspettato: una signora con figli autistico si presentò davanti a casa sua con un pacco di fogli: erano studi sugli effetti del mercurio sul corpo umano. Disse che non si sarebbe levata dal suo cancello fino a che Kennedy non avesse letto il malloppo.

 

«Visto che lei si occupa di quanto faccia male il mercurio nei pesci, provi a guardare gli studi sul mercurio negli esseri umani»: la donna deve aver detto una cosa del genere. Come noto, una forma di mercurio era – ed è ancora, secondo alcuni – contenuta nei vaccini. E metalli pesanti sono presenti persino nel cibo per bambini…

 

Quel giorno, Kennedy invece che mandar via la signora intrusa e tornare a godersi la giornata, prese quell’ammasso di fogli e se lo lesse tutto.

 

Seguì quello che lui stesso ha definito un viaggio in un rabbit-hole, la «tana del bianconiglio», in cui la sua idea sulla vaccinazione fu ribaltata, e dove si generò, organicamente, il senso di emergenza, la necessità di combattere quell’ingiustizia patente e terrificante.

 

Ciò costò molto a RFK jr. I giornali cominciarono a chiamarlo «complottista» o anche semplicemente «pazzo», a vangare nel suo passato di tossicodipendente, a insultarlo in tutti i modi. Alcuni dei fratelli (non tutti: ne ha dieci) e dei parenti gli si scagliarono contro, con la stampa a scrivere della sua condizione di paria all’interno della «famiglia reale» kennediana.

 

Renovatio 21 può testimoniare l’ostracismo e la repressione attiva nei confronti di Kennedy non solo per averla riportata in tutti questi anni, ma anche per aver considerato che, in una telefonata fatta da Newsguard (ente con direttori CIA nel board e lavori con Microsoft, il cui compito è bollare i siti come fake news) nel 2019 per censire (censurare…?) il sito che state leggendo, pareva che uno dei punti che stavano più a cuore dell’inquisitore era il fatto che Renovatio 21 ripubblicava gli articoli di Kennedy e del suo gruppo, un tempo chiamato Mercury Project e ora Children’s Health Defense.

 

Nonostante la pressione totale arrivatagli addosso, Robert jr. non mollò di un centimetro, anzi: raddoppiò gli sforzi, formò enti dedicati al tema, siti di informazione, organizzò manifestazioni e cause legali.

 

Il perché lo ha spiegato in fine al podcast di svariate ore fatto con Joe Rogan l’anno passato. Quando Rogan gli ha domandato riguardo al dolore subito per la sua battaglia sui vaccini, Kennedy ha risposto che ciò passa lui non è niente rispetto a quello dei genitori con figli autistici, la cui vita è segnata da difficoltà continue tremende.

 

Una risposta da eroe – anzi da re. Un re migliore di quelli delle corrotte e inutili aristocrazie europee, un re che sente il dolore del suo popolo, e lotta per guarirlo.

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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0

 

Politica

Israele non attaccherà l’Iran prima delle elezioni

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All’interno dell’establishment politico e della sicurezza israeliano è diffusa la convinzione che il Paese non attaccherà l’Iran prima delle elezioni parlamentari del 27 ottobre. Lo riporta la testata israeliana Ynet.   La notizia giunge dopo che il premier dello Stato Ebraico israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato mercoledì alla radio dell’esercito che sarebbe «sconveniente» lanciare attacchi preventivi contro l’Iran in questo momento, affermando tuttavia che «gruppi filo-iraniani» stavano pianificando di lanciare razzi contro Israele.   «Anche se l’Iran ci lanciasse missili, darebbero la colpa a me», ha detto, aggiungendo che Israele reagirebbe a qualsiasi attacco.   Netanyahu ha cercato di smentire le speculazioni sorte in seguito a un servizio del Canale 12, secondo il quale avrebbe esortato Washington a colpire l’Iran prima delle elezioni israeliane e delle elezioni di medio termine statunitensi previste per il 3 novembre.

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All’inizio di questa settimana, la testata americana Axios ha citato un funzionario statunitense secondo il quale Netanyahu «sembra voler tornare a combattere» contro l’Iran. L’ufficio di Netanyahu ha smentito tali affermazioni.   Nelle ultime settimane, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente lasciato intendere che potrebbe riprendere la campagna di bombardamenti se l’Iran non accettasse le sue condizioni. I media americani hanno riportato che il Pentagono avrebbe preparato piani per utilizzare un ordigno convenzionale di enorme potenza, soprannominato «la madre di tutte le bombe». La Casa Bianca, tuttavia, ha negato che Trump e Netanyahu abbiano discusso della ripresa della guerra.   Gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto si sono arenati, con Washington e Teheran che si accusano a vicenda di avanzare richieste inaccettabili. I funzionari iraniani hanno avvertito che il Paese è pronto a una nuova guerra qualora le forze americane o israeliane dovessero lanciare un altro attacco.   Le elezioni della Knesset (il Parlamento dello Stato Giudaico) determineranno se Netanyahu riuscirà a rimanere al potere dopo oltre tre anni di governo con una coalizione di partiti di destra e religiosi. È stato accusato di fallimenti nell’Intelligence in vista degli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023, che hanno innescato l’offensiva militare israeliana a Gaza, e criticato per la sua gestione degli sforzi per ottenere il rilascio degli ostaggi israeliani. Anche il suo processo per corruzione, ancora in corso, rappresenta un peso politico.

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Né la coalizione di Netanyahu né l’opposizione hanno la certezza di ottenere i 61 seggi necessari per la maggioranza nella Knesset, composta da 120 membri.   Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti determineranno il controllo del Congresso per i restanti due anni della presidenza Trump, in un contesto di crisi energetica aggravata dai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. I repubblicani difendono una risicata maggioranza in entrambe le camere del parlamento, mentre i democratici sperano di riconquistare il controllo e di limitare l’agenda di Trump.   Un sondaggio del Pew Research Center pubblicato l’8 ottobre ha rilevato che il 65% degli americani disapprovava la sua gestione della guerra con l’Iran, mentre il suo indice di gradimento complessivo era sceso al 30%, il livello più basso del suo secondo mandato.

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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
 
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Politica

Il ministero dell’Istruzione albanese dato alle fiamme. Violenti disordini nel Paese

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L’edificio del ministero dell’Istruzione è stato dato alle fiamme a Tirana. La capitale albanese è sotto shock per il terzo giorno consecutivo di proteste di massa guidate dagli studenti.

 

Le proteste iniziate nel Paese questa settimana sarebbero state innescate dai disordini in corso in Francia e inizialmente erano dirette contro l’aumento dei costi dell’istruzione, le pessime condizioni delle strutture scolastiche e la corruzione diffusa.

 

Le proteste sono presto degenerate in violenza e in dinamiche politiche, e ora i manifestanti chiedono le dimissioni del primo ministro socialista albanese Edi Rama, nonché del leader dell’opposizione democratica, Sali Berisha. Entrambi hanno dominato la scena politica albanese per circa quarant’anni e sono stati ripetutamente accusati di corruzione.

 

I disordini si aggiungono a mesi di proteste antigovernative in Albania, incentrate principalmente su un importante progetto di sviluppo turistico di lusso legato al genero del presidente statunitense Donald Trump, Jared Kushner. Il movimento, noto come «Rivoluzione dei Fenicotteri», è stato condannato dal primo ministro come parte di una «guerra ibrida» condotta dai «nemici di Israele e dell’Albania».

 

Mercoledì, una grande folla di manifestanti ha fatto irruzione nella sede del ministero dell’Istruzione, appiccando il fuoco all’edificio. Le immagini riprese sul posto mostrano la recinzione del complesso danneggiata, con un folto gruppo di manifestanti che osserva il fumo nero che fuoriesce dalle finestre. I manifestanti sono stati visti distruggere telecamere di sorveglianza in tutta Tirana. Hanno giustificato le loro azioni affermando che le società che gestiscono le telecamere utilizzano «software spia israeliano».

 


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Numerosi video che circolano online mostrano la polizia antisommossa scontrarsi con i manifestanti per le strade, usando manganelli, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua nel tentativo di sedare i disordini. È stato segnalato l’ingresso di una lunga colonna di camion militari nella capitale, il che potrebbe indicare che il governo ha optato per il dispiegamento di soldati nelle strade.

 


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Le violenze fanno seguito alle diffuse rivolte che hanno imperversato nella capitale mercoledì, quando gruppi di manifestanti hanno attaccato edifici governativi, banche e attività commerciali. Almeno 89 persone, tra cui 61 agenti di polizia, sono rimaste ferite nel corso della giornata, secondo il ministero della Salute albanese.

 

Rama ha già rifiutato di dimettersi, insistendo sul fatto che il suo governo terminerà esclusivamente attraverso una procedura democratica e sottolineando che le elezioni nazionali si sono tenute solo l’anno scorso. Pur mostrandosi disponibile a discutere di questioni relative all’istruzione, il primo ministro ha condannato le violenze e ha promesso di non permettere che i disordini distolgano l’Albania dal suo percorso verso un «futuro europeo».

 

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Immagine screenshot da Twitter

 

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Politica

Trump annulla la diretta streaming della fucilazione

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L’esecuzione di Nidal Malik Hasan, responsabile della strage del 2009 a Fort Hood in cui persero la vita 13 militari statunitensi, non sarà pubblica, come annunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.   Pochi giorni prima, il Segretario alla Guerra Pete Hegseth aveva promesso una diretta streaming, suscitando critiche da parte di parlamentari di ogni schieramento politico.   In un post pubblicato giovedì su Truth Social, Trump ha scritto che l’ex maggiore dell’esercito americano «morirà, come previsto, per fucilazione, ma questo evento non sarà trasmesso in streaming». Il presidente degli Stati Uniti ha spiegato che, sebbene la trasmissione in streaming dell’esecuzione di Hasan «avrebbe potuto rappresentare un forte deterrente… molte brave persone di buon cuore preferirebbero non vederlo morire, né in streaming né tramite qualsiasi altro dispositivo visivo».   Trump ha sottolineato che i familiari delle vittime avrebbero comunque il diritto di assistere di persona alla morte di Hasan.   Secondo la testata Axios, che cita un funzionario dell’amministrazione rimasto anonimo, il presidente degli Stati Uniti si sarebbe mostrato sempre più scettico riguardo all’idea negli ultimi giorni, soprattutto a causa di tutti i «commenti negativi» che avrebbe ricevuto.   Parlando con i giornalisti venerdì scorso, Trump ha dichiarato di «non essere stato coinvolto in quella decisione».   Giovedì scorso lo Hegseth ha dichiarato al commentatore social Jack Posobiec che Hasan dovrebbe essere fucilato alle 13:00 del 3 dicembre – all’incirca all’ora dell’attacco originale – nello stesso luogo in cui ha compiuto la strage.   «Faremo in modo che le persone possano vederlo, che sia pubblico, perché la gente deve capire che questo tipo di cose comportano gravi conseguenze», ha detto il segretario.   Sarà la prima esecuzione effettuata dalle forze armate statunitensi in oltre sessant’anni e la prima da un plotone d’esecuzione dell’esercito dalla Seconda Guerra Mondiale.   L’ultima esecuzione pubblica negli Stati Uniti risale al 1936, il che rende l’idea dello Hegseth di trasmetterla in diretta streaming estremamente controversa.

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Il senatore repubblicano Thom Tillis ha definito la proposta «oltremodo disgustosa», mentre il suo collega repubblicano, il deputato Austin Scott, ha scritto su X che «trasmettere in diretta le esecuzioni è ciò che fanno i jihadisti». Anche il senatore democratico Chris Murphy ha paragonato le esecuzioni pubbliche a quelle compiute da gruppi terroristici.   L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza Episcopale Statunitense, ha condannato allo stesso modo il progetto di trasmissione in diretta streaming, definendolo una «barbara promozione di una cultura della morte».   Nato negli Stati Uniti nel 1970 da genitori immigrati palestinesi, lo Hasan si è formato come medico prima di diventare psichiatra nell’esercito. Il 5 novembre 2009, aprì il fuoco con due pistole semiautomatiche contro alcuni militari presso il Soldier Readiness Processing Center di Fort Hood, in Texas, dove le truppe si preparano per le missioni all’estero. Uccise 13 persone e ne ferì altre 32, mentre, secondo quanto riferito, gridava l’immancabile «Allahu akbar» durante l’attacco.   La risposta al fuoco della polizia militare ha ferito Hasan prima che potessero arrestarlo, lasciando l’attentatore paralizzato dalla vita in giù.   Durante il processo davanti alla corte marziale, Hasan ha riconosciuto la propria responsabilità nell’attacco, affermando di aver agito per proteggere i suoi correligionari musulmani dalle azioni militari statunitensi in Afghanistan.   Nell’agosto del 2013, un tribunale militare ha dichiarato Hasan colpevole di 13 capi d’accusa per omicidio premeditato e 32 capi d’accusa per tentato omicidio premeditato. Un collegio di 13 alti ufficiali militari lo ha poi condannato a morte all’unanimità nello stesso mese.   La Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di riesaminare la sua condanna nel marzo 2025 e Trump ha approvato l’esecuzione all’inizio di questo mese.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
 
 
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