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Salute

Tre calciatori con dolori al petto in una settimana

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Un giocatore di calcio professionista francese ha dovuto lasciare il campo di gioco dopo soli 30 minuti martedì sera, diventando il terzo nel giro di una settimana ad accusare forti dolori al petto e mancanza di respiro. Lo riporta Summit News.

 

Martin Terrier, attaccante del Rennes, squadra che gioca nella Serie A francese, al 30′ della partita contro il Nizza si è stretto il petto, smettendo quindi di giocare.

 

 

Negli ultimi tempi Terrier sembrava in estrema forma. La settimana scorsa in partita contro il Saint-Étienne aveva segnato una tripletta.

 


 

Anche in Italia si è avuto il caso del 27enne centrocampista del Napoli Piotr Zielinski, che al 19′ di è stato sostituito mentre giocava contro l’Empoli. «Difficoltà respiratorie» hanno scritto i giornali. L’allenatori Spalletti ha detto anche che «aveva un dolore al petto, era impaurito». Il calciatore sarebbe quindi solo risultato negativo al COVID e afflitto da una tracheite.

 

 

Vi è quindi il caso analogo del giocatore del Manchester United Victor Lindelof che è stato costretto a lasciare il campo con difficoltà respiratorie.

 

In nessuno di questi casi è possibile stabilire una correlazione con l’eventuale vaccinazione degli atleti.

 

Come riportato da Renovatio 21, in molti si stanno interrogando sulla lunga serie di infortuni (specialmente problemi cardiaci) che stanno coinvolgendo i calciatori e non solo.

 

Tuttavia, come visto nel campionato inglese, qualche malore sembra esserci ora anche fra il pubblico dei tifosi.

 

 

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Essere genitori

Bambino morto di miocardite, riconoscimento CDC: ma l’autorizzazione per la terza dose 5-11 anni va avanti

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Un bambino di età compresa tra 5 e 11 anni è morto dopo aver ricevuto la sua prima dose del vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19, secondo il CDC [l’ente USA per il controllo delle epidemie, ndt].

 

Tuttavia, il comitato consultivo sui vaccini del CDC e il suo direttore, la dottoressa Rochelle Walensky, hanno firmato una terza dose per la giovane fascia di età nonostante fossero a conoscenza della morte del ragazzo.

 

Il dottor Tom Shimabukuro, un membro del team di sicurezza del vaccino dell’agenzia, ha detto durante una riunione virtuale tenuta dal comitato consultivo per l’immunizzazione e le pratiche (ACIP) un giovane maschio è morto 13 giorni dopo aver ricevuto la sua prima dose del vaccino COVID della Pfizer.

 

Il ragazzo ha avuto la febbre 12 giorni dopo la sua prima dose.

 

Il giorno dopo, ha avvertito dolore addominale e vomito. È morto lo stesso giorno.

 

Le prove hanno mostrato che il ragazzo soffriva di un’infiammazione cardiaca nota come miocardite.

 

«Questo paziente ha avuto un decorso clinico rapido. Dal momento in cui hanno iniziato a provare il dolore addominale, il giorno 13 dopo la dose uno, fino al momento in cui sono stati portati nel [dipartimento di emergenza] e successivamente sono morti è stato nell’ordine di un paio d’ore», ha detto Shimabukuro.

 

«L’evidenza istopatologica di miocardite era presente all’autopsia e questa è stata considerata essere la causa della morte», ha aggiunto.

 

La morte è stata segnalata al VAERS e verificata dal CDC attraverso un’intervista con l’operatore sanitario.

 

I test condotti sul ragazzo dal ramo di patologia delle malattie infettive del CDC «non hanno trovato prove di infezione virale al momento della morte», ha detto Shimabukuro.

 

L’ACIP non ha posto domande o discusso della morte, ma ha invece stabilito che i benefici del vaccino COVID di Pfizer superano i rischi.

 

 

Megan Redshaw

 

 

 

© 27 maggio 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Cina

OMS, Pechino stoppa la presenza di Taiwan all’assemblea annuale

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rifiutato la partecipazione di Taiwan all’assemblea annuale dell’ente.

 

«Dietro il rifiuto ufficializzato ieri vi sarebbe, come già avvenuto in passato, una forte pressione diplomatica della Cina che considera Taiwan parte dei proprio territorio» scrive AsiaNews.

 

Il ministero degli Esteri taiwanese ha parlato «profondo dispiacere e malcontento».

 

Il rifiuto dell’OMS arriva in un momento di tremende tensioni su Taiwan, che una certa narrativa sostiene possa diventare «una nuova Ucraina», nel senso dell’annunciata operazione di riunificazione (cioè, di invasione) da parte della Repubblica Popolare Cinese.

 

Taiwan in questi anni ha goduto di quello che chiamano lo «scudo del microchip»: la sua capacitò di produrre componenti elettronici è talmente avanzata che perfino Pechino non si poteva azzardare ad creare un conflitto militare.

 

Tuttavia, due degli ingredienti necessari all’industria dei microprocessori, palladio e neon, provengono dalla Russia e dall’Ucraina. Una carestia di chip, già sensibile nel mercato mondiale, potrebbe divenire collasso del settore (e le conseguenze su altri settori, come l’automotive, già si sentono), con conseguente semaforo verde per un’invasione pechinese, che qualcuno dice sia stata solo rinviata proprio grazie alla guerra ucraina.

 

Come riportato da Renovatio 21, anche la popolazione di Taiwan (e pure quella giapponese) si aspetta l’invasione in tempi stretti. Il Pacifico quindi si candida ad essere la zona più calda dello scontro tettonico tra le potenze nucleari.

 

Tornando all’OMS e a Taiwan, negli anni della pandemia abbiamo visto Taipei compiere scelte talvolta opposte rispetto a quelle del Partito Comunista Cinese. Soprattutto all’inizio della pandemia, Taiwan si è distinta per fare il contrario di quello che Pechino comunicava al mondo (per esempio, nella fase in cui cercava di tranquillizzare il mondo).

 

Abbiamo inoltre visto in questi anni lo spettacolo indecente dell’OMS che finge di non sentire nemmeno le domande poste da Taiwan, con scene che vanno ben oltre l’imbarazzante.

 


 

La dipendenza dell’OMS dalla Cina – per non dire il suo cover-up – è stato un tema a lungo dibattuto, e sottolineato dal presidente Trump quando tolse i fondi USA all’Organizzazione.

 

Ha sempre destato scalpore la particolare vicinanza del direttore OMS Tedros con Pechino, forse risalente ai tempi in cui in Etiopia egli era quadro di un gruppo marxista-leninista con probabilissimi agganci oltrecortina.

 

La debolezza delle azioni OMS nei riguardi della Cina durante la pandemia è stata evidente fino a divenire comica.

 

Prova ne è il famoso viaggio alla ricerca delle origini del coronavirus, quando, dopo lunghi tentennamenti del Dragone, spedirono a Wuhan una squadra che stette all’Istituto di Virologia solo tre ore, praticamente non vedendo nulla. Tuttavia è perfino peggio di così: la Cina accettò di far arrivare a Wuhano ispettori ONU solo quando trovò nomi di scienziati di suo gradimento.

 

Diedero quindi l’OK quando l’OMS si offrì di spedire Peter Daszak, l’uomo che con EcoHealthAlliance è sospettato di essere dietro al traffico cino-americano di fondi e scienziati che ha portato all’esperimento Gain of Function da cui potrebbe essere nato il COVID. Daszak aveva finanziato e lavorato con l’Istituto, che conosceva bene – e son memorabili le sue foto mentre brinda con la dottoressa Shi Zhengli detta «batwoman» o i video in cui parla di quanto sia facile manipolare i coronavirus.

 

I risultati di quell’inchiesta sono stati contestati da gruppi di scienziati che hanno conservato un briciolo di dignità e senso del ridicolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Salute

Maratona di Brooklyn, un morto e 16 ricoverati

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Un uomo di 30 anni che correva la mezza maratona di Brooklyn è morto dopo aver tagliato il traguardo sabato mattina, hanno detto i vigili del fuoco e i funzionari di gara.

 

Il corridore è stato portato d’urgenza al Coney Island Hospital dopo essere crollato per un arresto cardiaco al traguardo del lungomare intorno alle 9:00, ha detto la polizia.

 

La polizia ha citato un possibile arresto cardiaco, ma attualmente stanno indagando sulla situazione.

 

Un agente di polizia ha detto che altre quattro persone sono crollate verso la fine.

 

I giornali sembrano assegnare la responsabilità dell’insolita quantità di morti e feriti al clima.

 

La gara, che ha portato i 22.000 corridori dal Brooklyn Museum attraverso Prospect Park al lungomare di Coney Island, si è svolta in condizioni insolitamente calde. La temperatura alle 9 del mattino a Coney Island era già di 70 gradi con l’83% di umidità, riporta il New York Post.

 

Sedici persone sono state portate in ospedale, secondo il conteggio finale dei vigili del fuoco. Cinque persone sarebbero rimaste ferite gravi. Otto persone hanno riportato ferite che non erano in pericolo di vita e altre quattro hanno riportato ferite lievi, ha detto il dipartimento.

 

Non è chiaro quanti di questi abbiano pure loro avuto problemi al miocardio.

 

 

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