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Ambiente

Terremoto e Tsunami, immagini dal Giappone: partite le evacuazioni, apprensione per le centrali atomiche

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Nelle scorse ore la costa occidentale del Giappone è stata colpita da un terremoto seguito da uno tsunami. Le autorità nipponiche affermano che, sebbene il disastro naturale abbia colpito in una certa misura diverse centrali nucleari, finora non ci sono stati segni di «anomalie».

 

Nel marzo 2011, il paese è stato colpito da terremoti devastanti e gigantesche onde che hanno provocato 18.000 morti e causato la fusione della centrale nucleare di Fukushima – il più grande incidente del genere dall’esplosione di Chernobyl del 1986 nell’Ucraina sovietica.

 

Il terremoto iniziale è stato di intensità sette, l’intensità massima specificata dalla scala sismica Shindo dell’Agenzia meteorologica giapponese, che valuta la gravità del sisma in superficie.

 

Sono seguite diverse scosse di assestamento, con l’agenzia che ha emesso un allarme tsunami per le prefetture costiere di Ishikawa, Niigata, Toyama e Yamagata.

 

 

 

 

 

 

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Parlando ai giornalisti, il primo ministro Fumio Kishida ha lanciato un appello alle persone che vivono «nelle zone in cui sono previsti tsunami», dicendo: «Vorrei chiedere loro di evacuare il prima possibile».

 

Secondo l’emittente nazionale NHK, le onde in alcune zone potrebbero aver raggiunto un’altezza di 5 metri.

 

 

 

 

 

 

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Il portavoce del governo Hayashi Yoshimasa ha detto durante una conferenza stampa di emergenza che le autorità stanno valutando l’entità dei danni causati dal terremoto e hanno avvertito la popolazione di tenersi pronti per ulteriori scosse.

 

Nel frattempo, numerosi video pubblicati sui social media mostrano crepe nelle strade, edifici parzialmente crollati e altri danni.

 

 

 

 

 

 

 

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L’Autorità di regolamentazione nucleare giapponese ha riferito in un post su Twitter che il disastro naturale ha «causato danni alla centrale nucleare di Shiga nella città di Shiga, nella prefettura di Ishikawa (intensità sismica massima 7), e alla centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa in Città di Kashiwazaki e villaggio di Kariwa, prefettura di Niigata (intensità sismica massima 5+)».

 

I funzionari nipponici, tuttavia, si sono affrettati ad aggiungere, tuttavia, che non è stata rilevata alcuna «anomalia», e che l’organismo di vigilanza continua a monitorare tutte le centrali nucleari nelle zone colpite.

 

Mentre alcuni di questi impianti non erano operativi al momento del terremoto, la centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa è stata rimessa in funzione mercoledì scorso per la prima volta dal 2012.

 

L’agenzia meteorologica della Corea del Sud ha informato i cittadini che anche il livello del mare al largo della costa orientale potrebbe aumentare. Anche le autorità della regione insulare russa di Sakhalin hanno emesso un’allerta tsunami, riporta il sito governativo russo RT.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi giorni la costa della California è stata colpita da una serie di onde anomale che qualcuno ha definito come «mini-tsunami», con scompiglio e devastazione di varie cittadine affacciate sul Pacifico.

 

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Ambiente

La Libia chiede un’indagine internazionale sull’attacco alla petroliera russa

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Le organizzazioni internazionali dovrebbero indagare sull’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo al largo delle coste libiche, ha dichiarato all’agenzia stampa governativa Sputnik Adel Abdelkafi, consigliere per la sicurezza nazionale del Consiglio Supremo di Stato libico (SSC).   Il ministero dei Trasporti russo aveva dichiarato il 3 marzo che la petroliera russa Arctic Metagaz era stata attaccata da imbarcazioni ucraine senza equipaggio al largo delle coste libiche, in prossimità delle acque territoriali maltesi nel Mar Mediterraneo.  

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«Questa vicenda richiede l’attenzione degli organi o delle organizzazioni internazionali competenti, con esperienza nella risoluzione di incidenti di questo tipo, al fine di prevenire conseguenze negative per la costa libica, il territorio libico e i suoi cittadini», ha dichiarato Abdelkafi, sottolineando che, insieme alle organizzazioni internazionali, anche l’attenzione degli stati costieri del Mediterraneo è fondamentale per prevenire tali attacchi, proteggere l’ambiente marino e garantire la sicurezza di questi Paesi.   In precedenza, la National Oil Corporation (NOC) libica aveva affermato di poter gestire le conseguenze dell’attacco ucraino alla petroliera russa di GNL al largo delle coste libiche. La petroliera di GNL verrà rimorchiata in uno dei porti della compagnia.   La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha precisato che la nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), che trasportava 100.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, ha perso propulsione e potenza, subendo un incendio e una conseguente esplosione di gas. Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma due marinai sono rimasti feriti.   La nave è ora alla deriva nel Mediterraneo tra la Sicilia e Malta. Attivisti ambientalisti dicono che potrebbe esplodere creando un disastro ecologico marittimo.

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«Un crimine che segnerà generazioni»: l’Iran accusa Israele di ecocidio

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto che Israele venga «punito per i suoi crimini di guerra» contro la Repubblica islamica.

 

I bombardamenti dei depositi di carburante a Teheran da parte delle autorità israeliane «violano il diritto internazionale e costituiscono ecocidio», ha scritto su X.

 

Araghchi ha messo in guardia sul fatto che gli attacchi potrebbero provocare danni ambientali irreversibili, mettendo a rischio la salute dei residenti e contaminando il suolo e le falde acquifere per generazioni.

 


In precedenza, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani aveva presentato formalmente una denuncia alle Nazioni Unite dopo che gli attacchi ai depositi di carburante avevano generato aria tossica e piogge acide, esponendo i civili a gravi pericoli per la salute.

 

Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi israeliani a Teheran hanno prodotto piogge acide e incendi che sono stati filmati pure per le strade della città.

 


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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniani ha dichiarato che gli attacchi «non sono altro che una guerra chimica intenzionale contro i cittadini iraniani. Le conseguenze di questa catastrofe ambientale e umanitaria non saranno limitate ai confini dell’Iran».

 

I grandi incendi di idrocarburi generano enormi quantità di sostanze chimiche tossiche e particolato fine, che comportano rischi immediati e prolungati per la salute. Fuliggine, ossidi di zolfo e di azoto, metalli pesanti e altre sostanze nocive colpiscono in misura particolare le persone con patologie respiratorie e gli anziani.

 

A lungo termine, questi inquinanti possono provocare gravi malattie, incluso il cancro. Una volta dispersi nell’atmosfera, possono viaggiare per migliaia di chilometri; depositati sul suolo, contaminano le falde acquifere.

 

Eventi analoghi provocati dall’uomo, come gli incendi dei pozzi petroliferi appiccati dalle forze di Saddam Hussein nel 2003 durante l’invasione statunitense, hanno prodotto effetti duraturi sulle truppe americane presenti sul campo. Gli incendi di Teheran si distinguono per la loro prossimità a un grande centro urbano, con un rischio maggiore di esposizione acuta.

 

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Ghiacciaio antartico accusato di rubare il ghiaccio ai vicini

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Un ghiacciaio antartico – osservato dallo spazio –  è stato sorpreso a rubare ghiaccio al ghiacciaio vicino durante il suo scioglimento.   In uno studio pubblicato sulla rivista The Cryosphere, alcuni ricercatori dell’Università di Leeds in Inghilterra, hanno scoperto che un ghiacciaio dell’Antartide occidentale si è reso protagonista di un vero atto di «pirateria del ghiaccio», ossia aumentando di volume a discapito dei ghiacciai vicini che si stavano assottigliavano.   Utilizzando immagini satellitari scattate tra il 2005 e il 2022, gli scienziati sono rimasti sorpresi nell’apprendere che sebbene tre ghiacciai – Kohler East, Pope e Smith – avessero iniziato a ritirarsi con una velocità superiore del 51% all’anno, il ghiacciaio vicino, Kohler West, aveva in realtà rallentato il suo avanzamento del 10%.

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Secondo Heather Selley, ricercatrice di dottorato a Leeds e autrice principale dell’articolo, queste diverse velocità di diradamento sembrano avere strane conseguenze. «Riteniamo che il rallentamento osservato sul ghiacciaio Kohler West sia dovuto alla deviazione del flusso di ghiaccio verso il ghiacciaio vicino, il Kohler East», ha spiegato la scienziata in un comunicato stampa.   Questa «pirateria del ghiaccio» consiste nel fatto che la massa congelata viene «reindirizzato da un ghiacciaio all’altro, e il ghiacciaio che accelera, in sostanza, “ruba” il ghiaccio al suo vicino che rallenta».   Sebbene questo fenomeno non sia sconosciuto dagli studiosi di quetso ramo scientifico, in passato occorrevano centinaia o addirittura migliaia di anni perché si verificasse. Osservarlo accadere in un periodo di soli diciotto anni è stato «affascinante», ha sottolineato la Selley, ma allo stesso tempo potrebbe anche creare delle preoccupazioni alla comunità scientifica.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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