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Epidemie

Svezia, senza mascherine e vicina a zero morti COVID

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Mentre il CDC esorta gli americani a indossare la mascherina contro la variante Delta, il capo epidemiologo svedese ha sostenuto che sono necessari più dati sull’infettività di questo ceppo.

 

La Svezia, che non ha alcun obbligo di mascherine, al momento è a zero morti COVID al giorno. Lo riporta RT.

L’epidemiologo svedese ha dichiarato che c’è «molto che non sappiamo» su questa cosiddetta variante Delta e ha messo in guardia dal trarre «conclusioni di vasta portata» sul ceppo di coronavirus

 

Anders Tegnell ha recentemente dichiarato che c’è «molto che non sappiamo» su questa cosiddetta variante Delta e ha messo in guardia dal trarre «conclusioni di vasta portata» sul ceppo di coronavirus.

 

L’epidemiologo ha notato che questa variante circola in Svezia già «da un po’ di tempo» con scarso effetto, in particolare in ambienti ad alto rischio come potrebbero essere le case di cura.

 

I suoi commenti sono stati fatti in risposta ai dati recentemente rilasciati dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) che suggeriscono che il ceppo Delta è più trasmissibile e potrebbe potenzialmente causare malattie più gravi.

 

Il New York Times e altri media hanno pubblicato articoli che riportavano che il CDC ora crede che la variante Delta sia contagiosa come la varicella, ma questo confronto non sembra impressionare Tegnell.

La Svezia ha abbandonato l’ultima raccomandazione ancora rimasta sulla mascherina il 1 luglio

 

«È difficile dire quanto sia contagiosa la Delta, [perché] quando si trattava di varicella, siamo stati in grado di seguire la malattia per diversi anni», , ha dichiarato il Tegnell al quotidiano Aftonbladet.

 

«L’infettività [del ceppo Delta] sembra essere molto irregolare: in alcuni casi una persona infetta un centinaio di persone, ma in altre circostanze abbiamo notato che una persona infetta non infetta affatto nessuno».

 

In osservazioni separate, ha sottolineato il fatto che un terzo dei comuni del Paese ha riportato zero nuovi casi di COVID nell’ultima settimana.

 

l’agenzia di sanità pubblica svedese ha sostenuto misure come il distanziamento sociale e il lavoro a distanza, non ha raccomandazioni per l’uso di mascherine per il viso negli spazi pubblici

E mentre le autorità sanitarie statunitensi stanno facendo pressioni sugli americani nelle aree «ad alta trasmissione» affinché  la mascherina, la Svezia ha abbandonato l’ultima raccomandazione ancora rimasta al riguardo – relativamente al trasporto pubblico – il 1 luglio.

 

Mentre l’agenzia di sanità pubblica svedese ha sostenuto misure come il distanziamento sociale e il lavoro a distanza, non ha raccomandazioni per l’uso di mascherine per il viso negli spazi pubblici.

 

Vilipesa dai media per aver rifiutato di imporre rigidi lockdown, anche nelle «ondate» successive alla prima della primavera 2020, l’approccio meno draconiano della Svezia alla crisi sanitaria sembra dare i suoi frutti: la nazione scandinava ha registrato un totale di otto decessi legati al COVID finora questo mese, una media di 0,25 morti al giorno.

 

Sebbene sia possibile che questo numero aumenti a causa dei ritardi nelle segnalazioni, i decessi sono indubbiamente diminuiti negli ultimi mesi. Il 4 giugno, la Svezia ha riportato 13 morti, più dell’intero mese di luglio.

Anche i ricoveri giornalieri si sono avvicinati allo zero a luglio: nella maggior parte dei giorni di questo mese, il paese ha registrato tra 0 e 2 casi di COVID che hanno richiesto cure ospedaliere

 

Anche i ricoveri giornalieri si sono avvicinati allo zero a luglio: nella maggior parte dei giorni di questo mese, il paese ha registrato tra 0 e 2 casi di COVID che hanno richiesto cure ospedaliere.

 

Allo stesso tempo, in Isvezia i casi giornalieri rilevati sono diminuiti in maniera drastica già da aprile.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Svezia già lo scorso febbraio poteva dimostrare che le morti pandemiche calavano anche senza lockdown.

 

 

 

 

 

Svezia, le morti calano senza lockdown

 

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Epidemie

I lockdown provocano più vite perse che salvate: studio

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Uno studio pubblicato lo scorso giugno ha scoperto che i lockdown aumentano il tasso di mortalità.

 

Lo studio, condotto da ricercatori sia della RAND Corporation con l’Università della California meridionale, ha confrontato il numero di decessi non per coronavirus registrati prima dei lockdown per il COVID-19 con quello dei decessi per non coronavirus registrati durante i lockdown.

 

«Troviamo che in seguito all’attuazione delle politiche Shelter-in-Place (SIP), l’eccesso di mortalità aumenta», hanno scritto i ricercatori. I ricercatori hanno usato SIP come termine generico per riferirsi ai lockdown, ordini di soggiorno a casa e altri obblighi.

 

I ricercatori hanno analizzato le statistiche di 43 Paesi e della maggior parte degli stati americani.

 

Alcuni dei paesi e degli stati sono entrati immediatamente in lockdown. Altri hanno aspettato un po’ di tempo prima che venisse imposto il lockdown. In entrambi questi approcci pro-lockdown, tuttavia, lo schema era lo stesso: c’era un aumento dei decessi non COVID o in eccesso.

 

Alcuni dei paesi e degli stati sono entrati immediatamente in lockdown. Altri hanno aspettato. In entrambi questi approcci c’era un aumento dei decessi non COVID o in eccesso.

L’isolamento derivante dai lockdown, suggerisce lo studio, potrebbe aver portato a «diverse importanti conseguenze indesiderate» come disoccupazione, aumento dello stress e dell’ansia, abuso di sostanze, suicidi, aumento degli abusi sui minori e della violenza domestica e coloro che necessitano di cure mediche (come screening oncologici ) non potendo accedervi a causa delle restrizioni ospedaliere.

 

 

Come riporta Lifesitenews, un altro aspetto importante della ricerca includeva uno sguardo al fatto che facesse o meno la differenza se un Paese o uno Stato americano fosse subito bloccato o avesse aspettato.

 

La conclusione è che i lockdown hanno portato a un aumento dei decessi per cause diverse dal coronavirus negli Stati Uniti e in 43 Paesi tra cui Canada, Paesi europei, Israele e Scandinavia.

I ricercatori «non sono riusciti a scoprire se i Paesi o gli stati degli Stati Uniti che hanno implementato le politiche SIP in precedenza e in cui le politiche SIP hanno operato più a lungo hanno avuto un numero di morti in eccesso inferiore rispetto a Paesi e Stati degli Stati Uniti che sono stati più lenti nell’attuazione delle politiche SIP».

 

La conclusione è che i lockdown hanno portato a un aumento dei decessi per cause diverse dal coronavirus negli Stati Uniti e in 43 Paesi tra cui Canada, Paesi europei, Israele e Scandinavia.

 

Come riportato da Renovatio 21, altri studi hanno riportato gli effetti dannosi del lockdown, con, tra le altre cose, aumenti dei casi di alcolismo, traumi e suicidi infantili (anche in Italia), disturbi alimentari, etc. È stato inoltre ipotizzato che i bambini nati duranti il lockdown abbiano un quoziente intellettivo inferiore.

 

Come ha dichiarato il professore di medicina della Stanford University Jay Bhattacharya,  negli anni a venire i lockdown saranno considerati «l’evento più catastrofico di tutta la storia umana» e «il peggior errore di salute pubblica negli ultimi 100 anni».

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Epidemie

Stalking vaccinale: donna inseguita ed additata da un uomo perché «non-vaccinata»

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Uno strano video è recentemente divenuto virale in rete.

 

Il filmato mostra un uomo in mascherina mentre segue una donna in un negozio della catena americana Target. L’uomo indossa anche una spilla che presumibilmente testimonia la sua avvenuta vaccinazione.

 

L’inseguitore cerca dunque di svergognare la signora pubblicamente, accusandola di non essere stata vaccinata.

 

Alle proteste della signora, sempre più sconvolta, l’uomo punta il dito e risponde: «È una legge statale».

 

Parrebbe proprio un caso di stalking vaccinale, una nuova variante della violenza sulle donne che sembra però non interessare i media e la politica, recentemente ossessionati dal tema dei maschi prevaricatori.

 

«È il nostro lavoro come comunità riunirci e assicurarci che le persone si vergognino quando mettono a rischio il resto di noi», ripete l’uomo nel video, sostenendo di essere sposato ad una infettivologa (o infettivologo, non sappiamo).

 


Infine, l’uomo viene dissaso dal continuare nella molestia grazie all’intervento della guardia di sicurezza del negozio.

 

Come segnala Summit News, numerosi utenti su internet hanno ricordato la strana somiglianza (anche cromatica!) di questa scena reale con una del film L’invasione degli Ultracorpi.

 

 

Nel famoso film americano, che negli anni ha avuto diverse versioni, gli alieni sostituiscono gli umani e sono in gran parte indistinguibili a parte la loro ossessione per il conformismo.

 

In settimana Don Lemon, giornalista di punta delle CNN, ha dichiarato in TV che, al pari dei sostenitori di Trump, bisognerebbe  chiamare «stupidi» i non vaccinati, e pure i«niziare a svergognarli» in pubblico.

 

«Oppure, abbandonarli» ha detto con grande umanità Lemon parlando con il collega Chris Cuomo.

 

Detto, fatto.

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Epidemie

Studio: quasi il 50% dei «ricoveri per COVID» 2021 sono stati casi lievi o asintomatici

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Un recente studio mette in discussione quanto sia affidabile e significativo la statistica riguardo i «pazienti ricoverati in ospedale con COVID-19» negli Stati Uniti.

 

I ricoveri per COVID sono comunemente considerati come la metrica principale quando si discute della gravità della pandemia.

 

Si apprende che tali numeri potrebbero non essere così significativi: la rivista Atlantic ha pubblicato un pezzo straordinario martedì citando un nuovo studio che suggerisce «quasi la metà di quelli ricoverati in ospedale con COVID-19 è per casi lievi o asintomatici».

Lo studio ha rilevato che da marzo 2020 a gennaio 2021, il 36% dei casi di COVID in ospedale era lieve o asintomatico

 

L’Atlantic aveva precedentemente  definito i ricoveri per COVID «il numero pandemico più affidabile», lo scorso inverno.

 

Ora, dopo che è stato pubblicato uno studio nazionale sui registri di ospedalizzazione, la rivista sta aggiustando il tiro riguardo quest’idea.

 

I ricercatori della Harvard Medical School, del Tufts Medical Center e del Veterans Affairs Healthcare System si sono assunti il ​​compito di cercare di capire quanto fossero gravi i casi di COVID nei ricoverati e quante persone conteggiate come ricoveri COVID fossero effettivamente in ospedale per COVID, rispetto al fare il test per il COVID dopo essere stato ricoverato per qualcos’altro.

 

Lo studio «ha analizzato i registri elettronici per quasi 50.000 ricoveri ospedalieri COVID negli oltre 100 ospedali VA in tutto il paese», scrive The Atlantic.

 

Lo studio ha «verificato se ogni paziente necessitava di ossigeno supplementare o aveva un livello di ossigeno nel sangue inferiore al 94%» per cercare di determinare se i casi soddisfacessero la soglia del NIH per la definizione di «COVID grave».

 

«Lo studio suggerisce che circa la metà di tutti i pazienti ricoverati che sono stati presentati sui cruscotti dei dati COVID nel 2021 potrebbe essere stata ricoverata per un altro motivo completamente o avere solo una presentazione lieve della malattia»

Lo studio ha rilevato che da marzo 2020 a gennaio 2021, il 36% dei casi di COVID in ospedale era lieve o asintomatico.

 

Da gennaio 2021 a giugno 2021, durante la diffusione della variante Delta, tale numero è salito fino al 48%. Per i pazienti ospedalieri vaccinati, il numero è salito a un sorprendente 57%.

 

«Lo studio suggerisce che circa la metà di tutti i pazienti ricoverati che sono stati presentati sui cruscotti dei dati COVID nel 2021 potrebbe essere stata ricoverata per un altro motivo completamente o avere solo una presentazione lieve della malattia» scrive The Atlantic.

 

«Lo studio dimostra anche che i tassi di ospedalizzazione per COVID, come quelli citati da giornalisti e responsabili politici, possono essere fuorvianti, se non considerati con attenzione»

«Lo studio dimostra anche che i tassi di ospedalizzazione per COVID, come quelli citati da giornalisti e responsabili politici, possono essere fuorvianti, se non considerati con attenzione».

 

The Atlantic è una rivista fondata nel 1857 da personaggi del calibro di Ralph Waldo Emerson. Negli anni ha espresso i suoi endorsement per candidati democratici come Lyndon Johnson e Hillary Clinton. Pochi anni fa il giornale chiese l’impeachment del presidente Donald Trump.

 

C’è speranza.

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