Connettiti con Renovato 21

Spirito

Storia della Santa Messa tradizionale in Giappone

Pubblicato

il

Dopo il Concilio Vaticano II si ha notizia certa di un solo sacerdote che abbia continuato ininterrottamente la Messa vetus ordo in Giappone: padre Nanasaki, un parroco allora già più che settantenne che risiedeva nella zona di Nagoya.

 

I parrocchiani lo sostenevano nella sua decisione: non solo, un fedele esperto di finanza lo consigliava negli investimenti. Secondo quanto si racconta, i lauti proventi che l’economia giapponese in straordinaria crescita all’epoca gli consentiva venivano abbondantemente girati al vescovo locale, che in ragione di ciò chiudeva un occhio sull’«insubordinazione» liturgica dell’anziano prelato. Quanto rimaneva veniva devoluto agli orfanotrofi locali, verso cui egli aveva una particolare attenzione.

 

Presentendo l’avvicinarsi della sua fine, padre Nanasaki scrisse direttamente a Monsignor Lefebvre chiedendo per il suo paese almeno un prelato che potesse celebrare la Messa di sempre, promettendo contestualmente di devolvere alla FSPPX tutto l’abbondante patrimonio rimasto dai suoi investimenti.

 

Disgraziatamente dopo la sua dipartita i suoi risparmi finirono a membri della sua famiglia che non avevano alcun interesse a perseguire i fini del defunto parroco.
Ciononostante da Ecône arrivò nel 1978 un prete statunitense, padre Williamson, che nell’area di Tokyo iniziò a celebrare la Messa secondo il rito antico radunando i fedeli di padre Nanasaki e altri credenti insoddisfatti del nuovo corso della Chiesa Cattolica.

 

Una volta costretto a tornare negli Stati Uniti contattò un suo conoscente, il messicano padre Pantoja Gil, che sapeva essere allora di viaggio nella terra del Sol Levante.

 

Il prelato messicano iniziò a celebrare la Messa in rito antico per i fedeli giapponesi, rafforzato in questo dai consigli della mistica sua connazionale sorella Conchita Zuniga Lopez, fondatrice dell’ordine delle Mínimas Franciscanas del Perpetuo Socorro nello stato messicano di Jalisco, che lo rassicurò riguardo alla correttezza della sua decisione.

Sostieni Renovatio 21

È a una Messa celebrata da padre Pantoja Gil a Tokyo che un neo convertito ventenne originario di Shizuoka, Tommaso Onoda, partecipa per la prima volta alla Messa Tridentina. In seguito a questa esperienza la fitta corrispondenza tenuta con il parroco tradizionalista francese che lo aveva accolto nella Fede a Shizuoka, e che era nel frattempo stato cacciato dal vescovo locale per le sue posizioni conservatrici, lo convinse a entrare in seminario ad Ecône una volta terminati gli studi universitari.

 

Il percorso che lo porterà all’ordinazione inizia nel 1987 e si compie nel 1993: padre Tommaso Onoda è il primo, e al momento unico, sacerdote giapponese ordinato dalla Fratellanza Pio X. Rimarrà a lungo di stanza a Manila, celebrando una volta al mese la Messa a Tokyo e officiando anche in Corea Del Sud tanto frequentemente da imparare la lingua locale.

 

A detta di padre Onoda il Summorum Pontificum di Benedetto XVI ha immediatamente fatto sì che il numero dei fedeli presenti alla Messa di Tokyo aumentasse dalle dieci unità abituali a un più corposo gregge di 70 o 80 persone circa.

 

Il vero dono dal Cielo è stato però paradossalmente, il periodo pandemico: padre Onoda rimase bloccato in Giappone e iniziò a celebrare la Messa a Tokyo ogni domenica. Non appena il vescovo di Tokyo decise di sospendere tutte le Messe – nonostante il fatto che in Giappone non sia mai stato imposto alcun lockdown da parte delle autorità 2, il numero dei fedeli iniziò a crescere costantemente fino ai circa 120 attuali, in una autentica koiné Cattolica che oltre agli autoctoni comprende Vietnamiti, Singaporesi, Coreani, Filippini, Australiani, Tanzaniani, Italiani, Olandesi, Francesi, Irlandesi, Polacchi, Statunitensi, Peruviani, Brasiliani e chissà ancora quanti altri.

 

È doveroso riconoscere che sotto il regime del COVID eroici parroci hanno continuato a celebrare la Santa Messa quotidianamente in forma clandestina: vedere un sacerdote ottantenne che mette in gioco il suo sostentamento per celebrare in segreto la Messa alle sette di mattina è un dono di Dio.

 

I fedeli che frequentano la Messa Tridentina a Tokyo arrivano in larga parte anche dalle prefetture vicine: Chiba, Saitama, Kanagawa e addirittura dalla distante Gunma.

 

Adesso che la cappella dove si celebra la Santa Messa ha trovato la sua sede definitiva ad Omiya, nella prefettura di Saitama a nord di Tokyo, la maggior parte dai fedeli deve fare almeno una o due ore di treno per parteciparvi. Ciononostante il numero dei fedeli non diminuisce, anzi aumentano le facce nuove.

 

Anche Osaka ha una sua cappella con la Messa settimanale, mentre Nagoya deve accontentarsi di una sola Messa al mese. Occasionalmente padre Onoda e padre Demornex, che lo ha affiancato negli ultimi tre anni, si spingono fino all’estremo Nord dell’Hokkaido per celebrare la Messa a Sapporo.

 

Secondo padre Onoda quello che ha fermato l’evangelizzazione del Giappone moderno è stata l’inculturazione: ai giapponesi non serve un cristianesimo su misura per i gusti locali, hanno piuttosto bisogno di sentirsi parte di una comunità che copre tutto il pianeta e attraversa i secoli.

 

Se le sanguinose persecuzioni dello shogunato Tokugawa non hanno potuto estinguere la fiamma della vera Fede in Giappone, tanto meno potrà qualcosa il caos che regna nella Chiesa attualmente.

 

Taro Negishi

Corrispondente di Renovatio 21 da Tokyo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



Immagine di SSPX.org

Continua a leggere

Spirito

Scomunicati da chi?

Pubblicato

il

Da

«Medico, cura te stesso» (Lc 4,23).   1. La Sala Stampa vaticana ha pubblicato, mercoledì 13 maggio 2026, la seguente dichiarazione del Cardinale Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede:   «Riguardo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, ribadiamo quanto già comunicato. Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X non sono accompagnate dal corrispondente mandato papale. Tale azione costituisce «un atto scismatico» (Giovanni Paolo II, Ecclesia Dei , n. 3) e «l’adesione formale allo scisma costituisce grave offesa a Dio e comporta la scomunica prescritta dal diritto canonico» (ibid., 5c; cfr. Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa, 24 agosto 1996)».   «Il Santo Padre continua, nelle sue preghiere, a chiedere allo Spirito Santo di illuminare i dirigenti della Fraternità Sacerdotale San Pio X affinché riconsiderino la gravissima decisione che hanno preso. Dal Vaticano, 13 maggio 2026».   2. Ciò implica quindi questioni di diritto canonico, in particolare per quanto riguarda le pene previste per eventuali reati. Ma questo non è nuovo. La novità che emerge da questa dichiarazione di Roma è che le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio non saranno «accompagnate dal corrispondente mandato papale». Provenendo da un prefetto di un dicastero vaticano, questa affermazione è chiaramente un tentativo di comunicare alla Fraternità che Papa Leone XIV si rifiuterà di autorizzare le consacrazioni.   3. In un certo senso, anche questo non è nuovo, poiché si tratta di una ripetizione di quanto la Fraternità aveva già sperimentato nel 1988. Nell’omelia pronunciata il giorno delle consacrazioni, il 30 giugno, l’arcivescovo Lefebvre aveva già accennato a diversi studi canonici scritti da specialisti del settore, che potevano essere utilizzati per legittimare l’atto di consacrazione episcopale in quella occasione del 30 giugno. Tra questi studi (1), quello del professor Rudolf Kaschewsky (2) fu inizialmente pubblicato nel numero di marzo-aprile 1988 di Una Voce-Korrespondenz.   4. Ciò riguarda nello specifico la questione delle pene previste per un potenziale reato. Il Nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983 indica nel canone 1323 le situazioni in cui l’atto commesso non costituisce reato dal punto di vista del diritto canonico. Il canone 4 specifica: «Chiunque, avendo violato una legge o un precetto: […] abbia agito […] per necessità o per evitare un grave danno, non è punibile con alcuna pena, a meno che, tuttavia, l’atto non sia intrinsecamente malvagio o non arrechi danno alle anime».   Il canone 1324 specifica al paragrafo 1 che «se il reato è intrinsecamente malvagio o se reca danno alle anime», colui che viola la legge «non è esente dalla pena, ma la pena prescritta dalla legge o dal precetto deve essere mitigata, oppure deve essere sostituita da una penitenza, se il reato è stato commesso da chi ha agito […] spinto da necessità o per evitare un grave danno». Il paragrafo 3 dello stesso canone specifica inoltre che «nelle circostanze di cui al paragrafo 1, il colpevole non è soggetto a una pena latae sententiae ».   Pertanto, secondo il diritto canonico, chi disobbedisce alla legge non commette un reato punibile, purché vi sia spinto dalla necessità e tale disobbedienza non costituisca un atto intrinsecamente malvagio o pregiudizievole per le anime. Anche se tale equivalenza fosse verificata, l’atto, allora considerato un reato, non potrebbe essere sanzionato da una pena latae sententiae, derivante dal fatto stesso del reato.   5. Il canone 1323, paragrafo 7, specifica inoltre che l’atto commesso non costituirà reato, dal punto di vista del diritto canonico, non solo se effettivamente commesso per necessità (paragrafo 4), ma anche se chi lo ha commesso «credeva che sussistesse una delle circostanze previste al paragrafo 4», ovvero la circostanza della necessità. In altre parole, anche ammettendo che non vi sia una reale necessità a giustificare l’atto, il semplice fatto che l’autore lo abbia commesso spinto da quella che credeva essere una reale necessità è sufficiente a scusarlo dal reato.   Il canone 1324, paragrafo 1, numero 8, stabilisce inoltre che chi, «per un errore di cui è colpevole, ha creduto che si fosse verificata una delle circostanze menzionate nel canone 1323, numero 4», non è esente dalla pena, ma questa deve essere mitigata o sostituita da una penitenza. E quanto affermato nel paragrafo 3 dello stesso canone 1324 si applica anche in questo caso: in tal caso, non si incorre nella pena della latae sententiae.   6. Pertanto, secondo il diritto canonico, chi non rispetta la legge non commette alcun reato punibile purché vi sia spinto da una necessità non solo reale ma anche putativa, ovvero presunta erroneamente a causa di un errore soggettivo, purché tale errore non sia colposo ma accompagnato dalla più completa buona fede. E anche se l’errore fosse colposo, il reato non potrebbe essere sanzionato con una pena latae sententiae , derivante dal fatto stesso del reato.   7. Più fondamentalmente, e come ribadisce costantemente don Davide Pagliarani, seguendo l’arcivescovo Lefebvre, la Fraternità cerca il bene della Chiesa, che è il bene delle anime. Per questo motivo essa disattende questa applicazione del diritto ecclesiastico che la accuserebbe di un crimine e le imporrebbe la relativa pena.   Perché? Semplicemente perché il diritto ecclesiastico non può essere applicato a discapito della salvezza delle anime. Ed è proprio per rispondere al grave e urgente bisogno di salvezza delle anime che la Fraternità sta considerando queste consacrazioni episcopali.   In realtà, non c’è alcuna colpa, nessuno scisma da parte della Fraternità. Ma solo lo stesso zelo che rimane immutato, anche se assume forme paradossali agli occhi del mondo, per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.   8. Scomunicati? Ma da chi? Da coloro che ricevono la benedizione di una donna scismatica, l’arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally? Da coloro che autorizzano la benedizione della Fiducia supplicans? E che si inginocchiano davanti a Pachamama? … Nella Chiesa, le punizioni sono medicinali. Ma allora, non dovrebbero forse venire in mente al cattolico di buona volontà le parole di Nostro Signore nel Vangelo: «Medice, cura teipsum» (Lc 4,23) ?   Padre Jean-Michel Gleize   NOTE 1) Furono pubblicati nel giugno del 1989 dalle Editions du Courrier de Rome, in un opuscolo separato intitolato La Tradition excommuniée. Lo studio a cui ci riferiamo qui compare alle pagine 51-57. 2) Rudolf Kaschewsky (1939-2020), dottore in teologia e rinomato sinologo specializzato in buddismo e Cina, è stato docente all’Università di Bonn dal 1974 al 2004. Si interessò agli aspetti canonici della consacrazione episcopale a causa di noti eventi accaduti all’interno della Chiesa in Cina. Vedi il suo articolo: «Zur Frage der Bischofsweihe ohne päpstlichen Auftrag» in China heute. Informazioni sulla religione e sul cristianesimo nel mondo cinese. Jahrgang VIII (1989), n. 5 (45), pp. 124-128.   3) «Medico, cura te stesso».   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da FSSPX.News
 
Continua a leggere

Spirito

Leone condanna il riarmo europeo come «tradimento» della diplomazia

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha condannato l’aumento delle spese militari europee, avvertendo che il riarmo tradisce la diplomazia e alimenta le tensioni in un mondo già «devastato dalle guerre».

 

Secondo un rapporto del SIPRI pubblicato il mese scorso, la spesa militare globale si è avvicinata alla cifra record di 3 trilioni di dollari nel 2025, nonostante la riduzione degli esborsi statunitensi, con l’Europa che ha registrato l’aumento regionale più marcato. Il SIPRI ha collegato questa impennata al conflitto in Ucraina, alle tensioni con la Russia e alla crescente pressione statunitense per una maggiore condivisione degli oneri da parte della NATO.

 

Leone ha sostenuto che tali politiche non dovrebbero essere descritte come difesa, bensì come un pericoloso riarmo. Rivolgendosi agli studenti dell’Università La Sapienza di Roma giovedì, ha affermato che i giovani chiedono alle generazioni più anziane che tipo di mondo lasceranno in eredità.

Sostieni Renovatio 21

«Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale» ha affermato il pontefice. «Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune».

 

Il papa inoltre messo in guardia contro il crescente utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in ambito bellico, citando i conflitti in Ucraina, Gaza, Libano e Iran come prova della «disumana evoluzione del rapporto tra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento».

 

Nelle ultime settimane il pontefice si è espresso con sempre maggiore franchezza sui conflitti globali. Il suo discorso è giunto poco dopo un’inedita polemica pubblica con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul conflitto con l’Iran. Leone, nato negli Stati Uniti, ha criticato la guerra e ha definito «inaccettabile» la minaccia di Trump di distruggere la civiltà iraniana, spingendo Trump a deridere ripetutamente il pontefice, arrivando a definirlo «pessimo per la politica estera».

 

Le tensioni sembrano essersi allentate all’inizio di questo mese, quando Leo ha incontrato il Segretario di Stato americano Marco Rubio durante la visita di quest’ultimo a Roma; i due si sono impegnati «a lavorare instancabilmente a favore della pace», secondo quanto riportato dal Vaticano.

 

Trump ha ripetutamente fatto pressione sugli alleati europei affinché aumentassero la spesa militare e a febbraio ha firmato un ordine esecutivo che dà priorità alla vendita di armi statunitensi ai paesi con bilanci della difesa più elevati. Nel 2025, su sollecitazione di Trump, la NATO ha appoggiato un nuovo obiettivo di spesa per la difesa pari al 5% del PIL per gli Stati membri.

 

Allo stesso tempo, i funzionari dell’UE hanno continuato a spingere per un aumento della spesa militare, citando quella che definiscono una crescente «minaccia russa» e il timore che Mosca possa attaccare l’Europa dopo la fine del conflitto in Ucraina. Oltre agli impegni ad aumentare la spesa della NATO, lo scorso anno i paesi dell’UE hanno lanciato iniziative come ReArm Europe per modernizzare le proprie forze armate.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube


 

Continua a leggere

Spirito

FSSPX, dichiarazione di Fede cattolica rivolta a papa Leone XIV

Pubblicato

il

Da

Dichiarazione di Fede cattolica rivolta a Sua Santità il papa Leone XIV di don Davide Pagliarani Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.   Beatissimo Padre,   Da più di cinquant’anni la Fraternità San Pio X si sforza per manifestare alla Santa Sede il proprio caso di coscienza davanti ad errori che stanno distruggendo la fede e la morale cattoliche. Purtroppo, ogni discussione intrapresa è stata senza risultato, ogni perplessità espressa senza risposta effettiva.   Da più di cinquant’anni, l’unica soluzione veramente presa in considerazione dalla Santa Sede sembra essere quella delle sanzioni canoniche. Con nostro grande rammarico, ci sembra che il diritto canonico sia dunque utilizzato non per confermare nella fede, ma per allontanare da essa.   Attraverso il testo che segue, la Fraternità San Pio X è lieta di esprimerLe filialmente e sinceramente, nelle circostanze attuali, il proprio attaccamento alla fede cattolica, senza nascondere nulla né a Sua Santità né alla Chiesa universale.   La Fraternità rimette questa semplice Dichiarazione di Fede nelle Sue mani. Essa ci sembra corrispondere al minimo indispensabile per poter essere in comunione con la Chiesa, per professarci cattolici e dunque figli Suoi.   Non abbiamo altro desiderio se non quello di vivere e di essere confermati nella fede cattolica romana.   «E così, rimanendo fondati e saldi nella vera fede cattolica, sforzatevi di essere sempre degni ministri del sacrificio divino e della Chiesa di Dio, che è il Corpo di Cristo.   Infatti, come dice l’Apostolo: “Tutto ciò che non procede dalla fede è peccato” (1), scismatico e fuori dell’unità della Chiesa» (2)

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

DICHIARAZIONE DI FEDE CATTOLICA

Nel nome di Nostro Signore Gesu Cristo, Sapienza Divina, Verbo Incarnato, che ha voluto una sola religione, che ha reso l’Antica Alleanza caduca per sempre, che ha fondato una sola Chiesa, che ha trionfato su Satana, che ha vinto il mondo, che sarà con noi fino alla fine dei tempi, che tornerà a giudicare i vivi e i morti.   Egli, Immagine perfetta del Padre, Figlio di Dio fatto uomo, è stato costituito unico Redentore e Salvatore del mondo, attraverso l’Incarnazione e attraverso l’offerta volontaria del sacrificio della Croce. Nostro Signore soddisfa la giustizia divina versando il Suo Preziosissimo Sangue e nel Suo Sangue fonda la Nuova ed Eterna Alleanza, abrogando l’Antica. Egli è per conseguenza l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini e l’unica via per giungere al Padre. Solamente chi Lo conosce, conosce il Padre.   Per un decreto divino Maria Santissima è stata associata direttamente e intimamente a tutta l’opera della Redenzione; pertanto, negare questa associazione – nei termini ricevuti dalla Tradizione – significa alterare la nozione stessa di Redenzione tale quale la Divina Provvidenza l’ha voluta.   Esiste una sola fede ed una sola Chiesa attraverso cui possiamo salvarci. Al di fuori della Chiesa Cattolica Romana e senza professare la fede che Essa ha sempre insegnato non c’è salvezza né remissione dei peccati.   Di conseguenza ogni uomo necessita di essere membro della Chiesa Cattolica per salvare la propria anima ed esiste un solo battesimo quale mezzo per essere incorporato ad Essa. Questa necessità tocca tutta l’umanità senza eccezione e quindi include indistintamente cristiani, ebrei, musulmani, pagani, atei.   Il mandato ricevuto dagli Apostoli di predicare il Vangelo a ogni uomo e di convertirlo alla fede cattolica è valido fino alla fine dei tempi e risponde alla necessità più assoluta e più imprescindibile che esista al mondo. «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato » (3). Pertanto, rinunciare a compiere questo mandato rappresenta il delitto più grave contro l’umanità.   La Chiesa Romana è la unica a possedere al contempo le quattro note che caratterizzano la Chiesa fondata da Gesù Cristo: Unità, Santità, Cattolicità, Apostolicità.   La sua Unità deriva essenzialmente dall’adesione di tutti i suoi membri all’unica vera fede, fedelmente custodita, insegnata e trasmessa dalla gerarchia cattolica attraverso i secoli.   La negazione di una sola verità di fede distrugge la fede stessa e rende radicalmente impossibile qualunque tipo di comunione con la Chiesa Cattolica.   L’unica via possibile per ristabilire l’unità tra cristiani di diverse confessioni è l’invito pressante e caritatevole rivolto agli acattolici a professare l’unica vera fede nel seno dell’unica vera Chiesa.   In nessun modo la Chiesa Cattolica può essere considerata o trattata alla pari di un falso culto o di una falsa chiesa.   Il Romano Pontefice, Vicario di Cristo, rappresenta l’unico soggetto che detiene l’autorità suprema su tutta la Chiesa. Solamente Egli attribuisce direttamente agli altri membri della gerarchia cattolica la giurisdizione sulle anime.   «Lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire scrupolosamente e per far conoscere fedelmente, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede». (4)   Ad un’unica fede corrisponde un unico culto, espressione somma, autentica e perfetta della fede stessa.   La Santa Messa è la perpetuazione nel tempo del sacrificio della Croce, offerto per molti e rinnovato sull’altare. Quantunque offerto in modo incruento, il Santo Sacrificio della Messa è essenzialmente espiatorio e propiziatorio. Nessun altro culto procura l’adorazione perfetta. Nessun altro culto, che non sia in relazione ad esso, è accetto a Dio. Nessun altro mezzo è sufficiente alla santificazione delle anime.   Pertanto, in nessun modo il Santo Sacrificio della Messa può essere ridotto a una pura commemorazione, a una cena spirituale, a un’assemblea sacra celebrata dal popolo, alla celebrazione del mistero pasquale senza sacrificio, senza soddisfazione della giustizia divina, senza espiazione dei peccati, senza propiziazione, senza Croce.   L’ausilio fornito alle anime attraverso i sacramenti della Chiesa Cattolica è sufficiente in qualunque situazione ed in qualunque momento storico per permettere ai fedeli di vivere in stato di grazia.   La legge morale contenuta nel Decalogo e perfezionata nel Sermone della Montagna è la unica praticabile per ottenere la salvezza delle anime. Ogni altro codice morale, per esempio fondato sul rispetto della creazione o sui diritti della persona umana, è radicalmente insufficiente per santificare e salvare un’anima. In nessun modo può sostituire l’unica vera legge morale.   Sull’esempio di San Giovanni Battista, la vera carità ci obbliga ad ammonire i peccatori e a mai rinunciare a prendere i mezzi necessari per salvare le loro anime.   Chi mangia il corpo di Nostro Signore e beve il Suo sangue trovandosi in stato di peccato, mangia e beve la propria condanna e nessuna autorità può cambiare questa legge contenuta negli insegnamenti paolini e nella Tradizione.   Il peccato impuro contro natura è di tale gravità che grida sempre e in ogni circostanza vendetta al cospetto di Dio ed è radicalmente incompatibile con qualsivoglia forma di amore autentico e cristiano. Pertanto, un tale «modo di vita» in nessun modo può essere riconosciuto come un dono di Dio. Una coppia che pratichi tale vizio deve essere aiutata a liberarsi da esso e in nessun modo può essere benedetta – formalmente o informalmente – dai ministri della Chiesa.   La sottomissione delle istituzioni e delle nazioni come tali all’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo è conseguenza diretta dell’Incarnazione e della Redenzione. Pertanto, la laicità delle istituzioni e delle nazioni rappresenta la negazione implicita della divinità e della regalità universale di Nostro Signore.   La Cristianità non è un semplice fenomeno storico, ma l’unico vero ordine voluto da Dio tra gli uomini.   Non è la Chiesa a doversi conformare al mondo, ma il mondo a dover essere trasformato dalla Chiesa.   In questa fede e in questi principi chiediamo di essere istruiti e confermati da Colui che ha il carisma per farlo. Con l’aiuto di Nostro Signore, preferiamo la morte piuttosto che rinunciarvi. In questa fede immutabile desideriamo vivere e morire, attendendo che essa lasci il posto alla visione diretta dell’immutabile Verità Eterna.   Don Davide Pagliarani   Menzingen, 14 maggio 2026, nella festa dell’Ascensione di Nostro Signore.   NOTE 1) Rm 14, 23. 2) Pontificale Romano, Ammonizione agli ordinandi al suddiaconato. 3) Mc 16, 16. 4) Pastor Aeternus, cap. 4.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Lonni Besançon via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Continua a leggere

Più popolari