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Traffico di organi

Setta religiosa traffica organi: orrore in Kenya

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Indagini delle autorità keniote sollevano sospetti sulla raccolta e il traffico di parti del corpo da parte di una setta locale.

 

I corpi riesumati dalle fosse comuni legate a un culto religioso keniota erano privi di organi, hanno rivelato le autopsie, hanno riferito martedì i media locali, citando documenti del tribunale.

 

Il capo della polizia Martin Munene ha detto che il sospetto leader della setta Paul Nthenge Mackenzie è ora indagato per coinvolgimento nel traffico di organi dopo che i rapporti post-mortem hanno stabilito che mancavano organi da «alcuni dei corpi delle vittime che sono state riesumate», ha riferito il quotidiano keniota Waza.

 

Mackenzie, il fondatore della Good News International Church nel Kenya orientale, è stato arrestato il 14 aprile e accusato di «terrorismo» dopo aver ordinato ai suoi seguaci di morire di fame per «incontrare Gesù».

 

Le autorità hanno recuperato 112 corpi da fosse poco profonde dal mese scorso in quello che è diventato noto come il «massacro della foresta di Shakahola». Mentre la fame sembra essere stata la principale causa di morte, secondo i rapporti dell’autopsia, il capo patologo del governo, il dottor Johansen Oduor, ha dichiarato che alcune delle vittime, compresi i bambini, erano state strangolate, picchiate o soffocate.

 

Il ministro degli interni del Paese, Kithure Kindiki, ha dichiarato martedì che «finora sono state arrestate 25 persone e la squadra investigativa si sta avvicinando agli autori di secondo e terzo livello che hanno aiutato il Mackenzie a compiere l’atroce atrocità».

 

«Il commercio di organi del corpo umano era ben coordinato, coinvolgendo più attori» ha dichiarato a Waza l’ispettore Munene, il quale sostiene che il telepredicatore Ezekiel Odero, arrestato il 27 aprile in relazione al massacro e rilasciato su cauzione giovedì, avrebbe «uno stretto legame» con Mackenzie.

 

Secondo l’ispettore Munene, il telepredicatore Odero ha anche ricevuto grandi somme di denaro presumibilmente dai seguaci di Mackenzie che hanno venduto le loro proprietà sotto l’influenza del leader del culto.

 

Lunedì, secondo quanto riferito, un tribunale di Nairobi ha ordinato alle autorità di congelare più di 20 conti bancari di Odero per 30 giorni.

 

Non è chiaro quale fosse poi l’uso degli organi estratti dalle vittime.

 

Da una parte, potrebbe esservi un aggancio al traffico internazionale degli organi, come visto con gli espianti ai danni dei soldati serbi da parte delle forze kosovare e, a detta dei notiziari russi, come starebbe avvenendo ora in Ucraina ai danni dei soldati russi.

 

Senatori nigeriani sono finiti sotto processo per traffico di organi di giovani vittime. L’ex capo del Senato di Lagos è stato condannato un mese fa a Londra per il tentato espianto di organi di un concittadino nella città inglese di Staines.

 

Dall’altra parte, sappiamo che in Africa esiste un mercato di parti del corpo umano per un consumo di tipo rituale, un mondo di orrore dove sempre la Nigeria la fa da padrona.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Parlamento nigeriano l’anno scorso ha chiesto di indire uno stato di emergenza nel Paese a causa dei troppi sacrifici umani. Rapporti internazionali hanno parlato di interi mercati dove si vengono pezzi di corpo umano, e di un aumento dei sacrifici umani durante i periodi elettorali.

 

Vi è uso di parti di cadavere per fare riti occulti anche in India.

 

Il Kenya, terra del padre di Obama, è la terra dei Mau Mau, gruppo etnico-politico-religioso conosciuto per i suoi rituali efferati.

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

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Traffico di organi

L’ex presidente kosovaro condannato per crimini di guerra

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Un tribunale speciale con sede all’Aia ha stabilito che l’ex leader dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) è responsabile di crimini di guerra commessi durante la lotta del gruppo insurrezionale, sostenuto dalla NATO, per l’indipendenza della regione dalla Serbia negli anni Novanta.

 

Secondo la sentenza, Hashim Thaci, che fu il primo ministro e in seguito presidente dell’autoproclamata Repubblica del Kosovo, è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di 96 oppositori politici e presunti collaboratori serbi. È stato inoltre condannato per aver detenuto e torturato illegalmente centinaia di persone. Tuttavia, nella condanna non si parla di traffico di organi, un’accusa che negli anni passati era stata rivolta all’UCK anche in sedie istituzionale europea.

 

Thaci, 58 anni, che fu consigliato e armato dagli Stati Uniti durante la dissoluzione della Yugoslavia, fu sostenuto in tribunale da alcune delle stesse personalità, ma fu comunque condannato a 25 anni di carcere.

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La difesa di Thaci ha sostenuto che i vertici dell’UCK non potevano controllare i combattenti separatisti di base e quindi non potevano essere ritenuti responsabili dei crimini commessi sotto la loro guida. Gli avvocati hanno descritto il gruppo come privo di una rigida gerarchia militare durante il conflitto del 1998-99. Thaci e altri tre ex leader dell’UCK processati all’Aia sono ampiamente considerati eroi in Kosovo, sebbene la notizia della condanna abbia scatenato violente proteste a Pristina da parte di centinaia di persone.

 

La campagna di bombardamenti della NATO contro la Serbia, che Washington e i suoi alleati europei hanno presentato come un intervento umanitario, ha garantito la vittoria dell’UCK. Belgrado non riconosce il Kosovo come Stato indipendente, avendo respinto la dichiarazione unilaterale approvata dal parlamento dell’entità separatista nel 2008.

 

Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e molte altre nazioni occidentali ed europee, tuttavia, riconoscono ufficialmente l’indipendenza del Kosovo. Camp Bondsteel, quartier generale della Forza del Kosovo a guida NATO (KFOR), è la più grande base militare americana nei Balcani.

 

Tra le accuse più raccapriccianti legate al conflitto in Kosovo, vi era quella secondo cui l’UCK prelevava organi da prigionieri serbi e li vendeva sul mercato nero, un fatto dettagliato dall’ex procuratrice capo del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, Carla Del Ponte, nelle sue memorie del 2008.

 

Le accuse contro Thaci risalgono a decenni fa, e furono formulate da sedi istituzionali come il Consiglio d’Europa di Strasburgo. Un rapporto al Consiglio d’Europa, scritto da relatore presso il Consiglio d’Europa Dick Marty ed emesso il 15 dicembre 2010 afferma che Thaçi era il leader del «Gruppo Drenica» incaricato del traffico di organi prelevati dai prigionieri serbi. Come noto ai lettori di Renovatio 21, i trapianti di organo – cioè, la predazione degli organi – possono avvenire solo a cuor battente, e con il ricevente non troppo lontano.

 

Diverse agenzie di stampa internazionali riportarono quindi che in un’intervista per la televisione albanese il 24 dicembre 2010, Thaçi aveva dichiarato che avrebbe pubblicato informazioni sui nomi di Marty e dei collaboratori di Marty. Nel 2011, Marty ha chiarito che il suo rapporto coinvolgeva gli stretti collaboratori di Thaçi ma non lo stesso Thaçi.

 

Sono seguite accuse al gruppo per traffico di esseri umani, droga e armi, nonché in estorsioni e altre forme di criminalità organizzata. Il documento affermava che il suo governo avrebbe garantito l’impunità a queste reti «di stampo mafioso».

 

Un’analisi del 2008 sulla criminalità organizzata in Kosovo preparata dal servizio di Intelligence tedesco BND e un rapporto riservato appaltato dall’esercito tedesco, la Bundeswehr, accusavano Thaçi ed altri, tra cui parlamentari kosovari, di coinvolgimento di vasta portata nella criminalità organizzata. «Gli attori chiave (…) sono intimamente coinvolti nelle interconnessioni tra la politica, gli affari e le strutture della criminalità organizzata in Kosovo».

 

Il rapporto, dettagliato dalla testata germanica Die Welt, accusava Thaçi di guidare una «rete criminale operante in tutto il Kosovo» verso la fine degli anni ’90. Il rapporto dei servizi segreti tedeschi sosteneva inoltre che Thaçi avesse contatti con le mafie ceca e albanese, arrivando a parlare di assassini su commissione perpetrati fa un sicario professionista, , responsabile di almeno 11 omicidi.

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Le accuse, riemerse dopo anni in cui il mondo politico mondiale aveva stranamente dimenticato, si sono rimaterializzate mentre Thaci, presidente kosovaro, era in volo per la Casa Bianca di Trump per incontrare il presidente serbo. Non è difficile sentire come anche molti serbi italiani vivessero con incredulità il fatto che il loro rappresentante dovesse incontrare un sospetto criminale di guerra e trafficante di organi.

 

Thaci e lo Stato kosovaro (primo al mondo per percentuale di foreign fighters finiti a combattere per l’ISIS) hanno goduto di ampi appoggi anche in Italia. Fu un governo di sinistra, fatto anche quello di persone che magari avevano frequentato la Yugoslavia, a consentire l’uso delle basi aeree per piegare la Serbia e creare il Kosovo. Il rapporto magico tra vari politici italici e Thaci e i suoi continuò negli anni.

 

Thaci ha avuto negli anni rapporti piuttosto stretti con l’Italia, soprattutto per il ruolo che il nostro paese ha giocato nel sostenere l’indipendenza del Kosovo: l’Italia è stata infatti tra i primi stati a riconoscere Pristina nel febbraio 2008, proprio quando Thaci era primo ministro, e da allora guida contingenti importanti nella missione NATO KFOR e in quella europea EULEX, elementi che hanno reso i rapporti bilaterali particolarmente intensi rispetto ad altri paesi occidentali.

 

Il Thaci ha viaggiato a Roma diverse volte nel corso della sua carriera politica, ma soprattutto quando ricopriva incarichi di governo piuttosto che da presidente. È documentata ad esempio una sua visita a Roma il 7 luglio 2015, quando era vicepremier e ministro degli Esteri, per incontri con le controparti italiane nell’ambito della cooperazione bilaterale. In quegli anni ci sono stati anche incontri istituzionali con ministri italiani, come quello con Paolo Gentiloni, allora ministro degli Esteri, in visita in Kosovo.

 

Roma avrebbe funto come canale riservato per la politica del Thaci. Secondo la testata serba KoSSev, il Thaci si sarebbe recato più volte nella capitale italiana, almeno tre, tra il 2018 e gli anni successivi, in visite definite «personali» e non annunciate pubblicamente, che sarebbero servite per incontri riservati con l’allora presidente serbo Aleksandar Vucic nell’ambito delle discussioni informali su un possibile scambio di territori tra Kosovo e Serbia, un’ipotesi che generò forti polemiche sia in patria sia a livello internazionale.

 

Le Camere Specializzate del Kosovo (KSC), dove Thaci è stato processato, sono state istituite all’Aia nel 2016, dopo che i precedenti processi in Kosovo erano falliti a causa di presunte interferenze politiche e intimidazioni ai testimoni.

 

Come riportato da Renovatio 21, storie di traffico di organi in zona di conflitto militare sono riaffiorate con forza durante questi anni di guerra ucraina, con accuse sempre più specifiche fatta da alti funzionari russi. Parimenti, storie simili sono emerse a Gaza.

 

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Immagine © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International 

 

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IVF

Israeliano arrestato all’aeroporto di Cipro con embrioni congelati destinati al Messico

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Un uomo israeliano di 24 anni è stato arrestato il 19 maggio all’aeroporto internazionale di Ercan, a Cipro, territorio controllato dalla Turchia, mentre tentava di imbarcarsi su un volo per il Messico. Lo riporta la testata israeliana Ynet.   Il personale di sicurezza aeroportuale ha scoperto che trasportava quattro embrioni congelati e vitali, conservati in provette separate all’interno di un apposito contenitore criogenico etichettato «Life Pacel».   Secondo la testata israeliana, che ha diffuso la notizia, gli embrioni provenivano da una clinica di fecondazione in vitro (FIV) a Lefkoşa (Nicosia settentrionale). Al momento del tentativo di trasporto, non era stata ottenuta alcuna autorizzazione ufficiale dal Ministero della Salute locale per la loro rimozione dal territorio.

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La polizia ha inoltre fatto irruzione nella clinica di fecondazione in vitro e ha arrestato il direttore della clinica e un medico, entrambi cittadini turco-ciprioti. Tutti e tre i sospettati sono stati portati davanti a un tribunale, che ha prorogato la loro detenzione per consentire ulteriori indagini, tra cui la visione dei filmati delle telecamere di sicurezza e la raccolta delle testimonianze.   Secondo quanto riferito, la clinica aveva presentato una richiesta di trasferimento poco prima dell’incidente, e l’approvazione era stata concessa il giorno dell’arresto. Tuttavia, le autorità sostengono che il trasporto sia stato tentato prematuramente, violando le normative sul trasporto di tessuti e cellule umane.   Secondo la Society for the Protection of Unborn Children (SPUC), il caso riporta il settore della fertilità di Cipro del Nord sotto i riflettori internazionali. La principale organizzazione pro-vita della Gran Bretagna ha riferito che questo territorio «è diventato una meta internazionale di primaria importanza per le procedure di fecondazione in vitro grazie al suo quadro normativo relativamente permissivo, che attrae coppie straniere in cerca di trattamenti e pratiche riproduttive fortemente limitate o vietate altrove in Europa».   «La combinazione di una supervisione inadeguata, pressioni commerciali e un’elevata domanda internazionale rischia di creare un contesto in cui gli embrioni umani e il materiale riproduttivo vengano sempre più trattati come merci», ha osservato la SPUC in una dichiarazione del 21 maggio. Hanno poi sottolineato come l’ultimo scandalo sia giunto subito dopo un’inchiesta della BBC di fine marzo che aveva messo in luce seri dubbi in merito agli standard e alla regolamentazione delle cliniche di fecondazione in vitro del territorio.   Il rapporto descriveva dettagliatamente le accuse mosse da diverse famiglie britanniche, secondo le quali le cliniche avrebbero utilizzato donatori di sperma o ovuli non idonei nelle loro procedure. I test del DNA avrebbero indicato che alcuni dei bambini nati da queste nascite non erano nemmeno biologicamente imparentati con i donatori scelti dai genitori.   In seguito a queste rivelazioni, le autorità di Cipro del Nord avrebbero avviato una propria indagine per accertare se le cliniche per la fertilità abbiano violato le normative locali. Hanno dichiarato che le ispezioni di routine delle cliniche di fecondazione in vitro proseguono regolarmente, mentre l’indagine separata sul tentato trasferimento di embrioni rimane in corso.

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Non si tratta dei primi casi di arresti negli aeroporti di cittadini israeliani che trasportano materiale biologico. In particolare, alcuni cittadini dello Stato ebraico, sono stati accusati di traffico di organi.   Nel giugno 2013, all’aeroporto di Fiumicino (Roma) fu arrestato Gedalya Tauber, ex ufficiale israeliano 77enne, latitante dal 2010 e condannato all’ergastolo in Brasile per traffico internazionale di organi umani.   Nel 2018, sempre a Cipro fu arrestato Moshe Harel, accusato di essere a capo di una rete internazionale di traffico di reni (donatori da Est Europa, Turchia, ex URSS operati in Kosovo).   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso ottobre era stato arrestato in Russia israelo-ucraino presunto capo di una rete di traffico di organi.   Esistono altri casi documentati di israeliani coinvolti in reti di traffico di organi (soprattutto reni) tra gli anni 2000 e 2010, spesso con collegamenti in Turchia, Kosovo, Azerbaigian.   Come riportato da Renovatio 21, storie sul traffico di organi sono già partite alla Striscia di Gaza subito dopo l’inizio della strage.

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Eugenetica

«Organi e sperma prelevati dai corpi» nel ranch di Epstein

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Una rappresentante dello Stato del Nuovo Messico ha dichiarato che alcune persone si sono «fatte avanti raccontando di essere state drogate» e che i loro «organi sessuali e lo sperma sono stati prelevati dai loro corpi» nel ranch appartenuto al defunto molestatore sessuale Jeffrey Epstein.

 

«Ci sono persone che si sono presentate affermando di essere state drogate, di aver subito il prelievo di organi sessuali e sperma e di essersi risvegliate vicino a attrezzature mediche senza sapere dove si trovassero né cosa fosse accaduto loro», ha riferito al Daily Mail la deputata statale democratica Andrea Romero.

 

«È una vicenda estremamente oscura e inquietante, e so bene che parlarne può sembrare qualcosa di molto cospirazionista… Ma dobbiamo arrivare alla verità su ciò che è realmente successo qui, nel nostro territorio» ha proseguito.

 

Secondo un articolo del New York Times del 2019, prima della sua morte Epstein «sperava di diffondere il proprio DNA nel genere umano fecondando donne nel suo vasto ranch nel Nuovo Messico» e aveva «confidato questo piano a scienziati e ad altre persone».

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Lo scorso mese, i legislatori statali hanno approvato all’unanimità l’istituzione di una «commissione per la verità» incaricata di indagare sulle accuse di attività illegali compiute da Epstein nel suo Zorro Ranch in Nuovo Messico.

 

A differenza delle altre proprietà di Epstein, lo Zorro Ranch non è mai stato perquisito dalle forze dell’ordine dopo il suo arresto per traffico sessuale nel 2019.

 

«Il Dipartimento di Giustizia del Nuovo Messico sta conducendo un’indagine penale su questioni relative al Nuovo Messico che coinvolgono Jeffrey Epstein, incluse le attività legate allo Zorro Ranch», ha dichiarato il Dipartimento di Giustizia del New Mexico in una nota. «Stiamo cercando informazioni attendibili da parte di cittadini che possano avere conoscenze rilevanti sugli eventi accaduti nel Nuovo Messico».

 

Come riportato da Renovatio 21, il ranch dell’Epstein è sotto inchiesta penale dopo le affermazioni su «corpi sepolti» nella proprietà.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ranch del Nuovo Messico sembrava essere legato anche ai progetti eugenetici di Epstein, che intendeva usare le sue «ninfette» come madri surrogate per gli amici geni dell’accademia. L’eugenetica è un argomento forse condiviso anche con il miliardario Bill Gates, ora perennemente danneggiato dall’uscita degli ultimi file.

 

Come riportato da Renovatio 21, dai file di Epstein emergono pure storie dell’orrore di aborti traumatici.

 

Pochi giorni fa il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato che il suo governo avvierà verifiche per accertare se bambini polacchi siano stati vittime di abusi all’interno del cosiddetto «circolo satanico» legato a Epstein.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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