Traffico di organi
«Le autorità non possono ignorare il traffico di organi». Un avvocato serbo dell’Aja parla delle accuse contro Kiev
Balkan Zoran Zivanovic, un avvocato che ha difeso un certo numero di combattenti serbi davanti al Tribunale dell’Aja nel 2005, ha parlato della questione del traffico di organi che, secondo le accuse della portavoce del ministero degli Esteri di Mosca Maria Zakarova, starebbe avvenendo in territorio ucraino. La portavoce è arrivata ad affermare che funzionari di Kiev potrebbero essere coinvolti in attività che coinvolgono anche ex militanti del Kosovo albanese, i quali hanno condotto operazioni di traffico degli organi in passato.
Il traffico illegale di organi non è possibile senza un insabbiamento da parte delle autorità, ha detto a RT Balkan Zivanovic.
Nessuna accusa di predazione e traffico di organi in Kosovo e Albania nel 1999 ha portato a pene detentive importanti per gli accusati, ha detto Zivanovic, aggiungendo che alcuni «sono stati accusati e… hanno trascorso un po’ di tempo in prigione», ha detto il penalista internazionale a RT Balkan. Nessuno degli accusati, quindi, ha ricevuto condanne «giustificate da reati così gravi», ha aggiunto lo Zivanovic.
La rete delle persone coinvolte nei crimini del 1999 probabilmente includeva funzionari non solo in Kosovo ma anche in Albania, ha affermato Zivanovic, che si è spinto ad ipotizzare anche una collusione di elementi del potere di Tirana.
«Difficilmente è concepibile che le autorità albanesi ne fossero all’oscuro. Ciò comporta la partecipazione organizzata di un gran numero di persone. I prigionieri che sono stati prelevati per gli organi sono stati portati da un altro paese, dalla Serbia, dal Kosovo e da Metohija. Non può essere che le autorità non si siano accorte di nulla», ha dichiarato l’avvocato.
Lunedì, la Zakharova aveva dichiarato in un articolo pubblicato dal ministero degli Esteri russo che «ci sono dati» che dimostrano l’esistenza di un mercato nero che vende organi di soldati ucraini morti potrebbe cooperare con «quelli legati all’Esercito di liberazione del Kosovo», il famoso UCK, una sigla che invase i telegiornali italiani nel 1999, anno della guerra NATO come Belgrado – non è difficile ricordare le conferenze stampa in passamontagna, e sul tavolo una bandiera albanese e una americana.
La Zakharova aveva aggiunto che gli ex militanti potrebbero anche operare in Ucraina come mercenari, ha aggiunto.
La portavoce del ministero degli Esteri ha lanciato accuse non circostanziate contro esponenti dello Stato ucraino, dicendo che sarebbero personalmente coinvolti nel piano di traffico di organi e del relativo insabbiamento. La Zakharova è arrivata a definire l’Ucraina un leader mondiale nel commercio di organi al mercato nero.
Voci insistenti sul traffico di organi in Kosovo e in Albania circolano dalla guerra del 1999 tra la Serbia e la sua provincia separatista, che terminò con i bombardamenti NATO che costrinsero le truppe serbe di Slobodan Milosevic a ritirarsi dal Kosovo.
Alcune fonti, riporta, hanno stimato che il numero delle vittime dei trafficanti di organi che presumibilmente avevano forti legami con l’UCK fosse compreso tra 50 e 300. Articoli e servizi pubblicati dai media avevano affermato persone – per lo più serbi, rom e albanesi che si opponevano all’UCK – sono state specificamente rapite e ucciso a tale scopo.
Le accuse sono state dettagliate dall’allora procuratore capo del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, Carla Del Ponte, nel suo libro La caccia. Io e i criminali di guerra (2008). Le stesse accuse sono state oggetto di diverse inchieste giornalistiche negli anni 2000.
Nel 2010, il procuratore svizzero Dick Marty ha presentato una relazione sulla questione al Consiglio d’Europa, in cui ha descritto le «indicazioni» di un commercio illegale di organi umani che risale a oltre un decennio all’epoca.
Il Consiglio d’Europa ha sostenuto il rapporto e ha chiesto un’indagine. Il caso sarebbe stato poi archiviato dalla missione dell’Unione europea sullo Stato di diritto in Kosovo e da alcuni parlamentari dell’UE.
Le accuse di traffico di organi, tra le altre, dapprima colpivano anche il presidente kosovaro Thaci, sostenuto dal Segretario di Stato dell’era Clinton Madeleine Albright e da vari esponenti politici della sinistra italiana. Thaci e i suoi hanno continuato in estrema tranquillità ad essere ricevuto da politici e figure di vertice della Repubblica Italiana, dal cui territorio, ricordiamo, partivano i bombardieri che attaccavano la Serbia, sganciando, en passant, qualche bomba a grappolo anche in zone di scarico italiane, con un caso di pescatore chiozzotto ferito presto dimenticato da tutti.
Lo stesso dicasi per i vertici americani: le foto col presidente George W. Bush e con il vicepresidente Biden si sprecano.
Le accuse contro Thaci risalgono a decenni fa, e furono formulate da sedi istituzionali come il Consiglio d’Europa di Strasburgo. Il rapporto al Consiglio d’Europa scritto da Dick Marty fu emesso il 15 dicembre 2010. Afferma che Thaçi era il leader del «Gruppo Drenica» incaricato del traffico di organi prelevati dai prigionieri serbi. Come noto ai lettori di Renovatio 21, i trapianti di organo – cioè, la predazione degli organi – possono avvenire solo a cuor battente, e con il ricevente non troppo lontano.
Diverse agenzie di stampa internazionali riportarono quindi che in un’intervista per la televisione albanese il 24 dicembre 2010, Thaci aveva dichiarato che avrebbe pubblicato informazioni sui nomi di Marty e dei collaboratori di Marty.
Nel 2011, Marty ha chiarito che il suo rapporto coinvolgeva gli stretti collaboratori di Thaci ma non lo stesso Thaci.
Il 24 aprile 2020, le Camere specializzate per il Kosovo e l’Ufficio del procuratore specializzato con sede all’Aia hanno presentato un atto d’accusa in dieci capi per l’esame della Corte, accusando Thaci e altri di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, sparizione forzata di persone, persecuzioni e torture.
L’accusa parlava di sospetti su circa 100 omicidi di albanesi, serbi, rom e oppositori politici del Kosovo.
Un’analisi del 2008 sulla criminalità organizzata in Kosovo preparata dal servizio di Intelligence tedesco BND e un rapporto riservato appaltato dall’esercito tedesco, la Bundeswehr, accusavano Thaci ed altri, tra cui parlamentari kosovari, di coinvolgimento di vasta portata nella criminalità organizzata. «Gli attori chiave (…) sono intimamente coinvolti nelle interconnessioni tra la politica, gli affari e le strutture della criminalità organizzata in Kosovo».
Il rapporto, dettagliato dalla testata germanica Die Welt, accusava Thaçi di guidare una «rete criminale operante in tutto il Kosovo» verso la fine degli anni ’90. Il rapporto dei servizi segreti tedeschi sosteneva inoltre che Thaçi avesse contatti con le mafie ceca e albanese, arrivando a parlare di assassini su commissione perpetrati fa un sicario professionista, responsabile di almeno 11 omicidi.
Le accuse, riemerse dopo anni in cui il mondo politico mondiale aveva stranamente dimenticato, si sono rimaterializzate mentre Thaci, presidente kosovaro, era in volo per la Casa Bianca di Trump per incontrare il presidente serbo. Non è difficile sentire come anche molti serbi italiani vivessero con incredulità il fatto che il loro rappresentante dovesse incontrare un sospetto criminale di guerra e trafficante di organi.
Il Kosovo creato dalle bombe NATO sarebbe in seguito divenuto il primo al mondo per percentuale di foreign fighters finiti a combattere per l’ISIS.
Abbiamo quindi, in maniera molto plastica, dati importanti sugli effetti a lungo termine della medicina NATO.
Questo vale per Mosca, vale per noi, vale soprattutto per gli ucraini, che sono ancora in tempo a fermare questa catastrofe.
Traffico di organi
L’ex presidente kosovaro condannato per crimini di guerra
Un tribunale speciale con sede all’Aia ha stabilito che l’ex leader dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) è responsabile di crimini di guerra commessi durante la lotta del gruppo insurrezionale, sostenuto dalla NATO, per l’indipendenza della regione dalla Serbia negli anni Novanta.
Secondo la sentenza, Hashim Thaci, che fu il primo ministro e in seguito presidente dell’autoproclamata Repubblica del Kosovo, è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di 96 oppositori politici e presunti collaboratori serbi. È stato inoltre condannato per aver detenuto e torturato illegalmente centinaia di persone. Tuttavia, nella condanna non si parla di traffico di organi, un’accusa che negli anni passati era stata rivolta all’UCK anche in sedie istituzionale europea.
Thaci, 58 anni, che fu consigliato e armato dagli Stati Uniti durante la dissoluzione della Yugoslavia, fu sostenuto in tribunale da alcune delle stesse personalità, ma fu comunque condannato a 25 anni di carcere.
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La difesa di Thaci ha sostenuto che i vertici dell’UCK non potevano controllare i combattenti separatisti di base e quindi non potevano essere ritenuti responsabili dei crimini commessi sotto la loro guida. Gli avvocati hanno descritto il gruppo come privo di una rigida gerarchia militare durante il conflitto del 1998-99. Thaci e altri tre ex leader dell’UCK processati all’Aia sono ampiamente considerati eroi in Kosovo, sebbene la notizia della condanna abbia scatenato violente proteste a Pristina da parte di centinaia di persone.
La campagna di bombardamenti della NATO contro la Serbia, che Washington e i suoi alleati europei hanno presentato come un intervento umanitario, ha garantito la vittoria dell’UCK. Belgrado non riconosce il Kosovo come Stato indipendente, avendo respinto la dichiarazione unilaterale approvata dal parlamento dell’entità separatista nel 2008.
Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e molte altre nazioni occidentali ed europee, tuttavia, riconoscono ufficialmente l’indipendenza del Kosovo. Camp Bondsteel, quartier generale della Forza del Kosovo a guida NATO (KFOR), è la più grande base militare americana nei Balcani.
Tra le accuse più raccapriccianti legate al conflitto in Kosovo, vi era quella secondo cui l’UCK prelevava organi da prigionieri serbi e li vendeva sul mercato nero, un fatto dettagliato dall’ex procuratrice capo del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, Carla Del Ponte, nelle sue memorie del 2008.
Le accuse contro Thaci risalgono a decenni fa, e furono formulate da sedi istituzionali come il Consiglio d’Europa di Strasburgo. Un rapporto al Consiglio d’Europa, scritto da relatore presso il Consiglio d’Europa Dick Marty ed emesso il 15 dicembre 2010 afferma che Thaçi era il leader del «Gruppo Drenica» incaricato del traffico di organi prelevati dai prigionieri serbi. Come noto ai lettori di Renovatio 21, i trapianti di organo – cioè, la predazione degli organi – possono avvenire solo a cuor battente, e con il ricevente non troppo lontano.
Diverse agenzie di stampa internazionali riportarono quindi che in un’intervista per la televisione albanese il 24 dicembre 2010, Thaçi aveva dichiarato che avrebbe pubblicato informazioni sui nomi di Marty e dei collaboratori di Marty. Nel 2011, Marty ha chiarito che il suo rapporto coinvolgeva gli stretti collaboratori di Thaçi ma non lo stesso Thaçi.
Sono seguite accuse al gruppo per traffico di esseri umani, droga e armi, nonché in estorsioni e altre forme di criminalità organizzata. Il documento affermava che il suo governo avrebbe garantito l’impunità a queste reti «di stampo mafioso».
Un’analisi del 2008 sulla criminalità organizzata in Kosovo preparata dal servizio di Intelligence tedesco BND e un rapporto riservato appaltato dall’esercito tedesco, la Bundeswehr, accusavano Thaçi ed altri, tra cui parlamentari kosovari, di coinvolgimento di vasta portata nella criminalità organizzata. «Gli attori chiave (…) sono intimamente coinvolti nelle interconnessioni tra la politica, gli affari e le strutture della criminalità organizzata in Kosovo».
Il rapporto, dettagliato dalla testata germanica Die Welt, accusava Thaçi di guidare una «rete criminale operante in tutto il Kosovo» verso la fine degli anni ’90. Il rapporto dei servizi segreti tedeschi sosteneva inoltre che Thaçi avesse contatti con le mafie ceca e albanese, arrivando a parlare di assassini su commissione perpetrati fa un sicario professionista, , responsabile di almeno 11 omicidi.
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Le accuse, riemerse dopo anni in cui il mondo politico mondiale aveva stranamente dimenticato, si sono rimaterializzate mentre Thaci, presidente kosovaro, era in volo per la Casa Bianca di Trump per incontrare il presidente serbo. Non è difficile sentire come anche molti serbi italiani vivessero con incredulità il fatto che il loro rappresentante dovesse incontrare un sospetto criminale di guerra e trafficante di organi.
Thaci e lo Stato kosovaro (primo al mondo per percentuale di foreign fighters finiti a combattere per l’ISIS) hanno goduto di ampi appoggi anche in Italia. Fu un governo di sinistra, fatto anche quello di persone che magari avevano frequentato la Yugoslavia, a consentire l’uso delle basi aeree per piegare la Serbia e creare il Kosovo. Il rapporto magico tra vari politici italici e Thaci e i suoi continuò negli anni.
Thaci ha avuto negli anni rapporti piuttosto stretti con l’Italia, soprattutto per il ruolo che il nostro paese ha giocato nel sostenere l’indipendenza del Kosovo: l’Italia è stata infatti tra i primi stati a riconoscere Pristina nel febbraio 2008, proprio quando Thaci era primo ministro, e da allora guida contingenti importanti nella missione NATO KFOR e in quella europea EULEX, elementi che hanno reso i rapporti bilaterali particolarmente intensi rispetto ad altri paesi occidentali.
Il Thaci ha viaggiato a Roma diverse volte nel corso della sua carriera politica, ma soprattutto quando ricopriva incarichi di governo piuttosto che da presidente. È documentata ad esempio una sua visita a Roma il 7 luglio 2015, quando era vicepremier e ministro degli Esteri, per incontri con le controparti italiane nell’ambito della cooperazione bilaterale. In quegli anni ci sono stati anche incontri istituzionali con ministri italiani, come quello con Paolo Gentiloni, allora ministro degli Esteri, in visita in Kosovo.
Roma avrebbe funto come canale riservato per la politica del Thaci. Secondo la testata serba KoSSev, il Thaci si sarebbe recato più volte nella capitale italiana, almeno tre, tra il 2018 e gli anni successivi, in visite definite «personali» e non annunciate pubblicamente, che sarebbero servite per incontri riservati con l’allora presidente serbo Aleksandar Vucic nell’ambito delle discussioni informali su un possibile scambio di territori tra Kosovo e Serbia, un’ipotesi che generò forti polemiche sia in patria sia a livello internazionale.
Le Camere Specializzate del Kosovo (KSC), dove Thaci è stato processato, sono state istituite all’Aia nel 2016, dopo che i precedenti processi in Kosovo erano falliti a causa di presunte interferenze politiche e intimidazioni ai testimoni.
Come riportato da Renovatio 21, storie di traffico di organi in zona di conflitto militare sono riaffiorate con forza durante questi anni di guerra ucraina, con accuse sempre più specifiche fatta da alti funzionari russi. Parimenti, storie simili sono emerse a Gaza.
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Israeliano arrestato all’aeroporto di Cipro con embrioni congelati destinati al Messico
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«Organi e sperma prelevati dai corpi» nel ranch di Epstein
Una rappresentante dello Stato del Nuovo Messico ha dichiarato che alcune persone si sono «fatte avanti raccontando di essere state drogate» e che i loro «organi sessuali e lo sperma sono stati prelevati dai loro corpi» nel ranch appartenuto al defunto molestatore sessuale Jeffrey Epstein.
«Ci sono persone che si sono presentate affermando di essere state drogate, di aver subito il prelievo di organi sessuali e sperma e di essersi risvegliate vicino a attrezzature mediche senza sapere dove si trovassero né cosa fosse accaduto loro», ha riferito al Daily Mail la deputata statale democratica Andrea Romero.
«È una vicenda estremamente oscura e inquietante, e so bene che parlarne può sembrare qualcosa di molto cospirazionista… Ma dobbiamo arrivare alla verità su ciò che è realmente successo qui, nel nostro territorio» ha proseguito.
Secondo un articolo del New York Times del 2019, prima della sua morte Epstein «sperava di diffondere il proprio DNA nel genere umano fecondando donne nel suo vasto ranch nel Nuovo Messico» e aveva «confidato questo piano a scienziati e ad altre persone».
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Lo scorso mese, i legislatori statali hanno approvato all’unanimità l’istituzione di una «commissione per la verità» incaricata di indagare sulle accuse di attività illegali compiute da Epstein nel suo Zorro Ranch in Nuovo Messico.
A differenza delle altre proprietà di Epstein, lo Zorro Ranch non è mai stato perquisito dalle forze dell’ordine dopo il suo arresto per traffico sessuale nel 2019.
«Il Dipartimento di Giustizia del Nuovo Messico sta conducendo un’indagine penale su questioni relative al Nuovo Messico che coinvolgono Jeffrey Epstein, incluse le attività legate allo Zorro Ranch», ha dichiarato il Dipartimento di Giustizia del New Mexico in una nota. «Stiamo cercando informazioni attendibili da parte di cittadini che possano avere conoscenze rilevanti sugli eventi accaduti nel Nuovo Messico».
Come riportato da Renovatio 21, il ranch dell’Epstein è sotto inchiesta penale dopo le affermazioni su «corpi sepolti» nella proprietà.
Come riportato da Renovatio 21, il ranch del Nuovo Messico sembrava essere legato anche ai progetti eugenetici di Epstein, che intendeva usare le sue «ninfette» come madri surrogate per gli amici geni dell’accademia. L’eugenetica è un argomento forse condiviso anche con il miliardario Bill Gates, ora perennemente danneggiato dall’uscita degli ultimi file.
Come riportato da Renovatio 21, dai file di Epstein emergono pure storie dell’orrore di aborti traumatici.
Pochi giorni fa il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato che il suo governo avvierà verifiche per accertare se bambini polacchi siano stati vittime di abusi all’interno del cosiddetto «circolo satanico» legato a Epstein.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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