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Sacerdote costaricano afferma che Francesco è un massone, non un vero papa

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Il sacerdote costaricano padre Don José Pablo de Jesus Tamayo Rodriguez ha accusato Francesco di non essere il legittimo pontefice perché è massone e perché papa Benedetto XVI non ha rinunciato completamente al suo incarico. Lo riporta LifeSiteNews.

 

Il sacerdote in pensione di 81 anni è stato scomunicato per scisma dopo aver affermato che Benedetto XVI non si è dimesso correttamente dal papato ed è rimasto papa fino alla sua morte nel 2022.

 

Il sacerdote ha anche affermato che Francesco è un massone, rendendolo ipso facto scomunicato dalla Chiesa e, quindi, non papa.

 

Il vescovo di don Rodriguez, l’arcivescovo José Rafael Quiros, ha annunciato in una dichiarazione di novembre che il sacerdote aveva ricevuto una latae sententiae, una scomunica automatica, per il crimine di scisma. In quella dichiarazione, Quirós ha sottolineato che Rodríguez era stato ripetutamente avvertito di ritrattare le sue dichiarazioni su papa Francesco, ma che il sacerdote si era «ostinatamente» attenuto alle sue opinioni.

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A dicembre don Rodriguez aveva risposto alla scomunica con una sua dichiarazione, sottolineando che accetta pienamente l’autorità del Romano Pontefice, ma che non può accettare l’autorità di Francesco perché non è un vero papa.

 

«In tutta sincerità, devo chiarire la mia posizione nei confronti della persona di Jorge Mario Bergoglio, che rispetto, ma che non posso accettare come Sommo Pontefice», aveva affermato.

 

Rodríguez sostiene che nella sua Declaratio del 2013, Benedetto si è dimesso solo dall’esercizio attivo dell’ufficio papale, o ministerium, e non dall’ufficio del papato stesso, o munus, che sarebbe richiesto per una valida abdicazione, secondo Rodriguez. Poiché le dimissioni erano invalide, Benedetto è rimasto il vero papa fino alla sua morte nel 2022, secondo Rodriguez.

 

Rodriguez sostiene inoltre che Francesco è un massone e, pertanto, non può essere il legittimo pontefice.

 

«Il 14 luglio 1999, mons. Bergoglio ha aderito alla massoneria, una setta profondamente anticristiana esplicitamente proibita a qualsiasi cattolico. Questo atto costituisce un impedimento canonico a ricoprire qualsiasi carica ecclesiastica. Inoltre, se ricopriva già una carica al momento della sua adesione, l’ha persa ipso facto», ha accusato in un’email a LifeSite l’avvocato del sacerdote.

 

Don Rodriguez sottolinea che Francesco ha sostenuto e promosso diverse gravi eresie durante il suo regno, tra cui la sua presunta dichiarazione a un giornalista secondo cui Gesù ha cessato di essere Dio dal momento della sua incarnazione fino alla sua morte in croce e la dichiarazione di Francesco a un incontro interreligioso a Singapore l’anno scorso secondo cui «ogni religione è una via per arrivare a Dio».

 

«Tutte queste affermazioni sono considerate gravi eresie, che lo rendono illegittimo a ricoprire la carica di papa», ha affermato al sito pro-life nordamericano il legale del sacerdote, raccontando che il don Rodriguez ha fatto ricorso contro la sua scomunica basandosi su precedenti documenti papali e sul Codice di diritto canonico.

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Nel suo ricorso, il prete messicano ha incluso una lamentela secondo cui la lettera ufficiale di scomunica era datata novembre, mentre don Rodriguez non è stato informato della sua scomunica fino a dicembre, quando il periodo di appello era già in corso.

 

Le voci sull’appartenenza di Bergoglio alla massoneria si rincorrono negli ambienti cattolici, ma senza alcuna prova. Tuttavia alcuni vedono un segno inquietante nel suo legame con il Rotary Club (di cui sarebbe perfino membro), organizzazione che alcuni ipotizzano essere comparabile alla setta dei liberi muratori.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Gran Loggia di Spagna, ha scritto parole estasiate riguardo l’incontro ecumenico di Abu Dhabi voluto da papa Francesco: «la Massoneria Universale trattiene il fiato davanti al passo da gigante compiuto dall’Umanità il 4 febbraio, quando, per la prima volta della sua Storia, il mondo ha celebrato la Giornata Internazionale della Fraternità Umana».

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A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV

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Pochi mesi prima della visita annunciata di Papa Leone XIV in Perù, un incontro organizzato a Cusco con la partecipazione di diversi prelati si aprì con un «pagamento alla terra», un rito pagano di offerta a Pachamama. Le immagini mostrano un vescovo e un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede che depongono personalmente foglie di coca.   Il 13 e 14 agosto 2026 si è tenuto a Cusco, in Perù, un incontro macroregionale dal titolo «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune». L’incontro ha riunito rappresentanti della Conferenza episcopale peruviana, organizzazioni sociali, comunità indigene e diversi gruppi provenienti da varie regioni del Paese.   Tra i partecipanti figuravano il vescovo Lizardo Estrada Herrera, vescovo ausiliare di Cusco e segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico (CELAM), il vescovo Miguel Ángel Cadenas, vescovo di Iquitos, e il vescovo Jordi Bertomeu, funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e Pontificio Commissario nel caso Sodalicio, una società di vita apostolica di cui è incaricato dello scioglimento a seguito di scandali.

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Un’offerta a «Madre Terra» Secondo i video resi pubblici e riportati da InfoVaticana, l’incontro non inizia con una preghiera cristiana o un’invocazione della Santissima Trinità, bensì con un rito mutuato dalla visione pagana andina.   Una donna spiega ai presenti che il mese di agosto è dedicato a «Madre Terra», presentata come amorevole, benevola e dispensatrice di sostentamento. Vengono quindi distribuite foglie di coca. I partecipanti sono invitati a meditare, a eseguire esercizi di respirazione e poi a soffiare sulle foglie prima di offrirle. Questo gesto è chiamato «pago a la tierra», «pagamento alla terra», legato al culto di Pachamama.   Le immagini visionate da diverse testate giornalistiche mostrano il vescovo Estrada e il vescovo Bertomeu mentre eseguono personalmente il rituale: ciascuno si avvicina con delle foglie di coca e le depone nel recipiente ardente preparato per l’offerta. Il commento orale che accompagna il rito parla di riportare le offerte al fuoco e di chiedere alla «Madre Fuoco» di ricevere i messaggi portati dai partecipanti e, a sua volta, di concedere loro la «saggezza».   È difficile ridurre la scena a una semplice rappresentazione folcloristica di un’usanza locale. Il gesto viene compiuto in un contesto esplicitamente religioso: la terra e il fuoco vengono invocati e ricevono offerte.

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Il precedente del 2019

La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo.   Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici».   La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina?   Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.  

Inculturazione o sincretismo?

La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica.   Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza.   Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.

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Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede

La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti.   Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.  

Un incontro con obiettivi più ampi

L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene.   L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT.   Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù.   L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT.   La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?

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Il silenzio imbarazzante di Vatican News

Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso.   L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente?   Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene.   Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo?   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Estonian Foreign Ministry via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International  
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Mons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reagito alla notizia di un rito di idolatria della Pachamama svoltosi in Perù alla presenza di alti funzionari vaticani prima dell’arrivo di Leone XIV.

 

«A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama».

 

«È lo stesso culto idolatrico con il quale Bergoglio ha violato il Primo Comandamento e profanato i giardini vaticani e la Basilica di San Pietro, e che Robert Prevost aveva già praticato come giovane agostiniano. Il seme fu gettato ad Assisi, il 27 ottobre 1986; il raccolto lo vediamo oggi, quando un officiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e un vescovo ausiliare offrono, con visibile devozione, foglie di coca a un immondo idolo andino, al quale vengono ancor oggi offerti sacrifici umani» scrive l’arcivescovo.

 

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«A chi ancora si domanda se vi siano ”segni di cattolicità” residui in questa struttura che porta il nome di Chiesa Cattolica ma ne ha tradito la sostanza, chiedo: come giudicherebbero i Martiri della Fede questa apostasia del clero e dei vertici della chiesa conciliare-sinodale?» tuona monsignore.

 

Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.

 

Nell’omelia della passata festa del Corpus Domini, Viganò aveva lamentato: «Non è chi non veda quanto grottesco e rivelatore appaia il comportamento di Pastori indegni, per i quali ogni scusa è valida se consente di negare gli onori divini al Santissimo Sacramento. Ci si prostra davanti alla Pachamama, ma guai a piegare il ginocchio — veneremur cernui — al Pane degli Angeli».

 

Due anni fa il prelato aveva commentato la notizia dell’inizio della «fase sperimentale» della messa in «rito amazzonico» decisa dai vertici del Sacro Palazzo dichiarando che «il “rito amazzonico” partorito dalla mente di Bergoglio rappresenta un ulteriore passo verso il culto della “madre terra” inaugurato con l’idolo della Pachamama» ha scritto il prelato.

 

Il 4 ottobre 2019, durante una cerimonia tenutasi nei Giardini Vaticani prima dell’apertura del Sinodo amazzonico, Bergoglio ha benedetto l’effigie della dea pagana andino-amazzonica detta «Pachamama», un idolo pagano di divinità femminile presente nelle tremende religioni precolombiane.

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In seguito un fedele austriaco gettò nel Tevere le statue della Pachamama tenute nella chiesa della Traspontina in via della Conciliazione. Seguì il ritrovamento pressoché immediato (incredibile) da parte delle forze dell’ordine italiane, la reinstallazione degli idoli pagani nell’edificio sacro ai bordi del Vaticano e l’ancora più incredibile richiesta di perdono da parte del papa per le effigi della dea buttate nel Tevere.

 

Come riportato da Renovatio 21, curiosamente al World Economic Forum di Davos 2024 si è avuto un momento inquietante quando sul palco è stata chiamata a «benedire» i potenti globali lì riunitisi uno sciamano-donna dell’Amazzonia.

 

Nel frattempo, parallelamente al rito amazzonico che si sta sviluppando in sordina, il Vaticano sta riflettendo su un altro rito inculturato, legato al paganesimo: si tratta del rito Maya, Maya proposto dai vescovi cattolici del Messico è ora all’esame del Dicastero per il Culto Divino.

 

Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.

 

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Funzionario vaticano esegue il rituale della Pachamama in vista della visita di Leone in Perù

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La scorsa settimana un alto funzionario vaticano ha preso parte a un rituale di Pachamama insieme a due vescovi cattolici in Perù. Lo riporta LifeSite.   Il rito si è svolto il 13 agosto durante una conferenza a Cusco, città peruviana situata sulle Ande, organizzata dalla Chiesa cattolica. L’evento ha preceduto la prevista visita di Leone XIV nel Paese, che gli sta a cuore avendoci passato tanto tempo (con il fondamentale scatto di carriera a vescovo di Chiclayo) e di cui ha pure la cittadinanza.   Secondo quanto riferito dal portale di notizie InfoVaticana, la conferenza si è aperta con un rituale andino dedicato a Pachamama, che prevedeva l’uso di foglie di coca, offerte di cibo ed esercizi di respirazione guidata. Monsignor Jordi Bertomeu, sacerdote e canonista del Dicastero per la Dottrina della Fede e commissario pontificio per i casi di abusi sessuali da parte del clero, ha partecipato attivamente.   Un video condiviso con InfoVaticana lo mostra mentre depone foglie di coca tra le offerte rituali. Erano presenti anche il vescovo Lizardo Estrada Herrera, segretario generale del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano e Caraibico), e il vescovo Miguel Ángel Cadenas di Iquitos, in Perù.

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«Questo mese di agosto è molto speciale per noi, per la visione del mondo andina; è il mese di Madre Terra, che ci ama così tanto, che si prende cura di noi, che è così generosa, che ci dà da mangiare», ha detto una donna che guidava la cerimonia di apertura ai partecipanti.   Secondo Vatican News, l’evento, intitolato «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune», ha riunito i vertici cattolici della regione con «rappresentanti di organizzazioni sociali, popolazioni e comunità indigene, gruppi di base e difensori dei diritti umani provenienti da nove regioni del Perù meridionale». Il resoconto afferma che lo scopo dell’incontro era quello di fornire «uno spazio per condividere esperienze provenienti da diversi territori, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che il Paese si trova ad affrontare».   La cerimonia prevedeva la distribuzione di foglie di coca ai partecipanti e successivi esercizi di respirazione guidata. Ai partecipanti è stato chiesto di chiudere gli occhi e riflettere sul proprio stato interiore prima di deporre le foglie in ciotole disposte su un altare a terra. «Stiamo osservando il nostro stato interiore», ha detto la donna. «Questo corpo, questo corpo che abitiamo è terra, è territorio… Ringraziamo la terra in questo importante mese: le offriamo tre respiri quando deponiamo le foglie di coca». Anche il cibo è stato offerto in segno di omaggio alla terra.   Nel video delle offerte, i vescovi non compaiono nell’inquadratura. Tuttavia, le immagini disponibili mostrano chiaramente la loro partecipazione attiva all’offerta, anziché la loro semplice osservazione. Il vescovo Estrada, vescovo ausiliare di Cusco, ha offerto la sua foglia di cacao poco prima del funzionario vaticano.   Secondo quanto riportato da InfoVaticana, nella registrazione della cerimonia di apertura non compare alcuna preghiera, benedizione o invocazione cattolica.   Alla cerimonia è seguito il programma ufficiale dell’incontro. Bertomeu ha parlato ai presenti della indagine da lui condotta sulle accuse di abusi sessuali sistematici e corruzione in Perù all’interno del gruppo Sodalicio de Vida Cristiana. L’indagine ha portato allo scioglimento dell’organizzazione. InfoVaticana ha anche riportato che, dopo il suo intervento, Bertomeu ha consegnato il suo cartellino con il nome ed è uscito dall’inquadratura.   L’incontro è stato formalmente presentato come un’iniziativa sostenuta dalla Chiesa incentrata sulla dignità umana e sul bene comune.   «L’iniziativa si sta sviluppando nell’ambito del percorso preparatorio alla prossima visita di Papa Leone XIV in Perù, creando uno spazio di incontro tra la Chiesa, le organizzazioni sociali, i difensori dei diritti umani e i rappresentanti di diversi territori per raccogliere le loro voci e rafforzare gli impegni a favore della dignità umana e del bene comune», si legge nel comunicato di Vatican News.   La versione ufficiale vaticana non menzionava né l’offerta rituale a «Madre Terra» né la partecipazione di Bertomeu. Bertomeu è stato criticato per aver concentrato il potere e per aver presumibilmente aggirato le procedure canoniche durante la sua inchiesta sul caso Sodalicio. Tra le accuse, quella di aver ottenuto da papa Francesco un decreto di scomunica, poi revocato, contro alcuni giornalisti che lo avevano denunciato.   Il legame di Leone XIV con il caso Sodalicio risale agli anni trascorsi in Perù, ben prima della sua elezione a papa. Poche ore dopo la sua elezione, chiese personalmente a Bertomeu di completare lo scioglimento dell’organizzazione. Pur confermando la decisione di sciogliere il gruppo, Leone XIV ha sottolineato l’importanza della giustizia per le vittime e della trasparenza istituzionale, ma ha manenuto il silenzio sulle controversie riguardanti la condotta di Bertomeu.   Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.

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L’inserimento della Pachamama nella Chiesa conciliare ha visto spingere l’acceleratore durante il papato di Giorgio Mario Bergoglio.   Durante il Sinodo sull’Amazzonia del 2019, nei Giardini Vaticani si è svolta una cerimonia in onore di Pachamama alla presenza di papa Francesco, cardinali e vescovi. Un gruppo, tra cui frati francescani, si è inginocchiato e prostrato, con la fronte a terra, davanti a due statue lignee della dea della terra Pachamama. Il rituale è stato guidato da una donna con il volto dipinto e un copricapo, che in seguito si è avvicinata a papa Francesco e gli ha messo degli anelli al dito. Una seconda donna gli ha portato una statua di Pachamama, davanti alla quale Francesco si è benedetto, ha benedetto la statua e l’ha presa in dono dalla donna.   Dopo la cerimonia, le statue di Pachamama furono portate in processione nell’Aula Paolo VI, dove il papa, i cardinali e i vescovi si riunirono per discutere del Sinodo sull’Amazzonia. Successivamente, la statua di Pachamama fu portata in processione nella Basilica di San Pietro, dove, ancora una volta, il papa e i cardinali si riunirono intorno ad essa in preghiera.   Diversi ecclesiastici e intellettuali cattolici di spicco hanno condannato immediatamente il palese atto di idolatria. In una lettera aperta, il vescovo Athanasius Schneider ha definito la Pachamama il nuovo «vitello d’oro»: «in virtù della mia ordinazione a vescovo cattolico (…) condanno la venerazione del simbolo pagano di Pachamama nei Giardini Vaticani, nella basilica di San Pietro (…) La reazione onesta e cristiana alla danza intorno alla Pachamama, il nuovo vitello d’oro, in Vaticano dovrebbe consistere in una protesta dignitosa».   In un’intervista all’emittente televisiva indipendente francese TVLibertés, il cardinale Raymond Burke ha definito la Pachamama una «forza demoniaca» e ha chiesto riparazione per l’idolatria: «è accaduto qualcosa di molto grave… Un idolo è stato introdotto nella Basilica di San Pietro – la figura di una forza demoniaca (…) Perciò è necessaria una riparazione (…) affinché le forze diaboliche che sono entrate con questo idolo vengano sconfitte».

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Renovatio 21 ha riportato negli anni le parole dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che tante volte ha tuonato contro l’idolo indio portato fin nel cuore della gerarchia cattolica per realizzare piani globalisti di morte e distruzione.   Il culto della Pachamama in Sudamerica è legato – ancora oggi! – a riti di sacrificio umano. Inchieste giornalistiche e procedimenti giudiziari in Bolivia hanno identificato casi in cui persone sono state uccise e offerte in rituali legati al culto di Pachamama, in particolare in contesti minerari. Tali affermazioni si basano su precedenti articoli apparsi sui media boliviani e internazionali, che citano specifici casi penali, testimonianze e indagini in corso a sostegno delle proprie tesi.   Il tema del ritorno del sacrificio umano persino nella liturgia cattolica è stato discusso da Renovatio 21 nei casi del rito maya e del rito amazzonico fiancheggiati durante il papato bergogliano.

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