Terrorismo
Saccheggiata l’ambasciata iraniana di Damasco
È emersa una clip che mostrerebbe dei saccheggiatori che creano scompiglio nell’ambasciata iraniana a Damasco dopo la presa del controllo della capitale siriana da parte dei jihadisti.
Le immagini pubblicate domenica da un canale Telegram collegato alle milizie irachene mostrano finestre rotte e uffici messi a soqquadro nella missione diplomatica nel centro della città.
Nei video si vedono anche tracce di colpi di arma da fuoco sul vetro antiproiettile all’ingresso dell’edificio.
Nel filmato si vedono numerose persone in abiti civili mentre rimuovono mobili, attrezzature da ufficio e altri oggetti dall’ambasciata.
Following the capture of Damascus and the fall of Iran-allied Bashar al-Assad, the Islamic Republic’s embassy in the Syrian capital was stormed. May the fall of the regime’s flag in Tehran be next. pic.twitter.com/BMeeJRSXgt
— Sheema Kalbasi شیما کلباسی (@IranianWoman) December 8, 2024
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La televisione di Stato iraniana ha riferito domenica che «individui sconosciuti hanno attaccato l’ambasciata iraniana» nella capitale siriana.
Venerdì, Teheran ha smentito un articolo del New York Times secondo cui era stata ordinata l’evacuazione del personale dell’ambasciata da Damasco mentre il gruppo terroristico Hayat Tahrir-al-Sham (HTS) e altre forze antigovernative si stavano avvicinando alla capitale.
Come riportato da Renovatio 21, un grande poster con i defunti leader sciiti Nasrallah e Soleimani era stato strappato pubblicamente l’altro giorno.
JUST IN: 🇸🇾 Syrian rebels tear down Soleimani and Nasrallah poster outside Iran’s embassy in Damascus. pic.twitter.com/S4yFLsQISs
— BRICS News (@BRICSinfo) December 8, 2024
L’ambasciata russa, alleata del presidente siriano Bashar Assad insieme all’Iran, rimane operativa a Damasco, secondo l’agenzia di stampa TASS. «Per noi va tutto bene», ha detto all’agenzia un portavoce della missione russa.
Sempre domenica, i media iracheni hanno riferito che Baghdad ha evacuato il personale della sua ambasciata dalla Siria al vicino Libano.
Domenica i jihadisti e altri gruppi antigovernativi hanno affermato di aver preso il controllo di Damasco e che ora il potere in Siria appartiene a loro.
Reuters ha riferito, citando fonti militari, che Assad, che ha guidato il Paese mediorientale per quasi un quarto di secolo, è partito da Damasco sabato sera «per una destinazione sconosciuta».
Il famoso comandante dell’HTS Ahmed Al-Sharaa avrebbe emesso ordini che proibiscono a tutte le forze militanti a Damasco di avvicinarsi alle istituzioni pubbliche o di sparare in aria. Ha continuato dicendo che le istituzioni governative rimarranno sotto la supervisione dell’«ex primo ministro» della Siria, Mohammad al-Jalali, finché non saranno ufficialmente trasferite alle nuove autorità.
Al-Jalali ha dichiarato di essere «pronto a collaborare con qualsiasi leadership scelta dal popolo». Il primo ministro ha aggiunto che rimane nella capitale ed è propenso a sostenere la continuità del governo.
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Immagine screenshot da YouTube
Terrorismo
Nuova misteriosa esplosione ad Aleppo: l’ultima di una serie
A massive explosion at an ammo depot in Aleppo, Syria occurred earlier, with the Syrian government saying the explosion was due to an accident. At the time of writing, all reports that the Israelis conducted a strike on the depot are false. pic.twitter.com/QW7wIT61Zu
— OSINTdefender (@sentdefender) September 20, 2026
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Terrorismo
Alleanza di gruppi armati vuole rovesciare il premier dell’Etiopia
Sette gruppi armati etiopi, tra cui ex avversari sul campo, hanno dato vita a un’alleanza per rovesciare il governo del primo ministro Abiy Ahmed e insediare un’amministrazione di transizione.
L’Alleanza delle Forze Popolari Etiopi per la Sopravvivenza, presentata domenica, comprende il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè (TPLF), il Movimento Nazionale Amhara Fano e l’Esercito di Liberazione Oromo, insieme a quattro formazioni minori.
In una dichiarazione congiunta i gruppi hanno accusato il Partito della Prosperità di Abiy di aver imposto un regime «dittatoriale» e di spingere il Paese dell’Africa orientale verso la disintegrazione. «Noi, le forze popolari che si preoccupano della sopravvivenza del popolo etiope, abbiamo la responsabilità storica di rovesciare questo regime», hanno dichiarato, promettendo un governo di transizione inclusivo incaricato di porre fine a «tutte le guerre» e di organizzare un dialogo nazionale e costituzionale.
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L’alleanza ha invitato le truppe governative e i loro comandanti «a unirsi e a diventare partner nella lotta per salvare il Paese». Ha inoltre chiesto il sostegno delle organizzazioni civiche e della comunità internazionale.
La portavoce di Abiy, Billene Seyoum, ha detto lunedì ll’agenziaa Reuters che i gruppi collaborano da tempo con il sostegno finanziario della vicina Eritrea. Asmara ha più volte smentito le accuse di aiuto a quelle formazioni.
Il governo etiope sostiene che il suo dialogo nazionale serve ad affrontare le divisioni politiche e i conflitti interni.
L’Etiopia ha faticato a trovare una stabilità duratura da quando l’accordo di pace del novembre 2022 ha chiuso la guerra del Tigrè, durata due anni e costata centinaia di migliaia di morti. Fano ha combattuto accanto alle truppe federali contro le forze del Tigrè prima di voltarsi contro il governo nel 2023. L’Esercito di Liberazione Oromo lotta contro le forze federali dal 2018. I nuovi scontri e i presunti attacchi con droni nel Tigrè hanno indebolito ulteriormente l’accordo di pace.
I membri dell’alleanza si sono impegnati a risolvere le loro divergenze «pacificamente». I gruppi Amhara e Tigrè rivendicano in modo opposto il Tigrè occidentale, passato al Tigrè dopo la ridefinizione dei confini regionali all’inizio degli anni Novanta. I nazionalisti Amhara contestano quella ripartizione e le loro forze hanno preso il controllo dell’area durante la guerra del Tigrè.
Lunedì le Nazioni Unite si sono dette «profondamente preoccupate» per il peggioramento della sicurezza in Etiopia, compresa la nascita della nuova coalizione armata e le notizie di insicurezza persistente e attacchi con droni. Il portavoce dell’ONU Stephane Dujarric ha invitato tutte le parti a evitare azioni o parole che possano inasprire ulteriormente le tensioni e a tornare al dialogo, affermando che «l’azione militare non risolverà le divergenze politiche né affronterà le rimostranze di fondo».
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa un’operazione delle forze etiopi avevano arrestato diecine di presunti miliziani ISIS.
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Come riportato da Renovatio 21, il caos dilagato in Etiopia potrebbe aver avuto determinati padrini geopolitici stranieri e soggetti internazionali che vi hanno lucrato non poco: tutto va considerato nell’ottica dell’enantiodromia su suolo africano tra il vecchio potere USA e quello rampante della Repubblica Popolare Cinese, più interessata che mai a continuare il recente dominio stabilito sul Continente Nero.
Il contrasto tra il TPLF e lo Stato etiope aveva portato anche a speciose accuse contro l’attuale direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, già ministro della Salute etiope ed ex dirigente del TPLF, che il capo di Stato maggiore generale Berhanu è arrivato ad accusare addirittura di traffico d’armi.
L’Etiopia è altresì interessata da un conflitto strisciante con il vicino Egitto a causa di una diga che Addis Abbeba vuole porre sul Nilo. Secondo alcuni analisti, tale frizione potrebbe sfociare in una vera e propria guerra, la prima che può chiamarsi apertamente come guerra per l’acqua.
Come riportato da Renovatio 21, la guerra civile ha avuto come effetto collaterale la quasi cancellazione del cristianesimo dal Tigrè.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Terrorismo
Israele cancella la fedina penale del soldato che sparò a un palestinese ferito
Israeli president wipes Elor Azaria’s criminal record, filmed executing wounded Palestinian Abdel Fattah al-Sharif as he lay on the ground pic.twitter.com/k7ojopaXde
— Sarah Wilkinson (@swilkinsonbc) September 20, 2026
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