Essere genitori
Nuova Zelanda, tolta la patria potestà ai genitori che chiedevano trasfusioni di sangue non vaccinati per l’operazione del figlio neonato
In una decisione rilasciata pubblicamente dall’Alta corte di Auckland, capitale della Nuova Zelanda, il giudice ha concesso la «custodia temporanea» del «piccolo Will». Si attende un appello da parte dei genitori.
Will Savage-Reeves è un neonato in Nuova Zelanda che ha bisogno di un intervento al cuore per riparare la stenosi della valvola polmonare.
I suoi genitori Samantha (Sam) e Cole vogliono che si sottoponga a un intervento chirurgico, ma insistono affinché l’ospedale utilizzi il sangue di donatori dedicati che non hanno ricevuto i vaccini COVID-19.
I genitori di Will hanno già organizzato molti, molti donatori indifesi che sono disposti a donare il loro sangue a Will.
Il sangue di donatori non iniettati che i genitori di Will vogliono che l’ospedale utilizzi sarebbe disponibile, e da molti giorni. L’operazione, quindi, dovrebbe e potrebbe essere avvenuta molti giorni fa.
Il caso sta acquistando notorietà internazionale, e pare l’esatta copia di quanto successo in Emilia-Romagna pochi mesi fa, quando il tribunale dei minorenni di Bologna sospesa provvisoriamente la patria potestà alla famiglia modenese che, per questioni etico-religiose, si opponeva alla trasfusione di sangue vaccinato sul figlio che doveva operarsi al cuore.
«La Procura per i minorenni aveva presentato ricorso e il giudice tutelare di Modena aveva ritenuto che ci sono le garanzie di assoluta sicurezza nel sangue fornito dall’ospedale, qualsiasi sia la sua provenienza, rendendo così superabile l’obiezione dei genitori del bambino» scriveva Rainews24. Tuttavia, non ci è chiarissimo come, se l’obiezione è religiosa, c’entrino qualcosa le «garanzie di assoluta sicurezza del sangue fornito dall’ospedale».
Bisogna altresì notare che finora, riguardo alle trasfusioni e alla religione, i casi che i Testimoni di Geova (che rifiutano la trasfusione per questioni religiose) hanno portato in tribunale hanno dato ragione a questi ultimi e non ai dottori, cioè assegnando la primazia alla coscienza del paziente sopra la volontà dei medici e i loro protocolli, anche in casi gravi.
Si è sentito, nel giro degli imbalsamatori che stanno trovando quegli strani «calamari» nelle vene dei morti, qualcuno dire che in un caso di calamaro sanguigno in un non-vaccinato ci sarebbe però di mezzo la trasfusione.
In un’intervista nel programma web Louder with Crowder, il presentatore Stephen Crowder ha chiesto all’imbalsamatore britannico John O’Looney se tale corpo estraneo trovato nel corpo dei morti «potrebbe essere il risultato diretto di COVID e della natura della proteina spike, che, ovviamente, sappiamo che si verifica anche organicamente». L’O’Looney ha risposto e ha detto che nella sua esperienza non ha visto una persona non vaccinata con i coaguli, ma ha detto che un imbalsamatore di nome Richard Hirschman, che come O’Looney ha segnalato la presenza di strani coaguli in persone decedute, ha trovato lo stesso tipo di coaguli in una persona non vaccinata.
L’associazione di Robert Kennedy jr. Children’s Health Defense si è chiesta invece se possiamo dire che le scorte di sangue USA non siano ora completamente contaminate.
«Nonostante i rapporti secondo cui i vaccini COVID-19 causano anomalie del sangue, la Croce Rossa americana e la Food and Drug Administration statunitense continuano a respingere le preoccupazioni che la massiccia campagna di vaccini possa aver contaminato le scorte di sangue del Paese» ha scritto The Defender.
Immagine screenshot da Rumble
Essere genitori
Il Canada propone il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni
Il governo canadese ha avanzato una proposta di legge che proibirebbe l’accesso ai social media per i ragazzi sotto i 16 anni, prevedendo possibili deroghe per le piattaforme in grado di dimostrare l’adozione di «adeguate misure di sicurezza».
Mercoledì, Ottawa ha reso nota tramite un comunicato stampa questa iniziativa normativa, denominata Safe Social Media Act (Legge sulla sicurezza dei social media).
Una volta approvata, la norma costringerebbe i gestori delle piattaforme social a introdurre sistemi di verifica dell’età e a limitare l’esposizione dei minori a contenuti pericolosi, tra cui lo sfruttamento sessuale dei minori, immagini intime non consensuali, incitamento all’autolesionismo, bullismo, incitamento all’odio, violenza e materiale terroristico o estremista.
Il provvedimento regolamenterebbe altresì i chatbot basati sull’IA, obbligandoli a «mitigare il rischio» di esiti nocivi, e imporrebbe alle piattaforme un sistema più efficace di segnalazione nelle situazioni di crisi, per esempio quando gli utenti manifestano l’intenzione di fare del male a se stessi o ad altri.
Verrà inoltre creato un nuovo ente di regolamentazione della sicurezza digitale incaricato di vigilare sull’applicazione e sul rispetto delle regole.
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«Abbiamo visto le gravissime conseguenze che i danni online possono avere. Con l’evoluzione delle tecnologie, dobbiamo garantire che le nostre leggi si adeguino, perché i genitori non possono affrontare queste sfide da soli», ha dichiarato il ministro della Cultura canadese Marc Miller nel comunicato stampa del governo.
La proposta giunge in un contesto di crescente impegno internazionale per disciplinare l’attività online dei minori.
Alla fine dello scorso anno, l’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, TikTok e YouTube. Brasile e Indonesia hanno introdotto limitazioni analoghe a maggio.
Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha avviato un iter legislativo per proibire l’uso dei social media ai minori di 15 anni, benché la misura non abbia ancora completato il percorso parlamentare. Anche altri Stati, tra cui Regno Unito, Austria e Danimarca, stanno elaborando restrizioni simili.
Negli ultimi mesi, i giganti dei social media come Meta Platforms, TikTok e YouTube sono stati al centro di critiche sempre più aspre, anche in seguito a una rilevante causa per responsabilità da prodotto intentata a Los Angeles, basata sull’accusa di aver progettato intenzionalmente le proprie piattaforme per generare dipendenza nei bambini.
Nei documenti depositati in tribunale si sostiene inoltre che Facebook non abbia sorvegliato in modo adeguato gli account coinvolti nello sfruttamento sessuale e nel traffico di minori, con alcuni contenuti illeciti che sarebbero rimasti online nonostante fossero state segnalate 16 violazioni.
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Essere genitori
I bambini che libereranno Faccetta nera
Pope Leo does the ‘67’ meme in new video. pic.twitter.com/nnaPtFa36L
— Pop Base (@PopBase) May 17, 2026
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Epidemie
Genitori condannati per aver isolato i figli per 4 anni per paura del COVID
Una coppia di genitori tedeschi, residenti nel Nord della Spagna, sconterà diversi anni di carcere per aver tenuto i loro tre figli rinchiusi in una «casa degli orrori», sostenendo che vivevano nel terrore del virus COVID-19.
La coppia, composta dal reclutatore tecnologico freelance tedesco Christian Steffen, 54 anni, e dalla moglie tedesca nata negli Stati Uniti Melissa Ann Steffen, 49 anni, emigrati in Spagna dalla Germania nel 2021, è stata arrestata nell’aprile del 2025 dopo che si è scoperto che tenevano in quarantena il figlio di 10 anni e i due gemelli di 8 anni in una casa in affitto vicino alla periferia di Oviedo.
Marito e moglie, accusati di violenza domestica con abusi psicologici abituali, abbandono di minore e sequestro di persona, sono stati condannati a due anni e dieci mesi di reclusione, ma assolti dall’accusa di sequestro di persona. Ai genitori è inoltre vietato comunicare con i figli o esercitare i propri diritti genitoriali per i prossimi tre anni e mezzo, e dovranno anche risarcire ciascun figlio con 30.000 euro.
I pubblici ministeri hanno accusato i genitori di aver tenuto i figli rinchiusi in casa per quattro anni, privandoli di istruzione, condizioni igieniche adeguate, cure mediche appropriate e normali interazioni umane.
«Non sono mai usciti di casa, nemmeno nel giardino, per quasi quattro anni a causa del timore infondato che gli imputati nutrivano e che avevano instillato nei loro figli, di poter essere infettati da qualcosa», ha sostenuto il pubblico ministero, secondo quanto riportato da SUR In English.
«Gli imputati non hanno mai iscritto i figli a scuola in Spagna e questi hanno imparato da soli o con l’aiuto dei genitori, con il risultato che i figli più piccoli, che avevano otto anni quando sono stati ritrovati, non sapevano né leggere né scrivere (…) Inoltre, i bambini non hanno ricevuto alcun controllo sanitario: l’ultima volta che sono stati visitati da un medico è stato nel 2019, e sono stati gli imputati a doversi occupare della diagnosi e del trattamento dei loro problemi quando si sono presentati».
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La scoperta dei bambini nella casa è avvenuta dopo che un vicino ha segnalato di aver sentito voci e urla di bambini provenire dall’abitazione, senza però vederne alcuno.
Durante la sorveglianza dell’abitazione, la polizia ha notato cumuli di immondizia in fondo alle scale che, a loro dire, sembravano «essere stati gettati giù dal piano superiore e mai portati all’esterno».
Quando la polizia è entrata in casa, ha constatato: «non avevano televisione, né dispositivi elettronici per i bambini, quasi nessun gioco, nemmeno scarpe della loro misura; le scarpe che avevano erano della stessa misura che portavano quattro anni prima, quando erano arrivati».
I bambini dormivano in culle troppo grandi per loro, e secondo l’accusa presentavano problemi di controllo della vescica e dell’intestino a causa dell’uso prolungato dei pannolini.
«I bambini camminavano curvi, con le gambe arcuate, avevano difficoltà a salire e scendere le scale e presentavano irritazioni cutanee e onicomicosi», ha dichiarato il pubblico ministero.
«Uno di loro aveva una leggera gobba. Quando sono usciti, una volta scoperta la loro situazione, i bambini sono rimasti sorpresi dall’ambiente circostante».
Una volta usciti di casa, i bambini sarebbero rimasti disorientati dal mondo esterno, e la polizia ha riferito: «Toccavano l’erba, respiravano come se non l’avessero mai fatto prima in vita loro, hanno visto una lumaca e ne sono rimasti completamente affascinati», secondo quanto riportato da El País. All’interno del centro di detenzione minorile, i ragazzi sono stati descritti come «affascinati dalla televisione» e stanno ricevendo cure psicologiche.
La difesa dei genitori ha sostenuto che questi non avessero rinchiuso i figli per cattiveria, bensì per una «paura insormontabile» del virus COVID.
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Immagine generata artificialmente
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