Geopolitica
Putin: Israele il grande vincitore in Siria
Il principale beneficiario della crisi in corso in Siria è Israele, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin, commentando l’incursione dell’esercito israeliano nel paese vicino dopo la caduta del governo di Bashar Assad.
Nel suo discorso alla conferenza stampa annuale di fine anno, giovedì, Putin ha sottolineato che, sebbene le preoccupazioni di Israele in materia di sicurezza nazionale siano comprensibili, la Russia condanna fermamente qualsiasi cattura di territori siriani, riferendosi alla recente avanzata di Israele sulle alture del Golan e oltre.
«Si può avere qualsiasi atteggiamento nei confronti di ciò che Israele sta facendo», ma «la Russia condanna la presa di qualsiasi territorio siriano”, ha detto Putin. «Questo è ovvio. La nostra posizione qui è ferma», ha aggiunto.
🚨🇷🇺 PUTIN: ISRAEL’S THE REAL WINNER IN SYRIA
“Turkey has been trying to safeguard its safety on its southern frontiers and create conditions for the return of the refugees back home from its own territory to the Syrian land.
The main beneficiary of this Syrian development, I… https://t.co/BaOvga8lnF pic.twitter.com/IiO6nGYNlz
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) December 19, 2024
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Allo stesso tempo, Putin ha riconosciuto che Israele sta risolvendo i problemi legati alla sua sicurezza nazionale e ha espresso la speranza che lo Stato Ebraico ritiri prima o poi le sue truppe dal territorio siriano.
Putin ha tuttavia osservato che finora Israele sta solo inviando più truppe oltre confine e ha espresso preoccupazione per il fatto che non solo non ha intenzione di lasciare la zona, ma apparentemente sta pianificando di occupare le alture del Golan.
«La popolazione locale ha persino recentemente presentato una richiesta di essere annessa allo Stato ebraico», ha detto Putin, sottolineando che questo crea un problema completamente diverso e che la questione della disintegrazione della Siria dovrebbe essere risolta in conformità con la carta delle Nazioni Unite, che dà alle nazioni il diritto all’autodeterminazione.
Dopo il crollo del governo di Assad, Israele ha effettuato centinaia di attacchi aerei contro porti, aeroporti e depositi di armi siriani e ha fatto avanzare le sue truppe oltre la zona demilitarizzata sulle alture del Golan.
Il primo ministro israeliano Beniamino Netanyahu ha spiegato che lo Stato ebraico non può permettere che gruppi jihadisti colmino il vuoto creato al confine siriano e minaccino le comunità israeliane sulle alture del Golan. Da allora, il governo israeliano ha anche approvato un piano per raddoppiare la popolazione ebraica delle alture del Golan e rafforzare la regione. «Continueremo a tenercela stretta, a farla fiorire e a stabilirci lì», si legge in una dichiarazione del capo del governo israeliano.
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi giorni Israele ha rifiutato di lasciare la zona cuscinetto della parte meridionale della Siria., dove. è stato dichiarato le truppe israeliane istituiranno una «zona sterile di difesa» per prevenire qualsiasi «minaccia terroristica» dopo la caduta del governo dell’ex presidente siriano Bashar Assad.
Parlando mercoledì a Channel 4, un portavoce di HTS si è rifiutato condannare apertamente gli attacchi israeliani, limitandosi ad affermare che il gruppo vuole che «tutti» rispettino la sovranità della «nuova Siria».
Come riportato da Renovatio 21, il villaggio druso di Hader, in territorio siriano, sta chiedendo di essere annesso allo Stato di Israele temendo la violenza dei nuovi dominatori sunniti takfiri contro le minoranze.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Nonostante le pressioni USA, la Siria per ora è «non disposta né preparata» ad attaccare il Libano e Hezbollah
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Geopolitica
AfD chiede che l’Ucraina paghi riparazioni di guerra
Gli europei, e in particolare i tedeschi, hanno sostenuto costi enormi per sostenere lo sforzo bellico ucraino senza ottenere, fino a oggi, benefici tangibili in cambio. Lo sostie Alice Weidel, leader di Alternativa per la Germania (AfD).
La co-leader dell’AfD Alice Weidel ha risposto con durezza alla proposta del cancelliere Friedrich Merz di concedere all’Ucraina lo status di membro associato dell’Ue. «Dobbiamo sapere come si è arrivati a questo atto di terrorismo di Stato contro la nostra infrastruttura più importante, i gasdotti Nord Stream, e quale ruolo abbia avuto l’Ucraina», ha dichiarato la Weidel. «Il flusso dei pagamenti dovrebbe in realtà muoversi nella direzione opposta».
La leader AfD ha quindi chiesto che Kiev paghi un risarcimento alla Germania per i danni subiti dalla perdita dei combustibili fossili russi a basso costo, che ha colpito non solo Berlino ma l’intera economia europea. «L’Ucraina deve risarcire la Repubblica Federale», ha affermato, «perché abbiamo subito danni enormi – e così anche l’Europa nel suo complesso».
La Weidel ha sollevato una questione che trova eco in ampi settori dell’opinione pubblica tedesca: il bilancio economico del conflitto per il Vecchio Continente. Secondo stime accreditate, l’Ue ha stanziato centinaia di miliardi di euro in aiuti militari, finanziari e umanitari a Kiev e per l’accoglienza dei rifugiati. Se si aggiungono i maggiori costi energetici – inclusi quelli per il gas russo ancora acquistato tramite rotte alternative – il totale si avvicina o supera, secondo alcune analisi, i mille miliardi di dollari.
In cambio, l’Europa ha ottenuto finora limitati contratti di ricostruzione e forniture di armamenti, mentre i benefici strategici o economici restano per ora incerti.
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La richiesta di riparazioni avanzata dalla Weidel ha anche un risvolto politico. Berlino aveva chiesto l’anno scorso l’estradizione dalla Polonia di un sospettato ucraino per il sabotaggio del Nord Stream, richiesta respinta dal giudice. L’episodio ha alimentato sospetti sulla possibile responsabilità di Kiev, anche se diverse inchieste giornalistiche e ricostruzioni indipendenti hanno in seguito ridimensionato o smentito tale ipotesi. Il noto giornalista investigativo premio Pulitzer Seymour Hersh, citando fonti anonime, aveva invece attribuito l’operazione agli Stati Uniti.
La Weidel ha usato la vicenda per mettere sotto accusa l’intera linea europea di sostegno all’Ucraina. Una politica che, secondo la co-leader dell’AfD, è guidata da motivazioni ideologiche più che da un calcolo razionale di costi-benefici, con i cittadini europei chiamati a pagare il conto.
In Germania questa narrazione sta trovando terreno fertile. L’AfD è oggi il partito più popolare del Paese e continua a guadagnare consensi, presentandosi come una delle poche forze politiche – insieme all’Alleanza Sahra Wagenknecht – che denuncia apertamente i costi del conflitto ancora in corso. L’economia tedesca ha visto azzerarsi la crescita e molti analisti parlano di recessione tecnica già in atto o imminente, con possibili ripercussioni sull’intera Ue.
La Weidella sa bene che un risarcimento da parte di Kiev è altamente improbabile. La sua retorica mira però a un obiettivo più ampio: far emergere tra i tedeschi la percezione che il loro Paese abbia sostenuto sacrifici sproporzionati senza ottenere vantaggi concreti. Quanto più questa consapevolezza si diffonderà, tanto più crescerà il sostegno a chi promette un cambio radicale di rotta sulla politica ucraina.
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Immagine di Olaf Kosinsky via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 3.0-de
Geopolitica
Due morti in una sparatoria nel quartiere ebraico di Montreal
🇨🇦 More footage from the scene in Montreal shows police everywhere.
It’s a chaotic situation, and while it’s not confirmed, it looks like the shooter is still inside. Writer: Daniyalhttps://t.co/CgrAxOISEt https://t.co/ufD6XHcCdc — Mario Nawfal (@MarioNawfal) June 22, 2026
🚨 HORROR FOOTAGE: TERROR IN MONTREAL – ARMED SUSPECT IN CAMO CLOTHING OPENS FIRE ON POLICE pic.twitter.com/OJYWY50547
— Breaking911 (@Breaking911) June 22, 2026
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