Nucleare
Putin dichiara il potenziamento dell’arsenale nucleare russo
La Russia migliorerà il suo arsenale nucleare in quanto è il principale garante della sicurezza nazionale della Federazione Russa, ha rivelato venerdì il presidente Vladimir Putin.
Il commento del vertice del Cremlino arriva nel mezzo delle crescenti tensioni tra Mosca e l’Occidente sul conflitto in Ucraina, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati continuano ad armare Kiev sostenendo di non essere parte del conflitto.
Putin ha avvertito che la Russia utilizzerà tutti i mezzi a disposizione per difendersi qualora fosse in gioco l’esistenza dello Stato. Citando la necessità di inviare un messaggio all’Occidente, il Cremlino il mese scorso ha ordinato ai militari di effettuare esercitazioni per l’impiego di armi nucleari non strategiche.
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«Abbiamo in programma di sviluppare ulteriormente la triade nucleare come garanzia di deterrenza strategica e per preservare l’equilibrio di potere nel mondo», ha detto Putin venerdì in un incontro di laureati delle istituzioni militari.
La «triade nucleare» si riferisce alla combinazione di missili balistici intercontinentali terrestri, missili balistici lanciati da sottomarini e bombardieri strategici, che possono tutti trasportare carichi nucleari. Questi sistemi d’arma garantiscono che un potenziale nemico non possa distruggere le forze nucleari di una nazione con un attacco di primo colpo.
Putin ha avvertito questa settimana che la sconfitta strategica voluta dall’Occidente sta a significare né più né meno «la fine» dello Stato russo, anche se ha aggiunto di ritenere che sconfiggere la Russia sia impossibile a causa dell’unità del suo popolo, scrive RT.
Una tale minaccia, tuttavia, garantisce che la Russia vada «fino in fondo» per raggiungere i suoi obiettivi in Ucraina, ha aggiunto.
Il fatto che Putin parla dell’intenzione occidentale di distruggere lo Stato russo non è casuale: per la dottrina atomica di Mosca l’uso delle armi nucleari è consentito sono se previamente attaccati o se è minacciata l’esistenza stessa dell’apparato della Federazione Russa.
Putin ha ripetutamente affermato che qualsiasi conflitto che coinvolga l’uso di armi nucleari avrebbe conseguenze disastrose per l’umanità. All’inizio di giugno aveva affermato che la Russia «non brandisce» armi nucleari e ha espresso la speranza che «non si arrivi mai» ad uno scambio nucleare tra Mosca e l’Occidente.
La dottrina nucleare russa afferma che tali armi possono essere utilizzate solo in presenza di una «minaccia alla sovranità e all’integrità territoriale» del Paese, ha osservato allora, ma ha aggiunto che Mosca sta valutando la possibilità di modificare tale dottrina.
Giovedì, parlando ad Hanoi, Putin ha sostenuto che l’Occidente sembra stia lavorando su armi a basso rendimento per abbassare la soglia nucleare. Alla domanda se Mosca potesse includere una clausola sulla possibilità di lanciare un attacco nucleare preventivo, Putin ha detto che la Russia non ha bisogno di un primo attacco, «perché il nostro attacco di risposta è garantito per distruggere qualsiasi aggressore».
Putin ha lasciato fuori dal discorso il fatto che la Russia gode ora di un vantaggio strategico definitivo: i missili ipersonici, che possono trasportare testate nucleari a velocità tali da non essere intercettabili in alcun modo.
Le armi ipersoniche hanno sancito la fine dell’equilibrio tra le superpotenze nucleari. Gli stessi vertici militari americani hanno anche riconosciuto, recentemente, che la cosiddetta deterrenza atomica (l’idea che nessuno vuole davvero attaccare, per paura di essere distrutto) non esiste più.
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Due anni fa l’ammiraglio Charles Richard, il comandante uscente del Comando Strategico degli Stati Uniti, in una conferenza aveva lasciato trasparire la sua preoccupazione riguardo il fatto che l’attuale costrutto di deterrenza nucleare degli Stati Uniti possa non funzionare sia contro la Russia che contro la Cina, che descrive come potenze nucleari «quasi pari» con cui gli Stati Uniti sono in concorrenza.
Come riportato da Renovatio 21, la dottrina nucleare russa era stata ribadita più volte durante il corso del conflitto ucraino. Il Cremlino aveva dichiarato ad aprile 2022 che l’Ucraina stava sviluppando armi atomiche, mentre in Polonia, in quei giorni, si ipotizzava su di una fornitura a Kiev di bombe termonucleari. Il portavoce della presidenza russa Dmitrij Peskov a inizio conflitto aveva detto pubblicamente che l’operazione militare speciale di Mosca serviva ad impedire la guerra nucleare.
Sono avanzate a Mosca in questi mesi riflessioni sull’uso delle atomiche e sui cambi della dottrina nucleare come quelle del politologo, membro onorario del presidio del Consiglio Russo per la Politica Estera e di Difesa (SVOP) Sergej Karaganov, il quale ha più volte sollevato in diversi articoli la questione delle armi nucleari e ha suggerito alla Russia di prendere in considerazione la possibilità di effettuare, prima o poi, attacchi nucleari preventivi contro obiettivi in Europa.
Putin poco prima dell’inizio delle ostilità, Putin aveva parlato di una «guerra nucleare in Europa senza vincitori».
Con l’attacco da parte di droni ucraini (cioè, occidentali) ad Armavir, un sito militare russo nella zona di Krasnodar adibito ai radar per i missili balistici intercontinentali atomici americani in arrivo, pare essere partita di fatto un’escalation verso la distruzione nucleare di cui pochissimi stanno davvero cercando di parlare.
Un nuovo studio degli scienziati della Rutgers University pubblicato due mesi fa rivela che più di cinque miliardi di persone morirebbero di fame a seguito di uno scambio di armi atomiche tra USA e Russia.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Nucleare
L’ondata di calore che sta devastando l’Europa provoca un blocco delle centrali nucleari
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Nucleare
Il Pentagono sta valutando un mega-raid per rubare le scorte nucleari dell’Iran
Il Pentagono starebbe valutando quella che potrebbe diventare «l’operazione più sofisticata della storia militare» per impadronirsi delle scorte di uranio arricchito dell’Iran. Lo riporta il New York Post citando alcune fonti.
Una fonte a conoscenza dei fatti ha riferito alla testata che il piano prevede l’invio di migliaia di soldati di terra per assaltare siti nucleari pesantemente fortificati, mentre una piccola squadra di commando d’élite sarebbe incaricata del recupero vero e proprio.
Non è chiaro dove si trovi attualmente l’uranio arricchito iraniano, materiale che potrebbe risultare fondamentale per la realizzazione di armi nucleari. Teheran dispone di quattro importanti impianti nucleari a Fordo, Natanz, Isfahan e sul Monte Piccone (chiamato in lingua anglica «Pickaxe Mountain»). I primi tre erano stati colpiti da attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele lo scorso anno. Dei circa 440 kg di uranio arricchito, si ritiene che circa 200 kg siano stoccati in tunnel sotterranei alla periferia di Isfahan, mentre ulteriori quantitativi si troverebbero a Natanz.
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A marzo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato che le scorte di uranio altamente arricchito di Teheran rimangono sepolte «sotto le macerie» degli impianti colpiti dagli attacchi statunitensi e israeliani, aggiungendo che l’Iran al momento «non ha alcun piano» per recuperarle o diluirle.
Quanto al Monte Piccone, complesso fortemente fortificato scavato nella roccia granitica, era stato risparmiato dagli attacchi dello scorso anno perché all’epoca risultava ancora in costruzione e in gran parte vuoto. Secondo alcune fonti, però, la struttura sarebbe stata successivamente rinforzata e gli Stati Uniti e Israele ipotizzano che l’Iran possa aver spostato centrifughe – e potenzialmente uranio – a maggiori profondità, sebbene si ritenga che il sito non sia ancora pienamente operativo.
Secondo il tabloide neoeboraceno, le truppe regolari statunitensi avrebbero il compito di assaltare gli impianti e costituire un perimetro difensivo. Nel frattempo forze molto più ridotte, tra cui il Silver Squadron del SEAL Team 6, il 2° Battaglione Ranger dell’Esercito e la 21ª Compagnia di Artiglieria, si occuperebbero della gestione e del trasporto del materiale una volta estratto dall’impianto di Fordo, in gran parte distrutto, e dal sito di Isfahan, gravemente danneggiato.
L’operazione richiederebbe a squadre di terra di disinnescare trappole esplosive e riaprire gli ingressi dei tunnel crollati, mentre aerei da guerra statunitensi avrebbero il compito di stabilire il controllo totale di un corridoio aereo per il trasporto dell’uranio.
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«Mi dispiace dirlo, ma credo che il modo più probabile per sbarazzarsi del materiale nucleare iraniano, almeno di quello che possiedono attualmente, sia un’operazione militare, perché i negoziati non stanno portando a nulla in tempi brevi», ha dichiarato Joseph Rodgers, vicedirettore del Center for Strategic and International Studies, al NYP. Ha definito il potenziale raid potenzialmente «l’operazione più sofisticata della storia militare», sottolineando la complessità logistica di operare in profondità in territorio ostile proteggendo al contempo molteplici siti sensibili.
«Si tratterebbe di un’operazione logisticamente complessa e difficile in un contesto ostile», ha aggiunto Rodgers. «L’esercito iraniano è piuttosto devastato, ma è comunque più sofisticato dei cubani che proteggevano Maduro».
Il New York Times aveva riportato il mese scorso che si ritiene che gran parte dell’uranio iraniano sia sepolto così in profondità che persino le bombe anti-bunker più potenti degli Stati Uniti potrebbero non riuscire a distruggerlo, avvertendo che un’operazione di recupero comporterebbe rischi considerevoli, poiché l’uranio può diventare altamente tossico se esposto all’umidità.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Nucleare
Ex generale tedesco: ci stiamo avvicinando a una guerra nucleare che distruggerà la civiltà
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