Geopolitica
Putin avverte le truppe USA presenti sul teatro ucraino
La Russia tratterà tutte le truppe americane inviate in Ucraina come invasori e Washington lo sa, ha detto mercoledì il presidente Vladimir Putin in un’intervista al giornalista Dmitrij Kiselev, il capo del gruppo mediatico internazionale governativo Rossija Segodnja.
Il leader russo ha ribadito la sua posizione secondo cui la presenza di forze militari straniere in Ucraina – così come la fornitura di armi occidentali – non cambierà la situazione sul campo di battaglia né impedirà a Mosca di raggiungere i suoi obiettivi.
«Gli Stati Uniti hanno annunciato che non invieranno truppe. Sappiamo cosa sono le truppe americane sul territorio russo: sono interventiste. Lo tratteremo in questo modo, anche se compaiono sul territorio dell’Ucraina. Lo capiscono», ha osservato Putin.
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Ha continuato dicendo che le forze armate occidentali sono da tempo presenti sul terreno in Ucraina e che sono cresciute in numero dopo il colpo di Stato sostenuto dall’Occidente a Kiev nel 2014, che ha messo l’Ucraina in rotta di collisione con la Russia.
«Ora sono presenti sia direttamente che sotto forma di consiglieri, sono presenti sotto forma di mercenari stranieri e subiscono perdite. Ma se parliamo di contingenti militari ufficiali di stati stranieri, allora sono sicuro che ciò non cambierà la situazione sul campo di battaglia», ha concluso il presidente.
La settimana scorsa, il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha affermato che lo spiegamento di truppe NATO in Ucraina «non è impensabile». Stava commentando una dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron, che alla fine del mese scorso aveva dichiarato di «non poter escludere» la possibilità che soldati del blocco militare guidato dagli Stati Uniti venissero inviati per aiutare Kiev.
I commenti di Macron hanno scatenato un’ondata di smentite da parte di alti funzionari degli stati membri della NATO, tra cui Regno Unito, Repubblica Ceca, Finlandia. Svezia che hanno insistito sul fatto di non avere piani del genere. La settimana scorsa la Polonia ha chiarito che non avrebbe inviato truppe in Ucraina. La Germania si è tirata indietro, mentre il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha dichiarato che Macron non parla a nome dell’Alleanza Atlantica.
Il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov, nel frattempo, ha avvertito il mese scorso che l’arrivo di un contingente militare occidentale in Ucraina renderebbe uno scontro diretto tra NATO e Russia non solo «possibile», ma «inevitabile».
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Putin in passato si era già scagliato contro la presenza di personale militare americano – «addestratori», ufficialmente nei luoghi di conflitto. Nel 2008, durante un’intervista nella sua dacia di Sochi mentre avanzava la piccola guerra con la Georgia per i russi di Abcazia e l’Ossezia attaccati dalle truppe del burattino neocon Mikheil Saak’ashvili, Putin stupì il giornalista dicendo che le forze russe avevano già trovato e fermato, tra le file georgiane, persone con passaporto statunitense.
Come riportato da Renovatio 21, con un denso reportage fatto uscire sul New York Times, gli USA hanno di fatto ammesso la presenza di corpose basi CIA nel territorio ucraino sin dal golpe di Maidan.
In una manovra parallela, l’artefice della situazione ucraina, l’ex vicesegretario di Stato Victoria Nuland, è stata repentinamente rimossa dal suo incarico.
Negli ultimi giorni qualcuno sta facendo tuttavia circolare la storia per cui Biden avesse nell’ottobre 2022 informazioni riservate per cui la Russia avrebbe sganciato una bomba atomica tattica su suolo ucraino.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Cuba potrebbe attaccare Guantanamo Bay
Las amenazas de agresión militar contra #Cuba de la mayor potencia del planeta son conocidas.
Ya la amenaza constituye un crimen internacional. De materializarse, provocará un baño de sangre de consecuencias incalculables, más el impacto destructivo para la paz y la estabilidad… — Miguel Díaz-Canel Bermúdez (@DiazCanelB) May 18, 2026
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Geopolitica
La Turchia propone un oleodotto da 1,2 miliardi di dollari per rilanciare la logistica NATO
La Turchia ha «proposto la costruzione di un gasdotto da 1,2 miliardi di dollari (1 miliardo di euro) per uso militare, al fine di soddisfare il fabbisogno energetico degli alleati sul fianco orientale europeo della NATO». Lo riporta Bloomberg, che cita fonti a conoscenza della questione.
«A seguito della spinta dell’alleanza ad espandere la propria rete di oleodotti militari, Ankara propone la costruzione di un nuovo collegamento tra Turchia e Romania attraverso la Bulgaria», hanno affermato fonti che hanno parlato a condizione di anonimato, aggiunge il rapporto.
Secondo fonti interne, la rotta turca potrebbe costare solo un quinto delle alternative proposte, in un contesto in cui ultimamente sono state avanzate diverse proposte di percorsi alternativi, in particolare attraverso la Grecia o i paesi confinanti con la Romania a ovest.
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Secondo quanto riferito da alcuni funzionari, la guerra in corso della Russia in Ucraina e l’escalation del caos in Medio Oriente, compresi i recenti shock di approvvigionamento dovuti alla chiusura di fatto dello Stretto di Ormuzzo, hanno costretto la NATO a rendersi conto che il suo attuale modello di approvvigionamento di carburante è pericolosamente fragile.
La proposta, presentata in tono discreto, precede l’attesissimo vertice NATO del 2026, che si terrà ad Ankara il 7 e l’8 luglio. Sarà la seconda volta che la Turchia ospiterà il principale vertice annuale dell’Alleanza.
Fonti hanno esplicitamente affermato che questo gasdotto sarà destinato al 100% all’uso militare. La capacità esatta, le portate e le specifiche tecniche sono tenute rigorosamente segrete, senza alcuna dichiarazione ufficiale da parte del ministero della Difesa turco.
Più in generale, la Turchia è da tempo considerata fondamentale per ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, grazie alla sua posizione geografica eurasiatica e al fatto di possedere il secondo esercito più grande della NATO.
I media e gli esperti turchi si sono dati da fare per enfatizzare il ruolo della Turchia nel rimodellare l’alleanza, anche in occasione di un evento tenutosi questa settimana a Washington.
L’evento, intitolato «L’alleanza turco-americana al centro della nuova geopolitica della NATO», è stato organizzato dalla Direzione delle Comunicazioni della Turchia e dalla Fondazione per la Ricerca Politica, Economica e Sociale (SETA) e moderato da Kadir Üstün, direttore esecutivo di SETA a Washington.
Il panel si è svolto in vista del vertice NATO del 2026, in programma il 7 e 8 luglio ad Ankara, e rappresenta la seconda volta che la Turchia ospita un vertice NATO, dopo Istanbul nel 2004. Il direttore della comunicazione, Burhanettin Duran, ha aperto il panel con un videomessaggio. «Nel nostro percorso di 74 anni con la NATO, abbiamo affrontato molte sfide e difficoltà. Ogni volta, nel rispetto del principio di lealtà reciproca, siamo riusciti a superare queste prove», ha affermato il Duran.
«Grazie alla sua posizione geostrategica, alla sua capacità militare e alle sue doti di deterrenza, il nostro Paese è stato uno Stato centrale indispensabile nell’architettura di difesa collettiva della NATO e un fattore di equilibrio geopolitico dalla Guerra Fredda ad oggi» ha aggiunto il Durano.
In relazione a ciò, e in cima all’agenda, ci sarà lo sfruttamento della posizione strategica della Turchia e della sua capacità di fornire rotte energetiche alternative che riducano progressivamente la capacità della Russia di influenzare la politica energetica europea.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Colono israeliano ripreso in brutale attacco con un contadino palestinese
An Israeli settler abducted and restrained a Palestinian farmer in the occupied West Bank, in the latest incident of settler violence targeting Palestinian civilians pic.twitter.com/yqlXfceE0h
— Government Communication Center (@pal_gcc_en) May 16, 2026
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Organizzazioni per i diritti umani, le Nazioni Unite e numerosi analisti sostengono che alcuni coloni ricorrono alla violenza, all’intimidazione e alla distruzione di proprietà per cacciare i palestinesi dalle terre contese o per vendicarsi degli attacchi palestinesi. Secondo le Nazioni Unite, circa 40.000 palestinesi sono stati sfollati in Cisgiordania dall’inizio del 2025, a causa dell’intensificarsi delle operazioni militari israeliane, delle demolizioni di case e dei crescenti attacchi da parte dei coloni. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, almeno 47 palestinesi sono stati uccisi quest’anno dalle forze israeliane o dai coloni nella Cisgiordania occupata. Le organizzazioni per i diritti umani affermano che la giustizia è ancora rara e che la maggior parte delle indagini si conclude senza incriminazioni o condanne. Funzionari israeliani, tra cui il premier Benjamino Netanyahu, hanno condannato gli attacchi dei coloni definendoli azioni di una «minoranza» di «estremisti». I critici, tuttavia, sostengono che la debolezza delle forze dell’ordine, l’espansione degli insediamenti e l’influenza dei partiti di estrema destra filo-coloniali abbiano contribuito a creare un clima di crescente impunità.Israeli settlers torched a Palestinian farmer’s vehicle and tractor in the town of Surif, in the south of the occupied West Bank, in the early hours of May 17, amid rising settler violence against Palestinians and their property pic.twitter.com/EqW6JO7kWq
— TRT World (@trtworld) May 17, 2026
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