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Epidemie

Psico-scuola, psico-pandemia, biototalitarismo

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Il pandemonio più socio-politico che sanitario che si è abbattuto sulle nostre vite poco meno di un anno fa, oltre a violentarne usi e costumi che pensavamo incomprimibili perché consustanziali all’umana natura, ha finito anche per rimescolare l’organigramma dei rapporti interpersonali di ciascuno di noi.

 

C’è chi si è affidato cadavericamente alla tutela televisiva, rinunciando a priori – per ignavia, per paura, per pigrizia o per convenienza – all’esercizio del pensiero in proprio. Costui si è trovato automaticamente e felicemente arruolato nell’esercito regolare dei cittadini responsabili e, per contratto, è tenuto a stanare e depennare dall’agenda i nuovi nemici esistenziali, reducti ad unum senza troppi complimenti nell’unico grande nemico oggettivo della società terapeutica: il mostro negazionista, antivaccinista, complottista. Trumpista pure, giusto per non farsi mancare nulla.

C’è chi si è affidato cadavericamente alla tutela televisiva, rinunciando a priori – per ignavia, per paura, per pigrizia o per convenienza

 

A tal punto giunge la semplificazione primitiva abbracciata dal popolo degli appecoronati, irretiti dal terrorismo di regime fino a cedere tutto – libertà, vita, affetti, lavoro, salute: crepi l’avarizia – in cambio del mantenimento artificioso della paura salvifica, quella che protegge dal Male Unico e dall’untore diffuso.

 

C’è chi, per contro, alla confortevole teledipendenza preferisce la piana ma scomoda osservazione della realtà e si ritrova ipso facto nelle fila dei sovversivi tanto pericolosi da meritare l’apartheid sociale e sinanco familiare.

 

Dal canto suo costui – che invero non nega nulla tranne l’impostura autoevidente che marcia su di noi a passo totalitario – non può non ammettere che la separazione dai propri ex simili è cosa purtroppo ineluttabile, visto il muro di incomunicabilità che il bigottismo virale (inteso come cieca devozione, e contagiosa, ai dogmi mediatici e scientisti, benedetti pure dai gerarchi postcattolici, of course) ha eretto trasversalmente a ogni appartenenza e a ogni vincolo pregresso.

L’esercito regolare dei cittadini responsabili  che, per contratto, è tenuto a stanare e depennare dall’agenda i nuovi nemici esistenziali, reducti ad unum senza troppi complimenti nell’unico grande nemico oggettivo della società terapeutica: il mostro negazionista, antivaccinista, complottista. Trumpista pure

 

Questa divaricazione sociale non è destinata a rientrare, bensì ad aumentare sempre di più. Dividerà amicizie, affetti, famiglie. Genererà dolore, lo compenserà in parte col conforto di stringere legami imprevisti e tanto forti quanto l’emergenza (più socio-politica che sanitaria, appunto) impone, e la gravità del momento accelera.

 

Del resto, c’è un precedente storico al quale la fenomenologia dell’ora presente si avvicina sempre di più ed è quell’universo concentrazionario i cui connotati deformi e disumani sono ormai minacciosamente prossimi a quelli del nostro universo quotidiano.

 

Il reticolato ha mutato sostanza, ma l’Arcipelago Gulag non è un capitolo chiuso, e anche di questo dovremo tenere conto.

 

 

Psicologi e psicopoliziotti

Nel great reset del mio microcosmo personale, mi è toccato (in parte) ricredermi su una categoria che consideravo – lo confesso – integralmente degenere.

Questa divaricazione sociale non è destinata a rientrare, bensì ad aumentare sempre di più. Dividerà amicizie, affetti, famiglie. Genererà dolore

 

Non so bene se alcuni psicologi che ho conosciuto di recente siano da considerarsi un errore di sistema, e propendo per ritenere di sì, ché l’eccezione c’è sempre e da sempre serve a confermare la regola: ci sono i casi in cui l’uomo, con la sua coscienza, prevale sulla (pur performante) formazione ricevuta, resiste all’ambiente bazzicato e, nell’ora della verità, mostra se stesso. Come che sia, la notizia è che esiste una minoranza di psicologi rigorosi, di buon senso, buon cuore e buona volontà. Le loro armi e la loro esperienza sul campo ci sono preziosi.

 

Non sono loro quelli che l’ordine professionale – che, come tutti gli ordini professionali, appare ridotto a un grumo di potere corporativo, dispotico e asservito a logiche politiche, economiche e ideologiche – sguinzaglia tra la gente per convertirla al ben-pensiero universalmente obbligatorio. Grazie al Covid si è aperta infatti, per i mercenari di categoria, un’altra grande occasione di arrembaggio, con annessi introiti e visibilità sociale, ovvero carriera.

 

Un nuovo esercito di soccorritori della psiche è stato allestito dalle istituzioni scolastiche per abbordare i più giovani nel loro luogo di lavoro: col pretesto dell’emergenza e dei suoi innegabili effetti destabilizzanti; col mandato tacito, ma inequivoco, di scrutare nella loro intimità e, magari, risalire a ritroso ai bachi dell’ambiente nel quale sono stati cresciuti e formati, in primis ovviamente quello familiare.

Un nuovo esercito di soccorritori della psiche è stato allestito dalle istituzioni scolastiche per abbordare i più giovani nel loro luogo di lavoro: col pretesto dell’emergenza e dei suoi innegabili effetti destabilizzanti; col mandato tacito, ma inequivoco, di scrutare nella loro intimità e, magari, risalire a ritroso ai bachi dell’ambiente nel quale sono stati cresciuti e formati, in primis ovviamente quello familiare

 

Anche questo fa parte dell’arcipelago in allestimento.

 

 

Il monopensiero civicamente corretto

Non è difficile identificare quale sia questo monopensiero a cui tutti vanno plasmati fin dalla più tenera età e con cui tutti alla fine debbono convenire, con le buone o con le cattive

 

I nostri benefattori istituzionali ci hanno invero facilitato questo compito, facendo del monopensiero una materia scolastica a se stante e – come si addice alla sua importanza capitale – obbligatoria e trasversale.

 

Obbligatoria significa che non si scappa, a tutti tocca sorbirsela, dall’asilo fino all’università.

 

Trasversale significa che deve permeare tutte le altre materie di studio e che, dunque, tutti i docenti sono tenuti ad aggiornarsi abbeverandosi a un solo, inderogabile, orizzonte ideologico.

Non è difficile identificare quale sia questo monopensiero a cui tutti vanno plasmati fin dalla più tenera età e con cui tutti alla fine debbono convenire, con le buone o con le cattive

 

In definitiva, l’intero palinsesto curricolare, per tutte le scuole di ogni ordine e grado, viene colorato e aromatizzato dalle tinte e dai sapori preparati in un unico laboratorio. Quale sia questo laboratorio, è informazione che, criptata nel nome rassicurante della supermateria, si manifesta senza veli nel suo programma così come nella manualistica di riferimento.

 

La supermateria si chiama nuova educazione civica ed è la «novità» a connotarla: non ha nulla a che vedere infatti con la sua omonima antesignana, che era parte, in passato, del cursus studiorum degli scolari quale appendice della storia e che serviva a fornire loro i rudimenti del diritto costituzionale e le nozioni elementari relative all’ordinamento dello Stato.

 

Ora l’educazione civica è tutt’altra cosa: è sinonimo di Agenda ONU 2030, dove è la fonte a contrassegnare il contenuto.

 

Ora l’educazione civica è tutt’altra cosa: è sinonimo di Agenda ONU 2030, dove è la fonte a contrassegnare il contenuto

Si tratta cioè di un recipiente di concetti, parole, formule, «valori» del repertorio caro alla centrale mondialista, quella dove prestano servizio permanente i vari Soros, Gates, Bergoglio e compagnia filantropica.

 

Sicché il recipiente – in cui già è travasata in blocco la ormai scaduta Agenda 21, ispiratrice delle visioni oniriche di Casaleggio padre – si riempirà mano a mano di tutto quanto risulti funzionale agli interessi della oligarchia che regge le sorti dell’orbe terracqueo.

 

La militarizzazione sanitaria della plebe fa ovviamente parte del gioco, come l’informatizzazione e la robotizzazione pervasive, come tutti i filoni ideologici, a partire dall’ecologismo gaio per finire alla liquefazione identitaria e sessuale: insomma, l’Agenda contiene il catalogo aggiornato dei motivi cavalcati dalla propaganda, sempre in groppa a un suggestivo apparato pseudovaloriale fatto di slogan tanto orecchiabili quanto fraudolenti da dare in pasto, panem et circenses, alla massa in avanzato stato di lobotomizzazione.

 

È questo il brodo di coltura nel quale vanno bollite le nuove generazioni, con un coperchio ermetico sopra il pentolone che non permetta a nessuno di saltare fuori. Ecco a cosa serve la sorveglianza speciale affidata alla categoria di cui sopra. O meglio, al suo specchiato ordine professionale. A fare il coperchio.

La militarizzazione sanitaria della plebe fa ovviamente parte del gioco, come l’informatizzazione e la robotizzazione pervasive, come tutti i filoni ideologici, a partire dall’ecologismo gaio per finire alla liquefazione identitaria e sessuale: insomma, l’Agenda contiene il catalogo aggiornato dei motivi cavalcati dalla propaganda

 

 

I guardiani del potere

Ed eccoci qui. La nota del Ministero dell’Istruzione del 4 novembre 2020, n. 1746 porta ad oggetto «Trasmissione del Protocollo d’intesa con il Consiglio nazionale Ordine degli psicologi e indicazioni per l’attivazione del supporto psicologico nelle istituzioni scolastiche».

 

L’obiettivo della – peraltro finanziariamente onerosissima – manovra ministeriale (protocollo d’intesa e nota operativa) è quello «di fornire supporto psicologico a studenti e docenti per rispondere a traumi e disagi derivanti dall’emergenza COVID-19 e per fornire supporto nei casi di stress lavorativo, difficoltà relazionali, traumi psicologici e per prevenire l’insorgere di forme di disagio e/o malessere psicofisico».

 

Avevamo già scritto delle insidie legate alla diffusione capillare di psico-esperti nella scuola – insidie coerenti con la ragione stessa che sta alla base del loro incarico – e già avevamo suonato campanelli d’allarme. Ora il vento dell’emergenza, che soffia senza requie da tutti i canali dell’informazione certificata, porta nuova linfa e nuovi denari a un disegno già esecutivo e amplifica il suo retrogusto sinistro, di fatto autenticamente totalitario.

Ogni scuola, dunque, ha a disposizione un finanziamento vincolato e difficilmente non ne approfitta. Magari lo fa senza pubblicità, organizzando all’insaputa dei «pazienti» un servizio completo di assistenza spirituale collettiva e /o di terapia di gruppo

 

Ogni scuola, dunque, ha a disposizione un finanziamento vincolato e difficilmente non ne approfitta. Magari lo fa senza pubblicità, organizzando all’insaputa dei «pazienti» un servizio completo di assistenza spirituale collettiva e /o di terapia di gruppo. Succede anche questo; tanto, nel circo equestre che porta la ragione sociale di scuola, nessuno se ne accorge.

 

È dal lontano 1990 che sono operativi i CIC (Centri di Informazione e Consulenza), istituiti per la prevenzione e la cura delle tossicodipendenze nelle scuole superiori, e successivamente estesi agli altri gradi di scuola nonché dotati ovunque di un raggio di azione pressoché illimitato, a generica e generale promozione del “benessere” degli scolari.

 

La legge 107 «la buona scuola», per parte sua, tra le tante belle trovate ha inflitto erga omnes, rendendoli obbligatori, i corsi e i progetti sulle cosiddette competenze relazionali ed emozionali, di cosiddetta educazione affettiva e sessuale e altre scemenze assortite, appaltate sempre ai ben noti «esperti» di cervelli altrui.

 

La legge 107 «la buona scuola», per parte sua, tra le tante belle trovate ha inflitto erga omnes, rendendoli obbligatori, i corsi e i progetti sulle cosiddette competenze relazionali ed emozionali, di cosiddetta educazione affettiva e sessuale e altre scemenze assortite, appaltate sempre ai ben noti «esperti» di cervelli altrui.

La rete quindi era già stesa e pigliava dentro tutti gli incolpevoli studenti, non solo quelli che volontariamente accedessero allo sportello di aiuto psicologico, ma anche quelli che la lectio magistralis dell’”esperto” di sesso e dintorni, nonché guardone dei fatti altrui, se la sarebbero volentieri risparmiata.

 

 

I nuovi poteri dei guardiani del potere

Ma ecco che in tempo di pandemia – soprattutto di pandemica demenza – il provvidente Stato sociale mette in moto una giostra ulteriore, assai remunerativa per l’Ordine e per i suoi affiliati, assai infida per chi la scuola la vive e la frequenta immaginando magari, candidamente, sia ancora (almeno in parte) un luogo di formazione libera e non un campo di rieducazione forzata, tipo arcipelago.

 

A bordo della nuova giostra – questa la bella novità – stavolta salgono anche i docenti. Ritenuti bisognosi in quanto tali di accompagnamento psicologico, tanto da giustificare un servizio assistenziale incorporato nel rapporto con l’ente datore di lavoro; e sono quelli che per mestiere dovrebbero guidare e formare i cittadini di domani. Il che non suona particolarmente rincuorante.

 

Ma non è solo questo. Succede che, tra le «diverse attività di supporto al benessere professionale» del docente, siano contemplate: la «partecipazione (dell’«esperto», ndr) ai Consigli di Classe per un confronto su eventuali situazioni problematiche»; o «attività formative su temi centrali per la didattica»; o ancora «colloqui individuali per gestire le differenti esigenze professionali e le dinamiche del gruppo classe».

 

Siamo di fronte a uno smottamento ulteriore nelle dinamiche già alterate tra i diversi soggetti che operano all’interno dell’istituzione scolastica, ancora una volta in nome dell’interesse prevalente del «gruppo classe», nuova entità ipostatizzata che si pretende di omogeneizzare per via di indottrinamento massivo

Questa è solo una delle libere interpretazioni dello spartito ministeriale, servita bell’e pronta da uno zelante dirigente ai docenti del proprio istituto e all’insaputa sia degli studenti sia dei loro genitori. Ma è un esempio, reale, molto indicativo del senso e del precipitato di una iniziativa attraverso cui qualcuno mira, quatto quatto, a fare un bel frullato di pensieri, parole, opere e di ruoli che, all’interno dell’istituzione, dovrebbero rimanere distinti. E liberi.

 

Siamo di fronte a uno smottamento ulteriore nelle dinamiche già alterate tra i diversi soggetti che operano all’interno dell’istituzione scolastica, ancora una volta in nome dell’interesse prevalente del «gruppo classe», nuova entità ipostatizzata che si pretende di omogeneizzare per via di indottrinamento massivo.

 

Allo psicologo di turno – nel caso in esame, un’unica figura totipotente – vengono attribuiti poteri eccezionali, tali da legittimare una indebita ingerenza nella sfera privata non solo dei docenti, ma soprattutto di alunni e famiglie, senza che di ciò sia data alcuna informazione diretta agli interessati o sia richiesta loro alcuna autorizzazione.

 

L’«esperto», oltre a essere investito a priori della capacità e del potere di influire sulla didattica in materie delle quali è presumibilmente all’oscuro, è ammesso d’ufficio a partecipare ai Consigli di Classe, laddove questi sono organi istituzionali dalla configurazione tassativa determinata dalla legge (cfr. Dlgs 297/94, art. 5), e ciò per evidenti motivi di tutela della riservatezza degli studenti, oltre che della autonomia dei docenti nella loro attività di insegnamento.

 

Accade così che una scuola intera, in virtù di una decisione monocratica del dirigente, è posta sotto lo sguardo clinico di un «grande fratello» chiamato a raccogliere le confessioni di ragazzi in fase di crescita e, insieme, quelle di loro insegnanti; in tal modo, costui è posto nelle condizioni di maturare un’idea non solo e non tanto sul singolo che si sottoponga volontariamente al suo esame, quanto sulle complesse e delicate dinamiche di un’intera comunità scolastica – travolgendo anche chi non lo voglia – attraverso l’elaborazione personale di informazioni incrociate sensibili, provenienti non già da canali istituzionali, oggettivi e verificabili, bensì da canali privatissimi, insondabili, per definizione soggettivi e parziali.

Accade così che una scuola intera, in virtù di una decisione monocratica del dirigente, è posta sotto lo sguardo clinico di un «grande fratello» chiamato a raccogliere le confessioni di ragazzi in fase di crescita e, insieme, quelle di loro insegnanti

 

Ora, se non è difficile immaginare come una simile interferenza rischi di produrre l’effetto paradosso di alimentare disagi, diffidenza, delazione, sospetto, ritorsioni, resta in ogni caso un’aberrazione che i panni di tutti, dei volenti e dei nolenti, vengano, ex auctoritate, messi a lavare nella stessa vasca e sciacquati con la stessa acqua. Cioè, all’interno dell’esclusivo orizzonte mentale, morale e «culturale» del sedicente esperto.

 

 

Boicottiamoli

In attesa dell’avatar che ne sostituirà le prestazioni, l’aspirante grande fratello munito del titolo e del patentino di «esperto» sbriga le operazioni di spionaggio familiare commissionate dai burocrati di regime, per spremere l’intimità degli scolari, manipolare la loro mente, procacciare informazioni all’apparato

 

Non per nulla l’obiettivo principe dell’allerta sanitaria perpetua è la stretta decisiva verso il controllo totale, panottico, del suddito collettivo

Non per nulla i commissari sovietici usavano i bambini come strumenti di intelligence per stanare i dissidenti.

 

Non per nulla l’obiettivo principe dell’allerta sanitaria perpetua è la stretta decisiva verso il controllo totale, panottico, del suddito collettivo.

 

Ma la macchina procede alimentandosi della ignoranza, spesso incolpevole, di molte delle sue vittime. Forse non tutti sono disposti, conoscendola, ad accettare una intrusione così occhiuta e penetrante nello spazio inviolabile della propria intimità e dei rapporti interpersonali che corrono dentro la scuola, e insegnano a vivere senza bisogno dell’occhio clinico del tutore polivalente.

 

Forse, boicottare questo degrado organizzato coi soldi del contribuente, ancora si può.

Forse, boicottare questo degrado organizzato coi soldi del contribuente, ancora si può.

 

 

Elisabetta Frezza

 

 

 

 

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Epidemie

Teoria delle origini del COVID, Twitter sospende l’account del ministero degli Esteri russo

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Twitter ha temporaneamente congelato l’account ufficiale in lingua inglese del ministero degli Esteri russo per un periodo di sette giorni, secondo quanto riferito per un tweet del 4 agosto che incolpa gli Stati Uniti per la pandemia di coronavirus.

 

Il tweet incriminato affermava che «gli Stati Uniti e i loro alleati in Ucraina e altrove» potrebbero essere «coinvolti» nell’«emergere del COVID-19».

 

In una dichiarazione di martedì il Cremlino ha condannato la repressione di Twitter come un altro tentativo di censurare la prospettiva del governo russo.

 

Su Telegram la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha criticato la mossa come «un altro goffo tentativo di zittirci» dicendo che l’affermazione della Russia è stata fatta sulla base di «documenti e dati freschi» – ma che la società di social media statunitense non ha la competenza per rivedere e giudicare esso.


 

L’accusa iniziale si concentrava in particolare sulle presunte azioni dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale USAID, sotto la direzione di Samantha Power.

 

 

Mentre il tweet era ancora visibile online, Twitter aveva aggiunto un’etichetta di avvertimento in cui afferma di aver violato le sue regole sulla «condivisione di informazioni false o fuorvianti che potrebbero danneggiare le popolazioni colpite dalla crisi».

 

Nell’account verificato  MFA Russia – l’account del ministero Esteri di Mosca – vi è uno iato tra il 4 agosto e i post di oggi 12 agosto, quindi si suppone che l’account sia stato probabilmente bloccato.

 

Come riportato da Renovatio 21, gli Stati Uniti e l’Unione Europea che vietano le reti televisive di stato russe, con azioni intraprese anche da YouTube.

 

Le comunicazioni tra Mosca e i governi occidentali si sono interrotte e in molti casi ha comportato l’espulsione colpo per segno di diplomatici.

 

In generale, l’atmosfera è diventata tale che è più difficile per i giornalisti e cittadini occidentali valutare con precisione la prospettiva o le dichiarazioni del Cremlino su una determinata questione.

 

Renovatio 21 aveva notato che il sito ufficiale del Cremlino Kremlin.ru, dove vengono riportate le dichiarazioni di Putin con video e foto, a lungo è stato irraggiungibile.

 

I siti di RT e Sputnik, testate in lingue straniere legate direttamente dal governo russo,  sono invece costantemente bloccati in Europa.

 

 

 

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Epidemie

Il capo dell’indagine sull’origine del COVID è «convinto» che sia uscito dal laboratorio

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Il capo della commissione sulle origini del COVID della preminente rivista scientifica si è detto «convinto» che il virus sia uscito da un laboratorio e afferma che una vera indagine sulla questione è stata di fatto bloccata.

 

Si tratta di Jeffrey Sachs, nome noto a chi legge Renovatio 21. Economista teorico della shock economy (con cui negli anni Novanta ha fatto danni inenarrabili  in Sud America e in Est Europa), programmatore di piani ONU, uomo legato a Soros, consigliere per il clima di papa Francesco. Un bel curriculum, insomma.

 

Per qualche motivo, il Sachs sembra, stavolta,  andare controcorrente rispetto all’establishment.

 

Sachs ha detto a Current Affairs di essere «abbastanza convinto» che  il COVID-19 «sia uscito dalla biotecnologia di laboratorio statunitense» e ha avvertito che la ricerca in corso potrebbe portare ad un’altra pandemia.

 

Sachs osserva che gli scienziati che hanno respinto la teoria della fuga dal laboratorio lo hanno fatto «prima di aver fatto qualsiasi ricerca», aggiungendo che costoro «stanno creando una narrativa. E stanno negando l’ipotesi alternativa senza guardarla da vicino».

 

Sachs indica la ricerca sul Gain of Function  (guadagno di funzione) e i marcatori genetici trovati nel coronavirus SARS-Cov-2 che mostrano come sia stato manipolato per essere più mortale.

 

«La cosa interessante, e se così posso dire, è che la ricerca, che era in corso molto attivamente e che veniva promossa, consisteva nell’inserire siti di scissione della furina in virus simili alla SARS per vedere cosa sarebbe successo. Ops!» dice Sachs.

 

«Non stanno guardando», dice Sachs degli scienziati che respingono l’ipotesi della fuga dal laboratorio. «Continuano semplicemente a dirci: “Guardate il mercato, guardate il mercato, guardate il mercato!» dice, riferendosi al mercato del pesce di Wuhano, ora distrutto. «Ma non affrontano questa alternativa. Non guardano nemmeno i dati. Non fanno nemmeno domande. E la verità è che fin dall’inizio non hanno posto le vere domande».

 

«Ci sono molte ragioni per credere che quella ricerca fosse in corso. Perché ci sono articoli pubblicati su questo. Ci sono interviste su questo. Ci sono proposte di ricerca».

 

«Tuttavia il NIH [la sanità nazionale USA, ndr] non sta parlando. Non sta facendo domande. E questi scienziati non stanno mai facendo domande», dice il Sachs.

 

«Fin dal primo giorno, hanno tenuto nascosta l’alternativa. E quando discutono dell’alternativa, non discutono del programma di ricerca. Discutono di uomini di paglia totali riguardo al laboratorio, non sul tipo reale di ricerca in corso, che consisteva nel piazzare siti di scissione della furina in virus simili alla SARS in un modo che avrebbe potuto creare SARS-CoV-2».

 

«Quello che sto chiedendo non è la conclusione. Chiedo l’ indagine», esorta Sachs, aggiungendo «Finalmente, dopo due anni e mezzo di tutto questo, è tempo di confessare che potrebbe essere uscito da un laboratorio ed ecco i dati che dobbiamo sapere per trovare sapere se è stato così».

 

Sachs si rivolge anche a EcoHealth Alliance e Peter Daszak, sottolineando di aver inizialmente nominato personalmente Daszak a presiedere la task force della commissione pandemica di Lancet.

 

Sachs dice «mi sono reso conto che [Daszak] non mi stava dicendo la verità. E mi ci sono voluti alcuni mesi, ma più lo vedevo, più mi risentivo. E così gli ho detto: “Senti, devi andartene”»,

 

Sachs aggiunge che una volta che ha licenziato Daszak, altri scienziati hanno iniziato ad attaccarlo.

 

«Ho chiesto loro: “Quali sono i vostri collegamenti con tutto questo?” Non me l’hanno detto. Poi, quando il Freedom of Information Act ha rilasciato alcuni di questi documenti che il NIH aveva nascosto al pubblico, ho visto che anche le persone che mi stavano attaccando facevano parte di questa cosa. Quindi ho sciolto l’intera task force», osserva Sachs.

 

«Quindi la mia esperienza è stata quella di vedere da vicino come non parlano. E stanno cercando di tenere gli occhi puntati su qualcos’altro. E lontano anche dal porre le domande di cui stiamo parlando».

 

Sachs conclude dicendo che «non si fida» dei governi e degli scienziati che stanno respingendo la teoria delle fughe di laboratorio.

 

«Voglio sapere. Perché anche quello che sappiamo della ricerca pericolosa è sufficiente per sollevare molti interrogativi di responsabilità per il futuro. E per porre la domanda: “Ehi, su quali altri virus state lavorando? Cosa dovremmo sapere?”».

 

«Voglio sapere cosa si sta facendo. Voglio sapere cosa stanno facendo anche gli altri governi, non solo il nostro. Voglio un po’ di controllo globale su questa roba», insiste ulteriormente Sachs.

 

Sachs infine chiede «un’indagine di supervisione del Congresso bipartisan che abbia potere di citazione», esortando “Dateci i vostri registri di laboratorio, i vostri quaderni, i vostri file sui ceppi di virus e così via”».

 

Come ricorda Summit News, questo è ciò che il senatore repubblicano del Kentucky Rand Paul sta perseguendo senza sosta.

 

Dopo un’audizione iniziale la scorsa settimana davanti alla sottocommissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato, Paul ha rivelato che esiste una commissione che dovrebbe supervisionare la sperimentazione di virus potenzialmente letali, ma che è al di sopra della supervisione del Congresso.

 

«Non conosciamo i nomi. Non sappiamo se si siano mai incontrati e non abbiamo alcuna registrazione dei loro incontri», ha osservato il senatore, aggiungendo «È top secret. Il Congresso non è autorizzato a saperlo. Quindi non siamo sicuri che il comitato esista davvero».

 

Per quale motivo Sachs si stia comportando in questo modo contrario all’establishment globalista che lo ha cresciuto e sostenuto, non è chiaro. Bisogna ammettere che anche in altre occasioni, come la guerra in Siria, l’uomo usciva dal coro. Anche per le sanzioni e per l’Ucraina, pare che il personaggio legato all’ONU e alle balle sulla sostenibilità ambientale sia andato per la sua strada non sposando la narrazione mainstream.

 

Tuttavia va anche considerato come un suo antico partner, George Soros, sta combattendo l’ultima, titanica battaglia intrapresa nella sua vita, quella contro Xi Jinping. Per farlo, non ha esitato, pur vecchio e tremante, ad attaccare Xi nelle sue politiche COVID.

 

Se il rafforzamento dell’ipotesi (oramai certa, per molti) della fuga di laboratorio vada in questo senso, non lo sappiamo.

 

Tuttavia bisogna considerare che oltre alla Cina qui ad essere attaccato è un pezzo di Stato profondo americano.

 

Se faccia parte di un piano che al momento non vediamo bene, non sappiamo dirlo.

 

Renovatio 21 aveva riportato, due anni fa, come Sachs stesse spingendo la Cina verso Biden invece che Trump…

 

 

 

 

 

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Epidemie

La polio è tornata?

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La poliomelite è tornata, a partire dalla capitale (im)morale del mondo, Nuova York

 

Facendo riferimento al caso di un adulto nell’area metropolitana neoeboracena che è stato infettato dal virus della poliomielite e ha subito una paralisi a giugno, il commissario per la salute dello Stato di New York Mary Bassett ha avvertito in un comunicato del 4 agosto che «sulla base di precedenti focolai di poliomielite, i newyorkesi dovrebbe sapere che per ogni caso di poliomielite paralitica osservato, potrebbero esserci centinaia di altre persone infette».

 

Oltre al COVID e al vaiuolo delle scimmie, ecco quindi che torna l’antico nemico dell’uomo: la polio

 

«Insieme alle ultime scoperte sulle acque reflue, il Dipartimento sta trattando il singolo caso di poliomielite solo come la punta dell’iceberg con una diffusione potenziale molto maggiore. Man mano che impariamo di più, quello che sappiamo è chiaro: il pericolo della poliomielite è presente a New York oggi. Dobbiamo affrontare questo momento assicurandoci che gli adulti, comprese le persone in gravidanza, e i bambini piccoli di 2 mesi di età siano in regola con la loro immunizzazione, la protezione sicura contro questo virus debilitante di cui ogni newyorkese ha bisogno».

 

In pratica: è tornata la polio, vaccinatevi. E vaccinate soprattutto i neonati e le «persone in gravidanze», che vorrebbe dire donne, ma per le legge orwelliane del mondo genderizzato non si possono più chiamare così. Nel mondo in cui vive chi ci comanda, gli uomini possono rimanere incinti, e la polio è tornata.

 

Il problema quindi sembra essere il basso tasso di vaccinazione nelle contee colpite.

 

Al 1 agosto 2022, la contea di Rockland aveva un tasso di vaccinazione antipolio del 60,34% e la contea di Orange del 58,68%, rispetto alla media statale del 78,96% dei bambini che hanno ricevuto 3 vaccinazioni antipolio prima del secondo compleanno.

 

«Questa circolazione senza precedenti della poliomielite nella nostra comunità da una malattia devastante che è stata sradicata dagli Stati Uniti nel 1979 deve essere fermata. Tutti i bambini e gli adulti non vaccinati dovrebbero ricevere immediatamente una prima immunizzazione contro la poliomielite. Il Dipartimento della salute della contea di Rockland è qui per aiutare i residenti a ricevere le vaccinazioni» ha detto il commissario del Dipartimento della salute della contea di Rockland, la dott.ssa Patricia Schnabel Ruppert.

 

Le autorità, insomma, sono ripartite con una campagna di vaccinazione universale per un morbo che, ci avevano detto, grazie ai vaccini era stato eradicato…

 

La polio, ricordiamo, è la chiave di volta di tutta la politica vaccinale del XX secolo. È grazie ai vaccini Salk e Sabin che la sierizzazione universale è stata imposta al mondo intero, blocco comunista compreso, creando la narrativa del vaccino farmaco benigno e miracoloso.

 

Come noto, la vaccinazione antipolio, a causa di cellule di reni di scimmia macaco rhesus contenuti nel preparato, trasmise il virus delle scimmie SV40 possibilmente a miliardi di persone. SV40 è un virus acquiescente nei primati, ma che nell’uomo invece si attiva. Alcuni scienziati ritengono che l’SV40 sia cancerogeno possa essere correlato con l’aumento del cancro nella seconda metà del Novecento.

 

 La storia dell’ascesa del vaccino polio (e quindi, dell’intero edificio della politica vaccinale mondiale) è controversa e, secondo alcuni, criminale.

 

Come riportato 4 anni fa da Renovatio 21, è emerso come il vaccino antipolio potrebbe aver provocato in India 490 mila casi di paralisi.

 

Le autorità mediche, compresa la stessa OMS, hanno ammesso che negli ultimi anni i focolai di polio scoppiati in Africa abbiano origine non dal virus «selvaggio», ma da quello dei vaccini: in pratica, sono state le campagne di vaccinazione – finanziate da Bill Gates – a far tornare la poliomelite in Africa.

 

Un mese fa il governo britannico ha messo che un nuovo focolaio di poliomelite è stato «probabilmenente» causato dal vaccino.

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