Immigrazione
Prima via con cartello stradale in arabo in Germania
Il primo cartello stradale in lingua araba della Germania è apparso nella città di Düsseldorf, e le associazioni islamiche e il Partito dei Verdi lodano il nuovo sviluppo. Lo riporta RMX News.
«I segnali stradali bilingue sono anche un’espressione simbolica di inclusione sociale. Mostrano che le persone si identificano con il loro distretto e la diversità del loro distretto», ha scritto in un comunicato il Partito dei Verdi della città.
«Per diverse generazioni, molte persone, famiglie e commercianti di origine marocchina e maghrebina che hanno contribuito a costruire la Germania» hanno vissuto nel distretto, hanno scritto i Verdi, aggiungendo che «meritano rispetto, ammirazione e rappresentanza».
Il presidente del Consiglio centrale dei musulmani in Germania, Aiman A. Mazyek, ha scritto su Twitter che Düsseldorf sta mostrando «diversità e rispetto per i tedeschi immigrati».
Ellerstraße in Düsseldorf/Oberbilk.
Die Arabisierung Deutschlands schreitet voran.
Deutsch ist die einzige Amtssprache in Deutschland. Weder Klingonisch noch Arabisch. pic.twitter.com/NgNE8tK9Pf
— Ali Utlu (@AliCologne) March 18, 2023
Anche la console generale del Marocco Lalla Loubna Ait-Bassidi ha fatto i suoi elogi: «sono grata che l’integrazione venga espressa in un modo che le persone di 20 nazioni arabe possano leggere e capire. Il cartello simboleggia che i migranti sono riconosciuti e rappresenta la diversità di Düsseldorf, una delle città più diverse della Renania Settentrionale-Vestfalia».
La società di sondaggi Pew Research indica che la popolazione musulmana europea potrebbe triplicare nei prossimi 30 anni, arrivando a 75 milioni. La situazione non è dissimile agli Stati Uniti, dove la quota della popolazione ispanica è aumentata notevolmente e la lingua spagnola è diventata prevalente nei documenti statali e nei segnali stradali in Arizona, California, Florida, New Mexico e Texas.
Di recente, ricorda RMX News, l’autore e commentatore tedesco-iraniano Behzad Karim Khani ha affermato che i migranti non solo rimarranno in Germania, ma alla fine «erediteranno la Germania» dai tedeschi etnici, che «stanno morendo».
Come riportato da Renovatio 21, il Gay Pride tedesco della scorsa estata è stato attaccato da quelli che i giornali chiamarono pudicamente «uomini di origine meridionale».
La Germania è reduce anche dal capodanno di Berlino, con devastazioni perpetrate da immigrati nella più totale sfida alle forze dell’ordine.
Vi sono stati casi ridicoli, come quello dell’attacco terroristico a Wuerzburg, che suscitò nel sindaco la preoccupazione che si sarebbero discriminati gli immigrati. Si ricorda anche la vicenda del politico verde di origine cingalese Manoj Subramamian, che si inventò molestie e attacchi nazisti contro di lui. Nella città di Hanau abbiamo visto invece parcheggi riservati solo a immigrati e LGBT.
La Germania, che ha accettato un titanico afflusso di immigrati con la crisi del 2015 grazie alle decisioni di Angela Merkel, è tuttavia già stata traumatizzata dalla questione dell’immigrazione, non solo che il terrorismo che ha colpito il mercatino di Berlino nel Natale 2016 (l’attentatore era entrato con i barconi, dall’Italia) ma anche con il dramma degli stupri di massa al capodanno 2015 davanti al Duomo Colonia: è la tahurrush gamea, la «molestia collettiva» che abbiamo visto consumarsi anche in Italia al capodanno 2021 davanti al Duomo di Milano.
L’acquisizione del territorio europeo come uno spazio rivendicato apertamente dagli immigrati si era visto con l’invasione di Peschiera da parte di giovani immigrati di seconda generazione.
Immagine screenshot da Twitter
Immigrazione
Legge anti-burqa in Portogallo
Il presidente portoghese António José Seguro ha firmato ufficialmente una normativa che vieta gli abiti atti a coprire il viso negli spazi pubblici, un provvedimento che pare rivolto in modo particolare ai veli islamici integrali come il burqa e il niqab, il velo presente nella tradizione araba.
Intervenendo sul dibattito interno, il presidente Seguro ha contestualizzato la scelta in chiave di relazione tra le persone, dichiarando: «Il volto dovrebbe essere considerato un elemento centrale dell’identità e della comunicazione umana.» Ciononostante, l’ex leader del Partito Socialista ha ammesso il carattere controverso del divieto, riconoscendo che si tratta di una questione di grande delicatezza culturale e sociale.
La legge ha trovato ampio sostegno tra i politici di destra del Paese ed è stata soprannominata «legge del burqa» dai media portoghesi. È stata approvata dal Parlamento a luglio con i voti delle forze di destra, mentre la sinistra si è opposta con decisione.
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Il nuovo assetto normativo restringe in modo rigoroso gli indumenti concepiti per nascondere l’identità di una persona negli spazi pubblici. La legge punisce inoltre l’imposizione a coprirsi il volto per motivi di sesso, religione o età. Chi viola le regole rischia multe comprese tra 150 e 3.000 euro.
Restano però alcune eccezioni. L’uso di coperture del viso come mascherine mediche, attrezzature professionali o artistiche e abbigliamento per condizioni meteorologiche estreme rientra tra i casi previsti dalla normativa.
La questione del velo integrale islamico ha seguito percorsi molto diversi nei principali Paesi europei. La Francia è stata la prima nazione del continente a introdurre un divieto vero e proprio: la legge del 2010, entrata in vigore nell’aprile 2011, vieta «la copertura del volto negli spazi pubblici» e colpisce sia il burqa che il niqab, con multe fino a 150 euro.
La norma fu contestata davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per presunta violazione della libertà religiosa, ma nel 2014 i giudici di Strasburgo ne confermarono la legittimità, giudicandola proporzionata all’obiettivo di preservare il «vivere insieme» dei cittadini francesi.
La Germania ha scelto invece una strada più graduale e circoscritta. Nel 2017 il Parlamento tedesco ha approvato un divieto solo parziale, limitato ai pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni — tra cui addetti elettorali, personale militare e giudiziario — senza mai arrivare a un divieto generalizzato come quello francese.
In Gran Bretagna, invece, non esiste alcuna legge nazionale che vieti il velo integrale. Il tema torna periodicamente nel dibattito politico, ma finora si è preferito lasciare la materia a regolamentazioni locali o settoriali, per esempio in scuole, tribunali o aeroporti, piuttosto che introdurre un divieto generale.
A livello di Unione Europea non esiste una normativa comune sul tema, che resta di competenza esclusiva dei singoli Stati membri. Come riportato da Renovatio 21, nel 2023, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) aveva stabilito che i datori di lavoro governativi possono vietare l’uso di abiti religiosi nell’interesse di mantenere un «ambiente amministrativo del tutto neutrale».
Oltre a Francia e Belgio, che hanno adottato un divieto totale, altri Paesi come Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Bulgaria hanno introdotto negli anni successivi divieti parziali o totali, mentre molti altri non regolano affatto la questione.
Il caso italiano merita un discorso a parte, perché l’Italia non ha mai adottato una legge specifica sul burqa. Il vuoto normativo viene colmato applicando la legge 152 del 1975, nata in un contesto di lotta al terrorismo, che vieta di indossare maschere o caschi in luogo pubblico allo scopo di evitare l’identificazione da parte delle forze dell’ordine. Questa norma è stata più volte utilizzata, soprattutto da amministrazioni locali del Nord Italia, per multare donne che indossavano il velo integrale, come in casi noti a Novara e in un comune in provincia di Como.
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La Lega Nord tentò in seguito di modificare la legge del 1975 per estendere esplicitamente il divieto agli «indumenti indossati per motivi di affiliazione religiosa», eliminando la clausola del «giustificato motivo» che alcuni tribunali avevano invocato per ammettere eccezioni di carattere religioso. Nel 2011 una commissione parlamentare approvò anche un disegno di legge che prevedeva multe salate e la reclusione per chi obbligasse una donna a coprirsi il volto, ma l’iter legislativo non si concluse mai con l’approvazione di una legge nazionale organica.
L’Italia resta dunque, ancora oggi, priva di un divieto esplicito e generalizzato, gestendo la materia attraverso ordinanze comunali e la vecchia normativa antiterrorismo del 1975, che vieta di coprirsi completamente il volto nei luoghi pubblici – ciò porta dunque ad un divieto di portare il velo integrale come un casco. Seguendo tale legge, in passato amministratori locali hanno varato ordinanze che impedivano al livello locale l’uso velo integrale o il burkini, ossia il «costume da bagno islamico».
L’hijab è un copricapo diffusamente indossato in tutto il mondo musulmano; secondo la shari’a, esso costituisce la copertura minima raccomandata per uomini e donne, poiché dovrebbe coprire i capelli e nascondere la fronte, le orecchie e la nuca. Al contrario, il niqab, più comune in Egitto e nel Vicino Oriente, copre interamente il viso, lasciando visibili solo gli occhi. Il burqa, principalmente utilizzato in Afghanistan e di colore azzurro, si differenzia dal niqab per la presenza di una mascherina grigliata che copre completamente gli occhi.
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Immigrazione
Svizzera, l’80% dei richiedenti asilo nordafricani è stato accusato di uno o più reati
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Immigrazione
Manifesti del governo britannico avvertono i rifugiati di non commettere stupri o abusi sui minori
Il governo britannico ha diffuso materiale informativo destinato ai richiedenti asilo, spiegando che non possono stuprare persone o abusare di bambini.
«Il ministero dell’Interno ha speso i vostri soldi per produrre questi manifesti per i migranti illegali. Perché permettiamo a queste persone di entrare nel nostro Paese?», ha scritto mercoledì il deputato e leader di Reform UK, Nigel Farage, in un post su Twitter, ripubblicando immagini di manifesti destinati a informare i richiedenti asilo sulla legge britannica.
«L’abuso sui minori è un reato grave nel Regno Unito», recita un manifesto. Prosegue mettendo in guardia contro specifici reati contro i minori, tra cui le lesioni fisiche o i contatti sessuali con un minore di 16 anni.
The Home Office has spent your money to produce these posters for illegal migrants.
Why are we letting these people into our country? https://t.co/dB7fOp9A6Y
— Nigel Farage (@Nigel_Farage) August 19, 2026
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Un altro manifesto recita: «Nel Regno Unito, entrambe le persone devono dire “sì” al sesso. Questo si chiama consenso». Il manifesto avverte inoltre che lo stupro rimane un reato se commesso all’interno del matrimonio.
Nel Regno Unito è stata pubblicata online una guida per richiedenti asilo che informa gli immigrati irregolari sulle «aspettative» del Paese riguardo al loro comportamento e li avverte che potrebbero perdere il diritto all’asilo se commettono uno qualsiasi dei reati citati.
«Nel Regno Unito esistono leggi che tutelano la sicurezza, la dignità e i diritti di tutti. È importante comprenderle, perché non rispettare la legge britannica può avere gravi conseguenze. Potreste avere problemi con la polizia, perdere il sostegno previsto dalla legge sull’asilo o la vostra domanda di asilo potrebbe essere compromessa», si legge nella guida. «Questo opuscolo vi aiuterà a capire cosa ci si aspetta da voi quando vivete nel Regno Unito».
La guida avverte inoltre i richiedenti asilo che la violenza domestica è un reato grave, che uomini e donne godono di pari diritti nel Regno Unito e che ci si aspetta da loro che rispettino gli altri in pubblico.
Molti commentatori interpretano questi materiali come un’ammissione da parte del governo britannico del fatto che stupratori e pedofili immigrati clandestini abbiano imperversato nel Paese. Uno degli esempi più noti e eclatanti di questo fenomeno è lo scandalo di Rotherham, in cui si stima che circa 1.400 ragazze nella città di Rotherham, in Inghilterra, siano state abusate sessualmente da bande di uomini, per lo più di origine pakistana, tra il 1997 e il 2013.
Il rapporto Lowe ha rilevato che, fino a poco tempo fa, un numero ben maggiore di ragazze britanniche bianche – almeno 250.000 – erano state adescate, violentate e sfruttate da pedofili, principalmente di origine pakistana, in tutta la Gran Bretagna.
Zia Yusuf, portavoce di Reform UK per gli affari interni, ha definito il materiale «una delle cose più folli che abbia mai visto».
«Ora c’è una propaganda incessante da parte del governo secondo cui queste 200.000 persone che negli ultimi otto anni sono arrivate illegalmente sulle nostre spiagge da paesi come l’Afghanistan non rappresentano una minaccia significativa per le donne e le ragazze», ha osservato Yusuf.
«Sappiamo che non è vero. E quando Nigel Farage e altre figure del movimento riformista hanno fatto notare le minacce che queste rappresentano per le donne e le ragazze britanniche, sono stati attaccati e sgridati dall’establishment politico», ha affermato.
«Beh, questa vergogna», disse Yusuf, indicando l’opuscolo, «vi mostra esattamente cosa sa il governo. Sanno di essere una minaccia e vivono in alberghi finanziati dai contribuenti. Siete voi a pagare le loro spese di mantenimento».
Yusuf ha poi chiesto che tutti i migranti illegali vengano arrestati e deportati. «Reform (UK) schiererà la Marina nel Canale della Manica per mantenere un perimetro rigido con ordini chiari: ‘Non permettete a nessuna imbarcazione non autorizzata di raggiungere le nostre coste’», ha promesso Yusuf a condizione che Reform UK guidi la politica del governo. «E ogni migrante illegale che i Conservatori e i Laburisti hanno permesso di entrare in questo Paese verrà fermato e deportato».
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Quello delle istruzioni agli immigrati, con disegnini e frasi grottesche, è un filone oramai vetusto, del quale non siamo più in grado di ridere.
In passato agli immigrati sono stati distribuiti vari volantini che mostravano uomini in intimità, per significare che l’omosessualità è tollerata in Europa.
Ci sono tuttavia casi più drammatici, come quello delle lame immigrati in Germania. L’uso del coltello da parte degli immigrati è talmente rilevante che un land tedesco del Nord Reno-Vestflaia ha pubblicato dei volantini per scoraggiarne il possesso.
Al contempo, un sindacato della Polizei si è infuriato l’anno scorso per la libera vendita dei machete nei supermercati mentre in istrada vi sarebbe qualcosa come 80 accoltellamenti al giorno.
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