Politica
Prima esecuzione capitale per inalazione di azoto
Lo Stato americano dell’Alabama ha chiesto a un tribunale di programmare l’esecuzione dell’assassino condannato Kenneth Eugene Smith tramite il nuovo metodo dell’ipossia di azoto.
Il procuratore generale Steve Marshall ha chiesto alla Corte Suprema dell’Alabama di fissare una data per quello che sarebbe stato il secondo tentativo di giustiziare Smith, che era stato condannato nel 1988 per aver ucciso la moglie di un predicatore protestante in un piano di omicidio su commissione ideato dallo stesso predicatore luterano, che, pieno di debiti voleva così incassare i soldi dell’assicurazione.
Un precedente tentativo di giustiziare Smith tramite iniezione letale è fallito l’anno scorso quando i tecnici non sono stati in grado di inserire il tubo per somministrare per via intravenosa il cocktail di farmaci mortali.
L’ipossia da azoto non è mai stata utilizzata prima come metodo di esecuzione, sebbene Alabama, Oklahoma e Mississippi l’abbiano legalizzata. L’azoto costituisce il 78% dell’aria che gli esseri umani già respirano e un aumento al 100% lascerebbe – almeno teoricamente – il prigioniero privo di sensi entro un minuto e morto subito dopo.
«Il suo tasso di fallimento, cioè i casi in cui il prigioniero sopravvive, sarebbe probabilmente molto inferiore a quello che vediamo con gli attuali metodi di pena di morte», ha detto a Fox News il professor Charles Blanke della Oregon Health and Science University School of Medicine.
Lo Stato non ha rilasciato dettagli su come intende giustiziare Smith, ad esempio se verrà utilizzata una camera a gas o una maschera antigas appositamente progettata, e la mancanza di pianificazione o di precedenti ha sollevato allarmi tra i difensori dei prigionieri.
«L’Alabama non è nella posizione di sperimentare un metodo completamente non provato e inutilizzato per giustiziare qualcuno», ha detto all’Associated Press l’avvocato Angie Setzer della Equal Justice Initiative.
Smith e il suo partner furono pagati appena 1.000 dollari ciascuno nel 1988 per organizzare una finta invasione domestica nella residenza di Charles ed Elizabeth Sennett nella contea di Colbert. La povera Elizabeth fu bastonata con uno strumento da camino e pugnalata nove volte. Suo marito, un pastore della Chiesa di Cristo, sperava presumibilmente di incassare la polizza di assicurazione sulla vita di alto valore che aveva stipulato su di lei poiché aveva accumulato debiti significativi.
Sennett si suicidò una settimana dopo l’omicidio, anche se non prima di aver confessato ai suoi figli di aver avuto una relazione ed essere responsabile della morte della madre.
Le iniezioni letali fallite non sono rare negli Stati Uniti: quella di Smith è stata la seconda in soli due mesi in Alabama e la terza dal 2018. I principali farmaci una volta utilizzati nel processo non sono più prodotti a livello nazionale ed è illegale importarli a scopo di esecuzione, lasciando afferma di improvvisare con risultati talvolta disastrosi.
Lo spettacolo raccapricciante delle iniezioni letali mal eseguite ha apparentemente reso popolare l’idea dell’ipossia da azoto anche tra i condannati a morte. Almeno otto prigionieri in Alabama hanno fatto causa per essere uccisi in questo modo da quando il metodo è diventato legale nel 2018.
Negli Stati Uniti, la pena capitale è una sanzione legale in tutto il Paese a livello federale, in 27 Stati e nelle Samoa americane, ed è considerata anche per alcuni reati militari. La pena capitale è stata abolita in 23 stati e nella capitale, Washington. Normalmente la pena di morte in America viene applicata solo per i reati più gravi, come l’omicidio aggravato. Sebbene si tratti di una sanzione legale in 27 Stati, 20 Stati hanno la possibilità di eseguire condanne a morte, mentre gli altri sette, così come il governo federale, sono soggetti a diversi tipi di moratoria.
L’esistenza della pena capitale negli Stati Uniti può essere fatta risalire all’inizio della Virginia coloniale. Insieme al Giappone (dove vi è stata recentemente la controversia del ministro della Giustizia che ha affermato di «annoiarsi» a firmare le condanne a morte), Singapore e Taiwan, gli Stati Uniti sono una delle quattro democrazie avanzate e l’unica Nazione occidentale che applica regolarmente la pena di morte.
Gli USA sono uno dei 54 paesi al mondo che la applicano ed è stato il primo a sviluppare l’iniezione letale come metodo di esecuzione, che da allora è stato adottato da altri cinque paesi. Da allora le Filippine hanno abolito le esecuzioni, e il Guatemala lo ha fatto per reati civili, lasciando gli Stati Uniti come uno dei quattro paesi a utilizzare ancora questo metodo (insieme a Cina, Tailandia e Vietnam).
È pratica comune che ai condannati vengano somministrati sedativi prima dell’esecuzione, indipendentemente dal metodo utilizzato.
Come riportato da Renovatio 21, in questa campagna elettorale per le primarie presidenziali repubblicane USA si è tornato a parlare di pena di morte quando il candidato Ron DeSantis, governatore della Florida, ha chiesto una pena capitale per «stupratori di bambini». Una medesima richiesta riguardo ai condannati per violenza carnale è stata avanzata due anni fa da una ONG per i diritti umani in Bangladesh.
Trump invece ha parlato due anni fa di pena di morte per coloro che lo hanno spiato durante la sua presidenza.
È stata inflitta la pena di morte anche a Lisa Montgomery, una donna che nel 2004 aveva strangolato una donna incinta per poi asportarne il feto per portarselo a casa a dire che era suo figlio. La Montgomery è stata giustiziata mediante iniezione letale il 13 gennaio 2021 nel penitenziario degli Stati Uniti a Terre Haute, Indiana. Quando le è stato chiesto se avesse avuto le ultime parole, ha risposto: «No».
La Montgomery è diventata la prima prigioniera federale giustiziata in 67 anni, la prima donna giustiziata negli Stati Uniti dai tempi di Kelly Gissendaner nel 2015 e la prima persona giustiziata negli Stati Uniti nel 2021. Solo altre tre donne sono state giustiziate dal governo federale degli Stati Uniti: Mary Surratt, mediante impiccagione nel 1865; Ethel Rosenberg sulla sedia elettrica nel 1953; e Bonnie Heady con la camera a gas, sempre nel 1953. L’esecuzione della «rapitrice di feti» fu seguita il giorno dopo da Corey Johnson e tre giorni dopo da Dustin Higgs. Sono state le ultime tre esecuzioni sotto la presidenza di Donald Trump.
Politica
Ben Gvir raggiante inaugura un centro di impiccagione per palestinesi
Israele sta costruendo un centro di esecuzione per i prigionieri palestinesi condannati a morte per terrorismo, come annunciato dal ministro della Sicurezza Nazionale ultranazionalista Itamar Ben-Gvir. Oltre alla camera di esecuzione, la struttura ospiterà delle cabine di osservazione dove le «vittime del crimine» e le loro famiglie potranno assistere alle impiccagioni, un’opzione «consueta in molti paesi», ha affermato Ben-Gvir durante la presentazione del progetto martedì.
Il complesso verrà utilizzato per impiccare i «terroristi» condannati in base alla legge sulla pena di morte per i terroristi, recentemente approvata. La Knesset ha approvato la legge, promossa dal partito Otzma Yehudit di Ben-Gvir, a marzo. Essa prevede la pena di morte per coloro che vengono condannati per attacchi terroristici mortali volti a «porre fine all’esistenza di Israele», una disposizione che, secondo i critici, di fatto esenta gli israeliani di origine ebraica, rendendo la legge applicabile quasi esclusivamente ai palestinesi. Le esecuzioni devono essere effettuate entro 90 giorni dalla sentenza, senza possibilità di appello.
L’ubicazione esatta del centro di esecuzioni non è stata rivelata, se non che si trova in un’ala di recente costruzione del braccio della morte in un carcere del centro di Israele. In un video parzialmente sfocato girato sul posto, un raggiante Ben-Gvir mostra con orgoglio il cantiere, presentandolo come il compimento delle promesse fatte ai suoi sostenitori.
“Prometí aprobar una ley de pena de muerte para los palestinos y lo hice, ahora estoy construyendo una instalación para ejecutarlos, pondré cámaras y se podrá ver cómo mueren en directo”.
Itamar Ben Gvir, ministro genocida de “Israel”, está construyendo campos de exterminio para… pic.twitter.com/Nbx551WYAl
— Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) August 19, 2026
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«Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato il ministro. «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di emanare una legge sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».
Ben-Gvir è noto per la sua retorica nei confronti dei palestinesi ed è stato sanzionato da diversi Paesi per aver ripetutamente incitato alla violenza.
Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».
A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.
La legge sulla pena di morte ha suscitato ampie critiche da parte di gruppi per i diritti umani e attivisti legali, anche in Israele, per discriminazione, violazione del giusto processo e potenziali violazioni del diritto internazionale e israeliano. Gli esperti delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno avvertito che l’impiccagione in particolare è incompatibile con il divieto assoluto di tortura, mentre l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha sostenuto che il metodo, altamente visivo, contribuisce alla «disumanizzazione» dei palestinesi.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, l’ha definita «profondamente discriminatoria» e una grave violazione del diritto internazionale. I parlamentari israeliani e le organizzazioni per i diritti umani, tra cui Adalah – il Centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele – hanno recentemente presentato ricorso alla Corte Suprema per chiedere l’annullamento della legge in quanto incostituzionale.
In precedenza, Israele consentiva la pena capitale solo in casi eccezionali, tra cui il tradimento e i crimini di guerra commessi durante il periodo nazista. Solo due persone sono state giustiziate dalla creazione dello Stato: un ufficiale dell’esercito israeliano per tradimento nel 1948 e Adolf Eichmann, uno degli artefici dell’Olocausto nazista, nel 1962. Nessun prigioniero palestinese è stato condannato a morte da quando la nuova legge è stata approvata.
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Secondo dati della Palestinian Prisoner Society, Israele detiene attualmente circa 9.400 prigionieri palestinesi, tra cui quasi 100 donne e oltre 370 minori. Le organizzazioni per i diritti umani hanno ripetutamente denunciato maltrattamenti nei confronti dei palestinesi nelle carceri israeliane, con ex detenuti e organizzazioni di difesa che hanno segnalato abusi, torture, fame, danni fisici e psicologici, violenze sessuali e negazione di cure mediche. Lo Stato degli ebrei detiene inoltre i corpi di oltre 100 palestinesi deceduti sotto la sua custodia.
In una trasmissione della scorsa settimana Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.
A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.
Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.
L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
Kiev tra fronde e accuse di corruzione: Zelens’kyj sta perdendo il controllo?
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Politica
Musk ricuce con Trump donando 100 milioni di dollari
Il miliardario della tecnologia Elon Musk e il presidente Donald Trump hanno ripreso i contatti dopo la rottura dell’anno scorso. Come riferito giovedì dal Wall Street Journal, citando fonti che hanno viaggiato con i due in Cina, Musk starebbe organizzando una cospicua donazione a favore dei repubblicani in vista delle elezioni di medio termine.
I rapporti tra i due si erano deteriorati a metà del 2025, quando Musk aveva criticato il pacchetto di riforme fiscali e di spesa di Trump, definendo la bozza «assolutamente folle e distruttiva». La frattura si era verificata nonostante il ruolo centrale svolto da Musk nel ciclo elettorale del 2024. Dopo la vittoria di Trump, il miliardario era stato nominato a capo del Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), nel frattempo sciolto.
Il rientro di Musk nella cerchia ristretta di Trump è emerso chiaramente durante il volo per Pechino di maggio, quando si è unito al presidente, ai membri dell’amministrazione, ai dirigenti aziendali e ai familiari a bordo dell’Air Force One. I due apparivano cordiali: Musk parlava dei progetti per nuove fabbriche negli Stati Uniti, mentre Trump commentava un video di un lancio spaziale e chiedeva notizie di uno dei figli di Musk, secondo quanto raccontato al Wall Street Journal da alcune persone presenti sull’aereo.
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Nel corso del volo Musk avrebbe inoltre comunicato a Trump l’intenzione di destinare almeno 100 milioni di dollari a un’operazione di mobilitazione elettorale a sostegno dei repubblicani nelle elezioni di medio termine di novembre, per aiutarli a conservare il controllo del Congresso, stando a quanto riportato dal giornale sulla base di fonti a conoscenza della strategia.
Il riavvicinamento sarebbe stato il risultato di quasi un anno di contatti riservati, tra telefonate private, sollecitazioni di amici comuni, inviti a Mar-a-Lago e una cena alla Casa Bianca. Trump e Musk si sono scambiati poche parole anche alla cerimonia in memoria dell’attivista conservatore assassinato Charlie Kirk, il quale a quanto pare aveva tentato di riconciliarli.
Il Wall Street Journal ha scritto che il vicepresidente JD Vance, insieme al capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, ha preso contatto con Musk dopo la rottura pubblica con Trump per attenuare le tensioni e ha poi mantenuto i rapporti con lui e i suoi alleati. Vance, secondo quanto riferito, riteneva Musk troppo rilevante per essere messo da parte, considerando i cospicui contratti di SpaceX con la difesa e la NASA.
Musk, da parte sua, avrebbe rinunciato ai progetti di un nuovo partito politico, in parte per salvaguardare i legami con Vance, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028.
Secondo i collaboratori di Trump, è improbabile che i due recuperino l’intesa stretta di un tempo. Tuttavia hanno ricominciato a sentirsi circa una volta al mese, parlando di intelligenza artificiale, Cina e questioni internazionali, come riferito da persone a conoscenza delle conversazioni.
Musk aveva avuto un ruolo determinante nella vittoria elettorale di Trump del 2024, sostenendolo pubblicamente e destinando, secondo quanto riportato, almeno 288 milioni di dollari a supporto di Trump e di altri candidati repubblicani.
La rinnovata intesa arriva in un momento in cui i Democratici risultano in vantaggio sui Repubblicani negli ultimi sondaggi nazionali in vista delle midterm di novembre, mentre il tasso di approvazione netto di Trump è sceso vicino al minimo storico a causa della crescente insoddisfazione dell’opinione pubblica nei confronti della sua presidenza, in particolare per la gestione del conflitto con l’Iran.
L’anno passato rottura tra i due era stata grave – al punto che Musk avrebbe cambiato numero di telefono – e molto pubblica, con il magnate tecnologico a minacciare uno stop al programma spaziale americano, che in larga parte ora dipende dalla sua azienda SpaceX. Musk aveva insinuato che il presidente fosse nei file epsteiniani, dove in realtà da qualche parte appare tangenzialmente pure lui stesso.
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Trump aveva detto persino di prendere in considerazione la deportazione dell’«immigrato» sudafricano Musk, che oggi gode comunque della cittadinanza.
Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa Trump sembrava aver porto un ramoscello d’olivo a Musk, il quale parrebbe aver accantonato l’idea di creare un terzo partito USA, il cosiddetto America Party. I due avevano poi ricompattato il rapporto all’evento Memorial per Charlie Kirk assassinato agli inizi di settembre.
Elone ancora a metà 2025 sembrava mostrare segni di pentimento per gli attacchi a Trump, il quale a sua volta aveva lasciato intendere di poterlo perdonare.
Tornare in buoni rapporti col presidente era il consiglio che diede ad Elone anche suo padre, Errol, personaggio geniale e fumantino con cui il figlio non parla più. «Ricucisci con Trump, ha vinto lui», aveva detto l’Errollo, il quale è, tra le altre cose, ammiratore di Vladimiro Putin e grande sostenitore della teoria secondo cui Michelle Obama è in realtà un uomo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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