Connettiti con Renovato 21

Scienza

Possibilità di vita su Plutone

Pubblicato

il

Plutone, considerato fino al 2005 il nono pianeta del sistema solare, è stato di recente degradato a pianeta nano.

 

 

 

Osservando alcune immagini scattate dalla navicella spaziale New Horizons della NASA della superficie di Plutone, un team di astronomi ha fatto una scoperta a dir poco sorprendente. Lo riporta Futurism.

 

«Abbiamo trovato un campo di vulcani ghiacciati molto grandi che non assomigliano a nessun altro che abbiamo visto nel sistema solare», racconta alla CNN Kelsi Singer, ricercatore senior presso il Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado, e autore di un nuovo studio pubblicato sul rivista Nature Communications

 

La scoperta mostra che sul piccolo pianeta ci sono ancora molte cose da capire e da scoprire riguardo una possibile ipotesi di poterlo abitare. 

 

L’area copre 621 miglia attraverso un antico bacino di impatto. Due delle sue più grandi cupole vulcaniche hanno all’incirca le dimensioni dei vulcani terrestri. 

 

Poiché l’area stessa non ha nuovi crateri, i ricercatori suggeriscono che i massicci vulcani di ghiaccio non sono in realtà così vecchi e si sono formati a causa del calore residuo emanato dall’interno del minuscolo pianeta.

 

«Ciò significa che Plutone ha più calore interno di quanto pensassimo, il che significa che non comprendiamo appieno come funzionano i corpi planetari», ha detto Singer alla CNN.

 

Piuttosto che eruttare in modo spettacolare in un’esplosione di magma, questi vulcani di ghiaccio emettono un impasto di ghiaccio e acqua «simile al dentifricio», ha spiegato lo scienziato.

 

È una scoperta intrigante che si aggiunge alle teorie esistenti su ciò che gli scienziati ritengono essere il grande oceano sotterraneo di Plutone. I vulcani potrebbero essere la prova che l’acqua liquida è più vicina alla superficie di quanto si pensasse fino ad ora.

 

Ciò potrebbe anche influenzare la capacità del pianeta di ospitare la vita, ma questo è solo una suggestiva ipotesi di un futuro lontano.

 

Singer ha inoltre aggiunto che «ci sono ancora molte sfide per tutti gli organismi che cercano di sopravvivere lì. Avrebbero ancora bisogno di una fonte di nutrienti continui, e se il vulcanismo è episodico e quindi la disponibilità di calore e acqua è variabile, a volte è difficile anche per gli organismi».

 

Il team è entusiasta di inviare un veicolo spaziale dotato di un radar per esaminare «come appare l’impianto idraulico vulcanico», come dichiarato dal Singer.

 

Plutone è ora è considerato ora un pianeta nano perché dotato di massa e dimensioni inferiori a quelle dei maggiori satelliti di pianeti del sistema solare – i satelliti di Giove, Titano, Tritone e la nostra Luna.

 

Tuttavia anche Plutone ha le sue lune, e sono ben cinque: Caronte (la luna più grande, con un diametro che è poco più della metà di quello di Plutone), Stige, Notte, Cerbero e Idra.

 

Di fatto, Plutone e Caronte sono considerabile come un sistema binario, cioè un pianeta doppio, poiché il baricentro del sistema giace al di fuori di entrambi.

 

Come riportato da Renovatio 21, anche il vicino di casa di Plutone, Nettuno, sta riservando alcune sorprese. Invece che surriscaldarsi, come vorrebbero i climatologi, si sta raffreddando.

 

Bel grattacapo spaziale per gli zeloti del Climate Change.

Continua a leggere

Predazione degli organi

Maiali morti riportati in vita dagli scienziati – per avere più organi per la predazione degli organi umani

Pubblicato

il

Da

Stanno andando avanti gli esperimenti estremi di rianimazione dell’organismo. Con il fine di squartare ancora più esseri umani per i trapianti, cioè per quella che è più corretto chiamare predazione degli organi.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa alcuni scienziati hanno comunicato i loro studi compiuti su dei suini riguardo  la possibilità di riattivare il corpo dopo la morte.

 

Ora alcuni scienziati israeliani del Technion- Israel Institute of Technology e Rambam Medical Center hanno cercato il modo per far rivivere le cellule negli organi dei maiali morti, ottenendo alcuni risultati significativi quanto inquietanti.

 

Gli scienziati hanno utilizzato un sistema chiamato OrganEx che utilizza pompe e soluzioni speciali per ripristinare l’ossigeno nelle cellule del sangue e prevenire la morte cellulare in tutto il corpo. Il team ha ripristinato la circolazione e altre funzioni in più organi un’ora dopo la morte dei maiali per arresto cardiaco , secondo il loro studio peer-reviewed sulla rivista Nature di mercoledì scorso.

 

È a questo punto che il team di ricercatori ha visto che il cuore aveva ricominciato a pompare.

 

Gli esperimenti condotti hanno anche mostrato i risultati di un diverso progetto realizzato dagli studenti di Yale tre anni prima. Coinvolgeva cervelli di maiali disincarnati. Gli scienziati hanno utilizzato questi risultati in un sistema simile chiamato BrainEx come un modo per ripristinare la circolazione nei cervelli prelevati dai maiali dopo che erano stati uccisi in un impianto di confezionamento della carne.

 

Lo studio è stato condotto inducendo arresti cardiaci nei suini e curandoli utilizzando la tecnologia OrganEx entro un’ora dalla loro morte. Essi sono stati paragonati ai maiali che erano in ECMO, l’ossigenazione extracorporea della membrana, una macchina che pompa il sangue ossigenato del maiale in tutto il corpo.

 

La ricerca quindi vuole sfidare la concezione per cui le cellule e gli organi del corpo iniziano a essere distrutti in modo irreversibile entro pochi minuti dall’arresto del cuore. Secondo lo studio, invece, il processo può essere fermato e lo stato cellulare può essere spostato verso il recupero.

 

Questo studio ha molto potenziale per aiutare a ridurre la quantità di danni causati al cervello delle persone dopo un ictus e forse anche al cuore dopo un infarto o un arresto cardiaco.

 

Il lettore può intravedere qual è il fine di questo esperimento: aumentare la disponibilità per la predazione degli organi – quello che il mondo della Necrocultura chiama «donazione».

 

La «donazione», infatti, può avvenire solo a cuor battente, con l’individuo dichiarato morto per «convenzione» – la cosiddetta morte cerebrale, ricordiamolo sempre, è solo un costrutto, i cui parametri pure variano da Paese a Paese, di anno in anno.

 

Se il cuore smette di funzionare, infatti, gli organi divengono inservibili.

 

Per cui, logicamente tutti gli espianti di organi vengono fatti con il cuore che ancora batte, cioè vengono fatti mentre la persona è viva – e in uno stato di impotenza, perché vittima innocente dello squartamento ordinato dal sistema sanitario (e dagli interessi che vi ruotano attorno, specie delle farmaceutiche, che acquistano clienti a vita per i farmaci anti-rigetto).

 

Ecco perché questi esperimenti con i porci: vogliono riattivare il cuore non per riportare le persone in vita, ma per poter rendere più proficuo il loro squartamento.

 

Deve esservi chiaro che, Dio non voglia, questa cosa può toccare a chiunque di noi: siamo a un incidente d’auto dallo squartamento di Stato, con i nostri organi che ci vengono rubati e rivenduti, mentre i dottori che ci hanno dichiarati morti per convenzione ci somministrano il curaro, così da impedire ci muoviamo in preda a dolori lancinanti mentre ci squartano, perché, certo, ai morti vanno dati sedativi e paralizzanti, non fa una grinza, davvero.

 

Sveglia.

 

Questo è il vero traffico di organi che avviene sotto il nostro naso ogni giorno, senza che nessuno dica niente.

 

Noi, qui, riguardo a questo orrore che procede ora anche attraverso la perversione del progresso scientifico, non terremo mai la bocca chiusa.

 

Mai.

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Satira

Gli scienziati scoprono un batterio così grande che è possibile tenerlo in mano

Pubblicato

il

Da

Nell’arcipelago caraibico francese della Guadalupa è stato trovato un singolo batterio di almeno due ordini di grandezza più grande del limite teorico che gli scienziati ritenevano possibile. È il più grande batterio mai scoperto nella storia.

 

È lui, almeno per quanto riguarda le dimensioni, il superbatterio che stiamo aspettando. Un iperbatterio. Un maxibatterio. Un terabatterio. Un gigabatterio. Un megabatterio.

 

«È 5.000 volte più grande della maggior parte dei batteri», ha affermato in una nota Jean-Marie Volland, scienziato del Lawrence Berkeley National Laboratory. «Per contestualizzare, sarebbe come un essere umano che incontra un altro umano alto come l’Everest».

 

Un gruppo di ricercatori di diverse università ha riportato le proprie scoperte sulla cellula gigante nella rivista Science

 

batteri bianchi, lunghi un centimetro, assomigliano alla forma e alle dimensioni di una ciglia umana e sono visibili ad occhio nudo e sono stati scoperti nel 2009 in una palude di mangrovie acquosa.

 

Il sito Genetic Engineering and Biotech News ha sottolineato che il batterio ha esattamente le medesime caratteristiche morfologiche e genomiche dei batteri: «un batterio lungo un centimetro con DNA contenuto in organelli legati alla membrana metabolicamente attivi».

 

Qualcuno si domanderà su cosa significhi esattamente un batterio gigante per l’umanità. Anche se gli scienziati non hanno menzionato se il nuovo organismo è pericoloso, continueranno a studiarlo ulteriormente.

 

La domanda che vorremmo porre loro subito, tuttavia, è cosa fa un batterio di tale peso. Ricordiamo, per iniziare la discussione scientifica, la teoria del pensatore meneghino Adriano Celentano (1938-) riguardo agli animali di grandi dimensioni.

 

 

Quindi, se un passero di 30 chili su un ramo fa «chiiiiiiiiiiip», un megabatterio grande 5000 volte i suoi simili, cosa fa? Genera una supermalattia?

 

Come nota Futurism, non tutti i procarioti sono dannosi per l’uomo e alcuni sono persino benefici.

 

Inoltre, i grandi batteri sarebbero più facili da uccidere, se necessario: e qui si può aprire un discorso sulla necessità della libera vendita di armi da fuoco, non più solo per sparare al poligono, ma anche per difendersi da gargantueschi esseri monocellulari.

 

Non è chiaro se Big Pharma per combattere il megabatterio stia già preparando un megavaccino. Probabile.

 

Immaginate la Pfizer che porta al vostro distretto sanitario una siringona caricata su un autoarticolato, procedendo poi alle inoculazioni spostandola con una gru. Il ministero della Salute sarebbe felicissimo di usare le nostre tasse per pagare anche questa.

 

Il quadro, ad ogni modo, avrebbe più senso di ciò che è successo negli ultimi due anni.

 

 

 

Immagine artistica

 

 

 

Continua a leggere

Scienza

Supermacchia solare in crescita: può mandare ondate distruttive sulla Terra

Pubblicato

il

Da

Una macchia solare gigante in rapida crescita in grado di emettere solar flares (brillamenti solari) è più che raddoppiata negli ultimi giorni e si trova attualmente di fronte alla Terra. Lo riporta Epoch Times.

 

Secondo la NASA, le macchie solari sono aree scure di forti campi magnetici sulla superficie del sole. Appaiono scuri perché sono molto più freddi di altre parti della superficie del sole, essendosi formati in aree in cui i campi magnetici sono particolarmente forti.

 

A causa del forte campo magnetico, la pressione magnetica aumenta mentre la pressione atmosferica circostante diminuisce, determinando temperature più basse.

 

Le macchie solari sono anche associate a disturbi eruttivi come i brillamenti solari, che sono eruzioni di radiazioni in rapido movimento, e le espulsioni di massa coronale (CME), che si verificano quando grandi masse di plasma e particelle altamente magnetizzate vengono espulse violentemente dal sole.

 

I bagliori si muovono alla velocità della luce e impiegano circa otto minuti per raggiungere la terra, mentre le CME possono impiegare dai tre ai quattro giorni per raggiungere la terra.

 

La macchia solare in rapida crescita rilevata dagli esperti è nota come AR3038. Le sue dimensioni sarebbero circa 2,5 volte quelle della Terra

 

L’esperto ha notato che il campo magnetico che circonda AR3038 potrebbe potenzialmente far esplodere brillamenti solari di classe M, o brillamenti di medie dimensioni, verso la Terra. Gli esperti, quindi, non sembrano troppo preoccupati.

 

Invece, i brillamenti solari definiti di classe X1 possono potenzialmente creare interruzioni ai satelliti di comunicazione in orbita e ai cavi a lunga distanza qui sulla Terra, provocando il caos su Internet.

 

L’assorbimento da parte del nostro pianeta di radiazioni elettromagnetiche ad alta energia può aumentare temporaneamente la ionizzazione dell’atmosfera superiore, che può interferire con le comunicazioni radio a onde corte e può riscaldare ed espandere temporaneamente l’atmosfera esterna della Terra. Sono possibili quindi dei «blackout radio» a seguito dei solar flare.

 

 

 

 

Immagine di NASA Goddard Space Flight Center via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari