Geopolitica
Netanyahu vuole portare Erdogan alla Corte Penale Internazionale
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu starebbe preparando un possibile caso presso la Corte penale internazionale (CPI) contro il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, da usare come leva nella disputa crescente tra i due Paesi. Lo riporta i24NEWS, che cita alcune fonti.
La mossa segue l’annuncio di un mese fa della Turchia, che ha chiesto all’Interpol un mandato di cattura internazionale (Red Notice) per Netanyahu, dopo che un tribunale turco aveva emesso un mandato di arresto nei suoi confronti, tra le altre accuse quella di genocidio, per l’intercettazione israeliana della flottiglia Global Sumud diretta a Gaza all’inizio di quest’anno.
Netanyahu ha replicato attaccando il leader turco, definendolo «un dittatore antisemita» e accusandolo di massacrare i curdi e di dare rifugio a membri di Hamas. Ha ribadito le accuse nel discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la scorsa settimana, descrivendo la Turchia come «l’ultimo Paese a diventare un super diffusore di menzogne antisemite». Il direttore della comunicazione turco, Burhanettin Duran, ha respinto le affermazioni come «accuse infondate».
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Secondo alcune fonti, Netanyahu avrebbe incaricato una squadra interministeriale israeliana e il capo del Dipartimento di diritto internazionale di preparare un dossier incentrato soprattutto sui presunti attacchi alle minoranze curde. Il fascicolo tratterebbe anche le accuse secondo cui il governo di Erdogan finanzia Hamas.
La CPI, con sede all’Aia, è nata con lo Statuto di Roma, in vigore dal 2002, per perseguire genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Secondo i24NEWS, è più probabile che Israele proceda tramite una terza parte, anche se resta la possibilità di avviare il procedimento in proprio.
Israele, tuttavia, spera di evitare entrambe le strade e «mira a usare l’esistenza del caso come leva contro Erdogan, utilizzandola di fatto come deterrente», secondo fonti citate dalla testata.
Nel novembre 2024 la CPI ha emesso un mandato di arresto per Netanyahu, accusandolo di aver usato «la fame come metodo di guerra», di aver diretto intenzionalmente attacchi contro i civili a Gaza e di aver commesso crimini contro l’umanità.
Né Israele né la Turchia sono parte dello Statuto di Roma; lo stesso vale per gli Stati Uniti, alleato più stretto di Israele e fermo oppositore del mandato contro Netanyahu. Washington ha sanzionato la presidente della CPI, Tomoko Akane, e l’avvocato Abdoulaye Seye, accusando la Corte di aver oltrepassato il proprio mandato. La CPI ha dichiarato di «respingere con forza» le sanzioni, definendole «un flagrante attacco all’indipendenza di un’istituzione giudiziaria imparziale».
La Corte non ha mezzi propri per far eseguire il mandato e dipende dai singoli Stati. Un sondaggio di luglio di Economist/YouGov ha rilevato che il 49% degli americani riteneva che gli Stati Uniti avrebbero dovuto arrestare Netanyahu se fosse entrato nel Paese.
Come riportato da Renovatio 21, quattro mesi fa l’Erdogan ha espresso una dura critica nei confronti del premier israeliano Benjamino Netanyahu per la distruzione di Gaza, mettendo in guardia sul fatto che i musulmani potrebbero presto impartirgli una «lezione».
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Come riportato da Renovatio 21, nel settembre 2024 Erdogan aveva chiesto la creazione di un’alleanza più ampia di Paesi islamici per affrontare la percepita «minaccia di espansionismo» proveniente da Israele.
A luglio 2023 il presidente turco aveva addirittura minacciato di invadere Israele a causa del conflitto di Gaza, mentre Israele aveva avvertito che il leader turco potrebbe fare la fine di Saddam Hussein, se avesse continuato con tale retorica.
Come riportato da Renovatio 21 in questi anni di conflitto gazano si sono avuti più volte esempi «reductio ad Hitlerum» erdogana, con il turco a paragonare in svariate occasioni il primo ministro Beniamino Netanyahu ad Adolfo Hitler nella condanna dell’operazione militare giudaica a Gaza, arrivando a dichiarare che Israele è uno «Stato terrorista» che sta commettendo un «genocidio» a Gaza, e apostrofando il Netanyahu come «il macellaio di Gaza».
Lo Erdogan lo scorso novembre aveva accusato lo Stato Ebraico di «crimini di guerra» per poi attaccare l’intero mondo Occidentale (di cui Erdogan sarebbe di fatto parte, essendo la Turchia aderente alla NATO e aspirante alla UE) a Gaza «ha fallito ancora una volta la prova dell’umanità».
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Immagine di Downing Street via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented. They have nowhere to return to. Look at how it looks. And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei — Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
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Geopolitica
La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev
Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.
Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.
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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».
Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.
In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.
Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo
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