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Non stanno parlando a voi. Parlano alla massa vaccina

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Sarà capitato anche a voi. È una sensazione che all’inizio, un paio di anni fa, era un po’ sottile, ora invece è potente, patente, anche se ancora non pienamente definita.

 

Ti capita, per lo più, quelle volte che, magari per isbaglio, ti capita di sentir il discorso di un politico.

 

È quella strana sensazione per cui chi ti sta parlando, in realtà non sta parlando davvero con te.

 

È una sensazione forse sfuggente, ma nettissima.

 

Un tempo, nella vita normale, la si sperimentava quando qualcuno ti scambiava per un altro — fenomeno che in genere non accade spesso, o quando qualcuno comincia a parlare in totale assenza di senso del contesto, chessò, un signore dell’ultradestra che finisce inconsapevole tra le salsicce della Festa dell’Unità (si chiama ancora così?) e attacca un pistolotto nostalgico, nello sconcerto dei sinceri democratici presenti. O viceversa. Anche questo, un caso raro, buono per certe barzellette.

 

Invece adesso la sensazione che ci parli qualcuno che non ha idea di noi, è continua, martellante.

 

Il maestro, in questo fenomeno di straniamento politico, è Mario Draghi. Si rimane sconvolti ogni volta che fa una conferenza stampa, riuscendo ad inanellare fake news («L’appello a non vaccinarsi è l’appello a morire, non ti vaccini ti ammali e muori, o a far morire, non ti vaccini, contagi e fai morire») e proclami al limite dell’hate speech i nostri problemi dipendono dai non vaccinati»).

È impossibile, nel caso del primo ministro, non avvertire questo senso di comunicazione fallita: come può parlare a noi in questo tono?

 

È impossibile, nel caso del primo ministro, non avvertire questo senso di comunicazione fallita: come può rivolgersi a noi in questo tono?

 

Come può dire in serenità queste cose?

 

Qualcuno lo può scusare: il capo del governo, il vertice della politica italiana, non ha mai fatto politica in vita sua. Lo hanno paracadutato lì dalla torre di Francoforte (è stato, letteralmente, un BASE jump). Lui mica ha stretto mani alle sagre di paese, mica ha passato le notti nei circoli di periferia, mica ha sgomitato tra compagni di partito e avversari per qualche manciata di voti. Mica sa esattamente cosa è un elettore, figuriamoci un Paese da gestire.

 

Segue a poca distanza Roberto Speranza. In nessun modo sembra scalfito, anche minimamente, da quello che una porzione della popolazione pensa di lui. Anzi, dal tono sembra ogni volta voler rincarare la dose. Niente da fare: esce il libro, ma viene autosequestrato immediatamente per motivi inspiegati. Uno pensa che qualcuno davanti ad una cosa del genere (svergognata su Report, Le Iene, etc.) trovi il tempo di crearsi una mezza giustificazione, una scusa da dare ai media – oppure qualche minuto per vergognarsi e basta. No, nulla. Quando parla alla Camera o in TV, uno si chiede come sia possibile che si stia davvero rivolgendosi a noi, come niente fosse, anche senza fischiettare, perché l’uomo è un duro.

 

C’è Brunetta, che, dopo averne ascoltate un paio, ammettiamo di non sapere più cosa stia dicendo.

 

C’è Renzi.

 

Potremmo parlare di Salvini, che mangia Nutella anche in quarantena, e non sappiamo se lo fa perché lo spin doctor controverso è tornato a casa.

 

In realtà la lista è lunghissima. Puntualizziamo che il fenomeno fornisce un’altra caratteristica al discorso dei nostri personaggi pubblici: la spudoratezza.

 

Il ministro Lamorgese va in Parlamento e parla di un suo sottoposto ripreso mentre – in borghese – picchia un ragazzo a terra come di un controllore del «movimento ondulatorio».

 

Il generale Figliuolo dice pubblicamente il vaccino è somministrato per milioni di dosi «senza saperne l’esito», e che ‘sta immunità di gregge gli scienziati continuano a spostargliela: 80%, 90%, 100%, 150%…

 

Il sottosegretario Sileri che sostiene in diretta che il «vaccino non è sperimentale», anche se la conclusione del trial è il 23 luglio 2024.

 

E poi ecco, sì, gli scienziati: frotte di virologi e di funzionari pandemici assortiti, televisivi o meno, che dicono che bisogna chiudere tutto, bisogna aprire, bisogna mettere il green pass, bisogna togliere il green pass, bisogna arrestare i no vax, bisogna garantire la costituzione, vaccinare i bambini, non vaccinare i bambini, considerare le statistiche dei morti COVID, considerare le statistiche dei morti con COVID… il tutto dalle stesse labbra, nel giro di pochi giorni. Senza errata corrige di sorta. Senza vergogna.

 

La contraddizione, sempre più ebete e infame, non li preoccupa. Perché, ribadiamo, non stanno parlando con noi. Non si tratta in nessun modo di una comunicazione tradizionale: emittente-messaggio-ricevente. Il ricevente, qui, non pare essere considerato, altrimenti il messaggio sarebbe diverso, e anche l’emittente.

La massa bovina è il fine del processo di ingegneria sociale che stiamo vivendo. La massa vaccina è il futuro programmatico dell’umanità, quello a cui tende il progetto della pandemia. Un mondo fatto di cittadini calmi ed obbedienti, modificabili, sfruttabili e sacrificabili a piacimento, senza possibilità di protesta

 

Quindi, a chi stanno parlando? Di certo non stanno parlando a noi. Quindi, a chi?

 

Stanno parlando alla massa vaccina. Diciamo così, perché, alla fine, vaccino è un aggettivo sinonimo di bovino.

 

Stanno parlando alla massa bovina. A quei milioni di persone che, più o meno con docilità, si sono fatti marchiare, appunto, come bestiame. La massa vaccina, questo è il suo grande vantaggio, non fa molte storie. Quando porti i bovini al macello, loro mica si oppongono, al massimo fanno qualche muuu di circostanza. Prima, si sono fatti segnare con il ferro caldo e mungere a dovere, poi diventeranno bistecche. La maggior parte di loro forse non lo sa, ma qualcuno magari sì, e si è trovato pure una giustificazione: insomma, dai, pur munto e marchiato, mi hanno fatto brucare per tanto tempo, in fondo va bene così.

 

La massa bovina è il fine del processo di ingegneria sociale che stiamo vivendo. La massa vaccina è il futuro programmatico dell’umanità, quello a cui tende il progetto della pandemia. Un mondo fatto di cittadini calmi ed obbedienti, modificabili, sfruttabili e sacrificabili a piacimento, senza possibilità di protesta.

Nessuno sta parlando con voi, perché tutti – politici, figure di ogni livello – stanno già parlando alla massa bovina

 

Nessuno sta parlando con voi, perché tutti – politici, figure di ogni livello – stanno già parlando alla massa bovina.

 

Molti si sono chiesti perché il papa si è abbassato a farsi pseudo-intervistare da Fabio Fazio (che peraltro Bergoglio aveva già citato a inizio pandemia 2020 come maitre à penser sulla bellezza di pagare le tasse e l’orrore dell’evasione fiscale). Com’è possibile che sia avvenuta una cosa del genere? Il papa fa interviste TV? Il papa va nella trasmissione di Fazio, tra Burioni e la Littizzetto, e qualche scrittore, attore, prostituto di sinistra a caso?

 

Ebbene, nemmeno il papa – soprattutto nemmeno il papa – sta parlando a voi. Da anni, egli parla solo a quello che è pure titolato a chiamare «gregge», ovino o bovino che sia.

 

I giornalisti internazionali che si sono scandalizzati perché Fazio, con un’occasione del genere, avrebbe dovuto fargli qualche domanda sugli abusi e cose così, non ha capito nulla: il fatto di essere andato da Fazio era esso stesso il contenuto del discorso. Il medium è il messaggio: il pontefice sta dicendo, non parlerò di cose serie, né dei problemi della chiesa, né di teologia, né delle verità profonde dell’Amore di Dio, no, farò discorsi appositamente privi di qualsiasi spessore, al massimo dirò due parole sull’immigrazione, che è un tema che mi hanno fatto studiare. Non aspettatevi nient’altro: questo è il vero messaggio.

Io, il papa, parlo alla massa bovina, quella che ascolta Fazio. Non chiedetemi di fare altro

 

Io, il papa, parlo alla massa bovina, quella che ascolta Fazio. Non chiedetemi di fare altro.

 

Io, il papa, parlo alla massa vaccina: perché ho contribuito in prima persona a crearla tramite questa pandemia, invocando la vaccinazione universale, facendo incontri segreti, ordinando ai cristiani di sottoporsi all’mRNA sintetizzato via feto abortito, cancellando ogni residua possibilità di obiezione di coscienzatre paroline, queste ultime, che pronunziate da un pontefice avrebbe fracassato in un nanosecondo il green pass, gli obblighi vaccinali, tutto, e in ogni parte del globo terracqueo. (E questa non è purtroppo, un’iperbole, o uno scherzo: è così, il vero responsabile della vostra sofferenza è Jorge Mario Bergoglio)

 

Io, il papa, come tutti i politici dell’establishment che accolgo sorridente e radioso, non parlerò mai a voi, perché non mi interessa, perché, in fondo, voi non esistete davvero – siete buoni, forse, solo a farvi prendere in giro, come quel cardinale finito in ospedale.

 

Il lettore non-siringato si starà chiedendo: ma, davvero, è possibile che nessuno parli a noi? È possibile ignorare una così grande fetta di umanità? È legale?

 

È possibile. Anzi, è la realtà. Il motivo è piuttosto semplice da comprendere. Ve lo abbiamo detto, ve lo ripetiamo: voi non siete una minoranza.

Io, il papa, parlo alla massa vaccina: perché ho contribuito in prima persona a crearla tramite questa pandemia, invocando la vaccinazione universale, facendo incontri segreti, ordinando ai cristiani di sottoporsi all’mRNA sintetizzato via feto abortito, cancellando ogni residua possibilità di obiezione di coscienza

 

Provate a pensarci: se foste una minoranza, vi tratterebbero come una minoranza.

 

Avreste intorno ONU, UE, CEDU, ONG di ogni tipo.

 

Avreste i giornali, intellettuali, film e cantanti di Sanremo e dei centri sociali a cantare la bellezza della vostra diversità.

 

Avreste programmi specifici nelle scuole dell’obbligo per insegnare ai bambini a rispettarvi.

 

Avreste motovedette che vi fanno attraversare il mare.

 

Avreste danaro pubblico buttato su di voi indiscriminatamente.

 

Avreste i «giorni della memoria».

 

Avreste sacerdoti e parrocchie a ospitarvi e a predicare la necessità di aiutarvi ogni santa domenica, e anche gli altri giorni della settimana.

 

Avreste avvocati pagati da miliardari a suggerirvi come far valere i vostri diritti – perché, ricordatelo, le minoranze hanno diritti, voi no.

Ve lo abbiamo detto, ve lo ripetiamo: voi non siete una minoranza

 

Avreste, soprattutto, politici che vi ronzano intorno, perché vogliono il vostro voto.

 

Invece, che strano, non c’è nulla di tutto questo. Nessuno vi bada, nessuno vi vuole, nessuno vi considera, nessuno vi protegge.

 

Non vogliono il vostro voto, oramai è chiaro a chiunque.

 

Non vogliono il vostro lavoro – anche perché, lo avrete capito, c’è già qualcuno, africano o macchina che sia, pronto a sostituirvi.

 

Non vogliono il vostro danaro, altrimenti vi farebbero entrare nei loro bar e negozi, e non vi espungerebbero in massa dai social network.

Voi non siete una minoranza: voi siete una parte della popolazione che va sacrificata

 

Non vogliono niente da voi, perché di fatto voi non esistete: quel fantasma che rappresentate, va aiutato a dissolversi una volta per tutte, se necessario con la repressione brutale – dei milioni in piazza la scorsa estate, cosa è rimasto, dopo leggi liberticide e incursioni varie? Un insieme di spettri trasparenti, talmente evanescenti che le telecamere della TV non riescono neanche a riprendere.

 

Voi non siete una minoranza: voi siete una parte della popolazione che va sacrificata.

 

Perché hanno fatto i calcoli e hanno capito che possono vivere tranquillamente con la massa bovina (che continuerà a obbedire, votare, comprare come gli si dice) senza che quegli altri, i non sottomessi, i non-bovini, i non-vaccini, guastino le feste, specie nel momento in cui si dovrà dirigere il bestiame verso il mattatoio.

 

Pensateci: non c’è qualcosa che glielo impedisca. Possono eliminarvi, perché non hanno giurato né a Dio né alla Costituzione che debbano tollerare dei subumani nemici dell’ordine stabilito – e anche se lo hanno fatto, non importa, perché siamo in emergenza, e i no vax fanno davvero schifo.

Se diciamo «subumani» non stiamo neanche qui usando parole iperboliche. Sarebbe meglio utilizzare il termine «subcanini», perché, realizzatelo, in certi luoghi in questo momento i cani entrano, voi no

 

Se diciamo «subumani» non stiamo neanche qui usando parole iperboliche. Sarebbe meglio utilizzare il termine «subcanini», perché, realizzatelo, in certi luoghi in questo momento i cani entrano, voi no.

 

Non siete una minoranza, perché quello che credete non vale niente, neanche rispetto alla legge, o alla giurisprudenza precedente. Ai Testimoni di Geova è stato consentito rifiutare le trasfusioni, e i dottori che le hanno praticate contro il volere del paziente, sono stati condannati dalla magistratura. Ai genitori del bambino che non vogliono usare sacche di sangue sierizzato hanno sospeso la potestà genitoriale.

 

E non pensiate che la sottomissione riguardi solo l’apartheid biotica mRNA.

 

Con insolita unanimità, e senza il coinvolgimento dell’elettorato, hanno appena infilato l’ambientalismo nella Costituzione italiana. Il che significa che, pure vaccinati, se domani non sarete d’accordo con Greta, se l’emergenza climatica vi potrà sembrare artefatta o manipolata, rischierete di essere emarginati e combattuti, in quanto portatori di idee e comportamenti illegalizzati.

Il lockdown climatico è dietro l’angolo, le cure che ci imporranno saranno ancora più spaventose: ora, grazie al biennio COVID, hanno capito che si può fare. E l’allarme per il cambiamento climatico è una pandemia che non ce l’ha fatta, ma ora ha capito come si fa

 

Il lockdown climatico è dietro l’angolo, le cure che ci imporranno saranno ancora più spaventose: ora, grazie al biennio COVID, hanno capito che si può fare. E l’allarme per il cambiamento climatico è una pandemia che non ce l’ha fatta, ma ora ha capito come si fa.

 

Anche lì, a breve, sarete zittiti e derisi, combattuti e impoveriti. Anche lì non esisterà la vostra minoranza, il vostro pensiero non avrà alcun diritto di asilo nel consorzio umano, sarà censurato e polverizzato come un antivaccinista qualsiasi su Facebook oggi.

 

Cancelleranno le vostre parole e il vostro lavoro, le vostre gioie e – ad un certo punto – la vostra discendenza, perché tra chi invoca il lager e la tortura, c’è chi più lucido già parla di sterilizzare i dissidenti, come hanno fatto certi regimi prima di oggi.

 

Non ha senso, davanti a questo panorama mostruoso, pensare di poter urlare alla massa bovina che si trovano dentro un disegno di morte che presto si prenderà anche loro, il loro corpi e le loro anime. Non abbiamo voce, non abbiamo i mezzi per convincere la massa vaccina.

Voi non siete una minoranza: voi siete ciò che resta dell’umanità, voi siete l’umanità rimasta tale

 

Abbiamo, per il momento, la necessità di guardare dentro noi stessi, cercare quella pace interiore che ci serve, e guardare il cammino con più saggezza. Questo, per adesso, vi deve bastare.

 

Quindi, intanto, realizzatelo: se non vi parlano, è perché  voi non siete parte del popolo o della comunità, voi non siete niente.

 

È vero. Voi non siete una minoranza.

 

Voi siete ciò che resta dell’umanità, voi siete l’umanità rimasta tale.

 

Siatene orgogliosi. E custodite questo dono con cura, sacrificio, lotta.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

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Arriva la «scomunica marinata»?

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Nel momento in cui il Vaticano bombarda 600 mila e più persone con lo scomunicone anti-FSSPX, diviene naturale rifugiarsi nei sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863), che da romano vero conoscitore della Città der papa non poteva non aver trattato il tema nella sua poesia in vernacolo romanesco.

 

Havvi, ad esempio, Er cedolone der vicario, sonetto scritto il 22 aprile 1834, che bene illustra la minaccia di scomunica e le pene per chi trattiene i beni ecclesiastici. Si parla di un «cedolone», cioè un manifesto pubblico, affisso a Roma. Il cedolone era un avviso ufficiale del vicario del papa che imponeva, pena la scomunica, la restituzione dei beni di un sacerdote defunto. La scomuniica è quindi qui intesa come strumento di pressione burocratica e poliziesca.

 

La scummunica è uguale ar marfrancese,
Che tte penetra l’osse a la sordina,
E tte manna a fà fotte in men d’un mese.

 

Chi ssarà ll’animaccia ggiacubbina
Che nnun ridìi le cose che ss’è pprese,
Doppo der cedolon de stammatina?

 

Notare come, con sprezzo totale, il Belli paragona la scomunica al «marfrancese» – cioè alla sifilide – una malattia che agisce «a la sordina» (di nascosto) consumando da dentro l’individuo: il poeta vuole qui parlarci della devastante azione dello Stato Pontificio sulla vita interiore dei cittadini posti sotto la minaccia di essere scomunicati. «Animaccia ggiacubbina», era l’etichetta usata per indicare chiunque si opponesse all’autorità ecclesiastica, che oggi che li giacobini sono al comando dello Stato pontificio, suona buffissima.

 

L’espressione «sta ffresco» evidenzia la rassegnazione del popolo di fronte alla potenza ecclesiastica dotata della superarma scomunicante, il cui effatto megatonico sull’animo umano è ancora brandito con sicumera dal (già) Sant’Uffizio.

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Evvi poi un ulteriore sonetto del Belli riguardo al tema della scomunica. Si tratta di quello intitolato, appunto, La scummunica, scritto il 25 agosto 1825.

 

La scummunica inzomma è una parola
Che ddisce er Papa, e appena Iddio l’ha intesa,
L’ubbidissce ar momento, e vve conzola
Cór cacciàvve dar gremmo de la Cchiesa.

 

Abbasta una scummunica, una sola,
Pe’ sbattezzavve; e gguai chi sse l’è ppresa!
Pò vvenì Ggesucristo co’ la stola
A bbenedillo, bbutta via la spesa.

 

Domenica er Curato l’ha spiegata,
E ha detto: “Iddio ne guardi, si pprennete
La scummunica nata e mmarinata.

 

Un libbro, un c…., un scappellotto a un prete,
Un sputo, una scorreggia, una pissciata
Ve pò scummunicà cquanno volete.„

 

Nelle prime quartine si satireggia sul paradosso teologico: le gerarchie universali sono invertite: il papa comanda e Dio esegue cecamente. La scomunica diventa una formula magica o un atto burocratico a cui persino Nostro Signore deve «ubbidire al momento». Nemmeno Gesù Cristo in persona, scendendo sulla terra con tanto di paramento liturgico, avrebbe il potere di annullare la scomunica del papa. La grazia divina viene così sottomessa alla burocrazia eclesiastica.

 

Interessante l’elenco, messo in bocca ad un parroco durante l’omelia domenicale, dei motivi per cui si può essere scomunicati: leggere un «libbro» proibito, aggredire un sacerdote («un scappellotto a un prete»), così come atti di volgarità corporale: uno sputo, un peto, una minzione («una pissciata»). La lista grottesca serve ad indicare come all’epoca (solo all’epoca?) la Chiesa utilizzasse l’arma della scomunica in modo indiscriminato: la scomunica serviva a punire sia il dissenso intellettuale sia, volendo, i comportamenti triviali, riducendo un grave provvedimento spirituale ad uno strumento di sottomissione politica continua.

 

Tra i peccati qui listati non vi è, curiosamente, la consacrazione dei vescovi senza mandato.

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Vi è poi da rivelare al lettore cosa il poeta intenda con «scummunica nata e marinata»: si tratta di come il popolano, soggetto enunciante della poesia bellica, capisce l’espressione «scomunica Maranathà», ossia la scomunica usque Dominus veniet (tradotto letteralmente: «fino a quando verrà il Signore»), la forma estrema e permanente di sanzione religiosa utilizzata storicamente dalla Chiesa cattolica, inflitta per colpe considerate talmente gravi da non poter essere perdonate da nessuna autorità umana terrena. La rimozione della scomunica veniva rimandata direttamente al Giudizio Universale, lasciando il verdetto finale a Dio, con il colpevole colpevole escluso in modo perpetuo dalla comunità dei fedeli e dai sacramenti – una scappatoia di perdonanza terrena, dicono dalla regia, da qualche parte c’era comunque.

 

La scomunica Maranathà veniva riservata a reati eccezionali, come le eresie ostinate, le profanazioni estreme o i gravi crimini contro la figura del papa. Si trattava di una scomunica che poteva prevedere anche un preciso cerimoniale di maledizione, sempre presente nel pontificale romano, benché caduto in disuso praticamente già nell’età moderna, con rare eccezioni.

 

Interessante pure ricordare come, in epoca pre-codiciale – cioè antecedente al Codice di Diritto Canonico (Codex Iuris Canonici), promulgato nel 1917 da Papa Benedetto XV – chi ordinava vescovi senza mandato pontificio veniva semplicemente sospeso fino a dispensa – di fatto, ‘na bazecola. Anzi, la scomunica per la consacrazione illecita di vescovi è perfino successiva, è stata introdotta da Pio XII in risposta alle ingerenze del regime comunista in Cina, che oggi invece, nella Chiesa invertita, ordina i vescovi che gli pare senza incorrere in scomunica e ricevendo poco dopo, dopo un mezzo silenzio di qualche ora, la ratifica del Sacro Palazzo.

 

A questo punto ci chiediamo quanto vescovi, sacerdoti e fedeli FSSPX siano andati vicini alla scomunica marinata. La quale, sì, è sparita con l’arrivo del Codice, ma col Fernandezzo non si sa mai, magari resuscita pure quella per far danno ai mostri tradizionalisti.

 

Il cardinale orgasmologo infatti, in punta di diritto positivo assoluto, potrebbe usare le parole del sonetto belliano Li soprani der monno vecchio (21 gennaio 1831), rese immortali dal Marchese del Grillo del democristiano Alberto Sordi.

 

C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
Mannò ffora a li popoli st’editto:
“Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.”

 

Eccoci che torniamo alla grande saggezza del poeta vernacolare, che visse i suoi 72 anni sotto sei papi, descrivendo una città sordida e in abbandono, di plebi tra le più incolte d’Italia, dove il papa era anche temuto, ha scritto un critico, «come capo della fatiscente società del putrido Stato pontificio».

 

I tempi sono cambiati, o forse, nella Rroma eterna e nelle sue cloache umane, no.

 

Anvedi.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»

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L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).   In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.   Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».

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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.   Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.   Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.   Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».   Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».   «Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»   Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.  

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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».   Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.   Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.   Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.   In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.   Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.

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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.  
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»  
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
  «La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.   Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.  

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Ecône e il vero ordine mondiale

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Quando lo ho compreso, imbottigliato nel traffico, mi è scappata una risata. Sì, avevo finalmente visto l’Europa Unita. In Svizzera. In realtà, avrei capito poi, era persino qualcosa di più, era il mondo unito, o perfino oltre: era il vero ordine cosmico che si manifestava, tuonando e pregando, dinanzi a me e alla storia.

 

La mattina del primo luglio ero, ovviamente, ad Econe per le consacrazioni dei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la realtà dentro la quale sto crescendo i miei figli.

 

Ecône è considerata la sede della FSSPX, perché vi, adagiato sulla montagna che scende con dolcezza verso la valle verde e calmissima, il seminario internazionale creato da monsignor Lefebvre. Vi è in pratica una sola superstrada che attraversa il Canton Vallese, e quel giorno, alle sei della mattina, era già intasata. Vi era una fila infinita di macchine con ogni sorta di targa: c’erano le station wagon francesi, c’erano i pulmini tedeschi, e ancora auto spagnole, svedesi, ceche, britanniche, olandesi, belghe, slovacche – e italiane, chiaro. Gli americani, si suppone, erano quelli che le corriere scaricavano in grande copia. Più tardi avrei veduto anche brasiliani, messicani e africani.

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Ho, senza rendermene conto, riso: eccotela l’unione europea, eccoti le nazioni unite. Solo basate sul contrario di quello su cui sono basate le istituzioni che portano questi nomi – basate cioè su Gesù Cristo. Ho sorriso pensandoci: i democristiani che azzardano con timidezza riguardo le radici cristiane dell’Europa, negate a Brusselle, dovrebbero vedere questo ingorgo fedele, dove ci sono non solo le radici, ma anche il tronco, i rami, le foglie, i fiori, i frutti.

 

Usciti dalla coda (dopo aver incontrato ad ogni rondò un giovane volontario FSSPX in pettorina fluorescente che dispensava direttive per il parcheggio), diretti a piedi verso il grande prato delle consacrazioni, l’effetto diventa ancora più evidente: l’albero della Fraternità, cioè di ciò che rimane della Chiesa vera, è fatto di famiglie, famiglie stupende.

 

 

Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.

 

È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.

 

Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.

 

«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.

 

La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.

 

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C’è stato quindi un momento davvero metafisico, o meteocinetico, che ha colpito tantissimi – specie i non fedeli. A scriverne, paradossalmente, sono state solo testate «laiche» di fact-checker, che annusando quello che si scriveva in rete in diretta si sono buttati sul bizzarro caso.

 

 

Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.

 

Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.

 

Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?

 

In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.

 

A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.

 


La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima.

 

«Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»

 


Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”».

 

I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.

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Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».

 

Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo.

 

A fine pomeriggio, durante i vespri, il neovescovo americano Michael Goldade fa una breve omelia. Il sole splende, e gli occhi di questo ragazzo del Kansas brillano pure, nello zelo e in quello che amo chiamare «sorriso lefebvriano» (guardatevi le foto del monsignore, e dei suoi vescovi: sorrisi più autentici non ne troverete).

 

Monsignor Goldade fa una breve omelia di lucidità assoluta.

 

 

«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita».

 

La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche.

 

Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano.

 

In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.

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L’ulteriore considerazione da farsi è di carattere metafisico. Quello a cui ho assistito è, in orizzontale e in verticale, la vera religione. La parola, lo sapete, viene dal latino religare, «legare strettamente», cioè «rilegare». Per alcuni la religione rilega, sul piano terrestre, le genti, unendole. Altri, più mistici, ritengono che la parola esprima il vincolo di unione e dipendenza tra l’essere umano e il divino, tra Cielo e la Terra.

 

Ecco, le genti di tutta la Terra, unite fra loro, unite al Cielo, che parla loro, agisce nelle loro vite, dentro ad un rito, cioè, secondo la radice indoeuropea réi, al principio dell’ordine. Ecco la religione, l’unica vera.

 

Ecco il vero ordine mondiale. Ecco il vero ordine cosmico. Come in Cielo così in Terra.

 

E così sia.

 

Roberto Dal Bosco

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