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Persecuzioni

Nella nuova Siria gli alberi di Natale sono dati alle fiamme. Vi sarà una Crociata per salvare i cristiani?

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I cristiani hanno tenuto proteste per le strade di varie parti della Siria, dopo che un gruppo di miliziani islamici ha incendiato un albero di Natale a Damasco all’inizio di questa settimana.

 

L’incidente ha suscitato rabbia tra i residenti locali, che vedono l’atto come un attacco deliberato alla loro comunità e identità religiosa.

 

Le nuovissime autorità islamiste di Damasco hanno attribuito l’incendio doloso a elementi jihadisti stranieri che operano nella regione e si sono impegnate a indagare e a consegnare alla giustizia i responsabili.

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Un video pubblicato online lunedì mostrava un gruppo di uomini mascherati che accendevano un fuoco alla base dell’albero, che svettava su una rotonda nella cittadina a maggioranza cristiana. Rapporti non confermati affermano che gli uomini hanno impedito alla gente del posto di spegnere l’incendio.

 

Nel giro di poche ore, è circolato un altro video che mostrava un ribelle non identificato in piedi con un prete cristiano accanto all’albero, promettendo che sarebbe stato «completamente restaurato» entro la vigilia di Natale. Il ribelle ha affermato che dietro l’incendio c’erano otto combattenti stranieri e che erano stati arrestati.

 

 

 

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, un’organizzazione con sede nel Regno Unito allineata ai ribelli, ha riferito che gli uomini erano stranieri, appartenenti al gruppo islamista Ansar al Tawhid.

 

Nonostante il ribelle non identificato abbia promesso di restaurare l’albero, centinaia di cristiani hanno protestato a Suqaylabiyah e Damasco lunedì e martedì. «Se non ci è permesso di vivere la nostra fede cristiana nel nostro Paese, come facevamo prima, allora non apparteniamo più a questo posto», ha detto un dimostrante all’agenzia AFP.

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«La Siria è libera, i non siriani se ne vadano», ha scandito un gruppo a Damasco, riferendosi ai jihadisti stranieri che hanno ingrossato le fila dei ribelli durante il loro assalto riuscito alla capitale all’inizio di questo mese.

 


Le cronache riportano che sarebbero state in particolare colpite chiese ortodosse, perché ritenute legate alla Russia, sponsor principale del governo di Assad.

 

 

Un filmato non verificato mostrerebbe, tra urla di giubilo della folla, l’innalzamento di una croce nel luogo dove l’albero è stato dato alle fiamme.

 


I jihadisti di Hayat Tahrir-al-Sham (HTS) hanno lanciato un’offensiva a sorpresa nelle province settentrionali siriane di Idlib e Aleppo alla fine del mese scorso. Dopo che la città di Aleppo è caduta nel giro di pochi giorni, il gruppo è avanzato verso sud verso Damasco, catturando le città di Suqaylabiyah, Hama e Homs lungo il percorso prima di essere raggiunti dai militanti dell’Esercito siriano libero (FSA) armati dagli Stati Uniti per un’ultima spinta sulla capitale.

 

Mentre l’esercito si ritirava e le forze ribelli entravano nei sobborghi della città, l’ex presidente siriano Bashar Assad è fuggito in Russia, dove gli è stato concesso asilo.

 

Sotto Assad, ai cristiani siriani e ad altre minoranze religiose era consentito praticare apertamente la propria fede. Con HTS al comando, molti ora temono di dover affrontare persecuzioni.

 

HTS è stata fondata nel 2017 con la fusione di Jhabat al-Nusra, una propaggine siriana di Al-Qaeda, e altri gruppi islamisti. Nonostante la sua storia di islamismo violento, il leader di HTS Abu Mohammed al-Jolani ha promesso di rispettare i diritti delle minoranze siriane. Tuttavia, al-Jolani non è arrivato a promettere di salvaguardare specificamente i cristiani.

 

Il gruppo islamista, già definito ufficialmente come «terrorista» con tanto di taglia da 10 milioni di dollari ora ritirata sul suo capo Abu Mohammad al-Jolani, «non ha annunciato nulla sulla sospensione delle nostre celebrazioni… ma ci sono cristiani che non vogliono uscire a festeggiare perché temono di essere attaccati da individui armati e ribelli», ha detto all’AFP un manifestante a Damasco.

 

Malgrado le rassicurazioni – che sarebbero state fatte dai terroristi fondamentalisti islamici pure a vescovi ed autorità religiose cristiane – è chiaro cosa accadrà ora ai cristiani di Siria, cioè un’ecatombe non dissimile a quanto accaduto nei decenni successivi all’invasione dell’Iraq da parte degli USA, con la successiva malvagia occupazione americana che di fatto fece fuggire i cristiani iracheni e permise (se non fomentò direttamente) la creazione dell’ISIS, che perseguitò i fedeli di Cristo in maniera sanguinaria.

 

È stato detto che i neocon, che programmarono (se non provocarono…) la guerra in Iraq ora, negli sgoccioli della demente presidenza Biden, stanno semplicemente portando a termine il loro decennale disegno di distruzione delle nazioni ritenute ostili – a Israele, soprattutto. Che di mezzo vi sia un’ecatombe di cristiani non importa nulla all’élite, che di fatto non condivide la religione ancora maggioritaria in USA e in Occidente.

 

Ora, l’unica speranza per i cristiani di Siria – che professano ininterrottamente la fede di Gesù da prima di San Paolo, dicono con orgoglio – è un intervento da parte di Paesi cristiani affinché la cristianità sia protetta: in una parola, una Crociata.

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Putin, difendendo Bashar al-Assad (grande protettore, come suo padre, della minoranza cristiana, anche perché lui stesso parte di una minoranza, quella sciita degli alauiti) e martellando l’ISIS con centinaia di missioni aeree al giorno ai tempi della guerra, si era posto de facto come difensore dei cristiani, sia pur in modo, se possiamo dire, dissimulato.

 

Ora al ministero della Difesa USA è stato nominato un ex soldato che ha tatuata enorme sul petto la Croce di Gerusalemme e sul bicipite la scritta in caratteri gotici «DEUS VULT» – cioè, i segni massimi della storia e della necessità delle Crociate.

 

Vedremo se si tratta solo di pose, o se qualcosa sarà fatto per fermare la futura strage per persecuzione anticristiana che si sta aprendo per i fedeli di Siria.

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Soldato israeliano mette una sigaretta nella bocca di una statua della Vergine Maria

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Una fotografia  ritrae un soldato israeliano mentre infila una sigaretta nella bocca di una statua della Vergine Maria nel Sud del Libano ha scatenato indignazione online.   L’immagine, emersa mercoledì, sarebbe stata scattata nel villaggio a maggioranza cristiana di Debel , vicino al confine con Israele, e caricata sui social media da soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF).  

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Anche questa volta, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno affermato di considerare l’incidente «con la massima severità» e che la condotta del soldato «devia completamente» dai loro valori. Le IDF hanno aggiunto che la foto è stata scattata diverse settimane fa e che «misure disciplinari» seguiranno un’indagine formale, sottolineando il rispetto per tutti i luoghi sacri e i simboli religiosi.   Si tratta dell’ultimo di una serie di atti ampiamente considerati come una dimostrazione di disprezzo per la comunità cristiana libanese.   Ad aprile, un’immagine proveniente dallo stesso villaggio aveva mostrato un soldato israeliano che fracassava il volto di una statua di Gesù Cristo con un grosso martello durante l’operazione di terra in corso nel Libano meridionale. Il crocifisso è stato poi fotografato con il volto distrutto, accompagnato dalla citazione biblica «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno», pubblicata sulla pagina ufficiale della città.   L’IDF han successivamente confermato che due soldati erano stati ritirati dal servizio di combattimento e incarcerati per 30 giorni dopo che il video dell’atto vandalico era diventato virale.   Negli ultimi anni, le comunità cristiane hanno segnalato una serie di incidenti in luoghi di culto che hanno coinvolto le forze israeliane. Nel 2023, un raid aereo israeliano a Gaza ha colpito un edificio adiacente alla chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, il più antico santuario cristiano dell’enclave, uccidendo almeno 18 persone. Nel 2025, un carro armato israelianoaveva colpito la chiesa della Sacra Famiglia di Gaza, l’unica parrocchia cattolica del territorio, provocando tre morti.   Nei giorni scorsi una suora cattolica è stata aggredita in pieno giorno a Gerusalemme, in quello che i funzionari della Chiesa hanno descritto come parte di una serie di molestie contro i cristiani in Terra Santa.   Negli scorsi giorni sono emerse le immagini du un israeliano che sputa sulla porta della cattedrale di San Giacomo nel quartiere armeno di Gerusalemme.  

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Le autorità libanesi affermano che oltre 2.700 persone sono state uccise e circa 1,2 milioni sfollate dal 2 marzo, data in cui Israele ha lanciato operazioni militari in Libano, dove ha sede Hezbollah, nel contesto della più ampia guerra israelo-americana contro l’Iran.   Nonostante un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, iniziato il 16 aprile e successivamente prorogato fino a metà maggio, le truppe israeliane hanno continuato le operazioni militari a nord del fiume Litani, ampliando una «zona cuscinetto» che si estende per circa 10 km all’interno del territorio libanese.

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Jihadisti incendiano una storica chiesa cattolica in Mozambico

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Militanti islamisti hanno raso al suolo una parrocchia cattolica in Mozambico, dando alle fiamme la chiesa e le strutture annesse e obbligando i civili a seguire l’assalto. Lo riporta LifeSite.

 

Il 30 aprile, combattenti del gruppo jihadista Ansar al-Sunna, legato alla Provincia dell’Africa Centrale dello Stato Islamico (IS-CAP), hanno assaltato il villaggio di Meza, nel Nord del Paese, incendiando la storica chiesa di San Luigi Maria Grignion de Montfort, gli edifici parrocchiali, un asilo e numerose case, mentre catturavano residenti e li costringevano ad ascoltare propaganda estremista.

 

«Chiediamo attenzione e solidarietà per le vittime di Meza. Per nove anni abbiamo visto gli insorti incendiare cappelle e chiese nella diocesi di Pemba. Ma la fede del popolo di Dio non brucerà mai, ogni giorno viene ricostruita», ha dichiarato l’arcivescovo António Juliasse di Pemba.

 

Secondo le testimonianze raccolte da Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN), gli assalitori sono penetrati nel complesso parrocchiale nel pomeriggio, verso le 16:00, «e hanno iniziato a distruggere tutto. La chiesa, gli uffici e la residenza dei missionari sono stati dati alle fiamme, e l’asilo è stato vandalizzato».

 

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La chiesa, eretta nel 1946 in epoca coloniale, rappresentava da tempo un simbolo importante della presenza cattolica nella zona. L’arcivescovo Juliasse ha aggiunto che «i missionari sono al sicuro, ma la comunità rimane sotto shock anche dopo che gli aggressori si sono allontanati al calar della notte».

 

Suor Laura Malnati, superiora provinciale delle Suore Missionarie Comboniane in Mozambico, ha confermato che il personale religioso non si trovava sul posto durante l’attacco. «Hanno bruciato la chiesa, la casa dei sacerdoti, l’asilo», ha precisato, spiegando che i missionari erano stati preavvertiti e avevano fatto in tempo a lasciare il villaggio prima dell’arrivo dei militanti.

 

Dal rapporto di ACN emerge che «dal novembre 2017, il conflitto nella provincia di Cabo Delgado ha causato almeno 6.300 morti e lo sfollamento di oltre un milione di persone, colpendo popolazioni di diverse religioni e comunità. In questo più ampio contesto di violenza, almeno 300 cattolici sono stati brutalmente uccisi in attacchi specificamente diretti contro i cristiani».

 

«Tra le vittime figurano catechisti, operatori pastorali, fedeli laici e una religiosa italiana, suor Maria de Coppi. Almeno 118 chiese e cappelle sono state distrutte nel corso dell’insurrezione, compreso quest’ultimo episodio a Meza», ha riferito ACN.

 

L’arcivescovo Juliasse ha rivolto un appello alla comunità internazionale affinché presti attenzione e offra aiuto alle vittime della violenza jihadista in Mozambico, sottolineando che gli assalti contro i luoghi di culto cristiani proseguono da quasi nove anni.

 

Tuttavia, il presidente della Conferenza episcopale mozambicana, l’arcivescovo Inácio Saure, ha ribadito che «i musulmani non sono nemici» e che questi attacchi «vanno completamente contro la nostra cultura di pacifica convivenza tra persone di fedi diverse e la nostra esperienza di vita in pace».

 

«Che cessi l’incitamento all’odio contro i cristiani e che non si dia spazio all’islamofobia, perché i musulmani non sono nostri nemici, sono i nostri amati fratelli», ha aggiunto Saure.

 

I responsabili dell’attacco sono stati identificati come membri di Ansar al-Sunna, conosciuti anche localmente come Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a, formazione islamista insurrezionale attiva nel Nord del Mozambico.

 

Il gruppo agisce in coordinamento con altre fazioni, tra cui le Forze Democratiche Alleate (ADF) basate nella vicina Repubblica Democratica del Congo. Entrambe fanno parte della rete della Provincia dell’Africa Centrale dello Stato Islamico, branca del cosiddetto Stato Islamico (ISIS).

 

Come ha già scritto Renovatio 21 fa in un articolo sulla situazione mozambicana tra ISIS e giacimenti di gas (nell’area ci sono interessi ENI), la pacificazione del Mozambico non pare essere stata il gran capolavoro diplomatico della Comunità Sant’Egidio, visto che ora vi si affaccia, in modo sanguinario, il fondamentalismo islamista.

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Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi vi è stata una recrudescenza degli attacchi dei jihadisti Ahl al-Sunnah wa al-Jamma’ah, gruppi affiliati all’ISIS che hanno intensificato l’attività terrorista nella provincia di Pemba, nel nord del Mozambico.

 

Si è distinto, per la sua resistenza all’ondata jihadista, monsignor Antonio Juliasse Ferreira Sandramo, vescovo di Pemba, diocesi di Cabo Delgado, nel Nord del Mozambico, regione divenuta terreno preferito dei gruppi islamici armati. Il prelato segnala che interi villaggi appartenenti alla sua circoscrizione ecclesiastica sono stati cancellati dalle carte geografiche.

 

Le persecuzioni in Mozambico non sono mai terminate, con racconti di schiave sessuali ISIS uccise se hanno l’AIDS e non si convertono all’Islam.

 

Tra le persone uccise dagli islamisti c’era una suora veneta, suor Maria De Coppi, una missionaria comboniana che serviva bambini malnutriti e orfani.

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La suora cattolica aggredita a Gerusalemme prega per la conversione del suo aggressore

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La suora cattolica aggredita in pieno giorno da un uomo israeliano negli scorsi giorni ha dichiarato di pregare per la conversione del suo aggressore. Lo riporta LifeSite.   La suora è stata identificata come suor Marie-Reine in una dichiarazione rilasciata da un’amica, Leah Maryam. Il teologo laico cattolico Gideon Lazar ha reso pubblica la dichiarazione sabato mattina.   Secondo Maryam, suor Marie-Reine, una francese che lavora presso la Scuola francese di ricerca biblica e archeologica di Gerusalemme, non ha riportato «ulteriori complicazioni» a seguito dell’attacco, a parte una ferita sanguinante alla tempia destra.  

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La suora ha descritto il suo aggressore come un «ebreo religioso di mezza età» che si colloca «a metà strada tra gli haredi (ultraortodossi) e i dati leumi (nazional-religiosi)», aggiungendo di essere stata salvata da tre passanti ebrei.   Gideon Saar, il ministro degli Esteri israeliano, ha telefonato personalmente alla suora «per scusarsi dell’aggressione». Suor Marie-Reine «prega per la conversione del suo aggressore», secondo quanto riferito da Maryam.   Secondo il governo israeliano, l’attentatore, un uomo di 36 anni, è stato arrestato e si trova tuttora in custodia. L’aggressione è avvenuta martedì vicino alla tomba di Re Davide a Gerusalemme. Il Patriarcato latino di Gerusalemme ha condannato l’attacco definendolo un «crimine d’odio ripugnante e barbaro».   Il vescovo William Shomali ha dichiarato a EWTN giovedì scorso che, dall’inizio di quest’anno, «le aggressioni contro i cristiani in Cisgiordania si stanno moltiplicando».  

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Lo scorso anno, nella sola Gerusalemme, sono stati registrati tra i 155 e i 181 episodi di aggressione, molestia e vandalismo ai danni di cristiani, secondo il Rossing Center for Education and Dialogue e il Religious Freedom Data Center (RFDC).   Gli attacchi ai cristiani da parte degli ebrei comprendono i classici sputi sui sacerdoti e sui fedeli, molestie verbali e fisiche, alla profanazione di tombe, agli incendi dolosi e ai vandalismi di chiese.ù   L’aggressione alla suora arriva dopo l’episodio del crocifisso in Libano distrutto dai soldati israeliani.

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