Ambiente
Naufragio di nave militare neozelandese, fuoriuscita di petrolio «altamente probabile»: accuse in rete alla comandante lesbica
Il governo di Samoa, nazione insulare del Pacifico, ha lanciato l’allarme per una possibile fuoriuscita di petrolio in seguito all’affondamento di una nave della marina militare neozelandese al largo della costa.
L’HMNZS Manawanui, lungo 85 metri, si è arenato su una barriera corallina al largo dell’isola samoana di Upolu prima di prendere fuoco e affondare domenica, scatenando il timore di un disastro ambientale.
In una conferenza stampa tenutasi domenica sera, il primo ministro samoano in carica Tuala Tevaga Iosefo Ponifasio ha dichiarato che una fuoriuscita di carburante era «altamente probabile». La nave «non era recuperabile» in quanto «è affondata nell’oceano», ha aggiunto.
Le autorità neozelandesi hanno avviato un’urgente operazione di bonifica, con il ministro della Difesa Judith Collins che ha affermato che «l’aspetto ambientale» era «la massima priorità».
Another consequence of DEI hiring initiatives?
NZ Navy’s HMNZS Manawanui has run aground off the coast of Samoa during a reef survey. All 75 crew and passengers safely evacuated, but the vessel caught fire and has sunk. Rescue operations were conducted by Samoan emergency… pic.twitter.com/TqyOJACZWv
— The Based Dude (@thebaseddude) October 5, 2024
An oil spill originating from the sunken naval vessel HMNZS Manawanui has already made an impact on the surrounding environment. Within its natural habitat, a sea turtle is observed struggling amongst spilled fuel and debris from the sunken ship.
Story: https://t.co/hEsbZD3U5h pic.twitter.com/xd2qnQfWrr
— Samoa Observer (@samoaobserver) October 7, 2024
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La nave «ha un sacco di petrolio a bordo. Ha un sacco di cose. Ha olio lubrificante, olio idraulico, gasolio… ha un sacco di roba dentro», ha detto Collins alla rete radiofonica Newstalk ZB.
Gli abitanti dei villaggi costieri vicini al luogo del naufragio hanno riferito di aver sentito un forte odore di petrolio poco prima che la nave affondasse.
«In termini di ambiente, la stragrande maggioranza della biodiversità e della biomassa di Samoa si trova molto vicino alla costa. Quindi, non puoi permetterti che fuoriuscite di petrolio colpiscano l’ecosistema costiero», ha detto il dottor Iati Iati della Victoria University di Wellington al notiziario locale Waikato Times.
Iati Iati ha anche avvertito che ci sarebbe stata rabbia sul campo nei confronti della Nuova Zelanda e ha suggerito che Samoa dovrebbe commissionare una propria indagine per chiamare a rispondere il suo vicino.
Le Forze di difesa della Nuova Zelanda hanno dichiarato di aver avviato un’inchiesta sulla perdita della nave, la cui conclusione durerà fino a due mesi.
Il peggior disastro ambientale marittimo della Nuova Zelanda è stato l’affondamento della nave portacontainer Rena nel 2011. La nave trasportava oltre 1.700 tonnellate di carburante pesante e la successiva fuoriuscita di carburante ha richiesto anni per essere ripulita.
Il Manawanui, originariamente costruito in Norvegia e riadattato per la Royal Navy neozelandese con un consistente investimento di 103 milioni di dollari, stava conducendo una missione di indagine sui fondali marini quando ha urtato una barriera corallina, secondo l’agenzia di stampa marittima gCaptain.
A bordo non c’erano solo marinai, ma anche scienziati civili e personale straniero.
Durante un’evacuazione notturna ad alto rischio, l’equipaggio è stato costretto ad abbandonare la nave in condizioni pericolose, con zattere di salvataggio lanciate in mare agitato e alcuni occupanti che si sono affrettati a raggiungere la riva attraverso acque agitate. Tre membri dell’equipaggio hanno avuto bisogno di cure mediche, uno per una spalla slogata e un altro per una lesione alla schiena.
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Con tutti i 75 passeggeri e l’equipaggio evacuati, la perdita della nave porta un nuovo esame alla leadership sotto il suo comandante dichiaratamente lesbico, il comandante Yvonne Gray.
Vari utenti in rete si sono scagliati contro il comandante, considerata prima lesbica neozelandese a comandare una nave da guerra, e prima ad affondarne una.
Vari commentatori sostengono che si tratti di un «DEI hire», ossia un’assunzione basata su «diversità, equità, inclusione» e non sul merito.
#Manawanui #YvonneGray.
She is lauded by the New Zealand MoD for the quick thinking and swift decision to abandon the ship and save the crew, prevented deaths from occurring.
Too bad she couldn’t use quick thinking and swift decisions to save the ship from running aground. pic.twitter.com/EquLrLgQjn— Medan (@sumnjam) October 6, 2024
HMNZS Manawanui: New Zealand loses first naval ship since WW2 threatening oil spill off Samoan coast | CNN pic.twitter.com/ceS8zPsNzr
— Jeff (@Jeff07223277) October 7, 2024
Il comandante Gray, ex insegnante dello Yorkshire, Inghilterra, aveva assunto il comando della nave solo l’anno scorso. La sua nomina aveva segnato un’altra pietra miliare nell’agenda della diversità della Marina di Wellington, ma i critici sostengono che tali priorità potrebbero aver messo in ombra la fondamentale prontezza operativa.
«Nel 2012, il comandante Gray e sua moglie Sharon si sono trasferiti in Nuova Zelanda dopo essersi innamorati del Paese durante una vacanza in camper» scriveva il comunicato stampa della Marina nel 2022 celebrando la sua promozione.
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Immagine screenshot da Twitter
Ambiente
Documento sui «cambiamenti climatici»: «l’Eucarestia come scuola ecologica»
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Ambiente
Morti di caldo, morti di inciviltà
Conosciamo tutti la lagna goscista, che da oltreoceano si spande anche da noi, limitando le libertà degli europei e degli italiani: la libera vendita delle armi, dice il grillo parlante progressista con tutti i suoi giornaloni e propalatori decerebrati salariati, genera stragi. Eccerto.
È ovvio, no? Se permetti al cittadino di comprarsi pistole e fucili, magari per difendersi dall’anarco-tirannia migratoria, magari per difendersi da lupi ed orsi reimmessi nel suo balcone di casa dallo Stato moderno, magari addirittura, sia mai, per impedire – come saggiamente prevedevano gli estensori della Costituzione USA – da un governo perverso e totalitario installatosi al potere (Tommaso Jefferson: «Quando il popolo ha paura del governo, c’è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c’è libertà»), stai decisamente preparando la strada ad ecatombi indiscriminate, di quelle che si leggono nelle cronache.
Le quali cronache, il lettore di Renovatio 21 lo sa, sono ricche di tanti dettagli (beh, un po’ meno recentemente che gli assissinii di massa sono perpetrati spesso da ragazzini trans et similia), tranne che quelli che riguardano gli psicofarmaci che, gratta gratta, al fine si scopre che tutti gli stragisti armati ingollano ad abundantiam.
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Ecco che i partiti «democratici» con i loro Soloni intellettuali (cioè, indirettamente o direttamente impiegati statali, per lo più) ci snocciolano le cifre: vi sarebbero, dicono le statistiche degli enti anti-armi, ben 30.000 decessi per armi da fuoco, ma nel calderone ci buttano suicidi, omicidi e incidenti, cioè anomalie di sistema che non riguardano il cittadino medio, che però va privato dei suoi mezzi di difesa.
Insistono: vi sono ben 13 decessi ogni 100.000 abitanti, pensate, ma meglio non dire che la percentuale più alta dei decessi totali da arma da fuoco negli Stati Uniti è storicamente riconducibile ad atti di autolesionismo e suicidio, due fenomeni, guarda guarda, intimamente legati al consumo massivo di psicofarmaci di cui sopra.
Ebbene, sarebbe il caso di tirare fuori ora un’altra statistica, secondo noi assai significativa: quella dei morti di caldo in Europa.
Diamo i numeri: nel 2024 le morti stimate legate al caldo sarebbero state 62.800, nel 2023 50.800, nel 2022 ben 67.900. Le persone over 75 e le donne sono le più colpite. Due terzi circa dei decessi avvengono nell’Europa meridionale. L’Italia è costantemente il Paese con il numero assoluto più alto (oltre 19.000 nel 2024), seguita da Spagna e Germania.
Secondo dati Bloomberg, la situazione 2026, ovviamente in via di abissale aggiornamento in questi giorni di canicola estrema in tutto il Vecchio Continente, vedono oltre 25.000 morti legate al caldo dall’inizio dell’anno, 11.900 nella sola Germania da aprile). Le statistiche EuroMOMO (ve lo ricordate? L’ente statistico per le euromorti da cui piluccavano per le nostre analisi piccanti durante tempesta delle menzogne vaccinali COVID e relativi malori) dicono di diecine di migliai di morti in eccesso durante l’ondata di calore di fine giugno, con 10.000-14.000 decessi in più nella settimana di picco – e figuriamoci ora.
In sintesi numerica: negli ultimi anni si parla di 50.000–70.000 morti per caldo ogni estate in Europa, con l’Italia spesso in testa per numero assoluto.
In sintesi sociopolitica: il caldo uccide in Europa più di quanto uccidano le armi da fuoco in America. Parliamo, praticamente, di multipli: il calore da noi ammazza molta, molta più gente della supposta emergenza della libera circolazione di pistole e fucili negli Stati Uniti.
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A questo punto, chiediamoci, cercando di uscire dalla cappa mentale del «Cambiamento Climatico» (prima lo chiamavano «Riscaldamento globale», poi dopo eventi come la conferenza sul Clima COP15 di Copenhagen, dove la neve bloccò gli aeroporti, hanno fischiettosamente cambiato nome e natura del fenomeno): perché la gente muore di caldo?
Risposta semplicissima: gli anziani, i deboli, tutti quanti stanno morendo in questi giorni lo fanno perché privi dell’aria condizionata. Non è più complicato di così: più condizionatori, più vita.
Rendiamoci conto, quindi, di quanto facile dovrebbe essere salvare le esistenze di questi cittadini. Realizziamo: basta un apparecchio, che non costa tanto più che quelli che il sistema sanitario passa a certi pazienti anziani, per evitare stragi di migliaia di persone.
Basta una piccola tecnologia per far vivere gli esseri umani, e l’uso e la diffusione di tale tecnologia dovrebbero essere, in una civiltà, un fatto scontato. Una civiltà è fatti di esseri umani, per cui la loro preservazione dovrebbe essere l’obiettivo primigenio di tutti i suoi sistemi.
Nessuno, tuttavia ci pensa. Il motivo è semplicissimo: viviamo una fase di decomposizione della civiltà, di inciviltà. Non può essere altrimenti: la civiltà invasa dalla Necrocultura diviene anti-civiltà, sistema volto all’eliminazione programmatica degli esseri umani.
Lo Stato moderno, che ha fatto della Necrocultura il suo sistema operativo, dà una mano. Per cui, pensare che esso possa riconoscere la semplice causa di questa strage e fornire la soluzione – che è a scaffale – è errato.
Politici, giornali sembrano ignorare la questione se non per lanciare le solite geremiadi sul Cambiamento Climatico, la nuova religione copiata da quella cattolica – al posto di Dio abbiamo la dea Gaia, al posto del peccato abbiamo l’impronta carbonica, distribuita perfino come peccato originale, e al posto dell’espiazione abbiamo la riduzione delle attività degli uomini se non la loro eliminazione – , che nell’animo vacuo di qualche gonzo panciafichista con stipendio parastatale ha magari pure attecchito.
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I condizionatori sono maledetti: consumano tanto solo per dare benessere fisico agli esseri umani che, secondo il culto climatico globale, devono invece espiare, soffrire, morire.
Anche fuori dalla civiltà tecnologica del refrigerio le cose vanno male: se volete andare al fiume che solca la vostra provincia è facile che le forze dell’ordine vi multino, con la motivazione per cui l’acqua è inquinata o perché la balneazione lì è vietata punto e basta. Altri specchi d’acqua (laghetti, torrenti, idroscali) sono pieni di immigrati che anarcotirannicamente se ne fottono dei richiami e continuano a prodursi in grigliatine e talvolta in qualche atto di violenza.
Voi dite, le piscine pubbliche: come no, abbiamo visto come – fenomeno rilevabile in tutta Europa – esse siano oramai ostaggio di bande di giovinastri immigrati, con molestie di ragazzine che ciclicamente riempiono le pagine dei giornali e generano improbabili racconti della stampa locale su improbabili provvedimenti anti-bulli, cioè anti-maranza, che i gestori sono ora spinti, riluttantemente, ad adottare.
Tema importante quello delle piscine, perché interseca, con evidenza, quello del servizio pubblico vitale. Esse dovrebbero essere infatti potenziate ed espanse, ne andrebbero costruite di nuove, visto il benefizio fisico che ne trae la popolazione morente, senza contare come, per tutto l’anno, il nuoto («lo sport più completo», dice l’insopportabile luogo comune) garantisca salute a tantissimi.
E invece, assistiamo ad una contrazione nel settore: nella mia città c’era una piscina zonale che offriva, oltre alle vasche sportive, anche uno spazio spiaggesco estivo, con scivoli e acqua bassa, per la felicità dei bambini e dei genitori. Il luogo era divenuto famoso perché era lì che aveva cominciato a nuotare Thomas (cioè, Tommaso) Ceccon, loquace olimpionico medaglia d’oro alle drammatiche Olimpiadi di Parigi, della cui organizzazione egli giustamente si lamentò molto, arrivando a dormire in istrada perché, appunto, l’Olympiade macroniana ambientalmente corretta non considerava bene i condizionatori per gli atleti (ne abbiamo scritto su Renovatio 21: queste crudeltà, come quella di farli nuotare nelle acque fecali della Senna, costituiscono una bella riedizione delle angherie ai ragazzini delle 120 giornate di Sodoma dell’eroe rivoluzionario francese marchese De Sade).
Oggi questa piscina non esiste più: il bando del comune per la gestione è andato deserto. L’amministrazione potrebbe quindi scaricare la colpa ai privati che si tirano indietro. La realtà è che l’intero progetto, vista l’importanza letteralmente vitale, andrebbe preso in mano dallo Stato punto e basta – ma lo Stato moderno, lo sappiamo, non ha come fine il vostro benessere. Per cui, ecco che un danno non irrilevante, sociale e biologico, viene portato al tessuto umano locale, e l’anticiviltà dei morti di caldo nemmeno immagina che dovrebbe porvi rimedio.
Ripenso con rabbia alle illuminanti parole di Mario Draghi, che il 6 aprile 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina che ha privato l’Italia dell’energia russa a basso costo, ebbe il coraggio di chiedere oscenamente in conferenza stampa «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?»
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Ma di cosa stava parlando l’eurodrago, forse il peggiore premier mai avuto dal Paese? Stava dicendo che rifiutando il gas russo – e quindi la capacità di alimentare i condizionatori che non fanno morire la gente – avremo avuto la pace? Chissà se ora capisce quanto vacue e avventate sono le sue parole: abbiamo rifiutato il gas russo, mandando in malora l’intera economia manifatturiera italiana ed europea, e uccidendo di conseguenza un po’ di deboli, e abbiamo avuto che cosa?
Abbiamo avuto la realizzazione di un scenario di conflitto ancora più estremo, dove si parla con sempre maggiore tranquillità di guerra atomica tra Mosca e l’Europa.
C’è quindi una cifra geopolitica, anzi metapolitica, nell’Europa morta di caldo. Essa respinge la Russia (che è considerabile, come detto anche da Putin, uno Stato-civiltà) in quanto civiltà che ancora ha interesse a difendere la prosperità dei suoi esseri umani, al punto di andare in guerra per difendere i russofoni del Donbass. L’Europa della Cultura della morte no, non può concepirlo, nemmeno se si tratta dell’aria condizionata.
La realtà è che probabilmente, dai partiti non solo di sinistra alle stanze degli eurobottoni, lo Stato moderno vuole che moriate anche di caldo.
E ogni goccia di sudore che vi riga il corpo è una lacrima della nostra Civiltà cristiana che muore.
Roberto Dal Bosco
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Ambiente
Navi da guerra naziste affondate riemergono nel Danubio per l’ondata di caldo
🇷🇸🇭🇷 A sunken German flotilla has surfaced in Serbia due to the shallowing of the Danube, Reuters reports.
The rusting hulks of the German flotilla, sunk in 1944 during the retreat before the Red Army, are reportedly posing a threat to shipping. pic.twitter.com/WwacLDGlgC — Маrina Wolf (@volkova_ma57183) August 1, 2026
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