Politica
Musk sale sul palco al comizio di Trump e parla di «Dark Maga»
Il CEO di Tesla e SpaceX, Elon Musk, è apparso sabato a un comizio di Donald Trump a Butler, Pennsylvania, nell’esatto luogo in cui a luglio avevano sparato all’ex presidente.
Rivolgendosi a una folla di forse 100 mila persone, Trump ha presentato il Musk definendolo un «ragazzo davvero incredibile» che aiuterà gli Stati Uniti a garantire il proprio futuro. Il magnate, che indossava un berretto da baseball nero decorato con lo slogan della campagna di Trump «Make America Great Again», è prontamente salito sul palco e, dopo una serie di bizzarri saltelli in tutte le direzioni, ha stretto la mano all’ex presidente e ha preso parola.
Musk, da dietro uno spesso vetro antiproiettile, ha sottolineato che si stava tenendo nello stesso luogo in cui Trump è sopravvissuto per un pelo a un tentativo di assassinio a luglio, quando un proiettile gli ha sfiorato l’orecchio. «La vera prova del carattere di qualcuno è come si comporta sotto il fuoco nemico. Abbiamo avuto un presidente che non riusciva a salire una rampa di scale e un altro che stava facendo il pugno chiuso dopo essere stato colpito», ha detto, riferendosi a uno dei tanti episodi in cui il presidente Joe Biden ha perso l’equilibrio mentre saliva sull’Air Force One o sull’elicottero.
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L’imprenditore di origine sudafricana ha continuato definendo il voto presidenziale di novembre «l’elezione più importante della nostra vita… L’altra parte vuole toglierti la libertà di parola. Vogliono toglierti il diritto di portare armi. Vogliono toglierti il diritto di voto, di fatto».
«Il presidente Trump deve vincere per preservare la Costituzione. Deve vincere per preservare la democrazia in America», ha sottolineato il miliardario, mentre la folla giubilante scandiva «Elon Musk».
Nonostante avesse precedentemente proclamato la sua neutralità politica, Musk ha iniziato a propendere per Trump negli ultimi mesi, appoggiandolo pubblicamente dopo il tentato assassinio. Ha ripetutamente criticato l’amministrazione Biden e i democratici per quello che vede come un eccesso di potere e burocrazia governativa, esprimendo al contempo preoccupazione per il livello di immigrazione illegale negli Stati Uniti, che è stato un elemento centrale della campagna di Trump per anni.
A settembre Trump ha promesso una commissione per l’efficienza di governo diretta da Musk in caso di vittoria elettorale. Il nuovo organo dovrebbe quindi esaminare l’intero apparato della macchina burocratica americana.
Musk indossava sotto la giacca la maglietta (già vista su di lui molte altre volte) con la scritta «Occupy Mars» («Occupate Marte»), che esplicita la sua dichiarata missione di conquista del Pianeta rosso, che sospettiamo essere anche tra le cose delle quali ha discusso con il candidato Trump.
Tuttavia ha attirato l’interesse il suo cappello trumpiano Make America Great Again (MAGA) di colore nero invece del tradizionale rosso. Lui stesso ha evidenziato questa scelta dicendo, appena arrivato al microfono, di essere «Dark MAGA».
Dark MAGA è un’espressione uscita due anni fa, all’altezza della delusione elettorale per la mancata red wave repubblicana alle ultime elezioni midterm, per indicare la fazione più estremista dei supporter di Trump. Dark MAGA è anche un memecoin, cioè una criptovaluta semiseria, il cui valore è schizzato dopo che Elon ha pronunciato quelle parole.
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Prima del comizio pennsylvano, Musk aveva attaccato frontalmente l’amministrazione Biden-Harris per le mancanze nel piano di aiuti delle zone alluvionate in Carolina del Nord, accusando il governo democrat di «bloccare attivamente» la fornitura di terminali Internet Starlink e di aiuti essenziali alle aree devastate dall’uragano Helene. L’amministrazione ha respinto tali affermazioni come false.
L’uragano Helene ha attraversato il Sud-Est americano la scorsa settimana, uccidendo più di 225 persone e lasciandone centinaia disperse. I danni sono stati particolarmente gravi in Georgia e nella Carolina del Nord occidentale, dove i ponti sono stati spazzati via e decine di migliaia di persone sono ancora senza acqua corrente, elettricità e servizio di telefonia mobile.
Durante una visita in Georgia lunedì, l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto di essere stato in contatto con Musk, che avrebbe consegnato terminali Internet Starlink alle aree colpite. Anche la Federal Emergency Management Agency (FEMA), l’ente federale che si occupa delle catastrofi, ha affermato in un comunicato stampa che avrebbe distribuito terminali Starlink alle autorità locali.
Venerdì, tuttavia, Musk ha affermato sulla sua piattaforma X che la FEMA «non solo non riesce ad aiutare adeguatamente le persone in difficoltà, ma sta attivamente bloccando i cittadini che cercano di aiutarle!»
Citando un ingegnere di SpaceX nella Carolina del Nord, Musk ha affermato che il personale della FEMA sta confiscando i terminali Starlink e altre forniture in arrivo nello stato. In un post di follow-up, il miliardario ha condiviso messaggi di testo dell’ingegnere, che ha affermato che l’agenzia aveva «chiuso lo spazio aereo per “regolamentare” gli elicotteri privati su cui viaggiamo per consegnare Starlink e le forniture».
SpaceX engineers are trying to deliver Starlink terminals & supplies to devastated areas in North Carolina right now and @FEMA is both failing to help AND won’t let others help. This is unconscionable!!
They just took this video a few hours ago, where you can see the level of… pic.twitter.com/abpOsfNenF
— Elon Musk (@elonmusk) October 4, 2024
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Rispondendo al post di Musk, il Segretario ai trasporti Pete Buttigieg ha affermato che «nessuno sta chiudendo lo spazio aereo e [la Federal Aviation Administration] non blocca i voli legittimi di soccorso e recupero».
«Se riscontri un problema, chiamami», ha aggiunto Buttigieg.
La questione è stata apparentemente risolta nella tarda serata di venerdì, con Musk che ha risposto ringraziando Buttigieg e annunciando che «i voli di supporto sono in corso».
I politici repubblicani e gli esperti conservatori hanno accusato l’amministrazione Biden di aver rallentato i soccorsi alla Carolina del Nord occidentale a causa del fatto che la popolazione prevalentemente bianca della regione ha votato in modo schiacciante per Trump nel 2016 e nel 2020.
Trump ha visitato la Georgia e la Carolina del Nord prima di Biden e della vicepresidente Kamala Harris all’inizio di questa settimana e ha affermato a un comizio venerdì che «molti dei soldi che dovevano andare in Georgia e nella Carolina del Nord» erano stati spesi per «persone entrate illegalmente nel Paese».
Dopo che la FEMA ha speso 640 milioni di dollari per alloggiare immigrati clandestini nell’ultimo anno fiscale, il Segretario della Sicurezza Nazionale Alejandro Mayorkas ha annunciato mercoledì che l’agenzia non ha abbastanza soldi per superare il resto della stagione degli uragani, che di solito dura fino all’inizio di dicembre.
Tuttavia, i 640 milioni di dollari spesi per immigrati clandestini non sono stati prelevati dal fondo di soccorso per calamità della FEMA, ma da un fondo separato autorizzato dal Congresso.
Secondo una dichiarazione della Casa Bianca, venerdì la FEMA aveva speso 45 milioni di dollari per gli interventi di soccorso in seguito all’uragano Helene, ovvero 14 volte meno di quanto speso per ospitare immigrati clandestini l’anno scorso.
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Politica
Il principe Ranucci e i grembiuletti rossi: favola dell’estate
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Politica
«Il tradimento dei chierici»: quelli che volevano la Bonino presidente
Lo scrittore Camillo Langone ha ricordato sul Foglio la grande campagna politico-pubblicitaria del 1999 per portare al Quirinale Emma Bonino.
«Scrivere quello che penso di una persona appena morta non è possibile. Magari fra un mese, in sede di trigesimo, e però fra un mese prego di avere qualcosa di più divertente da scrivere» scrive Langone. «Mi piacerebbe nondimeno elencare tutti coloro che nel 1999 firmarono affinché la persona appena morta diventasse presidente della Repubblica e intitolare questo elenco “Il tradimento dei chierici”, volendo stare alto, oppure “Il culturame contro la vita”, abbassando un po’ il livello».
«Passati 27 anni, molti dei firmatari sono defunti e a loro non posso più rinfacciare nulla, a cominciare da Indro Montanelli (comunque a novant’anni sarai pur libero di andare all’aceto)» continua lo scrittore parmigiano.
«Però sono vivi sostenitori come Achille Bonito Oliva e Alessandro Cecchi Paone, Margherita Buy (Jasmine Trinca non era ancora su piazza) e Cristina Comencini (Carlo Calenda era ancora alla Ferrari), tutti abbastanza prevedibili, così come i quasi (quasi) imprevedibili Franco Cardini, Ernesto Galli della Loggia, Eugenia Roccella».
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«In quell’antico, degradante appello la firma che mi dispiace di più è quella di Pupi Avati: tu quoque, Pupi? Brutta cosa il gregarismo. Fra un mese la cosa più bella sarebbe scrivere l’elenco di coloro che, pur interpellati, non firmarono» conclude l’autore del Manifesto della destra divina.
Orbene, prima di arrivare a quanti, eroicamente, non misero la firma per la superabortista al tribunale (10 mila bambini eliminati con le sue proprie mani, vantava), ci siamo chiesti se vi era ancora da qualche parte la lista completa dei firmatari: online, cercandola pure a fondo, non l’abbiamo trovata.
Abbiamo potuto mettere insieme un po’ di nomi ricavandoli dagli infiniti «coccodrilli» di questi giorni e da altri articoli comparsi negli anni. La lista non è lunghissima, ma comunque interessante. Caveat: non siamo sicuri di tutti questi nomi, perché in rete non c’è traccia della lista completa.
- Indro Montanelli — decano del giornalismo italiano, cantore a suo tempo del colonialismo italiano
- Angelo Panebianco — politologo, editorialista del Corriere della Sera (il giornale del conservatorismo italiano, tipo)
- Rita Levi-Montalcini — scienziata, Premio Nobel, senatrice a vita, attivista abortista
- Antonio Baldassarre — costituzionalista, ex presidente della Corte Costituzionale
- Maurizio Costanzo — presentatore e giornalista, già nelle liste della P2
- Lucio Dalla — indimenticato cantautore felsineo, associato talvolta all’omosessualità (mai dichiarata) o all’Opus Dei (smentito)
- Margherita Hack — astrofisica televisiva, ateissima, figlia di pionieri italiani della Teosofia
- Umberto Veronesi — oncologo «laico», già ministro, teorizzatore di un futuro bisessuale con il laboratorio come unica forma di riproduzione di individui sani
- Danielle Mitterrand — vedova del noto presidente francese (cioè la vedova-vedova, non una delle amanti)
- Franca Rame — attrice e moglie di Dario Fo, poi eletta al Senato nel 2006 con il partito biodegradabile Italia dei Valori (IdV) guidato da Antonio Di Pietro.
- Edoardo Bennato — popolare cantante partenopeo
- Franco Battiato — esoterico cantante etneo
- Raffaele La Capria — scrittore e sceneggiatore dei film di Francesco Rosi
- Oliviero Toscani — fotografo e pubblicitario dei Benetton, figlio del fotografo che fece gli scatti dei cadaveri appesi di Mussolini e della Petacci in piazzale Loreto
- Caterina Caselli — cantante e soprattutto discografica milanese
- Bernardo Bertolucci — regista premio Oscar, con alcuni film che ci chiediamo come possano essere passati sugli schermi per i contenuti allucinanti (e non parliamo di Ultimo Tango a Parigi, ma, ad esempio, de La luna)
- Catherine Spaak — attrice, cantante, conduttrice televisiva e ballerina belga naturalizzata italiana
- Claudia Koll — attrice di una pellicola di Tinto Brass, poi convertitasi al medjugorismo.
- Iva Zanicchi — cantante detta «l’Aquila di Ligonchio», storica conduttrice della trasmissione di Rete 4 «Ok il prezzo è giusto»
- Mario Monicelli — regista, poi finito suicida
- Claudia Cardinale — attrice italo-tunisina, moglie di un regista senatore di Alleanza Nazionale
- Vittorio Gassman — attore, che dichiarava la depressione e la sua cura psichiatrica apertis verbis.
- Marco Tardelli — ex calciatore trionfatore del Mundial del 1980
- Giorgio Celli — etologo televisivo bolognese
- Salvatore Veca — filosofo della politica punto di riferimento filosofico della sinistra non marxista
- Ernesto Illy — fedele valdese e imprenditore del caffè
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Ci colpiscono qui i nomi non dei para-intellettuali salariati dal sistema, non delle dive di passaggio, non degli artisti perversi, non dei ricconi parastatali, ma di figure ascritte alla destra italiana.
Segno che, anche quella, era già tre decadi fa catturata totalmente dalla Necrocultura: anche i «conservatori» volevano presidente degli italiani una tizia che rivendicava di averne abortiti più di 10 mila. Un’esercito di futuri cittadini spariti nel sangue a colpi di pompa della bicicletta. Loro, e i loro figli – italiani.
Abbiamo scritto che è giusto che la Bonino abbia funerali di Stato – perché lo Stato moderno è fondato sulla Morte.
Forse era giusto pure che la Bonino divenisse presidente della Repubblica. Le cose più si slatentizzano, meglio è.
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Immagine di CoroRP via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Trump: l’Irlanda sarà riunificata
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