Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Molotov-Ribbentropp 2.0: politico tedesco chiede un patto di non aggressione con Mosca: cosa può andare storto?

Pubblicato

il

Il governatore dello stato tedesco della Turingia, Bodo Ramelow, ha proposto di creare un nuovo «ordine» di sicurezza paneuropeo che includerebbe la Russia.

 

In un’intervista al Funke Media Group pubblicata domenica, il politico di sinistra ha suggerito che tutte le nazioni europee aderiscano a tale alleanza e contribuiscano a riorganizzare l’architettura della sicurezza nella regione.

 

«Tutti gli stati partecipanti devono concludere un patto di non aggressione e formare una comunità di difesa che si concentri sulla risoluzione dei conflitti nel continente europeo», ha affermato Ramelow, il quale sottolineato che la sua proposta non deve essere percepita come rivolta alla NATO, che considera la Russia una minaccia, ma come un passo avanti verso la riorganizzazione della difesa europea.

Iscriviti al canale Telegram

«Dobbiamo finalmente pensare all’Europa nel suo insieme, e la Russia ne fa parte», ha affermato il governatore.

 

Il Ramelow ha ammesso che i cambiamenti da lui proposti sarebbero difficili da realizzare nel breve termine. Nonostante apparentemente abbia offerto un ramoscello d’ulivo a Mosca, ha criticato il presidente russo Vladimir Putin definendolo un «dittatore» e il governo russo definendolo «un apparato di repressione», e ha invitato l’Occidente «a sostenere coloro che vogliono un cambiamento in Russia». Ha anche messo in guardia da «conflitti latenti che Putin può accendere», come le dispute territoriali in Moldavia e Georgia.

 

La frecciatina di Ramelow al leader russo era in linea con le dichiarazioni rilasciate da numerosi politici occidentali, i quali hanno sostenuto che se la Russia vincesse il conflitto in Ucraina, Putin potrebbe poi attaccare altri Paesi europei.

 

La Russia ha ripetutamente ignorato tali avvertimenti, con il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov che li ha definiti «storie dell’orrore» infondate. Putin ha rilasciato dichiarazioni simili, liquidando il discorso di una «minaccia russa» come «sciocchezze» e propaganda da parte dei governi che mirano a spaventare gli europei «per estorcergli spese aggiuntive». Il portavoce ha anche affermato che uno degli obiettivi dell’attuale operazione militare di Mosca contro l’Ucraina è garantire la sicurezza della Russia alla luce della minaccia rappresentata dall’espansione della NATO verso i suoi confini.

 

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha affermato a fine luglio che, nonostante la posizione dell’Occidente sul conflitto ucraino e le sanzioni che ha imposto a Mosca negli ultimi due anni, la Russia rimane aperta al dialogo e alla cooperazione con i paesi occidentali, anche su questioni di sicurezza. Tuttavia, qualsiasi dialogo del genere dovrebbe basarsi su «uguaglianza e pieno rispetto» per tutti i partner.

 

Impossibile, a sentire parlare di patti di non aggressione tra Berlino e Mosca, non pensare al Patto Molotov-Ribbentropp, ufficialmente Trattato di non aggressione tra la Germania e l’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche.

 

L’accordo di non aggressione tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica conteneva un protocollo segreto che li divideva o gestiva la sovranità degli stati dell’Europa centrale e orientale: Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia e Romania. Il patto fu firmato a Mosca il 23 agosto 1939 dal ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop e dal ministro degli Esteri sovietico Vyacheslav Molotov. Ufficiosamente, è stato chiamato anche Patto Hitler-Stalin e Patto nazista-sovietico.

 

Il trattato fu il culmine dei negoziati per un accordo economico tra l’URSS e la Germania nazista che i sovietici utilizzarono per ottenere un accordo politico. Il 22 agosto il Ribbentroppo volò a Mosca per finalizzare il trattato, che i sovietici avevano già cercato con Gran Bretagna e Francia.

 

Il patto Molotov-Ribbentrop, firmato il giorno successivo, garantiva la pace tra le parti ed era un impegno che nessun governo avrebbe aiutato o alleato con un nemico dell’altro. Oltre alle clausole di non aggressione annunciate pubblicamente per i successivi 10 anni, il trattato includeva il Protocollo segreto, che definiva i confini delle sfere di influenza sovietica e tedesca attraverso Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia.

Aiuta Renovatio 21

Il protocollo segreto riconosceva anche l’interesse della Lituania per la regione di Vilnius, e la Germania dichiarava il suo totale disinteresse per la Bessarabia. In Occidente, la presunta esistenza del Protocollo Segreto fu dimostrata solo quando fu resa pubblica durante il processo di Norimberga.

 

Subito dopo il patto, la Germania invase la Polonia il 1° settembre 1939. Il leader sovietico Joseph Stalin ordinò l’invasione sovietica della Polonia il 17 settembre, un giorno dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco sovietico-giapponese dopo le battaglie di Khalkhin Gol, e un giorno dopo che il Soviet Supremo dell’Unione Sovietica approvò il Patto Molotov-Ribbentrop.

 

Un Molotov-Ribbentropp 2.0, aggiornato alla situazione odierna, prenderebbe nome dai ministri degli Esteri attuali, e quindi Lavrov-Barbock. Mentre il primo è considerato il decano della diplomazia mondiale, la verde Baerbock ha una fama leggermente diversa: ha dichiarato al Consiglio d’Europa che i Paesi del blocco sono in guerra contro la Russia, che sosterrà Kiev anche contro il volere degli elettori,e per le questioni degli armamenti si è fatta mancare di rispetto pubblicamente dall’omologo ucraino Dmytro Kuleba. (Si è fatta, cioè, prendere per il Kuleba)

 

A questo punto ci chiediamo, con un precedente storico del genere, cosa può andare storto nel nuovo Molotov-Ribbentropp?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Geopolitica

Israele effettua il più pesante bombardamento del Libano dalla tregua di giugno

Pubblicato

il

Da

Mercoledì Israele ha attaccato diversi obiettivi nel sud del Libano in quella che è stata definita la campagna di bombardamenti più intensa dall’entrata in vigore del cessate il fuoco all’inizio di giugno. Gli attacchi si sono verificati mentre negoziatori israeliani e libanesi conducevano colloqui mediati dagli Stati Uniti a Roma.   Un uomo è deceduto e altri dodici sono rimasti feriti a Tibnin quando un proiettile israeliano ha colpito il tetto di una sala di preghiera all’interno di un cimitero, secondo quanto comunicato dal ministero della Salute libanese.   Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno inoltre bombardato Al-Mansouri e in seguito hanno colpito Burj el-Shamali, vicino a Tiro. Le IDF hanno diramato il loro primo ordine di evacuazione dopo circa due mesi.  

Sostieni Renovatio 21

Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver ripreso gli attacchi in risposta a «una palese violazione» del cessate il fuoco da parte di Hezbollah, senza fornire ulteriori dettagli. Mercoledì, diverse testate giornalistiche avevano riferito la morte di due soldati israeliani a seguito di un’esplosione all’interno di un edificio minato nella città libanese di Majdal Zoun.   L’escalation si è verificata mentre, secondo le Nazioni Unite, oltre 820.000 libanesi sfollati a causa di raid aerei e ordini di evacuazione stavano facendo ritorno alle proprie abitazioni.   Il settimo round di colloqui israelo-libanesi è stato interrotto mercoledì pomeriggio su richiesta di Israele, secondo quanto riportato dal Times of Israel e da Al-Monitor.   Secondo i media israeliani, l’ambasciatore del Paese negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha accusato la delegazione libanese di aver ripetutamente diffuso informazioni false alla stampa. I colloqui dovrebbero riprendere giovedì.   L’IDF ha occupato alcune zone del Libano meridionale nell’ambito di quella che definiscono una zona di sicurezza, con l’obiettivo di dissuadere Hezbollah dal lanciare razzi e colpi di mortaio oltre confine.   In base alla tregua del 3 giugno, Israele aveva accettato di ritirarsi progressivamente e di trasferire il controllo delle «zone pilota» all’esercito libanese, a condizione che Hezbollah non potesse più sferrare attacchi da quelle aree. Hezbollah ha respinto l’accordo definendolo «umiliante» e chiedendo il ritiro completo di Israele e rifiutando il disarmo.   Come riportato da Renovatio 21, un mese fa il ministro della Difesa dello Stato Giudaico Israele Katz aveva dichiarato che l’occupazione ebraica di parti Libano, Gaza e Siria sarà a tempo indeterminato.   Il ministro della sicurezza dello Stato Ebraico Itamar Ben-Gvir settimane fa ha dichiarato che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi di Israele». Due mesi fa aveva, detto che «tutto il Libano deve bruciare». Pochi giorni prima Israele aveva bombardato il Paese dei cedri subito dopo l’accordo per il cessate il fuoco.   La violenza militare israeliana aveva toccato anche il castello di Beaufort, una fortezza costruita dai Crociati 900 anni fa nel Libano meridionale, dichiarato dallo Stato degli ebrei come «zona di combattimento».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported   
 
Continua a leggere

Geopolitica

Marjorie Taylor Greene e Massie accusano i repubblicani di essere responsabili dell’«invasione» di migranti in Spagna

Pubblicato

il

Da

L’ex deputata Marjorie Taylor Greene ha accusato i repubblicani della Camera di finanziare un’«invasione» della Spagna dopo aver citato il collega repubblicano Thomas Massie in merito a una recente legge di bilancio.

 

«I repubblicani hanno pagato 40 milioni di dollari delle vostre tasse al Marocco per invadere la Spagna», ha scritto Greene su X. «E poi hanno fatto finta che i confini contino e si sono scandalizzati come se le invasioni fossero offensive. Repubblicani e Democratici sono uguali e il partito unico ci ha fatto indebitare per 40 trilioni di dollari, e gli americani sono gli ultimi».

 

La Greene ha ritwittato un precedente post di Massie in cui osservava che, «due settimane prima che i migranti dal Marocco invadessero Ceuta, il Partito Repubblicano ha approvato una legge con 40 milioni di dollari per il Marocco e una relazione di una commissione che affermava: le città di Ceuta e Melilla, amministrate dalla Spagna, si trovano in territorio marocchino e rimangono oggetto della rivendicazione di lunga data del Marocco».

 


Sostieni Renovatio 21

In un altro post, il Massie ha aggiunto: «Non fatevi ingannare dalla finta indignazione di Fox/GOP [il canale TV conservatore Fox News e il Partito Repubblicano USA, ndr]. Due settimane fa, la Camera ha approvato una legge che ha dato il via libera al trasferimento di territorio spagnolo al Marocco. Tutti i repubblicani tranne me hanno votato a favore, ma ora LORO si mostrano scioccati dall’invasione». La legge in questione è la HR 8595, approvata dalla Camera il 15 luglio.

 

Il leader di Ceuta, Juan Jesus Vivas, in seguito descrisse l’afflusso come un’«atrocità» e affermò che la popolazione riteneva che fosse stato «se non orchestrato, quantomeno incoraggiato o permesso dal Marocco». Notò la presenza di 88 cadaveri nell’obitorio locale, mentre le autorità spagnole riferirono che circa 69.500 persone erano rientrate in Marocco, con circa 2.500 ancora presenti sul posto.

 

Dopo l’invasione, alcuni anno ipotizzato che, con la Spagna che ha denunciato Israele come «Stato genocida» a causa delle continue atrocità commesse a Gaza, annullando al contempo gli accordi sulle armi e riconoscendo lo Stato di Palestina nel 2024, quest’invasione di rifugiati sia forse una punizione organizzata per questi e altri atti di sfida contro la politica israelo-americana.

 

In un articolo pubblicato sabato da Al Jazeera, la scrittrice Belan Fernandez ha osservato come, avendo firmato gli Accordi di Abramo, il Marocco intrattenga buoni rapporti con Israele, e come almeno due funzionari e commentatori filo-israeliani abbiano recentemente espresso pubblicamente l’opinione che questa nazione a maggioranza musulmana (99%) dovrebbe invadere e conquistare territori della Spagna, a maggioranza cattolica.

 

La Spagna è stata criticata per la sua «posizione di principio» nei confronti della Palestina e per l’opposizione alla guerra con l’Iran.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad aprile Netanyahu aveva attaccato duramente la Spagna per quella che ha definito una ripetuta opposizione a Israele e la «diffamazione» delle forze armate, dopo che Madrid ha condannato le Forze di Difesa Israeliane (IDF) per gli attacchi in Libano.

 

Nel settembre scorso era emerso che la Spagna aveva cancellato quasi 1 miliardo di euro di contratti di difesa con aziende israeliane, la sua mossa più forte finora nell’ambito delle misure annunciate dal Sanchez contro lo Stato degli ebrei.

 

A maggio 2025 il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, durante una riunione di Paesi arabi ed europei svoltasi a Madrid, aveva affermato che la comunità internazionale dovrebbe valutare l’imposizione di sanzioni contro Israele per fermare la guerra a Gaza.

 

Il mese prima il Regno di Spagna ha denunciato i bombardamenti israeliani sul Libano e ha chiesto un cessate il fuoco a Gaza, dopo le notizie secondo cui sarebbero state uccise più di 350 persone.

Aiuta Renovatio 21

Madrid, assieme ad Irlanda, Norvegia, si era coordinata ancora mesi fa per il riconoscimento dello Stato palestinese, provocando il richiamo degli ambasciatori da parte di Israele.

 

Durante la primavera 2024 la Spagna si era rifiutata di far attraccare nel porto di Cartagena una nave che trasportava armi verso Israele.

 

Come riportato da Renovatio 21, nell’ottobre 2024 il ministro spagnuolo per i diritti sociali Ione Belarra ha esortato i leader europei a intraprendere azioni immediate contro Israele, paventando la possibilità che altrimenti la UE diventi «complice del genocidio».

 

Come riportato da Renovatio 21, il Regno di Spagna, assieme all’Irlanda, ha chiesto che la UE sospenda l’accordo di libero scambio con Israele e accusa Netanyahu per gli attacchi all’UNIFIL dello scorso ottobre.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine da Twitter

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

L’Iran sospende gli attacchi di rappresaglia contro l’Ucraina dopo le scuse di Kiev

Pubblicato

il

Da

L’Iran ha sospeso gli attacchi di rappresaglia contro l’Ucraina per l’attacco del mese scorso a una nave mercantile nel Mar Caspio, dopo le scuse di Kiev, secondo quanto affermato da un alto consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei.   Il 25 luglio l’Ucraina ha colpito con droni la nave iraniana, uccidendo un marinaio, e ha affermato che stava trasportando equipaggiamento militare in Russia. L’Iran ha dichiarato che la nave trasportava merci civili e ha denunciato l’attacco come un atto di aggressione. La Russia ha identificato la nave come la nave mercantile Ana.   Il generale Mohsen Rezaee, comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i pasdaran ), ha dichiarato lunedì che Teheran aveva selezionato degli obiettivi in Ucraina. «Avevamo intenzione di colpire tre siti in Ucraina, ma abbiamo annullato l’attacco in seguito alle scuse dell’Ucraina», ha affermato Rezaee, secondo quanto riportato dal canale televisivo di informazione iraniano Press TV.

Sostieni Renovatio 21

Secondo l’agenzia persiana Fars, il Rezaee ha affermato che Kiev ha dichiarato di aver attaccato la nave per errore e che l’Iran ha deciso di indagare sulla questione. «Anche se si è trattato di un errore, ci saranno comunque delle conseguenze», ha aggiunto.   Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato in precedenza che il suo omologo ucraino, Andrey Sibiga, gli aveva assicurato durante una telefonata che l’attacco alla nave «era stato involontario e che l’Ucraina non intendeva inasprire la situazione». Araghchi ha chiesto un risarcimento per l’accaduto.   Inizialmente Sibiga ha respinto le minacce di rappresaglia dell’Iran definendole «ingiustificate e infondate», ma in seguito ha adottato un tono conciliante, affermando che Kiev «non ha mai avuto intenzione di prendere di mira navi o persone civili».   La Russia ha definito l’attacco alla nave illegale secondo il diritto internazionale e ha accusato l’Ucraina di tentare di «estendere la portata geografica delle sue attività terroristiche».   L’Iran ha negato di aver fornito aiuti militari alla Russia, a parte la fornitura di un «piccolo numero» di droni kamikaze Shahed-136 prima dell’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022. Mosca ha insistito sul fatto che tutti i suoi droni Geran-2, ritenuti basati sul modello Shahed-136, siano prodotti internamente. La Russia ha anche negato di aver inviato armi all’Iran durante la campagna di bombardamenti israelo-americana contro il Paese.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International  
Continua a leggere

Più popolari